<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080</id><updated>2011-04-22T07:42:54.577+02:00</updated><title type='text'>Indipendenza e Dissenso</title><subtitle type='html'>Mi permetto di dissentire.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://gigiostars.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>217</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106686624748440365</id><published>2003-10-23T01:44:00.000+02:00</published><updated>2003-10-23T01:44:07.023+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Licio Gelli: "Avevo già scritto tutto trent'anni fa"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Di Concita de Gregorio "La Repubblica" del 28 settembre 2003&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista a Gelli: "Guardo il Paese, leggo i giornali e dico: avevo già scritto tutto trent'anni fa" &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"Giustizia, tv, ordine pubblico è finita proprio come dicevo io" &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AREZZO - Son soddisfazioni, arrivare indenni a quell'età e godersi il copyright. "Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa". Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza. Tutto in quelle carte sequestrate qui a villa Wanda ventidue anni fa: 962 affiliati alla Loggia. C'erano militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti. C'era l'attuale presidente del Consiglio, il suo nuovo braccio destro al partito Cicchitto: allora erano socialisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del paese. "Se le radici sono buone la pianta germoglia. Ma questo è un fatto che non ha più niente a che vedere con me". Niente, certo. Difatti quando parla di Berlusconi e di Cicchitto, di Fini di Costanzo e di Cossiga lo fa con la benevolenza lieve che si riserva ai ricordi di una stagione propizia. Sempre con una frase, però, con una parola che li fissa senza errore ad un'origine precisa della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che rende Licio Gelli ancora spaventosamente potente è la memoria. Lo si capisce dopo la prima mezz'ora di conversazione, atterrisce dopo due. Il Venerabile maestro della Loggia Propaganda 2 è in grado di ricordare l'indirizzo completo di numero civico della prima casa romana di Giorgio Almirante, l'abito che indossava la sua prima moglie quel giorno che gli fece visita a Natale, i nomi dei tre figli di Attilio Piccioni e da lì ricostruire nel dettaglio il caso Montesi che vide coinvolto uno dei tre, ricorda il numero di conto corrente su cui fece quel certo bonifico un giorno di sessant'anni fa, la targa della camionetta di quando era ufficiale di collegamento col comando nazista, quante volte esattamente ha incontrato Silvio Berlusconi e in che anni in che mesi in che giorni, come si chiamava il segretario di Giovanni Leone a cui consegnò la cartella coi 58 punti del piano R, che macchina guidava, se a Roma c'era il sole quella mattina e chi incontrò prima di arrivare a destinazione, che cosa gli disse, cosa quello rispose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Questo di ogni giorno dei suoi 84 anni di vita, attualmente archiviata in 33 faldoni al primo piano di villa Wanda, dietro a una porta invisibile a scomparsa. "Ogni sera, sempre, ho scritto un appunto del giorno. Per il momento per fortuna non mi servono, perché ricordo tutto. Però sono tranquillo, gli appunti sono lì".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il potere della memoria, ecco. Il resto è coreografia: il parco della villa che sembra il giardino di Bomarzo, con le statue le fontane i mostri, la villa in fondo a un sentiero di ghiaia dietro a un convento, le stanze con le pareti foderate di seta, i soffitti bassi di legno scuro, elefanti di porcellana che reggono i telefoni rossi, divani di cuoio da due da tre da sette posti, di velluto blu, di raso rosa, a elle e a emiciclo, icone russe, madonne italiane, guerrieri d'argento, pupi, porcellane danesi, un vittoriano buio con le imposte chiuse al sole di settembre, scale, studi, studioli, sale d'attesa coi vassoi d'argento pieni di caramelle al limone. Ma lei vive qui da solo?. "Sì certo solo". E questi rumori, le ombre dietro le porte di vetro colorato? "La servitù".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commendatore, gli sussurra una segretaria pallida porgendogli un biglietto: una visita. "Mi scusi, mi consente di assentarmi un attimo? E' un vecchio amico".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gelli è in piena attività. Riceve in tre uffici: a Pistoia, a Montecatini, a Roma. Oltre che in villa, naturalmente, ma fino ad Arezzo si spingono gli intimi. Dedica ad ogni città un giorno della settimana. A Pistoia il venerdì, di solito. A Roma viene il mercoledì, e scende ancora all'Excelsior. Le liste d'attesa per incontrarlo sono di circa dodici giorni, ma dipende. Per alcuni il rito è abbreviato. Al telefono coi suoi segretari si è pregati di chiamarlo "lo zio": "La regola numero uno è non fare mai nomi ? insiste l'ultimo di una serie di intermediari ? Lei non dica niente, né chi la manda né perché. La richiameranno. Quando poi lo incontra vedrà: è una persona squisita. Solo: non gli parli di politica". Di poesia, vorrebbe si parlasse: perché Licio Gelli da quando ha ufficialmente smesso di lavorare alla trasformazione dell'Italia in un Paese "ordinato secondo i criteri del merito e della gerarchia", come lui dice, "per l'esclusivo bene del popolo" ha preso a scrivere libri di poesia, ovviamente premiati di norma con coppe e medaglie, gli "amici" nel '96 lo hanno anche candidato al Nobel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Vorrei scivolare dolcemente nell'oblio. Vedo che il mio nome compare anche nelle parole crociate, e ne soffro. Vorrei che di me come Venerabile maestro non si parlasse più. Siamo stati sottoposti a un massacro. Pensi a Carmelo Spagnolo, procuratore generale di Roma, pensi a Stammati che tentò di uccidersi. E' stata una gogna in confronto alla quale le conseguenze di Mani Pulite sono una sciocchezza. In fondo Mani pulite è stata solo una faccenda di corna. Lei crede che la corruzione sia scomparsa? Non vede che è ovunque, peggio di prima? Prima si prendeva facciamo il 3 per cento, ora il 10. Io non ho mai fatto niente di illegale né di illecito. Sono stato assolto da tutto. Le mie mani, eccole, sono nette di oro e di sangue".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assolto da tutto non è vero, dev'essere per questo che lo ripete tre volte e s'indurisce. Indossa un abito principe di Galles, cravatta di seta, catena d'oro al taschino, occhiali con montatura leggerissima, all'anulare la fede e un grosso anello con stemma. Questo avrebbe detto dunque a Montecatini, a quel convegno a cui l'hanno invitata e poi non è andato? Dicono che Andreotti l'abbia chiamata per dissuaderla. "E' una sciocchezza. Andreotti non è uomo da fare un gesto simile. Si vede che lei non lo conosce".&lt;br /&gt;Senz'altro lei lo conosce meglio. "Se Andreotti fosse un'azione avrebbe sul mercato mondiale centinaia di compratori. E' un uomo di grandissimo valore politico". Come molti della sua generazione. "Molti, non tutti. Cossiga certamente. Non Forlani, non aveva spina dorsale. Naturalmente Almirante, eravamo molto amici, siamo stati nella Repubblica sociale insieme. L'ho finanziato due volte: la seconda per Fini. Prometteva molto, Fini. Da un paio d'anni si è come appannato". Forse un po' schiacciato dalla personalità di Berlusconi. "Può darsi. Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti. Un uomo del fare. Di questo c'è bisogno in Italia: non di parole, di azioni".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sentite ancora? "Che domanda impertinente. Piuttosto. L'editore Dino, lo conosce?, ha appena ripubblicato il mio primo libro: Fuoco! E' stata la mia opera più sofferta, anche perché ha coinciso con la morte di mio fratello nella nostra guerra di Spagna. E' un edizione pregiata a tiratura limitata, porta in copertina il mio bassorilievo in argento. Ci sono due altri solo autori in questo catalogo: il Santo padre, e Silvio Berlusconi". Anche Berlusconi col bassorilievo d'argento? "Certo, guardi". Il titolo dell'opera è "Cultura e valori di una società globalizzata". Pensa che Berlusconi abbia saputo scegliere con accortezza i suoi collaboratori? "Credo che in questa ultima fase si senta assediato. E' circondato da persone che pensano al "dopo". Non si fida, e fa bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' stato giusto bonificare il partito, affidarlo a un uomo come Cicchitto. Cicchitto lo conosco bene: è bravo, preparato". Il coordinatore sarebbe Bondi in realtà. "Sì, d'accordo. Credo che anche Bondi sia preparato. E' uno che viene dalla disciplina di partito". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunista. "Non importa. Quello che conta è la disciplina e il rispetto della gerarchia". Ha visto il progetto di riordino del sistema televisivo? "Sì, buono". E la riforma della giustizia? "Ho sentito che quel Cordova ha detto: ma questo è il piano di Gelli. E dunque?&lt;br /&gt;L'avevo messo per scritto trent'anni fa cosa fosse necessario fare. Leone mi chiese un parere, gli mandai uno schema in 58 punti per il tramite del suo segretario Valentino. Pensa che chi voglia assaltare il comando consegni il piano al generale nemico, o al ministro dell'Interno? Ma comunque non è di questo che vogliamo parlare, no? Vuole anche lei avere i materiali per scrivere una mia biografia? Arriva tardi: ho già completato il lavoro con uno scrittore di gran fama". Su una poltrona è appoggiato l'ultimo libro di Roberto Gervaso. La scrive con Gervaso? "Ma no, ci vuole una persona estranea ai fatti. Se vuole le mostro lo scaffale con le opere che mi riguardano, le ho catalogate: sono 344". Certo: il burattinaio è un soggetto affascinante. "Andò così: venne Costanzo a intervistarmi per il Corriere della sera. Dopo due ore di conversazione mi chiese: lei cosa voleva fare da piccolo. E io: il burattinaio. Meglio fare il burattinaio che il burattino, non le pare?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra che ce ne siano diversi di burattinai in giro ultimamente. "Il burattinaio è sempre uno, non ce ne possono essere diversi". E adesso chi è? "Adesso? Questa è una classe politica molto modesta, mediocre. Sono tutti ricattabili". Tutti? Mettiamo: Bossi. "Bossi si è creato la sua fortezza con la Padania, ha portato 80 parlamentari è stato bravo. Ma aveva molti debiti... Per risollevare il Paese servono soldi, non proclami. Ho sentito che Berlusconi ha invitato gli americani a investire in Italia: ha fatto bene, se qualcuno abbocca?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la situazione è molto seria. L'economia va malissimo, l'Europa è stata una sventura. Non abolire le barriere, bisognava: moltiplicarle. Fare la spesa è diventato un problema, il popolo è scontento. Serve un progetto preciso". Per la Rinascita del Paese. "Certo". C'è il suo: certo forse i 900 affiliati alla P2 erano pochi. "Ma cosa dice, novecento persone sono anche troppe. Ne bastano molte meno". Allora quelle che ci sono ancora bastano, tolti i pentiti. "Nessuno si è pentito. Pentiti? A chi si riferisce? Costanzo, forse. L'unico. Con tutto quello che ho fatto per lui. Guardi: io non devo niente a nessuno ma tutti quelli che ho incontrato devono qualcosa a me. Ci sono dei ribelli a cui ho salvato la vita, ancora oggi quando mi incontrano mi abbracciano". Ribelli? "Sì, i ribelli che stavano sulle montagne, in tempo di guerra. Io ero ufficiale di collegamento fra il comando tedesco e quello italiano. Ne ho salvati tanti". Intende partigiani. "Li chiami come crede. Eravamo su fronti opposti, ma quando sei di fronte ad un amico non c'è divisa che conti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'amicizia, la fedeltà ad un amico viene prima di ogni cosa". L'amicizia, sì. La rete. Cossiga l'ha citata giorni fa, in un'intervista. Ha detto: chiedete a Gelli cosa pensava di Moro. "Da Moro andai a portare le credenziali quando ero console per un paese sudamericano. Mi disse: lei viene in nome di una dittatura, l'Italia è una democrazia. Mi spiegò che la democrazia è come un piatto di fagioli: per cucinarli bisogna avere molta pazienza, disse, e io gli risposi stia attento che i suoi fagioli non restino senz'acqua, ministro'". Anche in questo caso tragicamente profetico, per così dire. Lei cosa avrebbe fatto, potendo, per salvare Moro? "Non avrei fatto niente. Era stato fascista in gioventù, come Fanfani del resto, ma poi era diventato troppo diverso da noi. Lei ha visto il film sul delitto Moro?" Quello di Bellocchio? "No, l'altro. Quello tratto dal libro di Flamigni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le pare che si possa immaginare un agente dei servizi segreti che con un impermeabile bianco va a controllare sulla scena del delitto se è tutto andato secondo i piani?". Gli agenti dei servizi sono più prudenti? "Lei conosce Cossiga? Proprio una bravissima persona. E poi un uomo così colto, uno capace di conversare in tedesco. Un uomo puro, un animo limpido. Dopo la morte di mia moglie mi mandò un biglietto: "Ti sono vicino nel tuo primo Natale senza di lei", capisce che pensiero? Vorrebbe farmi una cortesia? Se lo incontra, vuole porgergli i miei ricordi, e i miei saluti?". &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106686624748440365?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686624748440365'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686624748440365'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106686624748440365' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106686604304773568</id><published>2003-10-23T01:40:00.000+02:00</published><updated>2003-10-23T01:40:42.636+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il mondo perfetto, secondo Washington&lt;br /&gt;Di Noam Chomsky, tratto da «Le Monde Diplomatique» settembre 2003 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il settembre 2002 è stato segnato da eventi importanti e strettamente connessi tra loro. Da un lato, gli Stati Uniti, la nazione più potente nella storia dell’umanità, hanno inaugurato una nuova strategia di sicurezza nazionale[1], dichiarando di voler mantenere la loro egemonia mondiale in modo permanente e di essere intenzionati a reagire a qualsiasi sfida con la forza, terreno sul quale, dalla fine della guerra fredda, non hanno rivali. Dall’altro lato, nel momento stesso in cui questa scelta politica veniva resa pubblica, i tamburi della guerra si mettevano in moto per preparare il mondo all’invasione dell’Iraq.&lt;br /&gt;La nuova «strategia imperiale», come è stata immediatamente definitiva dalle più importanti riviste istituzionali, fa degli Stati uniti uno «stato revisionista, che cerca di utilizzare al massimo i suoi momentanei privilegi nel quadro di un ordine mondiale di cui detiene le redini». &lt;br /&gt;In questo «mondo unipolare (…), nessuno stato e nessuna coalizione può contestare» all’America il suo ruolo «di leader, protettore e gendarme mondiale»[2]. John Ikenberry, autore di queste citazioni, cercava di segnalare i pericoli che una tale scelta politica avrebbe comportato per gli stessi Stati uniti. Non è stato il solo a opporsi con fermezza a un tale disegno imperiale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A livello internazionale, sono bastati pochi mesi perché la paura nei confronti degli Stati uniti e la diffidenza verso i suoi dirigenti politici raggiungessero vette mai toccate prima. Un’inchiesta internazionale, realizzata da Gallup nel dicembre 2002, e praticamente ignorata dai media americani, ha rivelato che il progetto di una guerra contro l’Iraq condotta «unilateralmente dall’America e dai suoi alleati» non incontrava pressoché alcun sostegno.[3] &lt;br /&gt;Bush intanto faceva sapere alle Nazioni unite che potevano rendersi «pertinenti» solo approvando i piani di Washington. Altrimenti avrebbero dovuto rassegnarsi a non essere altro che una sede di dibattito. A Davos, il «moderato» Colin Powell informava i partecipanti al Forum economico mondiale, anch’essi contrari ai progetti bellicosi della Casa bianca, che gli Stati uniti avevano il «sovrano diritto di intraprendere un’azione militare». E precisava: «Ogni volta che saremo convinti di qualcosa, indicheremo la strada».[4] E poco importa se poi nessuno segue. &lt;br /&gt;Alla vigilia della guerra, nel corso del vertice delle Azzorre, George W. Bush e Anthony Blair decidevano di mostrare il proprio disprezzo nei confronti del diritto e delle istituzioni internazionali. Il loro ultimatum, infatti, non si rivolgeva all’Iraq, ma alle Nazioni unite: capitolate, dicevano in sostanza, o condurremo quest’invasione senza preoccuparci della vostra insignificante approvazione. E lo faremo, sia che Saddam Husseim e la sua famiglia lascino il paese, sia nel caso contrario.[5] &lt;br /&gt;Il presidente Bush proclamava poi che gli Stati uniti disponevano «del potere sovrano di utilizzare la forza per garantire la propria sicurezza nazionale». La Casa Bianca, tuttavia, si diceva disposta a fare dell’Iraq una «vetrina araba», non appena la potenza americana si fosse saldamente installata nel cuore della regione che è la massima produttrice di energia del mondo. Una democrazia formale non avrebbe posto alcun problema, ma a condizione di garantire un regime sottomesso, come quelli che Washington reclama nel suo cortile di casa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La «strategia imperiale» del settembre 2002 autorizzava gli Stati uniti anche a lanciare una «guerra preventiva». Preventiva e non anticipata. Perché si trattava di legittimare la distruzione di una minaccia non ancora materializzatasi, forse immaginata o anche inventata. La guerra preventiva non ha niente di diverso dal «crimine supremo» condannato a Norimberga. (…) &lt;br /&gt;A Washington, l’«ondata mondiale di odio» non ha posto alcun problema particolare. La scelta prioritaria era essere temuti, non amati. Ed è stato con grande naturalezza che il segretario di stato alla difesa, Donald Rumsfeld, ha fatto sue la parole del gangster Al Capone: «Si ottiene di più con una parola gentile e un fucile, che con una parola gentile e nient’altro». I dirigenti americani sapevano che il loro comportamento avrebbe aumentato il rischio del terrorismo e quello di un proliferare delle armi di distruzione di masse. Ma la realizzazione di determinati obiettivi è per loro più importante di rischi di questo tipo. Essi mirano, infatti, da un lato ad instaurare l’egemonia degli Stati uniti nel mondo, e dall’altro, sul piano interno, ad attuare un programma che smantelli le conquiste progressiste strappate dalle lotte popolari nel corso del XX secolo. &lt;br /&gt;Meglio ancora, debbono riuscire a istituzionalizzare questa contro-rivoluzione per renderla permanente. &lt;br /&gt;Una potenza egemonica non può accontentarsi di proclamare la sua politica ufficiale, deve imporla come nuova norma delle relazioni internazionali. (…) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella nuova dottrina americana, è necessario che il bersaglio scelto dagli Stati uniti risponda a diversi criteri. Deve essere indifendibile, abbastanza importante da giustificare l’interesse, e apparire non solo come una «minaccia mortale», ma addirittura il «male assoluto». &lt;br /&gt;L’Iraq rispondeva perfettamente a questi requisiti, e in particolare alle due prime condizioni. Quanto alle altre, basta ricordare le omelie di Bush e Blair e dei loro compari: il dittatore: «ammassa le armi più pericolose al mondo [per] sottomettere, intimidire o aggredire» Armi che ha «già utilizzato contro interi villaggi facendo migliaia di morti, feriti e handicappati tra i propri cittadini. […] Se questo non è male, allora il termine non ha più senso» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pronunciata dal presidente Bush, l’efficace requisitoria suona giusta; coloro che contribuiscono al male non debbono restare impuniti. Ma tra questi ultimi vanno necessariamente inseriti anche l’autore dei nobili propositi, alcuni dei suoi attuali accoliti e quanti si sono associati a loro nel sostenere, tutti insieme, l’incarnazione del male assoluto, quando questo, già da tempo, aveva compiuto la maggior parte dei suoi terribili misfatti. Infatti, allorquando ribadivano in continuazione le atrocità compiute dal mostro Saddam Hussein, i dirigenti occidentali tacevano un’informazione cruciale: questi crimini erano stati compiuti con il loro appoggio, perché si trattava di azioni che in fondo li lasciavano indifferenti. Il sostegno si era poi trasformato in condanna non appena l’amico di ieri aveva commesso il suo primo vero delitto, quello di disubbidire (o forse, di mal interpretare gli ordini) invadendo il Kuwait. La sanzione fu terribile…per i sudditi. Il tiranno, personalmente, ne uscì indenne, anzi fu addirittura rafforzato dalle sanzioni imposte dagli ex protettori. &lt;br /&gt;Ma Washington rinnovò il suo sostegno a Saddam Hussein subito dopo la prima guerra del Golfo, quando il dittatore schiacciò le rivolte che forse avrebbero potuto rovesciarlo. &lt;br /&gt;(…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] George W. Bush, Washington 20 settembre 2002 &lt;br /&gt;[2] John Ikenberry, Foreign Affairs, New York settembre-ottobre 2002 &lt;br /&gt;[3] Sondaggio in 27 paesi, International Herald Tribune, 5 dicembre 2002 &lt;br /&gt;[4] The Wall Street Journal, 27 gennaio 2003 &lt;br /&gt;[5] The New York Times, 18 marzo 2003 &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106686604304773568?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686604304773568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686604304773568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106686604304773568' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106686597685473030</id><published>2003-10-23T01:39:00.000+02:00</published><updated>2003-10-23T01:39:36.450+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il mondo perfetto, secondo Washington&lt;br /&gt;Di Noam Chomsky, tratto da «Le Monde Diplomatique» settembre 2003 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il settembre 2002 è stato segnato da eventi importanti e strettamente connessi tra loro. Da un lato, gli Stati Uniti, la nazione più potente nella storia dell’umanità, hanno inaugurato una nuova strategia di sicurezza nazionale[1], dichiarando di voler mantenere la loro egemonia mondiale in modo permanente e di essere intenzionati a reagire a qualsiasi sfida con la forza, terreno sul quale, dalla fine della guerra fredda, non hanno rivali. Dall’altro lato, nel momento stesso in cui questa scelta politica veniva resa pubblica, i tamburi della guerra si mettevano in moto per preparare il mondo all’invasione dell’Iraq.&lt;br /&gt;La nuova «strategia imperiale», come è stata immediatamente definitiva dalle più importanti riviste istituzionali, fa degli Stati uniti uno «stato revisionista, che cerca di utilizzare al massimo i suoi momentanei privilegi nel quadro di un ordine mondiale di cui detiene le redini». &lt;br /&gt;In questo «mondo unipolare (…), nessuno stato e nessuna coalizione può contestare» all’America il suo ruolo «di leader, protettore e gendarme mondiale»[2]. John Ikenberry, autore di queste citazioni, cercava di segnalare i pericoli che una tale scelta politica avrebbe comportato per gli stessi Stati uniti. Non è stato il solo a opporsi con fermezza a un tale disegno imperiale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A livello internazionale, sono bastati pochi mesi perché la paura nei confronti degli Stati uniti e la diffidenza verso i suoi dirigenti politici raggiungessero vette mai toccate prima. Un’inchiesta internazionale, realizzata da Gallup nel dicembre 2002, e praticamente ignorata dai media americani, ha rivelato che il progetto di una guerra contro l’Iraq condotta «unilateralmente dall’America e dai suoi alleati» non incontrava pressoché alcun sostegno.[3] &lt;br /&gt;Bush intanto faceva sapere alle Nazioni unite che potevano rendersi «pertinenti» solo approvando i piani di Washington. Altrimenti avrebbero dovuto rassegnarsi a non essere altro che una sede di dibattito. A Davos, il «moderato» Colin Powell informava i partecipanti al Forum economico mondiale, anch’essi contrari ai progetti bellicosi della Casa bianca, che gli Stati uniti avevano il «sovrano diritto di intraprendere un’azione militare». E precisava: «Ogni volta che saremo convinti di qualcosa, indicheremo la strada».[4] E poco importa se poi nessuno segue. &lt;br /&gt;Alla vigilia della guerra, nel corso del vertice delle Azzorre, George W. Bush e Anthony Blair decidevano di mostrare il proprio disprezzo nei confronti del diritto e delle istituzioni internazionali. Il loro ultimatum, infatti, non si rivolgeva all’Iraq, ma alle Nazioni unite: capitolate, dicevano in sostanza, o condurremo quest’invasione senza preoccuparci della vostra insignificante approvazione. E lo faremo, sia che Saddam Husseim e la sua famiglia lascino il paese, sia nel caso contrario.[5] &lt;br /&gt;Il presidente Bush proclamava poi che gli Stati uniti disponevano «del potere sovrano di utilizzare la forza per garantire la propria sicurezza nazionale». La Casa Bianca, tuttavia, si diceva disposta a fare dell’Iraq una «vetrina araba», non appena la potenza americana si fosse saldamente installata nel cuore della regione che è la massima produttrice di energia del mondo. Una democrazia formale non avrebbe posto alcun problema, ma a condizione di garantire un regime sottomesso, come quelli che Washington reclama nel suo cortile di casa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La «strategia imperiale» del settembre 2002 autorizzava gli Stati uniti anche a lanciare una «guerra preventiva». Preventiva e non anticipata. Perché si trattava di legittimare la distruzione di una minaccia non ancora materializzatasi, forse immaginata o anche inventata. La guerra preventiva non ha niente di diverso dal «crimine supremo» condannato a Norimberga. (…) &lt;br /&gt;A Washington, l’«ondata mondiale di odio» non ha posto alcun problema particolare. La scelta prioritaria era essere temuti, non amati. Ed è stato con grande naturalezza che il segretario di stato alla difesa, Donald Rumsfeld, ha fatto sue la parole del gangster Al Capone: «Si ottiene di più con una parola gentile e un fucile, che con una parola gentile e nient’altro». I dirigenti americani sapevano che il loro comportamento avrebbe aumentato il rischio del terrorismo e quello di un proliferare delle armi di distruzione di masse. Ma la realizzazione di determinati obiettivi è per loro più importante di rischi di questo tipo. Essi mirano, infatti, da un lato ad instaurare l’egemonia degli Stati uniti nel mondo, e dall’altro, sul piano interno, ad attuare un programma che smantelli le conquiste progressiste strappate dalle lotte popolari nel corso del XX secolo. &lt;br /&gt;Meglio ancora, debbono riuscire a istituzionalizzare questa contro-rivoluzione per renderla permanente. &lt;br /&gt;Una potenza egemonica non può accontentarsi di proclamare la sua politica ufficiale, deve imporla come nuova norma delle relazioni internazionali. (…) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella nuova dottrina americana, è necessario che il bersaglio scelto dagli Stati uniti risponda a diversi criteri. Deve essere indifendibile, abbastanza importante da giustificare l’interesse, e apparire non solo come una «minaccia mortale», ma addirittura il «male assoluto». &lt;br /&gt;L’Iraq rispondeva perfettamente a questi requisiti, e in particolare alle due prime condizioni. Quanto alle altre, basta ricordare le omelie di Bush e Blair e dei loro compari: il dittatore: «ammassa le armi più pericolose al mondo [per] sottomettere, intimidire o aggredire» Armi che ha «già utilizzato contro interi villaggi facendo migliaia di morti, feriti e handicappati tra i propri cittadini. […] Se questo non è male, allora il termine non ha più senso» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pronunciata dal presidente Bush, l’efficace requisitoria suona giusta; coloro che contribuiscono al male non debbono restare impuniti. Ma tra questi ultimi vanno necessariamente inseriti anche l’autore dei nobili propositi, alcuni dei suoi attuali accoliti e quanti si sono associati a loro nel sostenere, tutti insieme, l’incarnazione del male assoluto, quando questo, già da tempo, aveva compiuto la maggior parte dei suoi terribili misfatti. Infatti, allorquando ribadivano in continuazione le atrocità compiute dal mostro Saddam Hussein, i dirigenti occidentali tacevano un’informazione cruciale: questi crimini erano stati compiuti con il loro appoggio, perché si trattava di azioni che in fondo li lasciavano indifferenti. Il sostegno si era poi trasformato in condanna non appena l’amico di ieri aveva commesso il suo primo vero delitto, quello di disubbidire (o forse, di mal interpretare gli ordini) invadendo il Kuwait. La sanzione fu terribile…per i sudditi. Il tiranno, personalmente, ne uscì indenne, anzi fu addirittura rafforzato dalle sanzioni imposte dagli ex protettori. &lt;br /&gt;Ma Washington rinnovò il suo sostegno a Saddam Hussein subito dopo la prima guerra del Golfo, quando il dittatore schiacciò le rivolte che forse avrebbero potuto rovesciarlo. &lt;br /&gt;(…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] George W. Bush, Washington 20 settembre 2002 &lt;br /&gt;[2] John Ikenberry, Foreign Affairs, New York settembre-ottobre 2002 &lt;br /&gt;[3] Sondaggio in 27 paesi, International Herald Tribune, 5 dicembre 2002 &lt;br /&gt;[4] The Wall Street Journal, 27 gennaio 2003 &lt;br /&gt;[5] The New York Times, 18 marzo 2003 &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106686597685473030?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686597685473030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686597685473030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106686597685473030' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106686579660635606</id><published>2003-10-23T01:36:00.000+02:00</published><updated>2003-10-23T01:36:36.246+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Cellulari e internet per localizzare persone&lt;br /&gt;ANSA ore 20:50 del 19/10/2003 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LONDRA - Impiegati pelandroni, partner infedeli ed adolescenti bugiardi attenzione: un nuovo sistema consente di controllare i movimenti di una persona utilizzando i segnali inviati dal telefono cellulare. Per circa 7 euro al mese alcuni siti internet britannici offrono agli utenti la possibilità di spiare colleghi e familiari. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sistema di localizzazione si basa sui segnali emessi dai cellulari e captati dalle antenne sparse per il Paese. Calcolando la distanza tra il telefono e l'antenna più vicina, il servizio è in grado di identificare la posizione del sorvegliato in un raggio di 50 metri se ci si trova in città o di 2 chilometri se si e' in campagna, dove il numero di ripetitori di segnali è più scarso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I provider di questo servizio ricevono i dati della persona da sorvegliare dalle società telefoniche e coloro che si abbonano possono poi accedere al sito internet del provider che comunicherà la posizione della persona 'spiata'. La semplicità e convenienza di questo sistema hanno fatto sì che un numero crescente di persone abbia espresso interesse verso questa nuova tecnologia: genitori che vogliono controllare dove si trovano i figli o i parenti più anziani ed assicurarsi che siano al sicuro, partner che sospettano di essere traditi e datori di lavoro che non si fidano dei loro impiegati, sono tra i clienti più diffusi. Le società che offrono questo servizio assicurano che nessuno verrà spiato a sua insaputa: una volta che ci si abbona, il telefono sorvegliato riceverà periodicamente alcuni sms per avvertire l'utente che può venire localizzato in qualsiasi momento. Ma tra tanti messaggini nulla di più facile che questo possa sfuggire. E allora sono guai. Riceviamo molte telefonate di mogli che vogliono controllare i mariti, ma senza inviare il segnale via sms, ma noi dobbiamo rifiutare, ha spiegato Andrew Overton, manager della VeriLocation, una delle circa sei società che in Gran Bretagna offrono questo servizio. Chi si vuole abbonare deve avere più di 18 anni, deve dare il proprio indirizzo, che verrà verificato dalla società e nel caso si voglia sorvegliare un minorenne bisogna dare prova di essere il genitore o il tutore. Sono in molti tuttavia ad esprimere dubbi circa questo sistema: i metodi di identificazione e di verifica non sono infallibili e la diffusione di tale sistema potrebbe incoraggiare una cultura legata al sospetto ed al bisogno di spiarsi reciprocamente. Secondo Mark Littlewood dell'associazione per i diritti civili e la privacy Liberty, tale sistema potrebbe rivelarsi deleterio per le relazioni personali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;''Se mia moglie mi chiedesse se avere il mio cellulare sotto controllo mi desse fastidio,  cosa le dovrei rispondere?''.&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106686579660635606?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686579660635606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686579660635606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106686579660635606' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106686551901574624</id><published>2003-10-23T01:31:00.000+02:00</published><updated>2003-10-23T01:31:58.720+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Epatite C&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Peter Duesberg, «Speculazioni e Abusi in campo sanitario», Macro edizioni &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la teoria ufficiale l’epatite C è una malattia infettiva che si contrae contaminandosi con sangue positivo per l’antigene C attraverso trasfusioni o interventi chirurgici. Difficilmente per via sessuale.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Peter Duesberg, il grande virologo noto per le sue ricerche sul cancro e l’AIDS, non la pensa nello stesso modo e lo spiega nel suo libro: «Aids. Il virus inventato», sentiamo come. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;«Un terzo tipo di epatite fu scoperta negli anni Settanta e anch’essa riguardava per lo più drogati, alcolizzati e persone che hanno ricevuto trasfusioni di sangue. La maggior parte degli scienziati ritennero in un primo tempo che si trattasse di epatite A o B, finché ripetuti esami di laboratorio non riuscirono a trovare il virus nel sangue delle vittime. Circa 35.000 americani muoiono ogni anno per questa malattia, una parte di questi per «epatite non-A, non-B», come la si è definita per anni. Oggi si chiama epatite C. Questa forma di epatite non si comporta come una malattia infettiva, perché colpisce persone che appartengono a gruppi a rischio ben definiti, invece di diffondersi fra larghi strati della popolazione o anche fra medici che curano gli epatitici. Tuttavia i virologi hanno continuato a tener d’occhio la malattia dall’inizio, sperando di trovare un giorno il virus che la provoca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel giorno arrivò nel 1987. Scena dell’evento fu il laboratorio di ricerca della Chiron Corporation, un’azienda di biotecnologie che si trova nelle vicinanze di San Francisco. Avendo a disposizione le tecniche più avanzate, un’équipe di scienziati iniziò la ricerca nel 1982 iniettando a degli scimpanzé il sangue prelevato a malati di epatite non-A non-B. Nessuna delle scimmie si ammalò, anche se comparvero vaghi sintomi di infezione o arrossamento. Il passo successivo fu quello di cercare il virus nel tessuto del fegato. Ricerca vana. Al limite della disperazione, gli scienziati si misero a cercare anche tracce piccolissime di virus e alla fine trovarono, e ingrandirono parecchio, un microscopico frammento di informazione genetica, codificato in una molecola nota come ribonucleic acid (acido ribonucleico) o RNA, che non sembra appartenere al codice genetico dell’ospite. Questo frammento di RNA presumibilmente estraneo, ragionarono i ricercatori, deve costituire l’informazione genetica di qualche virus non identificato. Qualunque cosa fosse, il tessuto epatico ne contiene quantitativi rintracciabili a stento. Solo la metà circa di tutti i malati di epatite C hanno il raro RNA estraneo. E in quelli che lo hanno c’è solo una molecola di RNA ogni dieci cellule epatiche: difficile credere che, in simile quantità, possa causare la malattia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ricercatori della Chiron si servirono della nuova tecnologia per ricostruire pezzi del virus misterioso. Ora erano in grado di controllare se i pazienti avevano nel sangue gli anticorpi contro questo virus ipotetico e scoprirono presto che solo una risicata maggioranza di soggetti affetti da epatite C li aveva. Il primo postulato di Koch, naturalmente vuole che un virus davvero pericoloso si trovi in notevoli quantità in ogni singolo paziente. Il secondo postulato richiede che le particelle virali siano isolate e coltivate, anche se questo ipotetico virus dell’epatite non è mai stato trovato intatto. Il terzo postulato, infine, prescrive che gli animali da laboratorio, come gli scimpanzé, si ammalino quando viene loro iniettato il virus. Nessuno dei tre postulati è soddisfatto da questo fantomatico virus, eppure gli scienziati della Chiron annunciarono nel 1987 di aver finalmente trovato il virus dell’epatite C. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi l’ipotesi virale si trova a fare i conti con altri paradossi. Moltissime persone che risultano positive al virus dell’epatite C non sviluppano mai alcun sintomo della malattia, anche se il virus non è meno attivo in loro rispetto ai malati di epatite. E da un recente studio su larga scala che ha seguito i pazienti per 18 anni risulta che i sintomatici vivono quanto quelli asintomatici. Nonostante questi fatti, gli scienziati difendono ancora il loro virus elusivo attribuendogli un periodo di latenza che si estende per decenni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Paradossi del genere non intimidiscono più i virologi. Anzi qualsiasi nuova ipotesi virale, non importa quanto bizzarra, di solito riceve una pioggia di riconoscimenti. La Chiron non ha passato invano i cinque anni occorsi a creare il suo virus. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver brevettato il test per la ricerca del virus l’azienda lo ha messo in produzione e ha montato una campagna pubblicitaria per accaparrarsi potenti alleati. Il primo passo è stato un articolo pubblicato su «Science» e curato dalla sezione di biologia molecolare dell’Università della California a Berkeley, molto vicina alla multinazionale Chiron… La grande occasione si presentò alla fine del 1987 sotto forma di richiesta speciale da parte dei medici curanti dell’imperatore giapponese Hirohito. Il monarca stava morendo e aveva bisogno di continue trasfusioni: poteva la Chiron fornire un test sicuro per accertarsi che il sangue non contenesse il virus dell’epatite C? L’azienda non si lasciò sfuggire l’occasione e si fece un nome tale in Giappone che il sindaco di Tokyo approvò la commercializzazione del prodotto nel giro di un anno. L’imperatore nel frattempo morì, ma l’interesse per il test aumentò quando le autorità giapponesi misero l’epatite C ai primi posti delle priorità sanitarie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il kit della Chiron rende oggi circa 60 milioni di dollari l’anno…» &lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106686551901574624?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686551901574624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686551901574624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106686551901574624' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106686506875696647</id><published>2003-10-23T01:24:00.000+02:00</published><updated>2003-10-23T01:24:28.553+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Londra, un sofisticato software dà la possibilità di smistare le telefonate a seconda della classe sociale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il centralino diventa classista e risponde soltanto ai ricchi&lt;br /&gt;Enrico Franceschini - «La Repubblica» 21 ottobre 2003 &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LONDRA - Se mister Smith pensa di essere scalognato, perché ogni volta che telefona in banca, o alla sua compagnia d'assicurazioni, o a un'agenzia di viaggi, il centralino lo mette automaticamente in attesa e ce lo lascia per un'eternità, può darsi che non debba incolpare la sfortuna, ma il portafoglio. Più di cinquecento aziende britanniche, infatti, classificano segretamente clienti e consumatori sulla base del reddito: i ricchi vengono messi in cima a qualsiasi coda telefonica, ricevendo un trattamento improntato alla massima cortesia ed efficienza; i poveri vengono sistemati in fondo e le loro chiamate sono le ultime a ottenere risposta, se la ottengono. Suona incredibile, eppure è l'ennesima conquista della tecnologia, frutto di un software che consente ai computer dei "call centers" di smistare le telefonate in base alla provenienza e di uno spregiudicato uso del marketing. &lt;br /&gt;Il "Times" di Londra ne dà notizia con un titolo, "Siete dei consumatori di seconda classe?", che tradisce un minimo di imbarazzo. A qualcuno, l'iniziativa può sembrare razzista, o almeno inconcepibile per un paese civile, per non parlare di un paese come il Regno Unito che ha dato al mondo il parlamentarismo e lo stato di diritto. Nick Randall, presidente del Gruppo AIT, che ha inventato il software responsabile dell'innovativo sistema, non è di questo parere: "Qualunque azienda desidera che i propri dipendenti migliori si prendano cura dei propri migliori clienti". Certo, soggiunge, è meglio se i consumatori sfavoriti non lo vengono a sapere, ma è un po' come la separazione tra "business class" e "classe turistica" in aereo, chi paga di più riceve di più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La differenza è che un passeggero di aereo è consapevole di quanto ha pagato, della classe in cui siede e del proprio status. Lo smistamento automatico dei centralini, invece, avviene all'insaputa dei consumatori. I quali vengono selezionati in tre modi: &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) il software della AIT è in grado di riconoscere la zona da cui proviene una telefonata e di classificarla in base al reddito, altrimenti un nastro registrato chiede al cliente di digitare sulla tastiera il proprio codice postale; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) le banche compilano una graduatoria in base a reddito, carte di credito e altri dati che rivelano il "valore" del cliente; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) le aziende si rivolgono a società di marketing per analizzare la propria clientela. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una di queste, la Experia, suddivide la popolazione in 52 categorie, da "astuto capitalista" e "materialista in ascesa" fino ai poveretti a cui il centralino non darà mai la linea. La selezione non si limita al tempo da passare in coda, rivela la Datamonitor, la società autrice del rapporto citato dal Times: alcune aziende forniscono ai dipendenti un "codice di comportamento", in base al quale i clienti "ricchi" vanno trattati con cortesia e pazienza, mentre con gli altri si può andare per le spicce. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà se, zitti zitti, i centralini "classisti" sono entrati in funzione anche in Italia. Fateci un pensierino, la prossima volta che vi fanno ascoltare una musichetta per un'eternità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106686506875696647?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686506875696647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686506875696647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106686506875696647' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106686476403510811</id><published>2003-10-23T01:19:00.000+02:00</published><updated>2003-10-23T01:19:23.900+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>La sacra alleanza del King David&lt;br /&gt; Stefano Liberti - «Il Manifesto» 19 ottobre 2003 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Neocons, sionisti cristiani e likudnik riuniti a Gerusalemme per ridisegnare il Medioriente. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Israele è il ground zero della cruciale battaglia per la sopravvivenza della nostra civiltà». È con questi toni solenni che si è aperto domenica scorsa il primo Jerusalem summit, evento di fondazione di un nuovo think tank internazionale che si propone di «creare nuovi paradigmi per la questione di Israele e dello stato palestinese». Riunita per tre giorni a Gerusalemme, la manifestazione ha visto la partecipazione dei principali leader dell'estrema destra israeliana, di importanti esponenti della cupola neo-conservatrice e di noti ideologi del movimento sionista cristiano. «Una nuova allenza di gente di molte fedi e nazioni devote a Israele», come annunciava il comunicato stampa approntato per l'occasione dagli organizzatori. Tra le persone riunite a questa kermesse spiccavano, da parte israeliana, vari esponenti del partito dell'Unione nazionale, come il ministro dei trasporti Avigdor Lieberman e quello del turismo Benny Elon, oltre ai likudnik più estremisti, come l'ex premier e attuale ministro delle finanze Benyamin Netanyahu e il ministro della sicurezza interna Uzi Landau. Da parte americana sono invece convenuti alcuni tra i più noti guru della galassia neo-cons: Richard Perle, membro e già presidente dell'influente Defence policy board del Pentagono; Daniel Pipes, esperto di islamofobia nominato da Bush nel consiglio di amministrazione dello Us Institute for peace; Elliot Abrams, del Consiglio di sicurezza nazionale, già noto per aver partecipato all'Irangate e aver organizzato gli squadroni della morte in Salvador e Guatemala durante l'amministrazione Reagan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'islam, il nuovo totalitarismo &lt;br /&gt;A consultare il sito web messo in piedi per l'evento (www.jerusalemsummit.org), si scoprono i princìpi fondanti di questa nuova «alleanza di intellettuali, leader pubblici e religiosi»: la convinzione che tutta la terra tra il mar Mediterraneo e il Giordano appartenga al popolo ebraico; la ricerca di soluzioni «creative» per gli arabi palestinesi che vivono a Gaza e in Giudea e Samaria (Cisgiordania); l'identificazione dell'islam con il nuovo totalitarismo. È partendo da questi significativi punti fermi che gli avventori hanno potuto ascoltare compiaciuti la «road map» alternativa del ministro Elon, che prevede la sconfitta totale dei palestinesi e la loro deportazione verso la Giordania. Hanno poi potuto applaudire Perle - insignito per l'occasione di un'onorificenza creata ad hoc - quando ha detto senza usare mezzi termini che «gli Stati uniti dovrebbero ora attaccare la Siria». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mafia russa si getta nella mischia &lt;br /&gt;Al di là dei nomi conosciuti dell'establishment dell'estremismo sionista predominante negli attuali governi israeliano e statunitense, vi erano anche altre figure meno note, la cui partecipazione è significativa perché segna l'allargarsi del fronte favorevole al ridisegno del Medioriente in funzione della Grande Israele. Prima di tutto, tra gli organizzatori del summit spicca la Michael Cherney foundation, creata dall'omonimo uomo d'affari di origine russa per assistere le vittime degli attentati suicidi e le loro famiglie. Arricchitosi dal nulla dopo il crollo dell'Unione sovietica, Cherney è stato accusato di complotto contro lo stato in Bulgaria e si è rifugiato in Israele, dove è considerato da alcuni il «padrino dei padrini della mafia russa». &lt;br /&gt;Oltre al soccorso delle vittime, la fondazione da lui creata è impegnata attivamente nel convertire la chiesa ortodossa russa - tradizionalmente antisemita - al sionismo militante, in funzione di un presunto nemico comune: l'islam. &lt;br /&gt;Sulla sua stessa lunghezza d'onda appaiono le varie organizzazioni sioniste cristiane che hanno preso parte al summit di Gerusalemme: la Religious zionists of America e l'International christian embassy, solo per citare le più celebri. &lt;br /&gt;Uniti dall'obiettivo della Grande Israele, i vari personaggi che si muovono nei meandri di questo nuovo think tank ultra-sionista appaiono animati da motivazioni diverse, che la dichiarazione di princìpi del summit non manca di mettere in luce: «per alcuni che sono religiosi, l'ultima e immutabile ragione (per l'affermazione della Grande Israele, ndr) è che Dio ha promesso questa terra al popolo ebraico. Ma questo principio è valido anche dalla prospettiva della storia e del diritto internazionale (sic)». &lt;br /&gt;Strettamente riservata alle star dell'estremismo sionista, la riunione è stata organizzata con cura, fino ai minimi dettagli. Gli incontri si sono tenuti al King David hotel, lo stesso dove nel 1946 le bande paramilitari Irgun e Stern hanno compiuto un attentato dinamitardo contro i britannici, uccidendo 92 persone. Un luogo altamente simbolico: da lì, secondo Olon e suoi accoliti, è cominciata l'inarrestabile ascesa di Israele. Che, per l'appunto, si concluderà solo con il controllo totale dello stato ebraico sui territori biblici di Giudea e Samaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106686476403510811?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686476403510811'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686476403510811'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106686476403510811' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106686274099615501</id><published>2003-10-23T00:45:00.000+02:00</published><updated>2003-10-23T00:45:40.520+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Propaganda 2003&lt;br /&gt;Di Gianni Cipriani - «Avvenimenti» nr. 40 ottobre 2003&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo abituati a pensare alla P2 come ad un rottame della storia, o al massimo come un retaggio di un malaffare politico e massonico. Un qualcosa fuori dal tempo che, di tanto in tanto, si ripresenta come un insulto alle coscienze, e per questo, solo per questo, accende furibonde reazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cos’è davvero la P2? Cos’è il sistema piduista? Nel senso comune prevale ormai la formula che evoca il sistema di malaffare, i faccendieri e i vecchi agenti segreti senza scrupoli, pronti a depistare. Come se una progressiva «usura» del tempo avesse operato sulle parole stesse «P2 e piduista», facendo diventare questi termini etichette prive di contenuto. Insulti che, quando sono utilizzati, paradossalmente bloccano sul nascere ogni ragionamento; diventano risposte scontate che spengono ogni domanda. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domanda, invece, va riaccesa. Bisogna comprendere che il «sistema piduista», nei suoi valori e nelle linee strategiche, è un credo politico ben strutturato. Non è semplice malaffare. E’, semmai, una dottrina che ha fatto (e sicuramente fa ancora) leva sul malaffare, sui burattini d’avventura, come gli scenari oscuri che sono comparsi intorno al falso scandalo Telekom Serbia stanno ampiamente dimostrando. Gli obiettivi che persegue, però, sono politici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Null’altro che politici. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché arretrare all’accezione insultante (e stereotipata) di piduista è un limite, se non un grave errore, che non consente di individuare le linee strategiche lungo le quali sta proseguendo il piano di rinascita – il termine non è casuale – di una concezione autoritaria, affaristica e sostanzialmente antieuropea che sempre più si va radicando in una parte consistente della cultura politica conservatrice, moderata nelle apparenze ma reazionaria nelle pulsioni primarie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale la pena, quindi, analizzare serenamente (si fa per dire) quel complesso di vicende che oggi, paradossalmente, hanno portato l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ad affermare tranquillamente e sinceramente che nel nostro paese si va riproponendo una «questione massonica», dal momento che stiamo assistendo ad un ritorno al passato, quando in alcune logge si decidevano le sorti della politica e dell’economia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora bisogna partire dalla questione delle questioni, che nella politica piduista era rappresentata dalla stessa identità della repubblica italiana. Una repubblica antifascista la cui Costituzione è stata elaborata dalle forze politiche che avevano promosso la lotta di Liberazione. Una eredità politica ce non è mai stata digerita da quell’insieme di forze che si è storicamente radunato intorno alla P2. I motivi sono del tutto evidenti: l’unità delle forze antifasciste, o del cosiddetto «arco costituzionale», è stata sempre vista come una ferita aperta da sanare al più presto perché attraverso questo «mito» il Pci aveva ottenuto quella legittimità democratica che mai e poi mai avrebbe dovuto avere. Colpa dei comunisti, ma anche di tutti quei cattolici democratici che, pur nella diversità e nell’asprezza dello scontro, non avevano mai voluto recidere le radici comuni che univano le forze che avevano dato vita al patto costituzionale. Ecco, dunque, perché nella logica piduista l’unità antifascista andava sostituita al più presto con un’altra unità, che adottasse uno sbarramento a sinistra e, nello stesso tempo, aprisse a destra, pur rifiutando ufficialmente di accogliere in questo patto i neofascisti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per «rompere» questo patto, nella logica di Licio Gelli e dei suoi seguaci, non c’erano che due strade: depotenziare il «mito» dell’unità antifascista e dare una diversa lettura della lotta partigiana per annullare il valore storico e politico e, come secondo passo, cancellare la Costituzione che in quella storia aveva la sua scaturigine. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio questa concezione è stata, negli anni Settanta, alla base di alcune avventure eversive, a cominciare dal golpe Borghese, che a dispetto dei nostalgici di Mussolini e dei repubblichini che avrebbero dovuto portarlo a termine, non sarebbe stato un colpo di stato dichiaratamente «fascista»; così come «fascista» non sarebbe stato il progetto eversivo di Edgardo Sogno, passato alla storia come «golpe bianco». Secondo questo schema, i mali d’Italia erano rappresentati dal «pericolo comunista», ma anche dalla sostanziale «inaffidabilità» democristiana il cui gruppo dirigente era ancorato ai valori della Costituzione, né intendeva disfarsene. Da qui i continui timori del lento ma progressivo e inesorabile scivolamento verso il «caos comunista» e la celebre frase di Edgardo Sogno secondo la quale la sua organizzazione si era presa l’impegno di «sparare» contro chiunque – i democristiani traditori – avesse consentito al Pci di entrare nel governo. &lt;br /&gt;Se queste sono, come sono, le premesse, si comprende come l’attuale e sempre più stringente tentativo di minare i valori fondanti della nostra Repubblica, la rivalutazione di Mussolini, del fascismo e della repubblica di Salò, la volontà di equiparare – nel rispetto dei morti – partigiani e repubblichini ovvero il desiderio di snaturare il valore simbolico del 25 aprile e di annacquarlo nella condanna indistinta dei regimi totalitari, siano passaggi ineludibili della strategia piduista. Così come non si può certamente liquidare come una semplice battuta infelice la frase di Silvio Berlusconi sulla “Costituzione sovietica”. &lt;br /&gt;Su questo, come detto, varrebbe la pena di riflettere invece di limitarsi ad utilizzare il termine piduista come insulto. A chiedersi come mai, ad esempio, da un po’ di tempo a questa parte viene lasciato il solo presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a celebrare degnamente il 25 aprile. O perché Berlusconi scelse questa data per ricordare a Torino proprio Edgardo Sogno, decorato per il suo valore partigiano, che in seguito, però, era diventato uno dei paladini dell’oltranzismo anticomunista, fino ad approdare alla loggia P2 e a partorire progetti eversivi. E c’è da chiedersi se non sia proprio per l’avanzare di questa revisione di stampo piduista che è l’intera storia della Repubblica ad essere messa in discussione. Non si spiegherebbe altrimenti l’ossessione “comunista” che sembra pervadere Silvio Berlusconi ed i suoi sudditi, impegnati a denunciare il grande complotto con il quale i “rossi” (grazie anche all’inazione democristiana) si sarebbero infiltrati in tutti i gangli dello Stato fino a conquistarlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può servire, nel Duemila, agitare lo spettro comunista per guadagnare qualche voto in più? &lt;br /&gt;C’è di che dubitarne. E allora tanto zelo si giustifica con il fatto che la “nuova” Italia che qualcuno ha in mente può essere costruita solo sulle macerie della nostra Costituzione e della sua storia. Cancellare la memoria dell’Italia repubblicana. Non c’è nulla di più “piduista” di questo proposito. Eppure molti di coloro, per i quali la P2 evoca qualcosa di negativo, si mostrano assai più condiscendenti di fronte a questa deriva, magari ingannati da nobili slogan come “pacificazione”, che sicuramente è un obiettivo da raggiungere, ma che adesso è semplicemente un diversivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarebbe poi da riflettere su un altro particolare di non poco conto: la collocazione internazionale della P2. Oggi, dopo molto tempo, lo stesso ex preside Cossiga – che pure ha sempre criticato gli esiti della commissione P2 presieduta da Tina Anselmi – è disposto ad ammettere che la loggia di Licio Gelli è stata un centro di irradiazione dell’oltranzismo atlantico. C’era la guerra fredda e in occidente l’anticomunismo aveva differenti gradazioni. Nella loggia di Licio Gelli c’erano i “duri”; coloro i quali pensavano, appunto, che l’unità antifascista fosse un orpello e che ci volessero le misure forti. Così, proprio perché espressione dei settori più rigidi dell’atlantismo, Licio Gelli divenne uno dei referenti più apprezzati del partito repubblicano degli Stati Uniti e, per essere più precisi, un referente della destra repubblicana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi chi ha l’immagine del Gelli depistatore e faccendiere dimentica che il Maestro Venerabile della P2, ad esempio, fu uno tra i più attivi nel sostenere la candidatura di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti e si impegnò, anche per convincere i numerosi italo-americani, a far pubblicare sul Corriere della Sera una serie di articoli che dovevano mettere in buona luce lo sfidante del presidente uscente, Carter. Anche per questo Gelli (oltre a lui c’era Francesco Pazienza) fu tra gli invitati al ricevimento che si tenne negli Stati Uniti per festeggiare la vittoria di Reagan. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia pensata dalla P2 era una repubblica legata mani e piedi agli Stati Uniti. Anzi, a quei settori più reazionari e più “oltranzisti” nella lotta contro il nemico che allora si chiamava comunismo. Cosa c’è di differente dal governo di oggi, nel quale le spinte ad ancorarsi ai voleri della destra repubblicana, oggi rappresentata da Bush jr., sono così forti da mettere in discussione il ruolo dell’Italia nel processo di unificazione Europea? Cambiano gli scenari ma, evidentemente, il cordone ombelicale non è stato reciso. Ed ecco manifestarsi quegli atteggiamenti da vassallo prostrato di fronte all’imperatore che nemmeno negli anni Settanta, quando pure forte era la polemica sul “servilismo atlantico” dell’Italia, si erano mai visti in simile maniera. Anche in questo caso, non c’è nulla di più piduista. &lt;br /&gt;Quella che abbiamo di fronte, dunque, è una precisa strategia politica che oggi trova in Silvio Berlusconi la sua espressione ma che, probabilmente, è una tendenza politica che sopravviverà a Berlusconi, così come è sopravvissuta nel passaggio tra la prima e la seconda repubblica. Politica che, come detto, fa spesso leva sul malaffare, ma che non è materia esclusiva (anzi, è vero il contrario) degli specialisti delle trame. Oggi, come detto, alcuni personaggi comparsi a margine del caso Telekom Serbia e le spavalde dichiarazioni di Licio Gelli rappresentano il volto di questo oscuro passato. Ma il problema è che questo “passato” è presente. E siffatta strategia sta ottenendo i suoi più significativi successi proprio là dove la sensibilità democratica è meno sensibile o, se è sensibile, reagisce solo appellandosi alla ritualità dei simboli. Oggi il piduismo è più forte non solo perché ricompaiono Gelli, Pazienza e uno stuolo di faccendieri. E’ più forte perché si stanno minando le basi della nostra Repubblica secondo uno schema ben collaudato. E nessuno, fino ad ora, ha davvero disinnescato quelle cariche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106686274099615501?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686274099615501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686274099615501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106686274099615501' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106686258959782669</id><published>2003-10-23T00:43:00.000+02:00</published><updated>2003-10-23T00:43:09.146+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Capitolo 17 del libro: «11 settembre: colpo di stato in USA»&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(11 settembre 2001) Parla Von Bülow &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Tratto da «11 settembre: colpo di stato in USA» di Maurizio Blondet &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 13 gennaio 2002 il giornale berlinese «Der tagesspiegel» pubblica con rilievo la seguente intervista ad Andreas von Bülow, già ministro tedesco della tecnologia.&lt;br /&gt;«Dopo gli orrendi attentati dell’11 settembre», attacca von Bülow senza esitare, «constato che l’intera opinione pubblica viene forzata a credere a una versione che credo sbagliata»&lt;br /&gt;E segnala: «Ci sono in USA ventisei agenzie di controspionaggio che costano trenta miliardi di dollari l’anno: più dell’intero bilancio tedesco per la Difesa. E non sono state capaci di prevenire gli attacchi (…) Non un sospetto, prima. E per sessanta decisivi minuti, le agenzie militari e di intelligence hanno lasciato a terra i caccia; però quarantotto ore dopo l’FBI presenta una completa lista dei dirottatori suicidi. Ma dieci giorni dopo risulta che sette di loro sono ancora vivi. E perché i capi dell’FBI non spiegano queste contraddizioni? Da dove veniva la lista, e perché era falsa? &lt;br /&gt;Se fossi nei panni del responsabile dell’indagine, io terrei informato regolarmente il pubblico».&lt;br /&gt;Il che non è avvenuto e non avviene in USA, sottolinea l’ex ministro tedesco. Poi torna sullo strano profilo dei «suicidi».&lt;br /&gt;«Si lasciano dietro tracce come una carica di elefanti. Fanno pagamenti con le loro carte di credito, danno i loro veri nomi agli istruttori di volo. Si lasciano dietro auto noleggiate con manuali di volo in arabo. Portano con sé, nel loro viaggio verso il suicidio, ultime volontà e lettere d’addio, che cadono nelle mani dell’FBI perché le hanno messe nel posto sbagliato, con indirizzi sbagliati.&lt;br /&gt;Andiamo! Sono segnali lasciati sul percorso come in una caccia al tesoro per bambini».&lt;br /&gt;Von Bülow non esita a parlare di «lavaggio di cervello collettivo» a cui «le democrazie di massa vengono sottoposte».&lt;br /&gt;«L’immagine del nemico come comunista non funziona più; deve essere sostituita con l’Islam. Non è un’idea mia. Essa viene da Zbigniew Brzezinski e Samuel Huntington, due strateghi che formano l’intelligence e la politica estera americana.&lt;br /&gt;«Già a metà degli anni ’90, Huntington (uno dei fondatori del CFR: Council on Foreign Relations) diceva: “la gente in USA e in Europa ha bisogno di un nuovo nemico da odiare, ciò rafforzerà la loro identificazione con la propria società. Brzezinski, il cane matto, già consigliere di Jimmy Carter, teorizza il diritto esclusivo degli Stati Uniti a impossessarsi delle materie prime del mondo, anzitutto greggio e gas. E questo coincide perfettamente con i desideri dell’industria degli armamenti, delle agenzie d’intelligence, del cosiddetto “complesso militare-industriale”.&lt;br /&gt;«(…) Posso affermare questo: la progettazione dell’attacco è stato un capolavoro dal punto di vista tecnico e organizzativo. Dirottare quattro grossi aerei di linea in pochi minuti e lanciarli sui bersagli entro un’ora con complicate manovre di pilotaggio! &lt;br /&gt;Questo è impensabile, senza l’appoggio, e per anni, di apparati segreti dello Stato e dell’industria».&lt;br /&gt;Ma queste sono le cose che dicono i teorizzatori di complotti!, esclama l’intervistatore.&lt;br /&gt;Von Bülow replica: &lt;br /&gt;«Ah sì, sì: in questo modo coloro che preferiscono seguire la versione ufficiale e politicamente corretta ridicolizzano così chi pone certe questioni. Chiunque dubita delle versione ufficia, non ha le rotelle a posto»&lt;br /&gt;Eppure von Bülow non è un complottista paranoide. Nel 1993, è stato relatore per la SPD (il Partito Socialdemocratico tedesco) nella commissione parlamentare d’inchiesta sulla Stasi, la polizia segreta della Germani Orientale. E’ in quella veste che l’ex ministro s’è fatto un’idea precisa dei «servizi» occidentali. «Né dal BND (il servizio segreto tedesco-occidentale) né dalla CIA abbiamo avuto altro che ostacoli. Nessuna informazione, nessuna collaborazione. Niente»&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106686258959782669?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686258959782669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106686258959782669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106686258959782669' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106685805737872469</id><published>2003-10-22T23:27:00.000+02:00</published><updated>2003-10-22T23:27:37.143+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>IL FOTOREPORTER UCCISO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia a Israele: su Ciriello un'indagine indipendente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MILANO -Il giudice Orsola De Cristofaro ha archiviato ieri l'inchiesta&lt;br /&gt;milanese sulla morte a Ramallah di Raffaele Ciriello (foto), il&lt;br /&gt;fotoreporter ucciso il 13 marzo 2002 da militari israeliani. Uno&lt;br /&gt;sbocco obbligato, vista la «mancata collaborazione» delle autorità&lt;br /&gt;militari israeliane sulla dinamica. Per questo il ministero della&lt;br /&gt;Giustizia, su richiesta del procuratore aggiunto di Milano, Giuliano&lt;br /&gt;Turone, ha chiesto a Israele (sulla base delle convenzioni&lt;br /&gt;internazionali) che sia lo Stato ebraico a svolgere direttamente&lt;br /&gt;l'indagine penale, ma affidandola a un giudice indipendente e non&lt;br /&gt;all'autorità militare. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106685805737872469?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106685805737872469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106685805737872469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106685805737872469' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106685737383707527</id><published>2003-10-22T23:16:00.000+02:00</published><updated>2003-10-22T23:26:40.130+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;I piloti refusenik: «Avevamo ragione a dire no»&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Gli «obiettori dell'aria», dopo le stragi dell'aviazione israeliana a Gaza:&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;«Il nostro rifiuto era motivato»&lt;/strong&gt; MI. GIO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GERUSALEMME&lt;br /&gt;I pesanti raid aerei contro Gaza hanno nuovamente acceso il dibattito - in&lt;br /&gt;verità più all'estero che in Israele - sui 27 piloti refusenik (solo 9&lt;br /&gt;ancora operativi) che il mese scorso hanno annunciato che non avrebbero più&lt;br /&gt;partecipato ad attacchi contro civili palestinesi. Piloti refusenik che&lt;br /&gt;ancora oggi si rifiutano di parlare alla stampa internazionale ritenendo il&lt;br /&gt;loro caso «un affare esclusivamente di Israele». Sull'attacco al campo&lt;br /&gt;profughi di Nusseirat (9 morti, 50 feriti) esistono versioni diverse. Lunedì&lt;br /&gt;sera un elicottero Apache ha seguito un'automobile su cui si trovavano&lt;br /&gt;presunti militanti di Hamas. Mentre l'autoveicolo entrava nella zona est di&lt;br /&gt;Nusseirat, è partito il primo razzo. La popolazione si è riversata in&lt;br /&gt;strada, poco dopo nello stesso punto esplodevano altri due razzi. La prima&lt;br /&gt;versione, quella israeliana, parla di un intervallo nel lancio tra il primo&lt;br /&gt;e i razzi successivi di 10-15 secondi. La seconda versione, palestinese,&lt;br /&gt;parla invece di alcuni minuti, tre o quattro. La logica non sembra lasciare&lt;br /&gt;dubbi: in pochi secondi tante persone non avrebbero potuto andare in strada,&lt;br /&gt;quindi è passato più tempo. «Il lancio di un secondo razzo fa parte delle&lt;br /&gt;regole di lavoro dei piloti» ha spiegato Ran Pecker, un veterano&lt;br /&gt;dell'aviazione israeliana. «Il secondo razzo serve a distruggere&lt;br /&gt;l'obiettivo, qualora sia stato solo sfiorato dal primo». Secondo Haggai&lt;br /&gt;Tamir, uno dei piloti obiettori di coscienza che dopo la strage di Gaza,&lt;br /&gt;ribadisce: «Il nostro rifiuto è giustificato», è evidente che il secondo e&lt;br /&gt;il terzo sono stati sparati quando l'automobile era già circondata dalla&lt;br /&gt;folla. Se lui fosse stato nella cabina di pilotaggio, avrebbe sparato anche&lt;br /&gt;il secondo e il terzo razzo? «In condizioni in cui sia evidente che persone&lt;br /&gt;innocenti sarebbero colpite, io non sparerei - ha detto - il pilota ha&lt;br /&gt;potere di decisione. Il principio dice: se il danno prevedibile è superiore&lt;br /&gt;al vantaggio, gli ordini non vanno eseguiti». Tamir ha indicato un problema.&lt;br /&gt;«Più l'Intifada procede, meno si avverte il valore della vita. In Israele un&lt;br /&gt;attentato con soli due morti, non fa notizia. Come non fa notizia il&lt;br /&gt;passante palestinese ucciso per sbaglio nel tentativo di eliminare due&lt;br /&gt;membri di Hamas. Solo quando ci sono sette morti, i mezzi di comunicazione&lt;br /&gt;si mettono in azione». Per Yossi Sarid, leader del Meretz (sinistra&lt;br /&gt;sionista) «la decisione ultima se sganciare le bombe o meno ricade sui&lt;br /&gt;piloti. Devono aprire non due ma sette occhi per non trovarsi, loro&lt;br /&gt;malgrado, coinvolti nell'esecuzione di ordini illegali». E' sconfortante&lt;br /&gt;però che Sarid come il refusenik Haggai Tamir discutano di rispetto o&lt;br /&gt;violazione di ordini militari e non dell'illegalità delle «esecuzioni&lt;br /&gt;mirate».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;                          Pomero&lt;br /&gt;                              da&lt;br /&gt;             &lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/"&gt;http://www.ilmanifesto.it/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106685737383707527?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106685737383707527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106685737383707527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106685737383707527' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106685699711665203</id><published>2003-10-22T23:09:00.000+02:00</published><updated>2003-10-22T23:09:57.126+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il Muro. L'esercito israeliano decide chi è residente&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il non-ritorno Creata una nuova categoria giuridica di palestinesi, distinta&lt;br /&gt;dagli ebrei che hanno colonizzato o colonizzeranno quelle zone.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;AMIRA HASS *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il percorso del Muro di separazione nelle aree dove è già costruito ed in&lt;br /&gt;quelle dove è previsto, prova ancora una volta che l'establishment&lt;br /&gt;israeliano della colonial-sicurezza non perde mai l'occasione di sfruttare&lt;br /&gt;l'evidente bisogno degli israeliani di sentirsi sicuri nel proprio stato per&lt;br /&gt;espropriare enormi tratti di terre palestinesi annettendole di fatto allo&lt;br /&gt;stato di Israele. Dato che il percorso non è sulla linea verde, ma si&lt;br /&gt;addentra in profondità nelle aree palestinesi, è stata creata una nuova zona&lt;br /&gt;tra il muro e lo stato di Israele. È nota come «area di giunzione», un&lt;br /&gt;eufemismo che ingentilisce e confonde il palese processo di annessione. Ma&lt;br /&gt;resta un piccolo problema che ha la forma di decine di migliaia di&lt;br /&gt;palestinesi che vivono e lavorano nell'area che è stata annessa de facto e&lt;br /&gt;che sarà annessa de facto in futuro. Alcuni nuovi ordini militari circolati&lt;br /&gt;la scorsa settimana nei villaggi dell' «area di giunzione» mostrano che gli&lt;br /&gt;avvocati che lavorano al servizio dell'establishment della&lt;br /&gt;colonial-sicurezza hanno risolto il problema. Hanno creato una nuova,&lt;br /&gt;distinta categoria giuridica di palestinesi, distinta dalla categoria degli&lt;br /&gt;ebrei che già hanno colonizzato quelle zone o di quelli che vorranno&lt;br /&gt;stabilirvisi in futuro. La nuova categoria distingue i palestinesi che vi&lt;br /&gt;rientrano anche dai palestinesi che vivono due metri più ad est, sull'altro&lt;br /&gt;lato del percorso. Sostenuti da documenti redatti in un linguaggio generico&lt;br /&gt;e neutrale, la nuova categoria viene distinta in virtù di una nuova&lt;br /&gt;relazione che si delinea nell'area, tra l'apparato burocratico dell'esercito&lt;br /&gt;di occupazione e parte della popolazione occupata. La nuova categoria si&lt;br /&gt;chiama «residente a lungo termine» ed è in via di istituzionalizzazione&lt;br /&gt;attraverso un nuovo documento chiamato «permesso per residente a lungo&lt;br /&gt;termine». Questo deriva specificatamente da un ordine firmato dal general&lt;br /&gt;maggiore Moshe Kaplinski, a capo del comando centrale, e da altri tre,&lt;br /&gt;firmati da Ilan Paz, capo dell'amministrazione civile. Le istruzioni&lt;br /&gt;all'apparenza riguardano solo aggiustamenti per la presenza e gli&lt;br /&gt;spostamenti dei palestinesi in quelle specifiche aree, ma un'attenta lettura&lt;br /&gt;mostra che danno alle autorità israeliane anche ampi, terrificanti poteri di&lt;br /&gt;cacciare palestinesi dalle proprie case, dalle proprie terre e di&lt;br /&gt;allontanarli dalle proprie famiglie. Questa è la realtà che emerge da questi&lt;br /&gt;nuovi regolamenti: l'area è aperta ad ogni israeliano che vi si voglia&lt;br /&gt;stabilire o lavorarci. In base ai nuovi regolamenti, un israeliano è anche&lt;br /&gt;chi ha il diritto di esserlo in base alla legge del ritorno - in altre&lt;br /&gt;parole ogni ebreo del mondo è autorizzato a stabilirsi in quelle aree, e&lt;br /&gt;così altri che possono diventare cittadini in base alla legge del ritorno.&lt;br /&gt;L'area è chiusa ai palestinesi che vogliono risiedere, stabilirsi e lavorare&lt;br /&gt;nell'area, a parte quelle eccezioni che l'esercito ed i suoi avvocati hanno&lt;br /&gt;designato come persone a cui ciò è permesso. Queste eccezioni sono quei&lt;br /&gt;palestinesi che già vivono in quelle aree. Sarà loro permesso di restare, se&lt;br /&gt;corrispondono a condizioni poste dai comitati militari israeliani e nel caso&lt;br /&gt;in cui convincano quei comitati che in effetti risiedono in quelle aree. I&lt;br /&gt;comitati militari israeliani determineranno quali palestinesi possono&lt;br /&gt;spostarsi e vivere all'interno di quelle aree e quali no. Ufficiali&lt;br /&gt;dell'esercito determineranno quali «residenti a lungo termine» avranno il&lt;br /&gt;permesso di circolare: di «lasciare» l'area per andare in un villaggio&lt;br /&gt;palestinese vicino che si trova oltre il recinto, o in una vicina città&lt;br /&gt;palestinese - e tornare; e decideranno anche quando (...): due volte al&lt;br /&gt;giorno, o tre volte al mese, per esempio. I comitati militari israeliani&lt;br /&gt;saranno autorizzati a decidere a quali palestinesi che non sono «residenti a&lt;br /&gt;lungo termine» sarà permesso entrare nelle aree e quando gli sarà permesso.&lt;br /&gt;Una persona la cui intera proprietà si trova all'interno dell'area vi potrà&lt;br /&gt;accedere per grazia di questi uffici. Lo stesso avviene per camion dei&lt;br /&gt;rifiuti, dottori, parenti, amici, insegnanti, tecnici telefonici e&lt;br /&gt;lavoratori dell'ente idrico palestinese. Tutti loro e altri ancora dovranno&lt;br /&gt;riempire moduli, presentare richieste, fornire prove e documentazione, in un&lt;br /&gt;processo che l'esperienza ha già dimostrato richiedere molto tempo nella&lt;br /&gt;snervante burocrazia dell'amministrazione civile - solo per avere - o non&lt;br /&gt;avere - il permesso di entrare nella zona proibita. I «permessi per&lt;br /&gt;residente a lungo termine» vanno rinnovati mensilmente, per un periodo che&lt;br /&gt;verrà stabilito dai comandanti militari e dai loro avvocati. I comitati&lt;br /&gt;militari hanno facoltà di decidere che una persona non è più adatta ad&lt;br /&gt;essere «residente a lungo termine», ovvero sono autorizzati a chiedere a&lt;br /&gt;quella persona di lasciare l'area. In altre parole, i comitati&lt;br /&gt;determineranno il numero e l'identità delle persone alle quali verrà&lt;br /&gt;richiesto di rinunciare al loro «permesso per residente a lungo termine» e&lt;br /&gt;di lasciare l'area. Gli ufficiali dell'esercito, come mostra l'esperienza,&lt;br /&gt;faranno un mirabile uso di ragioni di sicurezza per giustificare la&lt;br /&gt;rimozione di persone dalla propria terra, e i giudici israeliani&lt;br /&gt;comprenderanno queste ragioni. E, come mostra l'esperienza, molti israeliani&lt;br /&gt;affermeranno che è tutto kasher se consente di prevenire che attentatori&lt;br /&gt;suicidi raggiungano Israele. Ma queste persone non dovrebbero dimenticare i&lt;br /&gt;fatti: il percorso che è pensato per proteggere lo stato di Israele invade&lt;br /&gt;in profondità la Cisgiordania, a causa di richieste dell'establishment della&lt;br /&gt;colonial-sicurezza capeggiato dal governo Sharon. Quindi, l'area tra la&lt;br /&gt;«barriera e lo stato di Israele», disgraziatamente non è priva di non-ebrei.&lt;br /&gt;Ed ora, senza alcuna vergogna, inseriscono strutturalmente condizioni nella&lt;br /&gt;legge militare che amareggeranno le vite delle persone nel territorio&lt;br /&gt;occupato-annesso, fino a quando non verrà loro chiesto di andarsene o le&lt;br /&gt;condizioni consentiranno all'esercito di rimuoverle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* da Haaretz(traduzione Sveva Haertter)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;                          Pomero&lt;br /&gt;                              da&lt;br /&gt;             &lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/"&gt;http://www.ilmanifesto.it/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106685699711665203?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106685699711665203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106685699711665203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106685699711665203' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106668542562178123</id><published>2003-10-20T23:30:00.000+02:00</published><updated>2003-10-20T23:30:25.383+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Mulini a vento? No, grazie &lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;The Economist &lt;br /&gt;29/9/2003    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non solo il nucleare e le centrali tradizionali vengono osteggiate. Anche l'energia dal vento ha trovato nemici. Un caso esemplare negli Stati Uniti, raccontato dall'Economist&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Attraversare il ponte per Cape Cod è un po' come fare un viaggio indietro nel tempo, entrare in un paese di case di pietra grigia e rudi pescatori, dove il ritmo della vita è lento come una benedizione. E' pertanto difficile credere che su questa lingua di terra e scatenata una feroce guerra sul futuro dell'energia in America. &lt;br /&gt;L'azienda Cape Wind spera di costruire la prima centrale eolica offshore degli Stati Uniti, a poche miglia dalla costa di Cape Cod (nord-est degli Stati Uniti). Se avranno l'approvazione dell'Army corps of engineers, dopo la lunga trafila delle autorizzazioni che quasi sicuramente comporterà anche un processo, le 130 turbine dell'impianto consentirebbero di fornire i tre quarti del fabbisogno elettrico di Cape Cod, senza inquinamento. Ma sarebbero anche visibili dalle spiagge di Cape Cod, Martha's Vineyard e Nantucket, sede delle costose proprietà di alcuni dei liberal più ricchi d'America. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;MOSSA INTELLIGENTE&lt;br /&gt;I sostenitori della Cape Wind hanno fatto una mossa intelligente nel presentare gente tipo la famiglia Kennedy come “persone spinte da interessi personali che altrimenti avrebbero abbracciato la causa dell'energia eolica”. Ma la società è stata anche aiutata dal fatto che in complesso la popolazione di Cape Cod è più povera di quanto possa apparire. Oltre a banchieri e divi della televisione in vacanza, c'è un numero crescente di persone meno agiate che ci vivono per tutto l'anno e molti di questi residenti auspicano ridurre la dipendenza della località dal turismo. Ad alcuni addirittura piace l'idea di far passare Cape Cod per pioniere dell'energia nazionale. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;ECOLOGISTI DIVISI&lt;br /&gt;Gli ecologisti locali sono divisi tra loro. Per il momento il rifornimento di energia elettrica è assicurato da una centrale alimentata da petrolio, un impianto a carbone e un reattore nucleare. Ma vale la pena rovinare l'orizzonte di Cape Code? “A meno che non si voglia avere una sfilza di turbine eoliche allineate lungo tutta la costa orientale, l'America deve prevedere un sistema per regolamentarle”, sostiene Isaac Rosen, membro dell'Alliance to protect Nantucket Sound, principale gruppo di opposizione. “L'oceano”, continua, “ha diritto a essere protetto tanto quanto la terra.” &lt;br /&gt;Ecco come la battaglia è andata avanti per mesi: entrambe le parti rivendicano il ruolo di ambientalisti più credibili. Secondo i membri dell'Alliance non ci si può fidare della Cape Wind perché il suo unico interesse è ottenere sgravi fiscali e accumulare utili. La Cape Wind ribatte che non ci si può fidare dell'Alliance perché una volta il suo capo aveva un'azienda di lavorazione del rame che ha contribuito all'inquinamento. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;IN PISTA CRONKITE&lt;br /&gt;Il commentatore del telegiornale che si è guadagnato l'etichetta di “uomo più credibile d'America”, Walter Cronkite, che risiede a Martha's Vineyard, all'inizio compariva nelle pubblicità dell'Alliance. Ma il mese scorso, dopo aver incontrato il presidente della Cape Wind, Jim Gordon, ha chiesto di ritirare la sua immagine dalla campagna e per il momento preferisce non prendere posizione. &lt;br /&gt;Lui come altri stanno aspettando i risultati di una serie di studi ambientali che potrebbero arrivare alla fine dell'autunno. Se da questi emerge che il progetto è perfettamente “salubre”, verrà sostenuto da alcuni gruppi ecologisti. “Cape Cod è minacciato soprattutto dall'innalzamento del livello del mare conseguente al riscaldamento del pianeta”, sostiene Seth Kaplan, il legale della Conservation Law Foundation. “Qualsiasi iniziativa intesa a ridurre le emissioni che provocano l'effetto serra potrebbe essere utile”, continua. “Se non interveniamo, perderemo tutto.” &lt;br /&gt;Gli oppositori della Cape Wind vedono nelle turbine la rovina del paesaggio e persino i sostenitori le considerano come un sacrificio, non come una miglioria. Ma Jim Gordon contrattacca con due argomentazioni. Le turbine saranno poco visibili dopo essere state verniciate di grigio-blu, si confonderanno con lo sfondo del cielo e quasi non risalteranno sull'orizzonte quando osservate dalla lontana costa. La seconda è che potranno essere addirittura belle da vedere. “C'è veramente tanta gente che pensa che i ";mulini a vento" siano belli e interessanti”, conclude.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Economist&lt;br /&gt;(traduzione di Monica Zardoni)  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106668542562178123?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106668542562178123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106668542562178123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106668542562178123' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652842645802040</id><published>2003-10-19T03:53:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T03:53:45.820+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Anche l'Italia in Paradiso&lt;br /&gt;Dal libro: «Paradisi fiscali», a cura di ARES 2000 – Malatempora &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al boulevard Prince Henry di Lussembrugo, capitale dell’omonimo granducato, al nr. 13, tutte nello stesso palazzo si possono trovare le sedi di Pirelli, Mondadori, Tosi, Merloni Ariston e, 50 metri più in là, Meccanica Finanziaria, Lucchini, Autogrill, Franzoni, Gazzoni Frascara e Valentino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E che cosa ci fa il gruppo Mediaset a Malta? E l’Istituto Mobiliare Italiano a Madeira? &lt;br /&gt;E perché quasi il 50% (112 su 250) delle società quotate in borsa ed il 25% (22 su 88) dei gruppi bancari hanno partecipazioni, quasi sempre di controllo, in società residenti nei paradisi fiscali? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti di questi paradisi si sono appunto specializzati nella gestione dei patrimoni ed hanno sviluppato enormemente secondo le tecniche più sofisticate, (e spesso truffaldine) l’attività di gestione di fondi di investimento. Chi, in Italia o in Europa, attraverso il proprio istituto di credito cittadino, investe i propri risparmi in fondi comuni e simili, sappia che quei soldi hanno discrete possibilità di entrare nel giro di investimenti praticato dalle società che hanno sede in un paradiso fiscale (in Lussemburgo, o alle Bahamas), sappia che quei soldi entreranno in contatto con altro denaro di dubbia provenienza facilitando operazioni di candeggio o riciclaggio molto redditizie per le banche off shore e per le mafie internazionali… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre a questo punto sottolineare come il nostro «rispettabile» apparato creditizio, l’insieme delle banche italiche di nobili casati non sia affatto immune dalle tentazioni e dalle lusinghe esercitate dall’arcipelago off shore. Risulta infatti che molti istituti di credito italiani, dal San Paolo all’Unicredito, dalla Banca Nazionale del Lavoro alla Banca di Roma, dalla Comit alla Banca Popolare dell’Emilia, siano titolari di società off shore con sede in paradisi fiscali, dove possono tranquillamente operare al di fuori di ogni controllo del fisco, e al di fuori della legge. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Breve storia dei paradisi fiscali &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I «paradisi fiscali», il cui numero varia, secondo le stime, da 60 a 90 unità, sono dei microterritori o degli stati le cui legislazioni fiscali sono volutamente lassiste o inesistenti. Si può parlare di stati che commercializzano la propria sovranità offrendo un regime favorevole, una totale deregulation ai detentori di capitali, indipendentemente dall’origine di questi ultimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ecco il estrema sintesi la loro storia: &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1800&lt;/strong&gt; – all’origine alcuni di questi territori non erano che dei porti dove potevano trovare rifugio le navi dei grandi imperi europei, al riparo dalla intemperie e dai pirati. Quest’epoca corrisponde ad una prima fase di attribuzione della bandiera di nazionalità britannica o francese alle isole dei Carabi che si trovano al largo dell’America Latina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1920-1930&lt;/strong&gt; – Incominciano ad apparire dei nuovi territori che si specializzano nella formulazione di legislazioni destinate a sottrarre i patrimoni alla imposte: Bahamas, Svizzera, Lussemburgo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dopo il 1945 &lt;/strong&gt;– La Seconda guerra mondiale è decisiva per lo sviluppo dei paradisi. I territori sotto il dominio europeo non ricevono dopo la guerra gli aiuti economici sperati e vengono tagliati fuori dal piano Marshall. Alcuni territori così, invece di continuare a produrre materie prime che non garantiscono più la stabilità economica, si specializzano nell’accoglienza di flotte cui forniscono una bandiera ombra, e nell’offrire ai detentori di capitali un asilo sicuro istituendo il segreto bancario e l’assenza di tassazione. &lt;br /&gt;1960-1970 – Un nuovo trampolino di lancio per l’attività dei paradisi fiscali viene fornito dall’emergere del mercato degli eurodollari negli anni 60 e dei petrodollari negli anni 70. Le grandi banche, le grandi imprese e la City di Londra, che attira tutte le grandi società finanziarie, appoggiano lo sviluppo di queste strutture, avendo tutte da guadagnare nel poter disporre di zone con debolissima imposizione fiscale. A Bahamas, Svizzera e Lussemburgo si aggiungono, in questo periodo il Liechtenstein, le Isole del Canale, le Isole Cayman, Bermuda, Panama. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1980-2000 &lt;/strong&gt;– Nel corso degli ultimi trent’anni, proprio grazie alla liberalizzazione finanziaria che ha incoraggiato l’assenza di controllo sui movimenti di capitale su scala internazionale, il numero dei paradisi fiscali cresce vertiginosamente. I movimenti di capitale sia di origine legale trovano nei paradisi un singolare luogo di convergenza, e questo favorisce soprattutto la criminalità che ha tempo e modo di ripulire le proprie ricchezze, riacquistando verginità ed onorabilità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’attività dei paradisi fiscali è oggi caratterizzata da un giro di affari stimato in oltre 1800 miliardi di dollari l’anno. Nei soli paradisi europei sono registrate più di 680.000 società e un numero più che doppio di trust. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda dei paradisi fiscali rivela come le potenze industriali siano state fin dall’origine implicate nella creazione di queste oasi del riciclaggio. I paradisi hanno contribuito e contribuiscono alla fortuna delle potenze finanziarie. Difficilmente dunque le potenze accetteranno di disfarsene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652842645802040?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652842645802040'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652842645802040'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652842645802040' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652819318516641</id><published>2003-10-19T03:49:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T03:49:52.606+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Capitolo 12 del libro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"11 settembre: colpo di stato in USA"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dal libro «11 settembre: colpo di stato in USA», Maurizio Blondet &lt;br /&gt;ORDINA IL LIBRO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cose sono più complicate, le tracce che inseguiamo non sono di un solo animale, ma di tanti. Dobbiamo richiamare alla memoria del lettore un particolare cui avevamo accennato all’inizio: mani anonime, nell’imminenza dell’11 settembre 2001, speculavano al ribasso sulle azioni delle due compagnie aeree che avrebbero visto i loro apparecchi sfasciarsi sulle torri e sul Pentagono. L’insider tradii della morte. Tra il 6 e il 7 settembre, furono comprate al «Chicago Board Options Exchange» 4744 opzioni della «United Airlines». Opzioni «put», che significano una scommessa sul ribasso imminente di quelle azioni. In pratica, le «put» si configurano come una vendita di titoli «allo scoperto»: uno vende titoli che non possiede, promettendo di consegnarli a una certa data, e contando di comprarli quando saranno ribassati. In quegli stessi giorni, 6-7 settembre, le opzioni «call» (cioè che scommettono sul rialzo dei titoli della United Airlines) trattate sul mercato di Chicago furono solo 396: i normali volumi di una giornata normale. Ad essere anormale era il volume delle azioni «put», del 600 per cento superiore alla media di una giornata-tipo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 10 dicembre, ancora a Chicago, qualcuno comprò 4516 opzioni «put» dell’American Airlines, contro 748 opzioni «call» vendute quel giorno. Chi ha fatto queste operazioni conosceva precisamente quel che sarebbe accaduto alle due compagnie; si calcola che il guadagno di questi speculatori preveggenti ammonti a 9-10 milioni di dollari.&lt;br /&gt;Non basta. Anche la «Morgan Stanley» e la «Merril Lynch» -due banche d’affari che occupavano il ventesimo piano del World Trade Center, furono oggetto di simili speculazioni al ribasso. Nei tre giorni precedenti all’attacco, qualcuno comprò 2157 opzioni put della «Morgan Stanley», con scadenza ad ottobre, e 12215 opzioni put della Merril Lynch: in questo secondo caso, l’aumento del volume di vendite fu del 1200 per cento. &lt;br /&gt;Dopo la tragedia, le azioni delle due banche d’affari sono effettivamente cadute; per gli speculatori «che sapevano», un profitto complessivo di 6-7 milioni di dollari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non basta ancora. Simili speculazioni al ribasso furono fatte sulla tedesca «Munich Re» e sulla svizzera «Swiss Re»: due compagnie assicurative che avevano assicurato molti inquilini delle due Torri. Anche la francese «Axa» fu oggetto di una speculazione al ribasso: e la Axa è una finanziaria che teneva in portafoglio il 25% delle azioni American Airlines. Dopo l’11 settembre, si disse subito che un’indagine seria su quelle speculazioni avrebbe portato alla mappatura della rete finanziaria di al-Qaeda e di Osama bin Laden: e chi se no poteva avere conoscenza anticipata dell’attacco? Gli esperti di finanza avvertirono che l’indagine sarebbe stata in ogni caso difficile, dato l’anonimato che protegge le transazioni sui mercati delle opzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, molte speranze erano poste su un programma di computer, chiamato PROMIS. E’ un software che consente di controllare «in tempo reale» le negoziazioni sui titoli, usato da agenzie finanziarie di tutto il mondo per la sua versatilità. Ed è noto che esiste una versione di PROMIS modificata per scopi investigativi, che consente quanto segue: «La polizia può digitare il nome di un sospetto o il numero di una carta di credito, e il software fornisce i particolari dei movimenti finanziari di quella persona».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Così assicurava il canadese «Toronto Star» l’11 ottobre 2001.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’FBI, il Dipartimento della Giustizia, la CIA devono disporre del software: così ha ragionato Tom Flocco, un giornalista che ha pubblicato la sua indagine su Internet. Ed ha telefonato ai tre enti investigativi più celebri degli Stati Uniti, chiedendo: usate PROMIS? Lo stavate usando prima dell’11 settembre, per vedere in diretta le transazioni in corso? FBI e Dipartimento della Giustizia hanno risposto di «avere interrotto» l’uso di PROMIS. Quando all’addetto stampa della CIA Tom Crispell ha detto di più: l’uso da parte nostra del PROMIS «sarebbe illegale. Noi agiamo solo al di fuori degli Stati Uniti»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Risposta di esemplare correttezza: la CIA non può occuparsi di affari interni, è un servizio di spionaggio per l’estero.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che le indagini sulla speculazione finanziaria preveggente si è fermato proprio alla porta dell’Agenzia. Almeno una delle transazioni, è risultato, è stata fatta attraverso la «AB-Brown», una finanziaria americana acquistata dalla «Deutsche Bank» nel 1999. E presidente esecutivo della AB-Brown era, fino al 1998, l’attuale numero tre della CIA. &lt;br /&gt;Si tratta di A.B. Krongard detto «Buzzy».Questo personaggio, quando capeggiava la AB-Brown, aveva la responsabilità delle «relazioni coi clienti privati». Un mestiere che lo metteva in rapporto con personalità fra le più ricche del mondo, i «clienti privati» anonimi a cui la banca fornisce una gestione personalizzata e molto riservata dei capitali.&lt;br /&gt;(…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La AB Brown conserva ancora due milioni e mezzo di dollari guadagnati dall’anonimo speculatore che sapeva tutto prima, che il misterioso operatore non ha potuto incassare in tempo (dopo il disastro Wall Street e i servizi finanziari non hanno funzionato per quattro giorni), e che ora non osa incassare per non essere colto con le mani sul malloppo. «Buzzy» Krongard era in quella banca. Vi dirigeva la gestione dei patrimoni riservati ai ricchi «clienti privati», ossia di quella categoria che può fare simili operazioni. La categoria, diciamolo, cui appartiene Osama bin Laden.&lt;br /&gt;E la CIA conosce molto bene bin Laden.&lt;br /&gt;(…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652819318516641?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652819318516641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652819318516641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652819318516641' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652803927275701</id><published>2003-10-19T03:47:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T03:47:18.733+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Tra pochissimo, perfino le scatole dei farmaci saranno tutte inchippate. In questo modo la malattia non sarà più una questione privata!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Pagina controllo elettronico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La contraffazione, o il microchip del controllo totale&lt;br /&gt;Gabriele de Palma – «Il Manifesto» 5 ottobre 2003 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Si moltiplicano negli Stati uniti gli «allarmi» su medicinali, e fanno avanzare le tecnologie invasive.   &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (Fda) ha recentemente lanciato preoccupati moniti sulla qualità dei farmaci acquistati via Internet da paesi stranieri. Il pericolo paventato è la contraffazione e la relativa inefficacia e dannosità di medicinali che non hanno la diretta approvazione della stessa Fda. In una serie di controlli doganali effettuati nelle poste centrali di New York, San Francisco e Miami, in un solo giorno sono state rinvenute 1153 confezioni di medicinali, il 90% delle quali «sembrava» contraffatto. &lt;br /&gt;I controlli fanno parte di una campagna anti-contraffazione lanciata dalla Fda nel luglio scorso, e almeno in parte è dovuta al notevole incremento degli acquisti on-line di medicinali. Si calcola che i farmaci «made in Usa» costino in media il doppio rispetto agli stessi farmaci venduti oltre confine. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là degli ovvi interessi economici (stratosferici) che inducono la Fda a diffidare i cittadini statunitensi dall'acquisto di farmaci all'estero, è utile distinguere due aspetti della questione. Da una parte il tentativo di difendere il ruolo di dominio delle grandi industrie farmaceutiche (che si sentono insidiate da nuove realtà emergenti), dall'altra la difesa della salute dei cittadini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, perché se la contraffazione è di per sé una truffa, è ben più grave che si riferisca ai medicinali e agli alimenti che ai capi d'abbigliamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per scongiurare tale problema la Fda si sta preparando ad adottare uno degli ultimi ritrovati tecnologici: il Radio-frequency identification (Rfid). &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di una tecnologia, ancora in sperimentazione, basata su chip elettromagnetici che contengono informazioni specifiche che vengono trasmesse attraverso onde radio. I chip, di dimensioni microscopiche (i più piccoli hanno dimensioni misurabili in micron), vengono inseriti in un prodotto e comunicano ad un ricevitore diverse informazioni, da un semplice codice identificativo a dati più articolati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono almeno due tipi di Rfid attualmente in sperimentazione: uno attivo, dotato di microbatterie e che trasmette continuamente ad un ricevitore i dati in suo possesso; l'altro passivo, privo di batterie e che si attiva quando colpito da uno specifico impulso radio. &lt;br /&gt;Per ora i Rfid attivi sono troppo costosi (20$) per un utilizzo su larga scala, mentre quelli passivi, commercializzabili intorno ai 0,20$, sembrano rappresentare il futuro molto prossimo dei sistemi anti-contraffazione, e non solo per i farmaci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sono già stati approntati Rfid resistenti all'acqua e destinati ai capi d'abbigliamento, si pensa di inserirli nelle banconote e anche nei prodotti tecnologici per scongiurare l'utilizzo di parti di ricambio non autorizzate. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ormai prossima introduzione del radio-frequency identification mette in allarme (giustificato) tutti coloro che temono un domani alla «Minority Report», ma può rappresentare una momentanea assicurazione contro i più speciosi casi di contraffazione. &lt;br /&gt;La tecnologia è ormai a disposizione. Sul suo utilizzo, le sue finalità e le conseguenze che comporterà sarà opportuno tenere gli occhi ben aperti. &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652803927275701?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652803927275701'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652803927275701'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652803927275701' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652779931234242</id><published>2003-10-19T03:43:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T03:43:18.830+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sopra la banca l'usuraio campa, sotto la banca il cittadino crepa&lt;br /&gt;di Nereo Villa - www.open-economy.org &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che le banche (IOR compreso) siano vissute dalla gente come le istituzioni legalizzate dello strozzinaggio è una realtà incontrovertibile. E che la stessa istituzione bancaria sia stata aspramente contestata da noti personaggi della destra e della sinistra può essere ben riassunto dalle frasi di due famosi personaggi: Ezra Pound - "i politici non sono altro che i camerieri dei banchieri"; Bertold Brecht - "che cos'è una rapina in banca a confronto della fondazione di una banca?" &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto segue è la spiegazione sintetica della struttura, della funzione e quindi dell'essenza stessa dello strumento monetario. &lt;br /&gt;Per quanto riguarda lo IOR (banca vaticana), si osservi la storia del caso Marcinkus (Banco Ambrosiano) e di Calvi, le connessioni dello IOR con la mafia americana e l'articolo 2266 del catechismo romano (premessa teologica della "guerra giusta"), in cui viene giustificata la "guerra giusta" e perfino la pena di morte.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda banche e multinazionali, occorre prendere coscienza che a partire dal 1700 ad oggi si è realizzata una forma cancerogena di sovranità monetaria internazionale e sovranazionale: l'oro, che dalla prima metà del 1900 aveva svolto la funzione di comune denominatore delle varie monete, non bastava più a soddisfare la sempre più crescente necessità di liquidità. Lo strumento capace di assolvere tale necessità fu ed è la sostituzione-truffa della moneta nominale con la moneta merce: chi emette moneta se ne attribuisce autoritativamente la proprietà pur non essendo proprietario di alcun valore corrispondente alla moneta emessa. &lt;br /&gt;Tale modifica, procede attraverso i seguenti passaggi del mondo occidentale, occultamente degenerativi di tutto il tessuto sociale: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- 1694: l'oro viene trasformato in carta dalla banca d'Inghilterra, il cui fondatore William Paterson, dichiara spregiudicatamente: "Il banco trae beneficio dall'interesse su tutta la moneta che crea dal nulla". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- 1773: la truffa funzionò al punto che un secolo dopo si trasformò in cinismo, e nel 1773 Amschel Mayer Rothschild, il fondatore tedesco di tale impero finanziario dichiarava addirittura: "La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- 1885: Marx svela nel Capitale (Libro I, capitolo 24, paragrafo 6, Editori Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818) i tratti truffaldini del meccanismo su cui stavano crescendo le banche centrali: "Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a battere moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato", ma questo punto rimane inascoltato dai comunisti stessi. Oggi, le parti sociali non hanno ancora compreso che la riduzione del potere d'acquisto dei salari non è imputabile ai datori di lavoro o ai governi, ma alle banche centrali, perché solo esse hanno il potere di determinare arbitrariamente spinte inflazionistiche o deflazionistiche, costringendo gli imprenditori o a cessare le attività produttive o ad accettare la flessibilità, adeguando costi e prezzi alle oscillazioni dei valori monetari che guidano la stessa globalizzazione dei mercati. In tal modo il principio cardine del regime contrattuale: "Il contratto ha la forza di legge tra le parti" è rovesciato nel nuovo principio: "La legge ha forza di contratto tra le parti". E la legge della moneta non la fa né il datore di lavoro, né il governo, ma il padrone dei (nostri) soldi: il governatore della banca centrale. (Quindi le contestazioni relative alla flessibilità, non avrebbero dovuto essere sollevate nei confronti dei datori di lavoro, ma nei confronti delle banche centrali, da governo, datori di lavoro e lavoratori, uniti sullo stesso fronte. Le rivendicazioni sindacali basate sul plusvalore sono ormai impossibili perché, con la globalizzazione dei mercati, viene meno la possibilità di un ragionevole affidamento sulla esistenza stessa del profitto. Ciò è confermato dalle imponenti crisi economiche, come nel settore automobilistico).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- 22 luglio 1944: gli Stati del mondo disegnano un nuovo sistema monetario in un'anonima località americana, Bretton Woods. In questo nuovo sistema, tutte le monete erano convertibili nel dollaro e solo questo era convertibile in oro. Allo stesso tempo venne istituito il Fondo Monetario Internazionale (FMI), con lo scopo di venire in soccorso a quei paesi che non potevano sostenere la parità determinata a Bretton Woods tra le monete. Tali accordi ebbero principalmente tre conseguenze:&lt;br /&gt;1) gli Stati Uniti cominciarono a stampare più dollari che giornali, dato che era la loro moneta a garantire l'equilibrio del sistema; &lt;br /&gt;2) tutti gli Stati del mondo costituirono riserve per l'emissione di banconote utilizzando dollari, di cui c'era sul mercato finanziario una grande offerta (all'inizio degli anni Settanta, l'80 per cento delle riserve valutarie di tutti gli stati del mondo erano costituite da dollari; &lt;br /&gt;3) il FMI controllava le politiche economiche di tutti i paesi del mondo attraverso il ricatto della leva monetaria. Stati Uniti ed Inghilterra avevano contribuito con l'80% di propri versamenti alla costituzione del FMI, e pertanto ne condizionavano l'attività in maniera determinante. Il sistema resse senza particolari scossoni fino al 1970. Ogni tanto il FMI interveniva a "aiutare" paesi in difficoltà con il cambio della propria valuta, obbligandoli a politiche keynesiane per renderli più docili e sottomessi agli interessi delle potenze occidentali. Il crac si ebbe quando i paesi aderenti all'OPEC, ovvero il cartello dominato dagli arabi dei paesi produttori di petrolio, decisero di aumentare considerevolmente il prezzo del barile (che quadruplicò in pochi mesi) e di rifiutare i pagamenti in dollari, pretendendo il pagamento in oro. I paesi dell'Occidente che, come accennato, avevano riserve in gran parte costituite da dollari, cercarono di cambiare questi dollari e farsi restituire l'oro che avrebbe dovuto essere custodito nei forzieri di Fort Knox, per poter fare fronte ai propri debiti. Ma gli americani non avevano oro a sufficienza, dato che già allora il totale del circolante era di gran lunga superiore all'oro esistente su tutta la terra. (Per dare l'idea della proporzione fra oro e valore monetario circolante, occorre considerare che le attuali riserve auree dei paesi del mondo non superano le 200.000 tonnellate. Eppure il corrispettivo in oro di tutte le banconote e gli equivalenti monetari che girano per il mondo ai prezzi correnti ammonta a un corrispettivo di 75.000.000 di tonnellate di oro. Non è uno scherzo: settantacinque milioni di tonnellate, che ovviamente non esistono... e questi dati sono solo del 1995!) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- 15 agosto 1971: Nixon annuncia perciò a Camp David la decisione di sospendere la convertibilità del dollaro in oro, e perciò l'abrogazione unilaterale degli accordi di Bretton Woods svincola il dollaro dal cambio con l'oro. Questa data (agosto '71) costituisce una pietra miliare nella storia del denaro: è il momento cruciale per comprendere la vera natura della moneta. Da allora, infatti, il denaro è definitivamente svincolato da ogni relazione con l'oro. Da allora, i paesi hanno continuato a stampare denaro, fondandolo senza una base "solida", cioè sul nulla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Situazione attuale: la grande modifica effettuata consistente nel fatto che chi emette moneta (senza limite e senza costo) se ne attribuisce la proprietà a titolo esclusivo, comporta una occulta metastasi nel tessuto sociale, chiamata debito pubblico, che è conseguenza logica di questa gigantesca truffa: la banca emette moneta prestandola. Prestare denaro è una prerogativa del proprietario. La banca emittente è per legge dichiarata proprietaria del denaro all'atto dell'emissione. Ma se la banca emette denaro senza valore come mai il denaro ha valore? Chi crea il valore monetario è il cittadino, cioè la comunità, attraverso il sudore della fronte e accettando la convenzione di tale moneta, che non ha altro riscontro se non la sua accettazione. Il sistema bancario invece se ne appropria, ed è oramai avviato a conquistare tramite la sovranità monetaria una sovranità sovranazionale, cioè mondiale. Questo rovesciamento contabile ha realizzato un macroscopico indebitamento di tutti i popoli del mondo verso il sistema bancario: è il fenomeno delle società multinazionali, che conquistano tutti i mercati sbaragliando ogni concorrenza:&lt;br /&gt;1) le multinazionali sono controllate dai medesimi gruppi che strumentalizzano il sistema monetario;&lt;br /&gt;2) esse hanno di conseguenza a disposizione, come le banche centrali, senza costo e senza limite tutto il denaro che vogliono (motivo per cui non è possibile nei loro confronti alcun tentativo concorrenziale da parte delle normali imprese commerciali; e da ciò deriva l'inutilità di codificare le cosiddette leggi antitrust poiché il problema che sta a monte è quello di sottrarre il dominio della moneta al sistema bancario). Perciò lo strumento monetario, che dovrebbe essere strumento, appunto, al servizio della collettività, in effetti è una minaccia alla libertà del cittadino e dei popoli. Il cosiddetto oro-carta (la cartamoneta) è stato accettato come fatto del tutto normale e ragionevole. Il suo valore è convenzionale, così come convenzionali sono il metro o il chilogrammo come unità di misura. Ma al valore convenzionale monetario è stato aggiunto qualcosa di più: il convincimento (erroneo) che esista un limite oggettivo alla emissione della moneta, e cioè che stampare moneta non sia gratuito (come invece è) perché tale stampa sarebbe condizionata dalla disponibilità di un bene reale e limitato: l'oro. In realtà, invece, la collettività da' merce (che ha un costo) in cambio di cartamoneta, che costo non ha (se non quello tipografico): succede cioè che un valore convenzionale può concretizzarsi in un bene reale, oggetto di diritto di proprietà: la (carta)moneta. Tradizionalmente questo valore era però generato dal fatto che, ritenendosi il valore un "qualcosa" connesso alla materia, si riteneva di definire il valore monetario come "intrinseco" all'oro. E, una volta "inventata" la cartamoneta, si giustificava il suo valore sulla base della riserva aurea depositata in banca. Senonché questa costruzione è venuta a cadere dopo l'abolizione degli accordi di Bretton Woods decretata nel '71. E quindi oggi la (carta)moneta ha la veste del "titolo di credito", anche se tale non è: l'espressione riprodotta sulle vecchie banconote italiane era infatti quella tipica della cambiale al portatore sottoscritta dal Governatore della Banca Centrale: per es.: "£ 100.000 pagabili a vista al portatore). Ma che la (carta)moneta sia una falsa cambiale generatrice di debito pubblico emerge dal fatto che, se si presenta la banconota all'incasso, la banca non paga ed è autorizzata dalla legge a non pagare né con oro, né con altro valore (inoltre la cambiale normale si estingue col pagamento, mentre la banconota continua a circolare, dopo ogni transazione, indefinitamente). &lt;br /&gt;La strategia di dominazione dei mercati è basata sulla confusione, deliberatamente preordinata nella coscienza del cittadino, tra i due concetti di valore creditizio e valore convenzionale. La non consapevolezza della differenza fra valore convenzionale e valore creditizio permette a poche famiglie di furbi guerrafondai di dominare il mondo e schiavizzare il popolo esattamente come ai tempi di Iside e delle piramidi: spacciando sottoforma di titolo di credito il valore convenzionale, il sistema bancario consegue lo scopo di appropriarsi dei valori convenzionali prodotti dalla collettività, in quanto è chi accetta una convenzione che crea la convenzione stessa, e quindi è la collettività che, accettando la moneta come unità di misura e mezzo di pagamento ne crea e ne conserva il valore, e, di conseguenza, ne dovrebbe detenere la proprietà. La banca invece, approfittando del fatto che l'emissione del titolo di credito (il cosiddetto "pagherò la cambiale") è prerogativa del debitore, apparendo come debitore sulla banconota, ed arrogandosi il diritto di emettere il titolo di credito (la banconota), si è impadronita della proprietà della moneta. Con questo sistema riesce a trasformare un debito apparente in un arricchimento sostanziale. La scritta che compariva sulla banconota, per es.: "£. 100.000 pagabili a vista al portatore" stava a significare che, esibendo questo documento alla banca, essa avrebbe dovuto corrispondere con l'equivalente merce (oro). Ma poiché ora (addirittura per legge) la banca non può convertire in oro i titoli monetari, essa è autorizzata ad emettere questa cambiale (che è una falsa cambiale in quanto senza scadenza né responsabilità) con la "garanzia" di non pagarla. La banca realizza così un doppio lucro pari alla differenza tra valore nominale e costo tipografico della moneta - a cui aggiunge poi gli interessi sul "prestato" - e trasforma un proprio debito apparente in un arricchimento sostanziale mediante un macroscopico rovesciamento contabile di cui nessuno si scandalizza - forse perché troppo evidente - e che le consente di appropriarsi di un valore che non ha nulla a che vedere col credito. Perché il credito si estingue col pagamento e la moneta invece continua a circolare.&lt;br /&gt;Queste sono le vere ragioni che determinano ogni guerra, compresa quella futura all'Iraq [quest'articolo è stato scritto nel mese di marzo], probabilmente per sostituire all'oro che manca, l'oro nero, il petrolio. È tempo, dunque, che l'opinione pubblica si renda conto che chi crea il valore della moneta non è chi la stampa o la emette, ma chi l'accetta come mezzo di pagamento, cioè la collettività dei cittadini. La mancanza di questa consapevolezza fa sì che ad appropriarsi del valore monetario non siano i popoli, ma il sistema bancario internazionale, in virtù del monopolio culturale della categoria dei valori convenzionali. Su queste premesse si può comprendere l'esatta portata della lettera spedita da uno dei Rothschild alla Ditta Kleimer, Morton e Vandergould di New York il 26 giugno 1863: "...Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi". &lt;br /&gt;Dai tempi di Copernico la concezione del mondo è mutata solo in senso eliocentrico, non riguardo al sistema monetario ed alle conseguenti imposizioni fiscali, che sono rimaste ancora quelle precedenti al copernicanesimo ed al cristianesimo. Il sistema, in quanto basato sulla violazione dei più elementari diritti umani, sta assistendo al suo inevitabile crollo. D'altra parte va ricordato che la concezione copernicana fu considerata permessa dalla chiesa cattolica romana solo nel 1822 (Santo Uffizio dell'11 settembre 1822)! Forse che per la socializzazione della moneta (reddito di cittadinanza, proprietà del portatore della moneta, fiscalità monetaria, reddito di cittadinanza e triarticolazione dell'organismo sociale) si dovranno attendere tempi altrettanto lunghi, cioè fino a quando tutto ciò non sia riconosciuto non dalla chiesa ma dai partiti, dalla scienza ufficiale e dai massmedia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652779931234242?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652779931234242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652779931234242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652779931234242' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652771080787398</id><published>2003-10-19T03:41:00.001+02:00</published><updated>2003-10-19T03:41:50.346+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>L’intervento americano e il boom del papavero&lt;br /&gt;Di Giorgio Pietrostefani – «FuoriLuogo» supplemento del 26 settembre 2003   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’Afghanistan è tornato a essere il primo produttore mondiale di oppio illecito. Nel 2002 le coltivazioni di papavero hanno coperto con 30.750 ettari, contro i 1685 ettari coltivati prima della cacciata dei Talebani da Kabul.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente Karzai, il 17 gennaio 2002, proibisce la coltivazione, il traffico e l’uso di oppio nel paese. L’iniziativa è presentata dalla Cnn e dai media americani con grande rilievo. In realtà, Hamid Karzai ripropone il bando già lanciato dai Talebani nel 2000. La coltivazione del papavero è, infatti, ripresa nel sud-est e nell’est del paese, subito dopo l’inizio dei bombardamenti americani. Con la scomparsa dei Talebani sono rientrati nelle regioni del papavero i coltivatori emigrati e hanno ripreso la loro attività. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un articolo pubblicato il 1 aprile 2002, il «New York Times» lancia l’allarme affermando che il raccolto di quell’anno avrebbe inondato il mondo di eroina a basso prezzo. Lo zar della droga di George William Bush, John Walters, dichiara proprio in quei giorni che «non esistono in quel momento importanti centri di produzione nel paese». In realtà gli Stati Uniti non hanno intenzione di fermare il narcotraffico in Afghanistan, poiché ciò danneggia i signori della guerra. Gli americani e i loro alleati non intendono far crescere l’opposizione contro la loro presenza nel paese. I Talebani possono bastare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La campagna di radicazione delle colture inizia l’8 aprile 2002 nelle province di Helmand and Nagarhar Provinces. Il governo di Kabul offre dollari per impedire la raccolta, troppo pochi perché i coltivatori possano accettare. Già il 7 aprile, alcuni coltivatori aprono il fuoco su una delegazione governativa nella provincia di Nangarhar: alcune persone restano uccise. Il giorno dopo, con l’inizio della distruzione delle piantagioni, gli scontri tra forze dell’ordine e coltivatori provocano la morte di sedici persone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Col passare delle settimane cominciano a pervenire segnalazioni di raffinerie di oppio in attività. Ce ne sono sulle colline a sud-est di Jalalabad, a ridosso della frontiera pakistana, nel distretto di Acheen e in quello di Adal Khel nella provincia di Nangahar. Producono da 70 a 100 chilogrammi di eroina al giorno. Nel distretto di Ghani Khel, l’eroina e i precursori chimici necessari alla raffinazione sono in vendita liberamente nei mercati locali. I prezzi variano da 500 sterline inglesi per un chilo di eroina brown da fumo, a più di 1500 per eroina altamente raffinata da iniettare, quella stessa acquistabile in Gran Bretagna a non meno di 50.000 sterline. I prezzi, a metà del 2002, si mantengono bassi, per l’esistenza d’importanti scorte di oppio. Gli stock esistenti sarebbero sufficienti a rifornire il mercato per almeno dodici mesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In agosto, gli esperti dell’Onu denunciano il fallimento del governo Garzai nei suoi sforzi di distruggere le coltivazioni della produzione. Dopo l’estate comincia una sorta di rincorsa sulle previsioni della produzione. Secondo un rapporto del 26 settembre 2002, elaborato dall’organizzazione britannica Drugstore, la previsione oscilla tra le 1900 e le 2700 tonnellate contro le 185 tonnellate del 2001. Drugstore insiste sulla necessità di ricostruire le infrastrutture del paese e istituire dei dispositivi per spingere i contadini verso altre colture remunerative. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 17 ottobre 2002, nel corso di una conferenza a Kabul, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan, Lakhdar Brahimi prevede circa 2500 tonnellate e afferma che i 500 dollari per acro offerti dal governo afgano per un programma di sradicazione nazionale, non bilanciano i 6400 dollari per acro di guadagno sul raccolto di papavero: un rendimento dell’investimento 38 volte maggiore di quello del grano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 25 ottobre 2002, a Roma, Antonio Maria Costa, successore di Pino Arlacchi alla direzione dell’Undcp, presentando l’Afghanistan Opium Survey 2002, comunica che le stime della produzione dell’oppio per il 2002 portano a una cifra pari le 3400 tonnellate, appena il «25% inferiore alla produzione record del 1999 (…) concentrata in appena cinque delle 32 province dell’Afghanistan». Costa precisa che «queste cifre non sono la manifestazione di un fallimento delle autorità afgane o degli sforzi del controllo droga internazionale. Possono essere soltanto interpretati nel contesto della realtà del paese nell’ultimo anno: la coltivazione ha avuto luogo durante il collasso totale della legge e dell’ordine nell’autunno 2001, molto prima che il nuovo governo di Hamid Karzai fosse in carica, e prima che lo sforzo coordinato delle Nazioni unite di ricostruire il paese devastato da due decenni di conflitto fosse ancora iniziato» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornano alla mente le parole di Tony Blair in uno sei suoi discorsi per preparare l’opinione pubblica inglese alla guerra in Afghanistan: «Le armi che i Talebani stanno comprando oggi sono pagate con le vite dei giovani britannici che comprano le loro droghe nelle strade della Gran Bretagna. Questo è un altro aspetto del loro regime che noi dobbiamo cercare di distruggere» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Talebani avevano pressoché abolita la produzione dell’oppio. Certi analisti hanno avanzato l’ipotesi che la riduzione delle coltivazioni fosse compensata finanziariamente dalle mafie pakistane e dell’Asia Centrale che, grazie agli stock accumulati nel corso dei raccolti degli anni precedenti, rischiavano un crollo dei prezzi dell’eroina sui mercati internazionali. Un rapporto reso il 25 maggio 2001 da esperti dell’Onu al Consiglio di Sicurezza, accusava i Talebani di avere costituito enormi stock di oppio, ma Kofi Annan dichiarava in seguito di non avere prove concrete su tale affermazione. E’ vero che, dopo il crollo della produzione, il prezzo dell’oppio schizzava da 30 a 350 dollari al chilo. &lt;br /&gt;Resta il fatto che durante la stagione 2001 sono stati coltivati in Afghanistan 7606 ettari di papavero da oppio, contro gli 82172 ettari del 2002. La sostanziale eliminazione della coltivazione del papavero realizzata nel 2001 sai Talebani non è mai stata negata dalle autorità internazionali. Nell’Undcp Annual Opium Poppy Survey for 2001, il rapporto annuale dell’Onu pubblicato nell’ottobre di quell’anno, si legge che la produzione di oppio è crollata di colpo del 94% da 3276 tonnellate a 185. Questa produzione residua proviene dal Badakshan, regione controllata dai mujaheddin dell’Alleanza del Nord, cioè dai nemici dei Talebani più legati agli americani e ai loro alleati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso dei trent’anni in cui l’Afghanistan è stato ai vertici dell’esportazione mondiale dell’oppio e dei suoi derivati, non si è mai assistito a un crollo simile della produzione. Ciò è avvenuto nel momento in cui il regime talebano è arrivato, controllando il 90% del territorio afgano, a pacificare sostanzialmente il paese, mezzi utilizzati a parte. L’attacco degli americani e dei loro alleati ha reso impossibile verificare la strategia dei Talebani sulla droga sia stato un ripiegamento tattico momentaneo o una scelta coerente con le loro convinzioni religiose. Un dubbio che non sarà mai chiarito! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652771080787398?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652771080787398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652771080787398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652771080787398' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652766026148215</id><published>2003-10-19T03:41:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T03:40:59.816+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>La Cia, il Pentagono e la Bush-Production contro l’Asse del Male&lt;br /&gt;lunedì 17 febbraio 2003, di Patrick&lt;br /&gt;Traduzione a cura di Alessandro Lattanzio &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali rapporti – soprattutto dopo l’11 settembre 2001 - l'immagine ha con la realtà? Quando si tratta di film di fiction, l'immagine è riducibile alla semplice funzione di distrazione? O svela, piuttosto delle realtà nascoste? Non conviene vedere il cinema su ciò che dice e ciò che non dice? Non c’è un documento insostituibile che da uno sguardo sulle società di produzione e quella che l’attua? [1] Una questione che sembra necessario porsi alla vigilia di una guerra contro l'Irak, desiderata dal governo di Bush, poiché: &lt;br /&gt;Il peso della sindrome della guerra in Vietnam pesa ancora pesantemente sulle spalle dello stato maggiore degli USA, persuaso di aver perso il conflitto sul piano mediatico; &lt;br /&gt;La guerra del Golfo (1990-1991) ha versato sul mondo un flusso continuo d'immagini cosiddette di informazione cui siamo investiti; &lt;br /&gt;La produzione hollywoodiana dal 2001 ne diffonde un’altra, di fiction, che merita di finire. &lt;br /&gt;Che ne è oggi della descrizione, provvisoria, della questione? &lt;br /&gt;Quali rapporti tra le autorità USA e Hollywood? [2] &lt;br /&gt;Hollywood intrattiene, in tutto il 20.mo secolo, delle relazioni con le autorità USA. &lt;br /&gt;Dagli anni 1920, i produttori più importanti sono riusciti a imporre le Majors, stabilendo legami con gli eletti della California per pesare e/o evitare una legislazione che potesse essergli ostile. Hanno approfittato per costituire un gruppo di pressione tramite la Motion Pictures Procucers and Distributors of America (MPPDA), una sorta di sindacato patronale del cinema statunitense alla testa della quale vi è sempre un politico. &lt;br /&gt;Durante le due guerre mondiali, Hollywood partecipò volontariamente alla propaganda governativa. Tra il 1917 e il 1918, Charlie Chaplin, Mary Pickford o Douglas Fairbanks attraversarono gli USA per vendere i buoni di guerra. A partire dal 1941, grandi film furono commissionati a Franck Capra e John Huston [3]. &lt;br /&gt;Negli anni 1950, nel quadro della Guerra Fredda, la produzione audiovisiva condusse la sua crociata anticomunista, coinvolgendo tutti i tipi di produzione: attualità, documentari, magazine filmati (The March of Time), film pedagogici (The Red Myth, 1960), cartoni animati e la pubblicità. Dal 1947, Eric Johnston [4], appellato "grande dittatore del cinema statunitense" dal giornale L'Humanité del 20-21 luglio, affermava, davanti la HUAC (House's Un-american Activities Commitee - Commission des activités antiaméricaines): "il cinema americano è e deve essere sempre soprattutto una arma di lotta contro il Comunismo [...] I film americani portano prove palpabili della menzogna della propaganda totalitaria. &lt;br /&gt;La vecchia leggenda della decadenza del capitalismo negli USA sparisce se il pubblico può vedere i nostri film e di trarne le conclusioni" [5]. &lt;br /&gt;D'altra parte, le autorità USA, sotto forma d'appoggio o d'intervento, prendono il controllo di Hollywood. &lt;br /&gt;Un controllo commerciale. Nel 1947 la sentenza USA verso Paramount Pictures emessa dalla Corte Suprema ingiunge alle Majors di vendere la loro rete di sale affinché vi sia una vera concorrenza. Questa disposizione antitrust introdusse delle restrizioni in parte eliminate da Reagan negli anni 1980.&lt;br /&gt;Un controllo politico. Nel 1947 e poi nel 1951 la norma del prêt-à-penser delle  autorità penetra a Hollywood attraverso le due ondate di audizioni della HUAC nel quadro della "caccia alle streghe". La prima, su istigazione di Walt Disney e di John Wayne, inquieti per l'influenza dei sindacati sulla professione. La seconda condotta da Ronald Reagan, allora alla testa di una “Crociata per la Libertà”, in nome degli attori. &lt;br /&gt;Negli anni sessanta, legami esistevano tra politica e Hollywood, ma nello spirito di relazioni personali, in particolare sotto la presidenza di Kennedy. &lt;br /&gt;Dopo due o tre anni, si può veramente parlare di stretta collaborazione tra Casa Bianca/CIA/Pentagono e Hollywood [6] &lt;br /&gt;Da un lato, gli sceneggiatori e produttori hollywoodiani fanno appello al Pentagono e alla CIA. Ciò per dei film di guerra o di azione girati dopo l'11 settembre 2001, la cui produzione é dopata dal successo mondiale del film di Steven Spielberg, “Salvate il soldato Ryan” (1998). È un buon rivelatore dello stato d’animo del pubblico statunitense e dell'opportunismo delle autorità.&lt;br /&gt;Dall'altro, é Washington che, dopo l’11 settembre questa volta, fa appello a Hollywood. È così che sono organizzati dei meeting su iniziativa dell'Institute for Creatives Technologies dell'Università della California del sud, sponsorizzata dal Pentagono. Delle riunioni sono dirette dal Generale Kenneth Bergquist. Vi partecipano sceneggiatori come Steven De Souza (Pieghe di cristallo 1988; 58 minuti per vivere, 1990) o Joseph Zito (Portaerei scomparsa, 1984; Invasion USA, 1986; Delta Force One:&lt;br /&gt;The Lost Patrol, 1999 ) con lo scopo di immaginare degli scenari d'attacco terroristici probabili e di mettere a punto una eventuale risposta! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hollywood e la propaganda, dopo la seconda guerra mondiale. &lt;br /&gt;Catherine Bertho-Lavenir distingue " due radici differenti della propaganda". Quella nata dallo sforzo militante del mondo operaio che cerca di "farsi sentire in una società del 19.mo secolo poco incline a concedergli il diritto alla parola". L'altra, nata dalla mobilitazione degli animi operata durante la prima guerra mondiale, avvantaggiarono le istanze governative. È questa ultima che sensibilizzò di seguito la opinione pubblica alle manipolazioni insidiose. Ma la propaganda si trasforma rapidamente. Da una tecnica della manipolazione dell'informazione, in particolare in tempi di guerra, si trasforma in altri sistemi d'influenza diffusi (a profitto del governo o degli interessi privati) che s'insinuano nei canali ostensivamente neutri, rendendoli di fatto meno leggibili[7]. &lt;br /&gt;Una missione ideologica per Hollywood dalla seconda guerra mondiale, e per la convergenza tra la produzione delle grandi compagnie e la politica estera del governo USA. &lt;br /&gt;Dalla fine degli anni quaranta e durante gli anni cinquanta, vi è un numero elevato di produzioni anticomuniste di cui qualcuna è rimasta celebre come The Red Menace (R.G. Springteen, 1949) o I was a communist for the FBI (Gordon Douglas, 1951). Sugli schermi cinematografici, come su quelli catodici, passano il canovaccio anticomunista in ogni tipo di produzione, in piena psicosi maccarthysta. &lt;br /&gt;Intanto, negli anni ’60, la riappacificazione bipolare si rifletteva sulle produzioni cinematografiche senza tuttavia modificarne lo spirito. &lt;br /&gt;Bisogna spargere la paura, soprattutto nucleare e mantenere i popoli in allarme permanente. La science-fiction s’incarica di mettere in scena questo pericolo possibile. Così viene girato Tarantula (Jack Arnold, 1955), dal nome di questo ragno gigante, ormai simbolo del bestiario dell’era atomica. Film dai titoli assai evocatori continuano a impregnare un sentimento d'insicurezza legato al pericolo ignoto ma mobilizzante: Red Planet Mars (Harry Horner, 1952), Invaders from Mars (William Cameron,1953), It Conquered the World (Roger Corman 1956) , The Day the World ended (Roger Corman 1956)... [8] &lt;br /&gt;Dopo la guerra del Vietnam, bisogna attendere l'era Reagan, il cui film eponimo del periodo potrebbe essere “L'impero colpisce ancora” (Irvin Kerschner, 1980), per indicare il ritorno di una produzione filmica aggressiva, come nella serie di Rambo (Rambo in Vietnam ; Rambo contro i comunisti dell’Afghanistan...) o, come Top Gun (Tony Scott, 1986) realizzato con l’aiuto dell’aviazione degli USA, dove se ne faceva l’apologia. &lt;br /&gt;Negli anni 1990, dopo la scomparsa del nemico di sempre, l'URSS, e l'incerta satanizzazione dei nuovi avversari, la fibra patriottica è intrattenuta da qualche film isolato ma che conosce un chiaro successo: &lt;br /&gt;Independence Day (Roland Emmerich, 1995) e Mars Attacks (Tim Burton, 1996) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stagione 2000/2001 lascia intravedere una vera collusione, una sinergia tra le autorità di Washington e Hollywood. &lt;br /&gt;Gli effetti dell’11 settembre rilanciano Hollywood nella preparazione della seconda guerra del Golfo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1991: scoppia la guerra del Golfo. I giornalisti devono ottenere un accredito dello stato maggiore statunitense per rendere conto delle operazioni condotte, un sistema che prevaleva durante la seconda guerra mondiale(...). Il conflitto ha dunque per regista e produttore esclusivo la catena statunitense d'informazioni continue CNN. Di fatto, la rappresentazione che le popolazioni si fanno di tale conflitto dipende dal prisma delle immagini selezionate dalla CNN e censurate dall’esercito. &lt;br /&gt;Parallelamente, in più aspetti tecnologici destinati a mostrare la "guerra propria" condotta dagli occidentali, le autorità USA danno di questo conflitto uno scenario dell'informazione, moltiplicatore (con il loro logo, il loro jingle, la loro colonna sonora, il loro montaggio delle immagini) degli effetti di drammatizzazione propria della fiction [9]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1998. Mentre la tensione s'accentua e l'avvicinarsi di un nuovo conflitto in Irak sembra emergere, la CNN invia otto giornalisti nella capitale irakena, tra cui tre corrispondenti d’eccezione: Christian Amanpour, Peter Arnett e Brent Sadler. Il Presidente della CNN, Easen Jordan, incaricato delle operazioni internazionali, esulta per la probabile -- ma finalmente vana – nuova guerra: "la nostra posizione è migliore di quella del 1991. Noi saremo là dov’è l'informazione, saremo in tutti i siti coinvolti. Se ci sarà un bombardamento su Bagdad, vedrete le immagini in diretta. E avremo altre cose eccezionali. Ma non posso dirlo a causa della concorrenza... " [10] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2001. Precisamente, Al Jazeera, la catena d'informazione del Qatar, si pone in concorrenza della CNN. Solo il cinema é un mezzo esclusivo per controllare, di nuovo, le pulsioni, le immagini come gli statunitensi avevano fatto nel 1991. Sollecitare o utilizzare Hollywood permette di mostrare la guerra come la desiderano le autorità. Permette ancora di controllare il contenuto delle fiction moltiplicando i contatti con il mondo hollywoodiano. La fiction si rivela essere, come ai vecchi tempi, un mezzo eccellente di condizionamento, preparazione psicologica e mentale del pubblico statunitense. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Par quali film gli studi di Hollywood e le autorità USA condizionano l'opinione statunitense sull'"ineluttabile e giusta" imminenza di una guerra in Irak ? &lt;br /&gt;2002: I film statunitensi formano un corpus coerente La maggior parte dei film sono girati prima dell’11 settembre 2001, sull’ondata dell’enorme successo di Spielberg, “Salvate il soldato Ryan”, che rilancia il genere dei film di guerra. Molti di essi sono concepiti in stretta collaborazione con le autorità della Casa Bianca, della CIA e del Pentagono. Ognuno contribuisce alla diffusione di un modo di pensare unico. Tutti preparano l'opinione pubblica ad accettare l'eventualità di una guerra. Tutti spingono il pubblico USA a un atteggiamento di coesione dietro il proprio governo. &lt;br /&gt;Benché precedenti l’11 settembre 2001, questi film subiscono l'impatto dell'attacco terrorista su New York. Infatti, l'evento è troppo forte, troppo mondializzato, troppo mediatizzato per non generare alcun impatto sulle immagini proiettate dopo. L'evento, filmato in diretta, offre uno spettacolo da film d'azione! Di conseguenza, si pongono nuove domande: dov’è la fiction? Dov’é la realtà? Quando si distinguono? E poi, reale/irreale (cosa succede/non è possibile!) introduce un flusso nella capacità di ognuno di correggere le solite distorsioni della realtà indotta delle immagini (è vero? È falso?). O, parallelamente, i media, per descrivere e commentare l'evento, si sono impadroniti del vocabolario cinematografico, moltiplicando le referenze appoggiate a fiction come “La Torre Infernale” (Irwin Allen e John Guillermin, 1974), Independance Day o Mars Attacks! Tutto ciò contribuisce a confondere le piste sulla fiction proiettate inseguito.&lt;br /&gt;I film che seguono all’11 settembre 2001, hanno, per effetto di mobilizzare, di allarmare, far credere e convincere del pericolo reale. Così, l'insieme delle produzioni che legittimano inconsciamente una guerra futura. Tanto più che, in questo confronto tra reale e irreale, le tecniche proprie del cinema degli effetti speciali tendono a amplificare la percezione che si ha della potenza del nemico. &lt;br /&gt;Questi film hanno, per le autorità USA, la doppia virtù di: &lt;br /&gt;- non designare dei nemici chiari, degli amici dei criminali, dei tiranni o piuttosto delle nazioni nemiche. &lt;br /&gt;- dare una "giustificazione etica": davanti al nemico criminalizzato, si conduce una "guerra per salvare delle vittime o evitare delle catastrofi umanitarie". [11] &lt;br /&gt;Così questa produzione cinematografica scatenano una guerra di rappresentazioni che si avvicina alla guerra secondo G.W. Bush contro l’"Asse del male": “esistono degli stati nemici perché pericolosi, e degli stati pericolosi perché nemici" [12]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delle produzioni che beneficiano dell’avallo, del sostegno, delle autorità militari e politiche degli USA, al più alto grado dello stato. &lt;br /&gt;Molti film attestano questa collusione tra Hollywood e Washington: &lt;br /&gt;- Black Hawk Down, (Ridley Scott) [13] &lt;br /&gt;Il film, girato in Marocco, ricostruisce sotto una visuale positiva la sconfitta statunitense in Somalia, un grande sforzo di materiale militare: una quindicina di elicotteri, decine di blindati ecc. È il primo film per cui dei soldati USA sono inviati in una terre lontana per facilitarne le riprese grazie all'intervento personale di Donald Rumsfeld, segretario di stato alla difesa. &lt;br /&gt;La sera della prima, nel dicembre 2001, a Washington, i produttori beneficiarono della presenza di Dick Cheney in persona, vice-presidente degli Stati Uniti e di Donald Rumsfeld. In seguito, centinaia di cassette video del film furono inviate nelle basi USA situate all'estero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- La Somma di tutte le paure (The Sum of all Fears, Phil Alden Anderson) [14] &lt;br /&gt;Il film risuscita lo spettro di una guerra nucleare. Dei terroristi neo-nazisti (inizialmente erano previsti, ma annullati – prima dell’11 settembre... -- dei terroristi arabi) che minacciano di fare esplodere una bomba nucleare sul suolo statunitense. &lt;br /&gt;La prima mondiale si svolge a Washington. &lt;br /&gt;Il film gode di un collaborazione senza precedenti - e la produzione l'ha fatto sapere! - della Casa Bianca, di un forte appoggio del Pentagono e della CIA. Nientemeno. Così, una serie d'autorizzazioni eccezionali emanata dal Dipartimento della Difesa e ottenuto il diritto di filmare molti aerei e altri elicotteri dell'esercito. Si autorizza anche la produzione a tracciare e fotografare delle parti della Casa Bianca e del Pentagono alfine di permetterne la ricostruzione identica negli studi hollywoodiani. CIA e Pentagono controllano strettamente il contenuto del film prestando dei sergenti istruttori dell'esercito per dirigere gli attori e utilizzando il film per il loro proprio reclutamento! Charles E. Davis, ufficiale di collegamento del Dipartimento della difesa, può allora felicitarsi di tale associazione: "Abbiamo collaborato strettamente con i responsabili del film per conoscere i loro bisogni e offrigli i loro consigli appropriati". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Bad Company (Joel Schumacher) [15] &lt;br /&gt;Il film parla di agenti della CIA in lotta con la mafia russa. Là ancora, l'organizzazione autorizza in modo "eccezionale" la produzione, che arriva a visitare gli edifici dei servizi segreti più occulti del mondo! Chase Brandon, agente del bureau delle relazioni pubbliche della CIA spiega qual è il suo ruolo in questo tipo di cooperazione: "Mi occupo di aiutare i realizzatori della televisione, del cinema e dei documentari che vogliono dare una immagine giusta e imparziale della CIA (sic). &lt;br /&gt;Rispondo alle loro domande, gli faccio visitare i nostri uffici, li aiuto e gli porto tutto il sostegno logistico possibile" [16]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- We Were Soldiers (Randall Wallace) [17] &lt;br /&gt;Questo film, che nuovamente sulla guerra del Vietnam, è proiettato privatamente a G.W. Bush, Donald Rumsfeld, Condoleeza Rice (consigliere del Presidente per la sicurezza) così come a molti quadri del Pentagono. &lt;br /&gt;Una pratica che non può non ricordare le proiezioni private di Villa Torlonia ai tempi dell'Italia mussoliniana [18]. &lt;br /&gt;Tutti questi film, girati prima dell’11 settembre 2001, godono ampiamente dell’avallo delle autorità. È vero che tutti vi si ritrovano: &lt;br /&gt;I militari, che se ne servono come mezzo gigante di promozione. &lt;br /&gt;I servizi segreti, che vi vedono l'occasione di rinnovare il loro blasone o di migliorare la loro immagine. &lt;br /&gt;Il governo, che non può che rallegrarsi nel vedere il pubblico statunitense vedere in massa queste produzioni e compiacersi del ritorno del patriottismo.&lt;br /&gt;I produttori di Hollywood, che intascano i benefici sonanti e traboccanti. &lt;br /&gt;E altri che contribuiscono a esacerbare il nazionalismo USA. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Mission Evasion (Hart's War) realizzato da Gregory Hoblit [19], si ritrova un tema classico: il confronto, in piena seconda guerra mondiale dei soldati USA che combattono le "forze del Male" di allora: i nazisti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultimo James Bond, Die Another Day (Lee Tamahori) [20] partecipa a tale visione manichea del mondo. Tale co-produzione anglostatunitense prepara gli animi a una eventuale aggressione alla Corea del Nord, il baricentro dell’"Asse del Male" di G. W. Bush. I nord-coreani sono dipinti come psicopatici degenerati, fisicamente e mentalmente. &lt;br /&gt;L'insieme di questi film rinnova il semplicismo e la violenza visiva dei film dell'era reaganiana degli anni 1980. E’ in rottura con film di guerra di grande sensibilità come “La sottile Linea rossa” (Terrence Malick, 1998) in cui la guerra è vista come una catastrofe per i due campi. &lt;br /&gt;Veicola una visione manichea dei rapporti internazionali, ignorando la complessità geopolitica e demonizzando dei personaggi grotteschi e ridicoli e altri terroristi la cui azione si svolge in regioni occupate, afflitte dalla ingiustizia e dall’oppressione. &lt;br /&gt;Tale visione filmica caricaturale del mondo oppone i Buoni e i Perfidi. &lt;br /&gt;Sembra provare che la "crociata del Bene contro il Male", "contro il terrorismo" (G.W. Bush) é largamente trasponibile in fiction. Il giornalista Robert Fisk evoca il cinema hollywoodiano fagocitato dalla "Bush-Productions" [21]. &lt;br /&gt;Una stonatura: a Hollywood manifestano anche degli oppositori alla guerra. &lt;br /&gt;Circa 30.000 artisti del cinema, ma anche universitari, intellettuali hanno firmato degli appelli o si sono pronunciati contro un conflitto con Bagdad. Così la petizione "Not in our name", comprende, per esempio, i nomi di Oliver Stone o di Robert Altman. La creazione dell'organizzazione degli Artisti Uniti per Vincere senza Guerre, raggruppa molti attori come Kim Bassinger. Altri sceneggiatori o registi si sono pronunciati a titolo personale come Robert Redford che ha pubblicato una tribuna libera sul Los Angeles Time [22]. &lt;br /&gt;La critica non sembra d'altra parte così a suo agio di quanto appaia. &lt;br /&gt;Dustin Hoffmann, invitato a una serata di gala organizzata il 10 febbraio 2003 a Berlino sul tema Cinema per la Pace, dovette giustificarsi e avvertire che lui "non é antiamericano, ma contro le posizioni del governo attuale" prima di pronunciarsi contro la guerra [23]. &lt;br /&gt;La critica stessa della propaganda può dare l'impressione che operi contro il proprio paese. E’ ciò che aveva spinto, nel 1942, l'Institute for Propaganda Analysis, fondato qualche anno prima da alcuni universitari di sinistra, ad occuparsene un anno dopo Pearl Harbor. Ugualmente, delle star, per esempio Jane Fonda e le sue prese di posizione durante la guerra del Vietnam, sapevano che il loro impegno politico può danneggiare seriamente il loro capitale di popolarità. Tanto più che il gusto del pubblico USA si dirige verso questa produzione di film di guerra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagine di guerra e gusto del pubblico? &lt;br /&gt;Il cinema é sempre più visto come lo specchio della società, qui quella della società USA davanti al mondo: la riflette, la mette in scena, ne da una rappresentazione. Ma la Settima Arte è anche una spugna: &lt;br /&gt;s'impregna di questa società e ne é finalmente il prodotto delle rappresentazioni sociali statunitensi. Del resto, la produzione hollywoodiana si distingue nettamente dai film d'autore. Obbedisce a un imperativo della redditività: le tecniche di marketing, i sondaggi, gli studi d'impatto sono destinati a rivelare l'attenzione del pubblico e orientarlo agli scenari in corso di realizzazione. È  così che, durante i nove mesi che seguono l’11 settembre, un terzo dei film in testa nei box-office USA sono film di guerra. A ottobre 2001, una indagine del Washington Post mostra che i Rambo e “Pieghe di cristallo” sono i titoli più richiesti dai video-clubs.&lt;br /&gt;Non si può dubitare dell'influenza del cinema sull'opinione pubblica. &lt;br /&gt;Ciò che sembra inedito a questa scala e in periodo di pace, è di tracciare la strategia di comunicazione di Washington fino alle sue prese di decisione, che possono essere influenzate dal calendario delle uscite cinematografiche. È ciò che riporta Samuel Blumenfeld, de Le Monde : "Il ministro della giustizia John Ashcroft ha atteso il lunedì seguente il secondo week-end della presenza nei cinema di “La Somma di tutte le paure per annunciare l'arresto del terrorista Abdullah Al-Mujahir, il cui vero nome è José Padilla, legato a Al-Qaida, che fomentava un attentato simile a quello presente nel film di Phil Alden Robinson. Più strano ancora, John Ashcroft si trovava a Mosca al momento di questo annuncio, come per riecheggiare “La Somma di tutte le paure”, dove la cooperazione russo-statunitense salva il mondo dal caos. Bisognerà, ormai, per sapere se gli USA interverranno in Irak, guardare attentamente i calendari dei film?" [24] &lt;br /&gt;L'immagine si rivela qui come un "attore della Storia" (Marc Ferro): si forma la matrice delle rappresentazione mentali costruite completamente. Già, la fase preparatoria della Guerra del Golfo, scatenata il 16 gennaio 1991, ha costruito nei sei mesi che lo precedettero, un vero mito: quello del "quarto esercito del mondo". I reportage diffusi su tutte le catene di informazione del pianeta, mostrando fino alla nausea l'armamento irakeno, avevano rinforzato l'idea che il mondo era di fronte a un nuovo Hitler: Saddam Hussein. Uscite le immagini d'informazioni dal 2001, invece dei film di fiction: così il cinema contribuisce, in qualche modo, all'invenzione di un reale immaginario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1] cf Patrick Mougenet, Cinéma et propagande (24 novembre 2002, 38 500 signes &lt;br /&gt;[2] cf Jacques Portes, Histoire et cinéma aux États-Unis, Documentation Photographique n°8028, août 2002 et Anne-Marie Bidaud, Hollywood et le rêve américain, Masson, 1994 &lt;br /&gt;[3] La série " Pourquoi nous combattons " démarrée en 1942, est destinée aux combattants US afin de leur expliquer les antécédents du conflit jusqu'à l'entrée en guerre des États-Unis. Par la suite, elle livre, jusqu'à " La Guerre s'avance vers l'Amérique ", en 1944, une vision complète... et étasunienne du conflit. En Angleterre, toute la série fut diffusée sur l'ordre de Churchill. (cf Anthony Rhodes, Histoire mondiale de la propagande de 1933 à 1945, Paris-Bruxelles, Elsevier Séquoia, 1980, 288 p) &lt;br /&gt;[4] Représentant des intérêts du cinéma étasunien dépêché en France lors des négociations entourant les modalités du plan Marshall, en 1947. Éric Johnston, ancien président de la Chambre du Commerce des États-Unis, est à la tête du MPPDA de 1945 à 1965. &lt;br /&gt;[5] Cités dans Patricia Hubert-Lacombe, Le cinéma français dans la guerre froide 1946-1956, L'Harmattan, 1996, p 84 et 108 &lt;br /&gt;[6] cf. dossier/enquête " Le Pentagone et la CIA enrôlent Hollywood " réalisé par Samuel Blumenfeld et publié dans Le Monde du 24 juillet 2002, en particulier son article éponyme en ligne sur le site du Centre de recherche sur la mondialisation (CRM). &lt;br /&gt;[7] Catherine Bertho-Lavenir, " Au commencement était la propagande. Le pouvoir des médias. Historique ", publié sur le site www.infocrise.info (16 janvier 2003) et dans Panoramiques n°52, " L'information, c'est la guerre. Des missiles, des émissions, des électrons " sous la direction de François-Bernard Huyghe. &lt;br /&gt;[8] cf Gilles Laprévotte, Michel Luciani et Anne-Marie Mangin, La grande menace : le cinéma américain face au maccarthysme, Trois Cailloux, 1990, 347 p &lt;br /&gt;[9] cf. Marc Ferro, L'information en uniforme. Propagande, désinformation, censure et manipulation, Ramsay, 1991, 121 p &lt;br /&gt;[10] cité dans " CNN s'en va-t-en guerre ", enquête du Monde Radio-Télévision daté du 23-23 février 1998 &lt;br /&gt;[11] François-Bernard Huyghe, " Irak : guerre mondiale de l'information. Acte II. Les moyens de la désinformation se mettent en place ", publié sur le site infocrise.info (3 décembre 2002)&lt;br /&gt;[12] ibidem &lt;br /&gt;[13] Sortie aux États-Unis : 18 janvier 2002 ; sortie en France 20 février 2002 &lt;br /&gt;[14] Sortie aux États-Unis : 31 mai 2002 ; sortie en France 24 juillet 2002 &lt;br /&gt;[15] Sortie aux États-Unis : 7 juin 2002 ; sortie en France 17 juillet 2002 &lt;br /&gt;[16] cité dans " On nous montre comme des vilains et non comme des héros. C'est insupportable ", propos recueillis par Samuel Blumenfeld, Le Monde, 24 juillet 2002 &lt;br /&gt;[17] Sortie aux États-Unis : 1er mars 2002 ; sortie en France 17 avril 2002 &lt;br /&gt;[18] cf Jean A. Gili, L'Italie de Mussolini et son cinéma, Henri Veyrier, 1981 p 80-87 et Patrick Mougenet, Cinéma et propagande. Les régimes totalitaires de l'Entre-Deux-Guerres, cassette vidéo et livret d'accompagnement 32 p, Nathan/ Eduscope, 2000 &lt;br /&gt;[19] Sortie aux États-Unis : 15 février 2002 ; sortie en France 29 mai 2002 &lt;br /&gt;[20] Sortie aux États-Unis : 22 novembre 2002 ; sortie en France 20 novembre 2002 &lt;br /&gt;[21] dans " Tremblez ! La Bush-Productions se prépare à entrer en action ", publié dans The Independent du 17 août 2002, en ligne sur le site www.alarencontre.org &lt;br /&gt;[22] cf. Claudine Mulard, " Les opposants à la guerre plongent Hollywood dans l'embarras " et " Une industrie hantée par le souvenir de la liste noire ", Le Monde , 7 janvier 2003 &lt;br /&gt;[23] Dépêche AFP, 13 février 2003 &lt;br /&gt;[24] cf dossier/enquête " Le Pentagone et la CIA enrôlent Hollywood " réalisé par Samuel Blumenfeld, op. cit. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione di Alessandro Lattanzio &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;alexlattanzio@yahoo.it http://members.xoom.it/sitoaurora &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652766026148215?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652766026148215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652766026148215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652766026148215' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652658358632103</id><published>2003-10-19T03:23:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T03:23:03.390+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Come è stato provocato il grande esodo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Tratto da: «Il vero volto dell’immigrazione» di Giuli Valli, editrice Civiltà &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non è certo impresa da poco provocare una migrazione di popoli così imponente come quella cui stiamo assistendo.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La manovra necessaria è stata certamente lunga e complessa e va molto al di là della propaganda svolta da prezzolati o comunque sordidamente interessati arruolatori, come l’uomo mascherato di cui abbiamo parlato al capitolo I di questa seconda parte, e anche delle inutili complicità dei centri di propaganda e dei governi dei paesi di provenienza, che debbono essersi attivamente impegnati a creare tra quelle genti la falsa immagine dell’Eldorado italico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altronde è evidente che esodi di queste proporzioni non possono avvenire senza il consenso dei paesi di origine. Tale consenso, peraltro, è scontato in partenza; è noto invero, o almeno dovrebbe esserlo, quanto penetrante sia l’influenza massonica su tutti i governi del globo, resa visibile dalla stella a cinque punte, simbolo della setta, che compare sulle bandiere o sui sigilli di moltissimi paesi di ogni razza e continente, dalla bandiera degli USA, a quella dell’URSS, a quella cinese, al sigillo di Stato italiano. Infatti, sul già citato articolo dell’Alto Adige del 10 agosto 1989, si legge che l’immigrazione in atto non è spontanea, ma che si tratta «di una cosa accettata dal nostro governo al tavolo delle grandi decisioni internazionali», decisioni cui, evidentemente, hanno partecipato sia i paesi di partenza che quelli di destinazione. L’articolo prosegue dicendo che: «si calcola che, nei prossimi anni, 20-40 milioni di africani verranno in Europa e i Governi centrali, su direttive dell’ONU, hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore». Con tanti saluti all’evento storico spontaneo e ineluttabile che i nostri politici vorrebbero farci credere! &lt;br /&gt;Comunque, tornando al nostro ragionamento, né arruolatori, né moderni mezzi di propaganda, né complicità governative, nei controlli all’espatrio e all’ingresso sarebbero sufficienti a spiegare un fenomeno così imponente. Infatti, individui saldamente e tradizionalmente radicati nei loro gruppi tribali e nei loro clan familiari, legati ai secolari schemi e ritmi di vita dei loro villaggi, sono assolutamente refrattari ai richiami di remote e problematiche fate morgane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per mettere in moto una simile fiumana sono, dunque, stati necessari due momenti: il primo, ha comportato la creazione, in patria, di posti di lavoro nell’industria e nella pubblica amministrazione, sorti per iniziativa di stati burocratici e centralizzati di tipo europeo moderno, per l’innanzi del tutto ignoti agli altri popoli della terra, che hanno portato alla nascita di centri urbani, popolati da individui senza più alcuna coesione perché oramai avulsi dal loro contesto tradizionale, a somiglianza del disfatto mondo occidentale dove la Rivoluzione è all’opera orami da secoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dopo di che, si è ricorsi a una stretta creditizia ed economica, che ha scaraventato nella categoria dei disoccupati quel ceto operaio e impiegatizio ormai sradicato e semi-occidentalizzato, nel senso deteriore del termine. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il principale strumento di questa tanto lungimirante quanto cinica e perversa manovra è un organismo finanziario che opera in intima collaborazione con l’ONU: il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Questo istituto, dopo aver concesso ai paesi del cosiddetto «Terzo Mondo» presi di mira, al fine di incoraggiare l’urbanizzazione e la occidentalizzazione, rilevanti crediti, cui classi politiche afflitte da frenesia modernizzatrice e da megalomania, e inoltre voraci, corrotte e sperperatrici – secondo le migliori tradizioni di quella benemerita categoria – fanno largo e sconsiderato ricorso, indebitando i loro paesi fino al collo, a un certo momento, tira i cordoni della borsa aumentando gli interessi. A questo punto, per far fronte ai propri impegni, il paese debitore è costretto alle più rigide economie che il FMI rigorosamente impone: drastica riduzione delle importazioni per diminuire la spesa, e pareggiare la bilancia dei pagamenti; radicale taglio delle spese e dei programmi di sviluppo pubblici; svalutazione monetaria per esportare a prezzi più bassi possibili battendo la concorrenza. Ne conseguono il crollo dell’occupazione pubblica e privata e la svalutazione delle retribuzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Si tratta, insomma, di un’operazione di strozzinaggio su scala internazionale, perché la svalutazione, riducendo il valore della moneta, produce una parallela moltiplicazione degli interessi, in un circolo vizioso. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha così origine, per effetto della disoccupazione, una occulta tratta di sventurati senza arte né parte, schegge vaganti staccate dai tronchi delle strutture sociali tradizionali, sensibili a qualunque suggestione, disponibili per ogni proposta. Abbattuta l’economia, infatti, entrano in scena i reclutatori e l’esodo comincia. E’ una «tratta» manovrata dall’Alta Finanza che si svolge su scala planetaria e stritola individui e popoli con spietata determinazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gli stessi giornali dell’establishment partitocratrico.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652658358632103?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652658358632103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652658358632103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652658358632103' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652464541834835</id><published>2003-10-19T02:50:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T02:50:44.840+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Microsoft Palladium: fine della libertà?&lt;br /&gt;Di Paolo Attivissimo, "Apogeo on line":&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2002/07/02/01/200207020102"&gt;http://www.apogeonline.com/webzine/2002/07/02/01/200207020102&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Visto su:  &lt;a href="http://www.therigger.net/antipalladium/indice.html "&gt;http://www.therigger.net/antipalladium/indice.html &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei computer del prossimo futuro potrà girare soltanto software autorizzato (indovinate da chi), in modo da offrire finalmente diritti digitali realmente protetti all'industria del software, del cinema e del disco. I primi prototipi sono già in vendita. Effetti collaterali trascurabili: l'eliminazione definitiva di Linux e delle libertà degli utenti. &lt;br /&gt;I piani di Microsoft per il futuro dell'informatica sono stati rivelati in questi giorni con un'anteprima nelle pagine di MSNBC/Newsweek: in un'iniziativa denominata Palladium, Microsoft si è alleata con Compaq, HP, IBM, Intel e AMD per creare una nuova generazione di software da abbinare a processori nei quali saranno integrate direttamente potenti funzioni di sicurezza. Sicurezza realizzata non più soltanto a livello software, come adesso, ma anche a livello hardware, come nei sistemi militari. &lt;br /&gt;L'obiettivo dichiarato è rendere più sicuro l'uso dei computer, che stando alle promesse di Microsoft diventeranno immuni ai virus, elimineranno lo spam, proteggeranno i nostri dati personali e consentiranno finalmente transazioni commerciali on-line sicure e l'avvio di servizi legali di distribuzione di musica e film attraverso Internet. &lt;br /&gt;Una vera rivoluzione, insomma, che dovrebbe arrivare concretamente entro il 2004, quando uscirà la prossima versione di Windows (denominata provvisoriamente Longhorn) e saranno pronti questi nuovi processori, ma che sta già entrando nelle nostre case e nei nostri uffici. Il portatile Thinkpad T-30 di IBM è già acquistabile con un sottosistema di sicurezza conforme allo standard Palladium (noto più tecnicamente come TCPA). La X-Box è in sostanza una versione 1.0 di un PC dotato di Palladium, come ho descritto recentemente. Il sistema di attivazione di Windows XP, che richiede un nuovo codice di sblocco se si cambia significativamente il proprio hardware, è un esempio (solo software) di Palladium. &lt;br /&gt;(…) &lt;br /&gt;Per capire perché in realtà Palladium è la materializzazione dei nostri peggiori incubi ci vuole una parentesi tecnica. &lt;br /&gt;Come funziona Palladium/TCPA &lt;br /&gt;Come descritto da Ross Anderson, dell'Università di Cambridge, in una FAQ ricca di dettagli, Palladium/TCPA si basa sul fatto che l'intera architettura del PC, anziché essere aperta e pubblica, viene blindata: la comunicazione fra i vari componenti (tastiera, dischi, monitor) è cifrata, proprio come fa (parzialmente) l'X-Box, e il PC si avvia partendo da un chip speciale il cui contenuto è cifrato. &lt;br /&gt;Questo chip è un componente di monitoraggio che sorveglia costantemente lo stato del sistema e ne controlla il funzionamento (donde il nome Palladium, che non si riferisce all'elemento chimico ma all'omonima statua della dea Atena che sorgeva a Troia e proteggeva la città). &lt;br /&gt;All'accensione, il chip verifica il contenuto della ROM di boot e, se è quello previsto dai creatori del chip, ne consente l'esecuzione; poi verifica che l'hardware installato sia costituito esclusivamente da componenti autorizzati. Infine il chip verifica la porzione iniziale del sistema operativo e ne consente il caricamento soltanto se è conforme a quanto previsto. A questo punto la palla passa al sistema operativo, che carica le proprie parti rimanenti e si incarica di verificare continuamente che le applicazioni eseguite siano a loro volta certificate come sicure. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte queste verifiche e certificazioni consentono di avere un computer il cui stato è sicuramente conforme alle specifiche del produttore dell'hardware e del software. In altre parole, non può contenere modchip (i circuiti che si aggiungono adesso alle console per ampliarne le potenzialità) o programmi non autorizzati, che possano ad esempio intercettare un flusso di dati (un film o una canzone) per farne copie abusive. E' una scatola chiusa nella quale non può entrare nessuno, neppure l'utente. &lt;br /&gt;I sistemi anticopia introdotti finora sono sempre stati fallimentari perché basati esclusivamente sul software, che per natura è facilmente modificabile. Palladium, invece, usa anche hardware dedicato. Rispetto al software, decifrare e modificare l'hardware è enormemente più impegnativo, per cui questo sistema ha ottime possibilità di essere inviolabile non solo per l'utente comune ma anche per l'hacker più attrezzato. &lt;br /&gt;L'utente come nemico &lt;br /&gt;Questo modo di progettare computer ha delle conseguenze molto interessanti. Quella più ovvia è la fine della pirateria software, musicale e cinematografica domestica: se il flusso audio/video è cifrato lungo tutto il percorso all'interno del PC e oltretutto non è possibile installare programmi non autorizzati che lo registrino, come si fa a crearne copie abusive? Forti di questa garanzia, finalmente discografici e magnati di Hollywood potranno offrirci i loro prodotti via Internet, legalmente e (va da sé) a pagamento. Analogamente, i programmi saranno forse copiabili (per motivi di backup), ma non potranno essere eseguiti senza la relativa autorizzazione individuale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conseguenza meno ovvia è che lo stesso sistema consente ai suddetti discografici e magnati di decidere che cosa possiamo vedere e ascoltare, nonché quando e quante volte possiamo farlo. I programmi di lettura (il Windows Media Player, per intenderci) saranno scritti in modo da suonare soltanto musica autorizzata. Dite addio alla vostra collezione di MP3, anche se sono legittimamente tratti dai CD che possedete e avete pagato. E non pensate nemmeno di installare un altro programma meno schizzinoso (come WinAmp): non funzionerà, perché non è software autorizzato. &lt;br /&gt;Applicando questa tecnologia al software, le conseguenze si fanno ancora più interessanti. Supponiamo che siate affezionati alla vostra copia di Office, che ha sempre funzionato ragionevolmente bene e conoscete a menadito, per cui non sentite il bisogno di spendere denaro per la nuova versione. Attualmente potete tenere Office sul vostro PC a tempo indeterminato. Ma con Palladium, all'uscita di Office 2004 Microsoft potrebbe bloccare l'esecuzione del vecchio Office sul vostro PC, obbligandovi ad acquistare la nuova versione. Benvenuti nell'era del software a tempo. Si prega di infilare un'altra monetina nella fessura, grazie. &lt;br /&gt;In altre parole, tutto ciò che passa per il nostro computer sarà controllato da un sistema di autorizzazioni gestito dai produttori di musica, film, hardware e software. L'utente non avrà modo di autorizzare nulla. Potrà soltanto aprire il borsellino ogni volta che qualche pezzo grosso di Hollywood decide di rifarsi la Jacuzzi. L'utente è cortesemente pregato di pagare e tacere: anzi, per dirla con Ross Anderson, per imporre i diritti digitali su un PC è indispensabile trattare l'utente come un nemico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La morte di Linux e Apache &lt;br /&gt;Un'altra conseguenza di Palladium/TCPA: se sui futuri PC potranno girare soltanto programmi autorizzati, il software libero e quello gratuito sono spacciati. I codici di autorizzazione non saranno certamente gratuiti: c'è un'infrastruttura di certificazione da mantenere e qualcuno la dovrà pagare. Di conseguenza, nessuno potrà più offrire freeware, ad eccezione dei grandi gruppi commerciali che possono permettersi di lavorare in perdita pur di togliere l'ossigeno alla concorrenza. Il vivace sottobosco dei piccoli programmatori indipendenti, che ci hanno regalato programmi storici come il già citato WinAmp, il mitico PKZip, Napster, WinMX e infinite altre chicche, sparirà. &lt;br /&gt;(…) &lt;br /&gt;E che dire di Linux? In teoria è possibile realizzare una versione di Linux compatibile con i computer blindati dall'architettura TCPA, ma in pratica quel che ne viene fuori è l'ombra del Linux che conosciamo adesso. Innanzi tutto ci vuole un filantropo che paghi la procedura di certificazione (ogni software autorizzato deve essere esaminato per garantirne la sicurezza) per ogni singola versione del kernel e per ogni componente aggiuntivo del sistema operativo. Addio, quindi, alle distribuzioni Linux stracolme di software gratuito. Addio, naturalmente, anche ad Apache, il server Web più diffuso del pianeta. Il movimento open source è completamente spiazzato. &lt;br /&gt;(…) &lt;br /&gt;E in più, tanto per gradire, hanno debellato ogni altra possibile concorrenza presente e futura. Molto, molto astuto. &lt;br /&gt;Compromessi ingannevoli &lt;br /&gt;Chi se ne frega, potrebbero dire in molti. Se quattro sfigati devono rinunciare a Linux in cambio della sicurezza planetaria, pazienza, ne vale la pena. &lt;br /&gt;(…) &lt;br /&gt;Il problema è che Palladium/TCPA non è concepito per proteggere noi utenti come ci vogliono far credere: è concepito per tutelare gli interessi dei produttori di hardware, software e media. Per esempio, è vero che un computer TCPA non eseguirà un virus (sarebbe software non certificato), ma non farà nulla contro un worm o una semplice pagina Web che contenga script che sfruttano una falla del sistema operativo. Non ci proteggerà dai furti dei codici delle carte di credito, che usano meccanismi su cui il TCPA non ha alcun effetto. Non ci proteggerà contro i crash delle applicazioni che ci fanno perdere ore di lavoro: il fatto che un programma sia certificato non ne garantisce affatto la robustezza. Per contro, consentirà alle industrie del software, del disco e del cinema di mungerci a loro totale piacimento. Proteggerà loro contro ogni tentativo di difendere i nostri diritti. &lt;br /&gt;Diritti fondamentali &lt;br /&gt;(…) &lt;br /&gt;Nell'intervista a MSN/Newsweek, Bill Gates pronuncia questa frase: “Ci siamo avvicinati al problema pensando alla musica, ma poi ci siamo accorti che l'e-mail e i documenti sono ambiti molto più interessanti”. L'idea, insomma, è di applicare le protezioni di Palladium non solo a musica, video e software, ma anche ai documenti.&lt;br /&gt;Gli esempi proposti nell'articolo sono rassicuranti: l'utente potrà scrivere e-mail che soltanto le persone autorizzate potranno copiare o inoltrare ad altri, e potrà creare documenti Word che saranno leggibili solo per una settimana. Tranquilli, ci viene detto, l'utente è sovrano. &lt;br /&gt;Ma il meccanismo di Palladium funziona anche nell'altro senso. Una macchina Palladium può essere impostata in modo da bloccare l'accesso a pagine Web ritenute pericolose. Ad esempio, un pirata decide di mettere online una copia di un film, o un pedofilo pubblica la propria collezione fotografica di brutalità. Invece di perdere tempo con costose cause e indagini internazionali, è possibile riprogrammare da remoto tutti i computer Palladium in modo che non possano accedere a questi siti. Per restare al passo con i pirati, infatti, le autorizzazioni di Palladium sono gestite tramite server centrali e sono revocabili e aggiornabili in qualsiasi momento. &lt;br /&gt;E' un sistema molto efficiente, ma chi lo controlla? Usare Palladium significa togliere l'amministrazione della giustizia ai tribunali e metterla nelle mani delle aziende. Supponiamo che io scriva sul Web qualcosa di sgradito a Microsoft: chi mi dice che l'azienda di Redmond non userà Palladium per oscurarmi? Se qualcuno pubblica una brutta recensione dell'ultimo disco di Celine Dion, la Sony otterrà un'ingiunzione per usare Palladium per bloccarla? Se qualcuno rivela che il prossimo film di Star Trek è una boiata colossale, la Paramount lo zittirà? Se le mie idee politiche o religiose sono sgradite nel mio paese, il governo ordinerà ai server di Palladium di farle sparire dal Web? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tentazione è forte, anche perché il sistema è rapido e indolore. Niente tribunali, niente cause, niente avvocati: due comandi su un terminale, e il gioco è fatto. Gli utenti Palladium non si accorgeranno neppure della censura. Non sapranno mai che è avvenuta. &lt;br /&gt;Il finto pulsante di spegnimento &lt;br /&gt;Va detto che secondo le specifiche del TCPA tutte le sue funzioni sono disattivabili dall'utente, che è libero di avviare il proprio PC nella maniera tradizionale. Questa facoltà è sicuramente stata introdotta per tranquillizzare gli utenti preoccupati delle proprie libertà, ma in realtà è un'operazione di facciata. &lt;br /&gt;Avviando il PC senza TCPA, non potrete usare nessuno dei suoi programmi certificati. Potrete forse far girare programmi non certificati (quelli attuali, per esempio), che però non riusciranno a comunicare con le periferiche, che per motivi di protezione del copyright si aspetteranno soltanto dati certificati. Se così non fosse, potreste stamparvi un libro scaricato da Internet oppure masterizzarvi un CD. &lt;br /&gt;Le cose peggiorano ulteriormente quando cercherete di andare sul Web. Se il sistema prende piede, in nome della sicurezza i siti Web commerciali rifiuteranno le connessioni dagli utenti che non usano macchine protette da Palladium. Questo costituirà un grande incentivo ad acquistare queste nuove macchine, il cui numero crescente spingerà sempre più siti ad abbracciare Palladium, creando un effetto valanga identico a quello ottenuto nei browser da Internet Explorer: già ora molti siti non sono visitabili con browser diversi da quello Microsoft. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occasione da non perdere &lt;br /&gt;Per le grandi aziende, Palladium è davvero la Soluzione Finale: Linux e Apache eliminati, pirati dei media debellati, i programmatori indipendenti sul lastrico. Chi controlla Palladium controlla tutti i computer e, dietro gentile richiesta, controlla anche la libertà di lettura. Un quadretto desolante. &lt;br /&gt;Considerati i nomi e i capitali che appoggiano l'iniziativa Palladium/TCPA, sembra che ci si debba arrendere all'inevitabile. Soprattutto dopo gli eventi dell'11 settembre, c'è un'insensata corsa mondiale ad abbracciare incondizionatamente qualsiasi tecnologia che prometta anche vagamente di darci maggiore sicurezza. E' fondamentale, invece, distinguere fra sicurezza reale e paccottiglia commerciale. &lt;br /&gt;Lottare contro questo abominio si può: lo abbiamo già fatto con successo in passato con il famoso numero di serie unico annidato nei Pentium III e poi rimosso a furor di popolo dalle generazioni successive. Il primo passo di questa lotta è diffondere la consapevolezza del problema. Questo è il mio piccolo contributo in proposito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652464541834835?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652464541834835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652464541834835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652464541834835' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652450457292950</id><published>2003-10-19T02:48:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T02:48:24.030+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Hollywood: macchina di propaganda&lt;br /&gt;di Russ Kick da "Tutto quello che sai è falso" &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se credete che i tempi in cui Hollywood agiva direttamente come una macchina di propaganda del governo siano finiti con i fumetti anti-giapponesi della Warner Bros (durante la seconda guerra mondiale), non avete fatto caso ai personaggi che si celano ora dietro lo schermo argentato: paladini della droga, pezzi grossi del Pentagono e agenti dei servizi segreti. Non sto parlando di patriottismo incallito che spinge le persone a raffigurare meglio il proprio paese e le proprie istituzioni. Intendo dire che lo Stato utilizza il qui pro quo per influenzare direttamente le opere cinematografiche e televisive fino a imporre modifiche alle sceneggiature. Vediamo alcuni degli ignoti potenti attori di Hollywood:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- L'esercito&lt;br /&gt;Le forze armate forniscono ai cineasti veicoli militari, armamenti e territori, consentendo ai produttori di risparmiare migliaia di dollari. In cambio di questo servizio però l'esercito chiede spesso delle modifiche ai film, in modo che le forze armate facciano sempre bella figura. I produttori, anche i più grossi, cedono spesso alle ordinarie intrusioni. Ridley Scott ha eliminato una scena dal film Soldato Jane perché un comandante della Marina riteneva che "non era di alcuna utilità per la Marina USA". I produttori di Top Gun hanno ottenuto la collaborazione della Marina solo dopo aver cambiato il personaggio di Kelly McGillis da soldato a civile (la confidenza tra ufficiali e soldati è proibita). Un Maggiore della Marina si è lamentato del film The Jackal perché i piloti di elicottero non avevano una "parte rilevante nell'azione, ridotti alla stregua dei tassisti", quindi il regista Michael Caton-Jones rispose: "sono certo che possiamo trovare una soluzione al problema da Lei sollevato...apportando le modifiche necessarie alla sceneggiatura come da Lei richiesto". Una volta ottenuto un ruolo migliore per i piloti, la Marina si è messa a disposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni cineasti fanno di tutto per accontentare l'esercito. Dean Devlin, sceneggiatore e produttore di Indipendence Day, disse al Pentagono: "se il film non farà venire voglia a tutti i ragazzini del paese di pilotare un jet da combattimento, ingoierò questa sceneggiatura". Un produttore della Disney ha rassicurato i veterani affermando: "crediamo fermamente che con il sostegno delle forze armate USA, Armageddon diverrà il più grande film del 1998, mostrando l'esperienza, la capacità organizzativa e l'eroismo dell'esercito."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i film che hanno ricevuto la collaborazione dell'esercito dopo aver passato il test di ammissibilità abbiamo: Air Force One, Codice d'onore, Da qui all'eternità, Caccia a ottobre rosso, Pearl Harbor, Apolo 13 e Tora! Tora! Tora!. Quelli che non hanno ricevuto sostegno militare ufficiale e nessuna assistenza militare: Apocalypse Now, Comma 22, Dott. Stranamore, Forrest Gump, Ufficiale e gentiluomo, Platoon e il Sergente Bilko. Come riporta un promemoria del governo: "la rappresentazione dell'esercito è più di uno spot pubblicitario".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- La CIA&lt;br /&gt;Nell'intento di apparire più disponibile, nella metà degli anni '80 la CIA ha iniziato a offrire, ai produttori, "consulenze e assistenza nella ricerca", come la definisce il New York Times. I servizi segreti hanno persino creato una qualifica a tempo pieno: relazioni pubbliche con Hollywood. "I produttori affermano che la CIA fornirà una consulenza per le sceneggiature, ma non influiranno sulla loro approvazione osserva il difensore dei media Jeff Cohen. All'inizio della stagione televisiva del 2001, il primo ufficiale delle relazioni pubbliche della CIA, Chase Brandon, ha offerto consulenza ai produttori di The Agency e Felicity. Dopo aver visionato i copioni del programma dell'anno precedente, era così divertito che consentì la realizzazione del primo episodio nel quartier generale della CIA a Langlay, con l'utilizzo delle proprietà della CIA come materiale scenografico e degli impiegati della CIA come comparse. (Si è rifiutato di collaborare a due film recenti che secondo lui "diffamerebbero" la CIA: Spy Game, con Robert Redford e Brad Pitt e The Bourne Identify, con Matt Damon).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brandon lamenta che "anno dopo anno, come spettatori di film e pubblico televisivo, abbiamo visto la nostra immagine e la nostra reputazione costantemente macchiata da orribili e madornali storpiature su chi siamo e da che parte stiamo. Siamo stati permeati da queste straordinarie abilità di cospirazione machiavellica". Fortunatamente per Brandon, alcuni produttori sono attualmente disposti a tralasciare le imprudenze della CIA. "Constatare che la nostra immagine è cambiata all'esterno, ci fa sentire meglio internamente" ha riferito al Times. "Questo ci tira su il morale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Lo zar della droga&lt;br /&gt;All'inizio del 2000, Salon ha alzato un polverone nel rilevare lo scandalo per cui l'Office of National Drug Control Policy (ONDCP) della Casa Bianca influenzava direttamente - dando anche l'ok - le sceneggiature dei programmi televisivi, compresi ER, Beverly Hills 90210, Home Improvement e General Hospital. Ecco cosa accadde: il Congresso aveva approvato un piano da 1 miliardo di dollari per acquistare spazi pubblicitari dedicati alla campagna anti-droga per i cinque anni successivi. Il trucco consisteva nell'imporre ai network la vendita degli spazi a metà prezzo, con un guadagno di 500.000 dollari per uno spot che sarebbe costato un milione di dollari a qualunque altro acquirente. I produttori televisivi non erano disposti ad abbassare le tariffe, quindi lo Zar della Droga Barry McCafffrey fece loro una proposta che non potevano rifiutare: il governo avrebbe rinunciato ad alcuni spazi pubblicitari se le produzioni avessero inserito la propaganda anti-droga durante i programmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte dei network inviarono in anticipo la sceneggiatura all'ONDCP, il quale le avrebbe approvate o ne avrebbe richiesto le modifiche, che venivano prontamente apportate. A esempio, l'ONDCP spinse la WB Network a modificare un episodio della serie Smart Guy. Due ragazzini che facevano uso di droghe durante una festa vennero trasformati in perdenti. Salon rivela: "altri programmi approvati dall'ufficio anti-droga raccontavano le seguenti situazioni: la carriera devastata di un tossicodipendente; test anti-droga a tappeto sul posto di lavoro (The Drew Carey Show) e sulla squadra di basketball di una scuola (Hang Time, il programma del sabato mattina di NBC); incidente automobilistico mortale causato da una mistura di alcool e marijuana (Sport Night); ragazzini arrestati in possesso di marijuana o alcool obbligati a rivelare i nomi dei loro fornitori (Cosby and Smart Guy); un ragazzino che vuole diventare un informatore della polizia anti-droga, chiede consiglio ai genitori rivelando le sue intenzioni (7th Heaven)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo accadeva prima che la Casa Bianca incontrasse i personaggi di Hollywood nel novembre 2001, imponendo loro una disciplina post-11 settembre. Secondo E! Online: "All'incontro hanno partecipato il presidente della Viacom Summer Redstore, il neo presidente della Screen Actors Guild Melissa Gilbert, il presidente del gruppo entertainment di Viacom Jonathan Dolgen, il presidente della Television Academy Bryce Zabel e i rappresentanti di Writers Guild e Directors Guild. I dirigenti della Paramound Pictures, della Walt Disney Company e della Motion Picture Association of America erano anch'essi presenti. E' stato fatto tutto il possibile per trasformare Hollywood in una macchina di propaganda, ma come abbiamo visto non è una novità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652450457292950?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652450457292950'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652450457292950'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652450457292950' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652445759355239</id><published>2003-10-19T02:47:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T02:47:37.060+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il Pentagono offre “kit per terrorismo biologico” on-line&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Julian Borger - The Guardian - 8 Ottobre, 2003 &lt;br /&gt;Traduzione per www.disinformazione.it a cura di Bruno Stella&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pentagono vende materiale da laboratorio in avanzo che potrebbe essere usato per fabbricare armi biologiche o chimiche, secondo il risultato di un’investigazione congressuale effettuata ieri.&lt;br /&gt;Gli ufficiali alla difesa sono stati chiamati a rispondere ad alcune domande prima di un’indagine riguardante la vendita di merce per armamenti includenti centrifughe, evaporatori, incubatori batteriologici e indumenti protettivi a clienti sconosciuti in altri paesi, compreso Egitto e Filippine, dove si sa operino gruppi terroristici.&lt;br /&gt;La notizia è particolarmente imbarazzante e arriva solo alcuni giorni dopo che il Gruppo di Inchiesta sull’Iraq, guidato dalla CIA, ha dichiarato che la scoperta di attrezzature simili in Iraq era la prova che il regime di Saddam Hussein aveva programmi segreti per la produzione di armi.&lt;br /&gt;“La disponibilità, economica e virtualmente sregolata di attrezzatura biologica da laboratorio a basso costo è un rischio per la sicurezza nazionale,” ha detto Christopher Shays, il repubblicano che presiedeva l’inchiesta. “Il dipartimento della difesa non dovrebbe essere un punto di vendita con sconti per aspiranti bio-terroristi.” &lt;br /&gt;La vendita del Pentagono del materiale è stata scoperta dagli uffici del GAO, che ha condotto un’operazione pungente, creando una compagnia fittizia che comprasse il materiale da laboratorio on-line su un sito del Pentagono. &lt;br /&gt;Il GAO ha scoperto che il dipartimento della difesa non ha controllato il Background dei propri clienti. La maggior parte dell’attrezzatura che era in vendita era commercialmente disponibile ma il Pentagono la vendeva a prezzo d’affare. Il GAO ha comprato valori di merce da 46.000 dollari per poco più di 4.000. &lt;br /&gt;Un portavoce del pentagono dice ha riferito che la vendita è stata terminata all’inizio dell’inchiesta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto dal sito  &lt;a href="http://www.guardian.co.uk "&gt;www.guardian.co.uk &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652445759355239?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652445759355239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652445759355239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652445759355239' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652432112036974</id><published>2003-10-19T02:45:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T02:45:20.623+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Riprendendo in mano un memorandum del 1996 redatto da alcuni membri dell'attuale amministrazione USA per il premier israeliano (di allora) Netanyahu, si può leggere un vero e proprio programma politico che prevedeva la distruzione dell'autorità nazionale palestinese, il rovesciamento di Saddam Hussein, la guerra alla Siria, e la democratizzare il mondo arabo!!!&lt;br /&gt;I primi due passaggi sono stati compiuti...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Dopo l'11 settembre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il Congresso approva: sanzioni alla Siria &lt;br /&gt;Di Stefano Liberti – Il Manifesto 17 ottobre 2003 &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Camera dei rappresentanti Usa vota a schiacciante maggioranza il Syria Accountability Act, che prevede diverse misure di rappresaglia contro Damasco per il suo «appoggio al terrorismo». Dura reazione del presidente Bashar: «Gli Stati uniti sono governati da un gruppo di fanatici guerrafondai» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un voto quasi unanime (398 sì contro 4 no), la Camera dei rappresentanti degli Stati uniti ha dato ieri il via libera al Syria Accountability Act, un progetto di legge che prevede diversi livelli di sanzioni economiche contro Damasco, «se continua ad appoggiare gruppi terroristici, non ritira le proprie truppe dal Libano e non dimostra la sua estraneità ai programmi di sviluppo di armi chimiche e batteriologiche». Approvato la settimana scorsa dalla Commissione esteri, il provvedimento passerà nelle prossime settimane al Senato, dove gode di un forte sostegno bipartisan, e verrà infine portato al presidente Bush, che ha già fatto intendere che apporrà la sua firma. La Siria ha reagito con durezza all'iniziativa statunitense: il presidente Bashar el-Assad, dal vertice dell'Organizzazione della conferenza islamica (Oci) in Malaysia, ha accusato Washington di avere «fanatici guerrafondai al governo». Secondo Bashar, gli attentati dell'11 settembre 2001 «hanno dato l'occasione e il pretesto a un gruppo di malintenzionati per attaccare i valori umani e creare un nemico orribile quanto illusorio, che chiamano islam». &lt;br /&gt;Riferendosi in modo più diretto al provvedimento approvato dalla Camera, il giovane Assad ha detto che «le sanzioni di Washington e l'invasione culturale Usa violano la sovranità di altri paesi». Il suo capo di stato maggiore, generale Hasan Turkmani, ha messo poi in stato di massima allerta le truppe «per respingere ogni aggressione del governo Sharon».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'offensiva diplomatica contro Damasco sembra in effetti un'azione decisa in modo congiunto a Washington e Tel Aviv: la proposta di legge languiva indiscussa al Congresso dall'aprile 2002, a causa dell'opposizione della Casa bianca a intraprendere qualsiasi forma di pressione contro la Siria. Improvvisamente, il 7 ottobre scorso, l'iter parlamentare si è sbloccato e ha imboccato un binario rapido. La data è sintomatica, dal momento che ha seguito di appena due giorni quello che era stato percepito inizialmente come un gesto inconsulto di Sharon: il bombardamento di un campo profughi in territorio siriano (dove l'aviazione di Tel Aviv non colpiva dal 1973). &lt;br /&gt;Il raid israeliano e l'approvazione del Syria Act appaiono invece strettamente correlati tra loro e sembrano far parte di una strategia concertata tra i settori più bellicosi del Likud, oggi al potere in Israele, e parte dell'establishment americano, che da tempo fa pressioni sulla Siria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare negli Stati uniti sembra cementarsi l'alleanza tra, da una parte, le lobby filo-israeliane legate Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA) e all'American Enterprise Institute (AEI), e dall'altra i sionisti cristiani, fra cui spicca il leader della maggioranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti Tom Delay. Quest'ultimo, che a più riprese ha espresso il suo appoggio incondizionato non solo alle politiche dello stato ebraico ma anche al presunto diritto teologico di Israele di occupare la totalità della Palestina, ha definito la votazione di ieri «cruciale per il prosieguo della guerra al terrorismo». &lt;br /&gt;Le pressioni sulla Siria e il suo accerchiamento militare sembrano quindi far parte di una strategia ben precisa. A tale proposito, appare istruttivo rileggere un memorandum di azione redatto nel 1996 da alcuni membri influenti dell'attuale Amministrazione Usa per il premier israeliano Benyamin Netanyahu. L'obiettivo espresso a chiare lettere dal documento era la cancellazione del concetto di «pace in cambio di terra» emerso dagli accordi di Oslo e la conseguente affermazione della Grande Israele. Il percorso per arrivare a tale risultato doveva essere strutturato in quattro fasi: distruggere l'Autorità nazionale palestinese; convincere gli Stati uniti a rovesciare Saddam Hussein; fare guerra alla Siria; e «democratizzare» il mondo arabo attraverso una combinazione di intimidazioni e azioni militari dirette. I primi due steps sono stati portati a compimento. Ora sembra scattata la fase tre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652432112036974?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652432112036974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652432112036974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652432112036974' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106652407336104940</id><published>2003-10-19T02:41:00.000+02:00</published><updated>2003-10-19T02:41:12.923+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Lo spettro del fascismo dietro Schwarzenegger&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Tratto da sito &lt;a href="http://www.informationguerrilla.org"&gt;www.informationguerrilla.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ammiro Hitler ... perché di estrazione modesta, senza un'istruzione formale, è arrivato al potere. Lo ammiro per essere un grande oratore, per il modo di rivolgersi alla gente, ecc... "Non si può vivere senza autorità. Perché credo che ci sono di quelli nati per averla, per avere il controllo su gli altri, il 95% della gente, a cui dire che fare e come mantenere l'ordine. Ne sono completamente convinto ... Ritengo che se si vuole creare una nazione forte non si può consentire che tutti siano degli individui, perché tutti hanno la propria opinione e non si può mettere tutti insieme per essere una nazione forte. Allora bisogna dire alla gente che cosa deve fare, e non si può lasciare che faccia ciò che gli pare. In Germania c'era molta coesione. I soldati tedeschi erano i migliori, e con le forze di polizia e tutto il resto ... In America ... c'è una cosa che non mi piace, è che la gente fa sempre un po' troppo quello che gli pare. Non c'è più coesione. E non credo che sia tutta colpa della gente. Ritengo che qui non ci sia un leader abbastanza forte ... Parlare a 50 mila persone alla volta e farle urlare, o come Hitler nello stadio di Norimberga, con tutta quella gente che ti grida il suo completo accordo con tutto quello che dici" -- Arnold Schwarzenegger -- &lt;br /&gt;Dalla trascrizione di un'intervista a George Butler del 1977&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Schwarzenegger non teneva nascoste le sue opinioni controverse. Spesso ingaggiava discussioni accese con Rick Wayne -- un bodybuilder nero dell'isola caraibica di St. Lucia -- su una delle questioni più toccanti degli anni Settanta: la segregazione razziale in Sud Africa. Schwarzenegger, dice Wayne, difendeva l'apartheid e sosteneva che i sudafricani non potevano lasciare il potere ai neri sudafricani. «Allora ero convinto che fosse un razzista da cima a fondo», ha detto Wayne in una recente intervista." -- San Jose Mercury News, 24 agosto 2003&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Arnold è la vera definizione della "volontà di potenza" di Nietzsche, lui si vede come il superuomo, superiore agli altri esseri." -- David Wyles (direttore di produzione di «Pumping Iron»), intervista al New York Times, Oct. 4, 2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste citazioni sono riportate in apertura del volantino intitolato "Il ritorno della bestia" diffuso prima del voto in California dalla campagna elettorale di Lyndon LaRouche. Il candidato alla presidenza USA spiega tra l'altro: "Schwarzenegger, come Hitler prima di lui, è quel tipo di 'uomo-bestia' a cui fanno ricorso, in un'epoca di grande crisi, per intimidire una popolazione affinché si sottometta, per puro terrore, alle decisioni politiche più efferate". Si legge ancora nel volantino: "I movimenti fascisti non sono creati da quelli come Hitler, ma da potenti interessi finanziari che creano un movimento degli scontenti e dei disperati, e cercano uno con la personalità da "uomo-bestia" da mettere alla loro testa. Schwarzenegger, come Hitler prima di lui, era un meno di niente, una comparsa da opera wagneriana -- Il terminator. Le citazioni sopra riportate fanno capire che una volta in scena, Arnie reciterà la sua parte istintivamente. Come il ministro delle finanze nazista Hjalmar Schacht e il capo della Banca d'Inghilterra Montagu Norman scelsero e finanziarono Hitler, oggi Schwarzenegger conta sugli ambienti bancari rappresentati da Warren Buffett." Una pronta conferma dei moniti di LaRouche è arrivata il 7 ottobre, da alcuni mezzi d'informazione europei che hanno espresso serie preoccupazioni, censurate in America, secondo cui il neo-eletto governatore della California Arnold Schwarzenegger, rappresenta lo spettro del fascismo negli USA. Il Times di Londra del 7 ottobre ha dedicato il commento principale allo "spettro del fascismo che si staglia dietro Arnie". Lord Rees-Mogg, una firma dei piani alti dell'establishment britannico, scrive di non essere tanto preoccupato del fatto che Schwarzenegger abbia elogiato Hitler, quanto piuttosto per il fatto che "Arnold Schwarzenegger fa leva sulla seduzione esercitata dal fascismo, prescindendo dal fatto che lui personalmente sia o non sia fascista". "La politica delle emozioni di massa è la politica del fascismo", spiega Rees-Mogg. L'aristocratico britannico sa bene di che cosa stia parlando, e quando passa a spiegare il ruolo dell'"uomo bestia", che viene spacciato per "leadership", impersonato da Schwarzenegger, è complementare a ciò che solo LaRouche ha osato dire pubblicamente negli Stati Uniti. "L'essenza di tutti i movimenti fascisti consiste in un rapporto tra il leader e le masse che non è mediato attraverso le istituzioni della democrazia. Che cosa fa il leader? Dà la leadership. Che cosa glielo consente? La forza della sua volontà. In che cosa si vede la volontà del leader? Nella frenesia per la crudeltà estrema che sa eccitare. In che modo Schwarzenegger dimostra questa crudeltà estrema? Impersonando il ruolo della macchina -- neanche un uomo -- che ammazza centinaia di persone". La campagna per il "recall" in California, ha scritto Rees-Mogg, suscita "conflitti diretti tra il principio della democrazia e quello del Führer, gli stessi del 1933". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I finanziamenti dell'operazione hitleriana&lt;br /&gt;Dietro Schwarzenegger ci sono Warren Buffet, il secondo uomo più ricco d'America, e lord Jacob Rothschild, il capo della omonima famiglia bancaria. La fotografia del trio Schwarzenegger, Rothschild e Buffett è apparsa nel dossier "Who Robbed California" del movimento di LaRouche, sulla speculazione che ha devastato il settore elettrico della California. La foto è stata scattata alla conferenza "mini Davos" che Rothschild ha ospitato a Waddesdon Manor, con l'aiuto di Warren Buffett, alla fine di settembre. A metà agosto Buffett ha raccolto la piena approvazione di Felix Rohatyn, banchiere della Lazard Freres, per il sostegno che stava dando ad Arnie. Dietro a Schwarzenegger ci sono gli interessi della deregulation selvaggia -- quelli rappresentati dal vice presidente Cheney e dalla Enron -- che prima hanno portato alla distruzione delle capacità produttiva e del sistema elettrico della California, ed ora prospettano la loro "soluzione" fascista: il Terminator. A dare manforte a Schwarzenegger c'è anche il crimine organizzato che ha sostenuto la sua campagna, passata sia attraverso il partito repubblicano sia attraverso il partito democratico. Un'occhiata ai finanziamenti elettorali di Schwarzenegger, e del suo "gemello" in campo democratico, Cruz Bustamante, fa subito capire come ambedue siano stati pesantemente foraggiati dai grandi proprietari dei casinò, quelli di Las Vegas e quelli delle riserve dei pellerossa. E' dai primi anni Ottanta che Schwarzenegger è in ottimi rapporti con gli interessi dei casinò legati al crimine organizzato, grazie a Paul D. Wachter, amministratore del suo patrimonio e un big del racket dell'azzardo. Un altro sostenitore di Arnold è Russell Goldsmith, banchiere molto legato a Steve Wynn, un altro pezzo da novanta di Las Vegas. Dal canto suo Bustamante si appoggia sugli interessi del gioco d'azzardo gestito nelle riserve dei pellerossa, sostanzialmente in mano agli stessi magnati finanziari dei casinò. Scendendo in campo "a favore" del recall, in pratica Bustamente ha garantito l'elezione di Schwarzenegger. Se, infatti, il fronte del "no" al recall avesse tenuto, Arnold non avrebbe potuto sfondare. Si è trattata di una riedizione della collaudata strategia "Bull Moose", denunciata da Lyndon LaRouche nell'estate del 2002. A livello nazionale la stessa strategia prevede che, il senatore repubblicano John McCain minacci Bush di candidarsi come indipendente, di sottrargli i voti, e far vincere così il democratico sfidante, il sen. Joe Lieberman, pagato dagli stessi interessi dietro McCain. McCain ha fatto attivamente campagna elettorale per Schwarzenegger, e il suo compare Lieberman ha fatto campagna per Bustamante. Ambedue i senatori sono collegati agli ambienti finanziari del gioco d'azzardo e del crimine organizzato, e ambedue godono del sostegno di Conrad Black dell'Hudson Institute, organismo che propaganda politiche economiche e strategiche micidiali e propone un "uomo forte" capace di imporle. (…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.movisol.org"&gt;http://www.movisol.org&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106652407336104940?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652407336104940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106652407336104940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_19_archive.html#106652407336104940' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106644275091420762</id><published>2003-10-18T04:05:00.000+02:00</published><updated>2003-10-18T04:05:51.000+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;La prima volta di Ariel Sharon&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esattamente 50 anni fa il maggiore Sharon attaccò il villaggio arabo di&lt;br /&gt;Qibya. Massacrando 59 civili palestinesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una vocazione quella di Sharon. Da Qibya a Sabra e Chatila fino a oggi.&lt;br /&gt;Passando per la Siria.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;MICHELE GIORGIO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GERUSALEMME&lt;br /&gt;Nell'autunno del 1953 Ariel Sharon era soltanto un maggiore ma già comandava&lt;br /&gt;una unità speciale, la 101. Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre Sharon e i&lt;br /&gt;suoi uomini sarebbero diventati tristemente noti. In nove ore di sangue e&lt;br /&gt;paura, 69 palestinesi del villaggio di Qibya (Ramallah), in gran parte donne&lt;br /&gt;e bambini, trovarono la morte nelle loro case fatte saltare con la dinamite&lt;br /&gt;da 130 commando israeliani decisi a vendicare una donna e i suoi bambini&lt;br /&gt;uccisi il 12 ottobre nel villaggio israeliano di Yehuda da un arabo, forse&lt;br /&gt;un palestinese, giunto dalla Cisgiordania allora sotto il controllo della&lt;br /&gt;Giordania. L'esercito israeliano affermò che i fedayin arabi avevano trovato&lt;br /&gt;rifugio a Qibya. Furono 45 le abitazioni fatte saltare in aria, crollarono&lt;br /&gt;sui civili che si eranno barricati in casa per sfuggire al raid. Alcuni&lt;br /&gt;morirono soffocati. Nei giorni successivi al massacro Sharon si difese&lt;br /&gt;affermando di essere stato all'oscuro della presenza di civili nelle case ma&lt;br /&gt;la sua giustificazione venne smentita dai risultati dell'inchiesta svolta&lt;br /&gt;dalle Nazioni Unite. «Abbiamo trovato cadaveri di persone colpite da&lt;br /&gt;raffiche di arma da fuoco e visto fori di pallottole sulle porte delle case&lt;br /&gt;demolite, ciò indica che gli abitanti sono stati costretti a rimanere dentro&lt;br /&gt;le loro abitazioni che successivamente sono state fatte saltare in aria. I&lt;br /&gt;sopravvissuti hanno riferito di una notte di terrore, con i soldati&lt;br /&gt;israeliani che si muovevano da una casa all'altra e che sparavano contro le&lt;br /&gt;abitazioni», afferma un rapporto presentato da alcuni osservatori dell'Onu&lt;br /&gt;giunti sul posto due ore dopo la strage. Un rapporto che è considerato&lt;br /&gt;credibile anche dallo storico israeliano Benny Morris. «L'ordine quella sera&lt;br /&gt;era di uccidere il maggior numero possibile di arabi, senza fare differenza&lt;br /&gt;tra arabi armati o civili», ha scritto Morris citando rapporti della Legione&lt;br /&gt;araba e dell'Onu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strage di Qibya, affermano i palestinesi, fu ben programmata. La&lt;br /&gt;Giordania aveva chiesto scusa per l'uccisione della donna israeliana e dei&lt;br /&gt;suoi bambini. Glubb Pasha, il comandante della Legione araba (l'esercito&lt;br /&gt;giordano), offrì a Israele di svolgere indagini in territorio cisgiordano&lt;br /&gt;per individuare i responsabili dell'attacco e chiese apertamente a Tel Aviv&lt;br /&gt;di non attuare la sua rappresaglia. Invece l'azione di ritorsione venne&lt;br /&gt;sostenuta con forza dal ministro della difesa facente funzioni Pinhas Lavon&lt;br /&gt;(il premier Ben Gurion era fuori dal paese in quei giorni). Sharon venne&lt;br /&gt;incaricato di guidare l'operazione «Rosa» alla guida degli uomini della 101&lt;br /&gt;e realizzò la sua missione con precisione micidiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni successivi il suo nome verrà legato ad accuse di esecuzioni&lt;br /&gt;sommarie di prigionieri di guerra egiziani nel 1956, alla sanguinosa&lt;br /&gt;repressione delle prime rivolte a Gaza nel 1970, al massacro di 3000 di&lt;br /&gt;palestinesi a Sabra e Shatila (Libano) nel 1982, fino all'operazione&lt;br /&gt;«Muraglia di difesa» in Cisgiordania venti anni dopo. E un mese prima di&lt;br /&gt;Qibya, era stato accusato di una sanguinosa incursione nel campo profughi di&lt;br /&gt;Al-Burej (Gaza), in cui erano rimasti uccisi numerosi profughi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il massacro di Qibya provocò sdegno nell'opinione pubblica internazionale.&lt;br /&gt;Il Consiglio di sicurezza dell'Onu, con la risoluzione numero 101 approvata&lt;br /&gt;il 24 novembre del 1953, condannò Israele. Gli Stati uniti congelarono&lt;br /&gt;brevemente aiuti allo Stato ebraico per 26 milioni di dollari e persino il&lt;br /&gt;quotidiano filo-israeliano New York Times denunciò il massacro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Tel Aviv invece giornali e uomini politici cercarono di minimizzare e&lt;br /&gt;giustificare l'operazione punitiva nel villaggio palestinese. Il Partito di&lt;br /&gt;sinistra Mapam, che pure ogni anno non mancava di celebrare la Rivoluzione&lt;br /&gt;d'ottobre, disse soltanto «Qibya darà ai nostri nemici l'occasione di farci&lt;br /&gt;passare per un paese aggressore». Il governo Ben Gurion perciò si rifiutò di&lt;br /&gt;presentare scuse ufficiali ai familiari delle vittime e ricordò invece che&lt;br /&gt;tra il 1948 (anno della nascita di Israele) e il 1953, erano stati uccisi&lt;br /&gt;175 soldati e civili israeliani dai fedayin. Mancò invece di ricordare i&lt;br /&gt;circa 3.000 arabi, in gran parte disarmati, uccisi sulle linee di cessate il&lt;br /&gt;fuoco con i paesi vicini, mentre tentavano di entrare in Israele per&lt;br /&gt;cercare, nella maggioranza dei casi, un lavoro. E non vanno certo&lt;br /&gt;dimenticati i 270 arabi uccisi, in quello stesso periodo, nei raid militari&lt;br /&gt;israeliani nei paesi confinanti. Sharon nella sua autobiografia Warrior&lt;br /&gt;parla di Qibya come di una «tragedia» e ricorda le parole che gli disse Ben&lt;br /&gt;Gurion: «Non importa cosa dice il mondo perché l'accaduto ci offre una&lt;br /&gt;ulteriore possibilità di vivere qui».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it"&gt;www.ilmanifesto.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106644275091420762?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106644275091420762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106644275091420762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106644275091420762' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106643247742671808</id><published>2003-10-18T01:14:00.000+02:00</published><updated>2003-10-18T01:14:37.413+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Dopo aver a lungo starnazzato invano contro l'espansione degli insediamenti&lt;br /&gt;israeliani nei territori occupati, una delle principali ragioni per cui la&lt;br /&gt;pace non arrivera, e contro il muro, gli usa dimostrano la loro ferma&lt;br /&gt;coerenza ponendo il veto ad una risoluzione di condanna approvata da 10&lt;br /&gt;membri (4 astenuti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;oggi al valico di herez é arrivata (parte della) la risposta che meritavano.&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106643247742671808?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643247742671808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643247742671808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106643247742671808' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106643238892284869</id><published>2003-10-18T01:13:00.000+02:00</published><updated>2003-10-18T01:13:08.930+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;L'accordo scuote Israele&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo anni di silenzio, divisioni e una debolezza emersa spietata alle&lt;br /&gt;ultime, disastrose elezioni, la sinistra israeliana è tornata ad affacciarsi&lt;br /&gt;nel dibattito politico dello Stato ebraico. La sorpresa tuttavia non è tanto&lt;br /&gt;nel ridestarsi della critica interna allo Stato ebraico, il cui governo è&lt;br /&gt;stato sì oggetto di aspre dispute ma non in relazione all'atteggiamento con&lt;br /&gt;i palestinesi, quanto nel sorprendente eco che hanno suscitato in Israele le&lt;br /&gt;due iniziative firmate dalla sinistra Labour e dal Meretz. E alla fine, nel&lt;br /&gt;caso dei piloti refusenik come nell'annuncio del recente accordo di Ginevra&lt;br /&gt;raggiunto tra una delegazione dell'Anp e rappresentanti della sinistra&lt;br /&gt;laburista e del Meretz il tema è balzato al centro della scena politica. E&lt;br /&gt;così anche Sharon e suoi ministri, non solo nel Likud, hanno dovuto adeguare&lt;br /&gt;loro malgrado l'agenda e le priorità del governo.&lt;br /&gt;L'intesa che Yossi Beilin, Avraham Burg, Abraham Mitzna, Amos Oz e altre&lt;br /&gt;grandi firme della sinistra israeliana hanno messo a punto con gli emissari&lt;br /&gt;palestinesi guidati da Yasser Abed Rabbo non è ancora stata pubblicata. Solo&lt;br /&gt;alcuni particolari sono stati resi noti al pubblico, eppure il tono dei&lt;br /&gt;commenti indirizzati ai promotori dell'iniziativa si alterna tra insulti,&lt;br /&gt;accuse di tradimento e minacce più o meno velate. Come la risposta isterica&lt;br /&gt;del leader del partito Shinui, Yosef Lapid, che ha definito l'accordo una&lt;br /&gt;«mossa irresponsabile condotta da parte di un manipolo di politici falliti&lt;br /&gt;della sinistra». Oppure la rabbia del ministro e colono Liebermann, che in&lt;br /&gt;coro con Benny Elon ha chiamato Yossi Beilin «un collaboratore del nemico».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove però l'accordo ha portato la vera mareggiata è stato all'interno del&lt;br /&gt;Labour. «In fondo la risposta della destra era prevedibile» spiegano&lt;br /&gt;all'ufficio di Abraham Burg, l'ex presidente della Knesset, «quella di&lt;br /&gt;alcuni compagni di partito è quella incomprensibile». Il Labour, ancora&lt;br /&gt;senza segretario dopo le dimissioni di Abraham Mitzna seguite al pauroso&lt;br /&gt;flop nelle elezioni del febbraio 2003, ha vivacchiato per sei mesi prendendo&lt;br /&gt;poche posizioni e quasi sempre a titolo personale. La mossa della sinistra&lt;br /&gt;interna al gruppo dirigente apre invece le ostilità in vista del congresso&lt;br /&gt;che dovrebbe, all'inizio dell'anno, risolvere una volta per tutte la&lt;br /&gt;divisione che oppone da tre anni i seguaci di Peres e Ben Eliezer,&lt;br /&gt;favorevoli ad appoggiare Sharon, e i sostenitori dell'ex segretario che&lt;br /&gt;vogliono far ripartire ad ogni costo il negoziato con i palestinesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo ad uscire allo scoperto è stato, non a caso, l'ex premier Eduh&lt;br /&gt;Barak, l'uomo che dopo il fallimento di Camp David convinse gli israeliani&lt;br /&gt;che la leadership palestinese non era un partner affidale per negoziare.&lt;br /&gt;Barak ha definito «irresponsabile» l'intesa raggiunta in Svizzera, con un&lt;br /&gt;giudizio che ha provocato una levata di scudi anche sull'autorevole&lt;br /&gt;Ha'aretz. «E' un assalto bizzarro» scriveva ieri il giornale in un&lt;br /&gt;editoriale riferendosi al fatto che la gran parte dell'accordo non è ancora&lt;br /&gt;stato pubblicato. «Barak dovrebbe aspettare di esaminare il documento&lt;br /&gt;anziché criticarlo a priori». E ancora: «la vera irresponsabilità è la sua,&lt;br /&gt;anche perché sembra che molti punti dell'accordo siano basati proprio sui&lt;br /&gt;negoziati condotti da Barak con Clinton e Arafat».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a non prendere in considerazione lo sforzo negoziale - che secondo gli&lt;br /&gt;stessi autori serviva prima di tutto «a dimostrare agli israeliani che il&lt;br /&gt;partner per trattare c'è» (Beilin) - il governo Sharon ha indirizzato una&lt;br /&gt;dura nota alla Svizzera, che secondo un portavoce Likud «non è autorizzata a&lt;br /&gt;intraprendere iniziative del genere». Un altro particolare del documento è&lt;br /&gt;invece stato pubblicato ieri e riguarda una delle aree più calde e spinose&lt;br /&gt;della controversia: il monte del Tempio, per gli arabi la Spianata delle&lt;br /&gt;moschee di al Aqsa. Nel progetto, come il resto di Gerusalemme est, dovrebbe&lt;br /&gt;essere sotto un controllo misto di palestinesi e una forza internazionale.&lt;br /&gt;L'accesso ai fedeli ebraici sarebbe garantito perché il quartiere ebraico&lt;br /&gt;rimarrebbe sotto controllo di Tel Aviv, mentre nell'eventuale disputa su&lt;br /&gt;scavi archeologici questi avverrebbero «solo con l'assenso di Israle». Oltre&lt;br /&gt;a quello dell'Onu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ivan Bonfanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.liberazione.it"&gt;www.liberazione.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106643238892284869?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643238892284869'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643238892284869'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106643238892284869' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106643133759204257</id><published>2003-10-18T00:55:00.000+02:00</published><updated>2003-10-18T00:55:37.786+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il nuovo piano di pace di neo-con e likudnik: «espellere i palestinesi»&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«I palestinesi devono capire con il dolore e non con il piacere che hanno&lt;br /&gt;perso la guerra». Parola di Daniel Pipes, esperto di Medioriente e di&lt;br /&gt;islamofobia del presidente Bush (che lo ha nominato nel consiglio di&lt;br /&gt;amministrazione dell'Us Institute for Peace) e neo-conservative doc&lt;br /&gt;impegnato nella difesa a spada tratta degli interessi di Israele. Pipes ha&lt;br /&gt;partecipato nei giorni scorsi a un convegno a Gerusalemme, in cui tra le&lt;br /&gt;altre cose è stato lanciato il «piano di pace» del ministro del turismo&lt;br /&gt;Benny Elon. Un piano secondo cui la soluzione del conflitto starebbe nel&lt;br /&gt;«dichiarare l'Anp nostro nemico e cercare una vittoria militare in questa&lt;br /&gt;guerra». In seguito ad essa, - ha continuato Elon - si potrebbe «portare a&lt;br /&gt;termine il lavoro cominciato nel 1948»: il trasferimento forzato dei&lt;br /&gt;palestinesi, propedeutico alla definitiva annessione della Cisgiordania e&lt;br /&gt;della striscia di Gaza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i sostenitori più entusiasti della dottrina della «grande Israele», il&lt;br /&gt;ministro del turismo ha poi definito l'Anp una «cricca di mafiosi». E non ha&lt;br /&gt;mancato di dar fiato alla consueta retorica millenarista che accomuna i&lt;br /&gt;settori più retrivi del Likud (di cui è egli stesso espressione) ai sionisti&lt;br /&gt;integralisti americani del Jewish Institute for National Security Affairs&lt;br /&gt;(Jinsa), legati a doppio filo a Pipes e ai vari neo-con che imperversano&lt;br /&gt;nell'amministrazione Bush. «Dio ha deciso che questa sarà la casa di Israele&lt;br /&gt;e questo è un fatto, lo accettino o meno i palestinesi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il convegno, cui hanno partecipato altri quattro ministri israeliani, si è&lt;br /&gt;tenuto all'hotel King David di Gerusalemme. Un luogo assai significativo: è&lt;br /&gt;qui che, il 22 luglio 1946, le bande terroristiche paramilitari ebraiche&lt;br /&gt;Irgun e Stern in accordo con l'Agenzia ebraica e il suo capo, David Ben&lt;br /&gt;Gurion, hanno compiuto un attentato dinamitardo contro i britannici,&lt;br /&gt;provocando una carneficina (92 morti e decine di ferite). Agli occhi di Elon&lt;br /&gt;e dei suoi accoliti è qui che ha avuto inizio l'inarrestabile ascesa di&lt;br /&gt;Israele, che si concluderà solo con l'instaurazione del controllo totale&lt;br /&gt;dello stato ebraico sui territori biblici di Giudea e Samaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it"&gt;www.ilmanifesto.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106643133759204257?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643133759204257'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643133759204257'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106643133759204257' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106643079664997239</id><published>2003-10-18T00:46:00.000+02:00</published><updated>2003-10-18T00:46:57.636+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sharon:&lt;strong&gt; "Espellere Arafat non è un bene per Israele"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;GERUSALEMME - "Non sarebbe un bene per Israele". Così il premier di Tel&lt;br /&gt;Aviv Ariel Sharon mette la parola fine alle ipotesi che circolano da mesi&lt;br /&gt;su un presunto allontanamento dai Territori del presidente dell'Autorità&lt;br /&gt;nazionale palestinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una intervista pubblicata oggi dal quotidiano Jerusalem Post Sharon&lt;br /&gt;spiega che il governo fa da tempo questa valutazione e aggiunge che "le&lt;br /&gt;probabilità di espellerlo senza fargli del male sono molto basse, non solo&lt;br /&gt;per via delle sue guardie del corpo, ma anche perchè sarebbe circondato da&lt;br /&gt;una catena umana di israeliani". Dunque, conclude, "è opinione dei nostri&lt;br /&gt;servizi segreti che allontanarlo non sarebbe una buona idea".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'undici settembre scorso e della cosa si era poi discusso nelle più alte&lt;br /&gt;sedi internazionali, dall'Onu alla Ue - il parlamento israeliano aveva&lt;br /&gt;deliberato "in linea di principio" di espellere Yasser Arafat da Ramallah,&lt;br /&gt;costringendolo all'esilio. In "linea di principio", appunto, perchè nello&lt;br /&gt;stesso giorno la Knesset aveva rinviato l'attuazione della misura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, queste parole di Sharon chiariscono che il l'esecutivo non mai&lt;br /&gt;pensato di attuare quel piano preparato dall'esercito. Anche se - secondo&lt;br /&gt;Sahron - l'anziano leader palestinese resta "un ostacolo alla pace" per il&lt;br /&gt;suo sostegno ai gruppi terroristici che dall'inizio della seconda Intifada&lt;br /&gt;colpiscono al cuore le città israeliane.&lt;br /&gt;(17 ottobre 2003)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106643079664997239?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643079664997239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643079664997239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106643079664997239' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106643040568052924</id><published>2003-10-18T00:40:00.000+02:00</published><updated>2003-10-18T00:40:05.423+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Iraq, Bush strappa il sì dell&amp;#8217;Onu&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di Bruno Marolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; All'Onu è avvenuto il contrario di un colpo di scena. Dopo una notte di&lt;br /&gt;frenetiche consultazioni e una teleconferenza fra tre capi di governo il&lt;br /&gt;Consiglio di sicurezza ha approvato una risoluzione che lascia le cose&lt;br /&gt;come stanno. Gli Usa hanno convinto Russia, Francia e Germania con la&lt;br /&gt;promessa di ritirarsi dall'Iraq il giorno in cui un governo iracheno&lt;br /&gt;liberamente eletto lo chiederà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo è stato raggiunta l'unanimità su un testo che invita tutti&lt;br /&gt;a collaborare con truppe e denaro alla ricostruzione dell'Iraq sotto il&lt;br /&gt;comando americano, ma non è vincolante per nessuno. I tre paesi che lo&lt;br /&gt;hanno accettato per ultimi si sono affrettati a precisare che i loro&lt;br /&gt;contributi non andranno oltre le parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cancelliere tedesco Gerhard Schröder ha annunciato l'accordo dopo tre&lt;br /&gt;quarti d'ora al telefono con i presidenti della Francia, Jacques Chirac, e&lt;br /&gt;della Russia, Vladimir Putin. «Abbiamo preso atto - ha dichiarato - che la&lt;br /&gt;nuova stesura della risoluzione proposta dagli Usa è un passo nella&lt;br /&gt;direzione giusta e abbiamo deciso di votare in modo da preservare l'unità&lt;br /&gt;nel Consiglio di sicurezza. Tuttavia non riteniamo ancora il progresso&lt;br /&gt;adeguato alla situazione in Iraq, e per questo motivo non siamo in&lt;br /&gt;condizione di svolgere un ruolo militare o concedere ulteriori aiuti&lt;br /&gt;economici».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i 15 paesi del Consiglio di sicurezza, compresa la Siria, hanno&lt;br /&gt;votato sì. Il segretario di stato americano Colin Powell era raggiante. «È&lt;br /&gt;un grande risultato - ha esclamato - finalmente ci siamo lasciati alle&lt;br /&gt;spalle le divergenze del passato per aiutare il popolo iracheno». Il&lt;br /&gt;segretario generale dell'Onu Kofi Annan era perplesso. «Farò del mio&lt;br /&gt;meglio - ha promesso diplomaticamente - per applicare quanto è stato&lt;br /&gt;deciso». Colin Powell ha sudato sette camicie per convincere il presidente&lt;br /&gt;Bush a chiedere l'approvazione dell'Onu e altre sette per costruire un&lt;br /&gt;consenso internazionale su una risoluzione abbastanza vaga perché nessuno&lt;br /&gt;si senta vincolato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paragrafo più importante chiede (ma non impone) «ai paesi membri&lt;br /&gt;dell'Onu di assistere, anche con forze militari, la forza multinazionale»&lt;br /&gt;sotto il comando americano in Iraq. Questa espressione potrà forse aiutare&lt;br /&gt;il premier italiano Silvio Berlusconi, che ha bisogno del consenso del&lt;br /&gt;parlamento per lasciare le truppe in Iraq altri sei mesi, o Tony Blair,&lt;br /&gt;alle prese con un terremoto politico in patria per la sua sottomissione a&lt;br /&gt;Bush. Tuttavia se gli americani vorranno convincere India, Pakistan e&lt;br /&gt;Bangladesh a mandare migliaia di soldati in Iraq per combattere contro i&lt;br /&gt;guerriglieri dovranno ricorrere a ben altri argomenti. La Turchia si è&lt;br /&gt;decisa soltanto quando la Casa Bianca le ha promesso nove miliardi di&lt;br /&gt;dollari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Alcuni governi stranieri - ha ammesso l'ambasciatore americano al'Onu&lt;br /&gt;John Negroponte - considerano la risoluzione approvata dal Consiglio di&lt;br /&gt;sicurezza una base necessaria, ma forse non sufficiente, per l'invio di&lt;br /&gt;truppe». Francia, Russia e Germania, che erano contrarie all'invasione&lt;br /&gt;dell'Iraq e avevano avvertito George Bush dei rischi ai quali andava&lt;br /&gt;incontro, non sono disposte a fornire uomini e soldi senza alcun controllo&lt;br /&gt;sul modo in cui saranno usati. Il loro atteggiamento sarebbe stato diverso&lt;br /&gt;se gli Usa avessero ceduto almeno parte del potere a un'autorità&lt;br /&gt;provvisoria irachena, assistita dall'Onu, con l'incarico di stendere la&lt;br /&gt;nuova costituzione e organizzare le elezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su questo punto, tuttavia, Bush è stato irremovibile. Non ha conquistato&lt;br /&gt;l'Iraq con le sue truppe per lasciare che altri lo gestiscano. Sei&lt;br /&gt;settimane di ritocchi e abbellimenti alla risoluzione non ne hanno&lt;br /&gt;cambiato la sostanza: tutto il potere rimane agli americani, l'Onu non&lt;br /&gt;ottiene alcuna reale autorità, le elezioni si terranno soltanto quando la&lt;br /&gt;potenza occupante le avrà organizzate a modo suo. Il giorno non è vicino.&lt;br /&gt;La risoluzione «rivolge un invito» (e non una richiesta) al consiglio&lt;br /&gt;provvisorio iracheno subordinato agli Usa perché presenti all'Onu entro il&lt;br /&gt;15 dicembre un calendario per preparare la costituzione e le elezioni. Gli&lt;br /&gt;americani dovranno presentare «entro un anno» un rapporto sui progressi&lt;br /&gt;compiuti dalle forze sotto il loro comando. Nessuna scadenza è tassativa.&lt;br /&gt;Il Consiglio di sicurezza chiede soltanto di essere informato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francia, Germania, Russia, Siria e Cina, per quanto deluse, non volevano&lt;br /&gt;altri scontri con la superpotenza americana e avevano deciso l'astensione.&lt;br /&gt;L'ambasciatore Negroponte, presidente di turno del Consiglio di sicurezza,&lt;br /&gt;aveva annunciato l'intenzione di forzare il voto mercoledì sera e&lt;br /&gt;accontentarsi della maggioranza strettamente necessaria: 9 o al massimo 10&lt;br /&gt;voti su 15. Sarebbe stato un mezzo fallimento per la diplomazia americana&lt;br /&gt;e Colin Powell si è fatto in quattro per evitarlo. Ha ordinato&lt;br /&gt;all'ambasciatore di aspettare ancora un giorno e ha telefonato al ministro&lt;br /&gt;degli esteri francese Dominique De Villepin, al presidente pakistano&lt;br /&gt;Pervez Musharraf e ai governi di altri paesi contrari e incerti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha assicurato il rispetto della frase della risoluzione che invita a&lt;br /&gt;«restituire la responsabilità e l'autorità di governo al popolo dell'Iraq&lt;br /&gt;appena possibile». Ha accettato di aggiungere una precisazione: i soldati&lt;br /&gt;americani continueranno a occupare l'Iraq soltanto se il nuovo governo lo&lt;br /&gt;vorrà. In questo modo ha ottenuto l'unità di facciata che forse servirà&lt;br /&gt;alla propaganda elettorale del governo americano e dei suoi alleati, ma i&lt;br /&gt;problemi dell'Iraq sono ben altri, e richiederebbero ben altre risorse,&lt;br /&gt;ben altra lucidità, ben altro coraggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106643040568052924?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643040568052924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106643040568052924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106643040568052924' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106642962718302480</id><published>2003-10-18T00:27:00.000+02:00</published><updated>2003-10-18T00:27:07.073+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;" IO NON HO DEBITI DI RICONOSCENZA CON L'AMERICA"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo il Ministro della Difesa Antonio Martino, parlando alla Comunità&lt;br /&gt;italiana a New York nel corso di un ricevimento al consolato, in occasione&lt;br /&gt;di celebrazioni del Columbus Day, ha citato la seguente frase: " Siamo&lt;br /&gt;sempre stati dalla parte degli Stati Uniti e della libertà.Non dobbiamo&lt;br /&gt;vergognarci di questa amicizia, altri dovrebbero vergognarsi delle loro".&lt;br /&gt;A chi alludeva? Forse agli sporchi fascisti? Io sono una fascista, sia per&lt;br /&gt;l'età che per le ideologie che mi hanno accompagnato e mi accompagneranno&lt;br /&gt;sino alla morte, poiché sono cresciuta con senso dell'onore, della&lt;br /&gt;dignità, con senso d'amor patrio. &lt;br /&gt;Ora tutti i governi che si sono succeduti in più di 50 anni e ci hanno&lt;br /&gt;regalato "la democrazia" non si rendono conto dello sfacelo che abbiamo in&lt;br /&gt;Patria? &lt;br /&gt;Alla camera ed al senato non fanno altro che prevaricare uno sull'altro e&lt;br /&gt;non alludo al governo in se stesso, bensì nelle due fazioni di maggioranza&lt;br /&gt;e minoranza che, per il Dio denaro, si stanno umiliando con continue scuse&lt;br /&gt;a questo o a quello.&lt;br /&gt;Il grande amore della Casa delle Libertà per gli ebrei da che scaturisce? &lt;br /&gt;Da un senso di inferiorità, dal pensare che il popolo eletto è degno del&lt;br /&gt;massimo rispetto e bisogna riverirlo e chiedergli scusa per le più piccole&lt;br /&gt;banalità, per non urtare la loro supremazia. &lt;br /&gt;Secondo Martino molti ( ma chi sarebbero questi molti?) hanno sperato che&lt;br /&gt;Saddam Hussein vincesse. Ovvio dato che il filo conduttore Stati&lt;br /&gt;Uniti-Israele comanda il mondo, al contrario di ciò che si illude Bush e&lt;br /&gt;cioè che sono gli americani che gestiscono il pianeta.&lt;br /&gt;Inoltre il ministro Martino ha attaccato" coloro che definiscono quella&lt;br /&gt;americana in Iraq "una occupazione", " se però prelude alla colonizzazione&lt;br /&gt;, all'annessione, alla sopraffazione, allora è una cosa seria. Invece se&lt;br /&gt;prelude alla liberazione, è un fatto straordinariamente positivo. Erano&lt;br /&gt;forse truppe di occupazione quelle americane in Europa, che volevano&lt;br /&gt;sconfiggere il nazismo?"&lt;br /&gt;Sì, egregio ministro! Noi siamo stati occupati, distrutte le nostre belle&lt;br /&gt;città(e parlo solo dell'Italia), le nostre donne stuprate dai marocchini,&lt;br /&gt;soldati al seguito degli americani, Montecassino distrutta con&lt;br /&gt;bombardamenti e per fortuna gli odiati tedeschi, molto più intelligenti ed&lt;br /&gt;istruiti degli americani ed affini, hanno portato in salvo, in Vaticano,&lt;br /&gt;dei tesori immensi, incalcolabili disegni, testi sacri e statue. Se&lt;br /&gt;fossero capitate in altre mani quelle opere non sarebbero state consegnate&lt;br /&gt;al Vaticano, certamente, ma avrebbero fatto la fine della Gioconda, ovvio&lt;br /&gt;attraversando l'atlantico. Un po' per uno non fa male a nessuno.&lt;br /&gt;La mia bella Milano, bombardata a tappeto dalle due del pomeriggio a notte&lt;br /&gt;inoltrata, come si deve chiamare: il gioco delle biglie dei bimbi? No,&lt;br /&gt;occupazione!&lt;br /&gt;Andando a scuola a Milano ed essendo sfollata nel varesotto, quante sono&lt;br /&gt;state le volte che il capotreno frenava e ci diceva di scendere di corsa e&lt;br /&gt;cercare riparo sotto gli alberi? E che facevano gli aerei americani ed&lt;br /&gt;inglesi ? Giocherelloni scendevano in picchiata e mitragliavano i&lt;br /&gt;viaggiatori che scappavano, non sapendo dove nascondersi perché non vi&lt;br /&gt;erano ripari. Quanti morti ho visto, la maggioranza giovani come me,&lt;br /&gt;ancora studenti.&lt;br /&gt;Ed io, secondo il ministro Martino, che non avendo vissuto quel periodo&lt;br /&gt;conosce solo la storia, anzi la fandonia della DC e PCI, dovrei della&lt;br /&gt;riconoscenza agli americani? &lt;br /&gt;No, caro Ministro, io non perdonerò, mai, agli americani le guerre che&lt;br /&gt;vogliono non per salvare un povero popolo sotto dittatura, ma solo per&lt;br /&gt;lucro ed in Italia per cosa sono venuti? Per poter avere basi militari nel&lt;br /&gt;Mediterraneo, preparandosi la strada per altri stati. E così un passo alla&lt;br /&gt;volta, fingendosi liberatori, saranno padroni di tutto il pianeta. &lt;br /&gt;L'Europa è divenuta un vassallo degli Usa e anche noi dobbiamo chinare la&lt;br /&gt;testa e dire (non obbedisco, ma OK perché il nostro governo attuale (a&lt;br /&gt;proposito esiste un governo in Italia, dato che ognuno fa come gli pare e&lt;br /&gt;la parola giustizia è pura utopia?) oramai è divenuto yankee!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ERCOLINA  MILANESI&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106642962718302480?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106642962718302480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106642962718302480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106642962718302480' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106642902957295340</id><published>2003-10-18T00:17:00.000+02:00</published><updated>2003-10-18T00:18:10.880+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://www.kelebekler.com/caimani/54.htm"&gt;http://www.kelebekler.com/caimani/54.htm&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Antieuropeismo americano&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.larivistadeilibri.com/2003/04/garton-ash.html"&gt;http://www.larivistadeilibri.com/2003/04/garton-ash.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TIMOTHY GARTON ASH&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest'anno, a causa della ben nota situazione internazionale, sulla stampa&lt;br /&gt;americana si leggono molti articoli sull'antiamericanismo in Europa. Ma che&lt;br /&gt;dire dell'antieuropeismo negli Stati Uniti? Qualche esempio: "Alla lista di&lt;br /&gt;sistemi di governo destinati a scivolare nell'EUrinatoio della storia, è il&lt;br /&gt;caso di aggiungere l'Unione Europea e la Quinta Repubblica francese. Resta&lt;br /&gt;solo da chiarire quanto caotica sarà la loro disintegrazione" (Mark Steyn,&lt;br /&gt;Jewish World Review, 1° maggio 2002).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Anche l'espressione "scimmie pappamolla mangiaformaggio" viene impiegata [a&lt;br /&gt;indicare i francesi] con la stessa frequenza con cui i francesi dicono&lt;br /&gt;"fotti gli ebrei". Ops, come non detto: questo è un altro modo di dire&lt;br /&gt;popolare francese" (Jonah Goldberg, National Review Online, 16 luglio 2002).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oppure, da una diversa sponda: ""Volete sapere cosa penso veramente degli&lt;br /&gt;europei?", ha chiesto l'alto funzionario del Dipartimento di Stato. "Penso&lt;br /&gt;che abbiano affrontato nel modo sbagliato praticamente tutte le più&lt;br /&gt;importanti questioni internazionali degli ultimi vent'anni"" (Cit. da Martin&lt;br /&gt;Walker, UPI, 13 novembre 2002).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono state affermazioni di tal fatta a portarmi di recente negli Stati&lt;br /&gt;Uniti - Boston, New York, Washington e due stati bigotti della Bible-belt,&lt;br /&gt;Kansas e Missouri - per osservare da vicino l'evolversi dell'atteggiamento&lt;br /&gt;americano nei confronti dell'Europa alla luce di una possibile seconda&lt;br /&gt;guerra del Golfo. Praticamente tutte le persone con cui ho parlato, sulla&lt;br /&gt;East Coast, riconoscevano che il livello di irritazione verso l'Europa e gli&lt;br /&gt;europei ha superato per intensità addirittura l'ultimo picco storico, nei&lt;br /&gt;primi anni Ottanta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto un intingere penne nel cianuro, uno storcere la bocca per mettere alla&lt;br /&gt;berlina "gli europei", anche noti come euros, euroids, 'peens o Euroweenies.&lt;br /&gt;A dire di Richard Perle, attuale presidente del Consiglio nazionale alla&lt;br /&gt;difesa, l'Europa ha perduto la sua "bussola morale" e la Francia "la sua&lt;br /&gt;fibra etica". Tale irritazione investe anche le più alte cariche&lt;br /&gt;dell'amministrazione Bush. Parlando con alcuni alti funzionari, ho potuto&lt;br /&gt;notare che al sintagma "i nostri amici europei" faceva seguito come&lt;br /&gt;un'appendice d'obbligo "quei rompipalle".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il luogo comune che oggi circola sull'Europa è presto detto. Gli europei&lt;br /&gt;sono gente inetta. Deboli, petulanti, ipocriti, divisi, in malafede, in&lt;br /&gt;qualche caso antisemiti e spesso pacifisti per antiamericanismo. In una&lt;br /&gt;parola: Euroweenies. I loro valori, la loro colonna vertebrale si sono&lt;br /&gt;dissolti in un tiepido semicupio di sciocchezzai multilaterali,&lt;br /&gt;transnazionali, secolari e postmoderni. Buttano via gli euro in vini,&lt;br /&gt;vacanze e stati assistenziali esorbitanti invece che investirli in opere di&lt;br /&gt;difesa. Dopodiché, standosene belli paciosi ai bordi del campo, si&lt;br /&gt;permettono parole di scherno mentre gli Stati Uniti fanno il lavoro sporco&lt;br /&gt;di proteggere il mondo per loro. Gli americani, viceversa, sono forti,&lt;br /&gt;incrollabili difensori della libertà, patrioti fedelmente al servizio&lt;br /&gt;dell'ultimo stato-nazione autenticamente sovrano del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le metafore sessuali di questi stereotipi meriterebbero uno studio&lt;br /&gt;specifico. Se l'antiamericanismo europeo vede negli "americani" cowboy&lt;br /&gt;spacconi e prepotenti, gli americani antieuropei considerano "gli europei"&lt;br /&gt;delle checche effeminate. L'americano è un maschio virile ed eterosessuale;&lt;br /&gt;l'europeo è femmina, un impotente, o gliele hanno tagliate. Militarmente&lt;br /&gt;parlando, agli europei non gli si alza. (In fin dei conti, non hanno neanche&lt;br /&gt;venti aerei da "trasporto pesante" di contro agli oltre duecento degli&lt;br /&gt;americani.) Alla fine di una conferenza che ho tenuto a Boston, un anziano&lt;br /&gt;signore è andato barcollando al microfono e ha chiesto come mai l'Europa&lt;br /&gt;"denoti così scarse energie vitali". La parola "eunuchi", ho scoperto, viene&lt;br /&gt;scandita in "EU-nuchi". Le metafore sessuali fanno capolino anche in&lt;br /&gt;resoconti più elaborati delle differenze tra America ed Europa: è il caso di&lt;br /&gt;un articolo, che fa già testo, apparso sulla Policy Review a firma di Robert&lt;br /&gt;Kagan, della Carnegie Endowment for Peace, dal titolo "Forza e debolezza".&lt;br /&gt;Rispolverando l'immagine di un famoso libro sui rapporti tra i sessi, Gli&lt;br /&gt;uomini vengono da Marte, le donne da Venere, Kagan proclama: "Gli americani&lt;br /&gt;vengono da Marte, gli europei da Venere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non tutti gli europei sono ugualmente da buttare. Vi è la tendenza a&lt;br /&gt;considerare gli inglesi un po' diversi, a vederli in una luce migliore. Ai&lt;br /&gt;britannici i conservatori americani fanno spesso grazia dell'ignominiosa&lt;br /&gt;natura "europea" - opinione che certo incontrerebbe l'accorato plauso dei&lt;br /&gt;tory d'oltremanica, mentalmente ancora sotto l'egida di Margaret Thatcher. E&lt;br /&gt;di Tony Blair, come della Thatcher prima di lui, e di Churchill prima di&lt;br /&gt;lei, si parla a Washington come di una luminosa eccezione alla trista regola&lt;br /&gt;europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trattamento peggiore è riservato ai francesi - che, ovviamente, ripagano&lt;br /&gt;quanto meno della stessa moneta. Non mi ero reso conto quanto fosse diffuso&lt;br /&gt;nella cultura popolare americana l'antico passatempo British del&lt;br /&gt;dagli-al-francese. "La Francia, capirai, a quelli gli abbiamo salvato il&lt;br /&gt;culo due volte e per noi non hanno mai fatto nulla", mi ha ragguagliato&lt;br /&gt;all'Ameristar Casino di Kansas City Verlin "Bud" Atkinson, veterano della&lt;br /&gt;seconda guerra mondiale. Parlando a studenti di licei e università del&lt;br /&gt;Missouri e del Kansas, mi sono imbattuto in uno strambo pregiudizio&lt;br /&gt;popolare: i francesi, pare, non si lavano. "Mi sentivo proprio lurido",&lt;br /&gt;diceva un ragazzo, ricordando il suo viaggio in Francia. "Ma eri sempre più&lt;br /&gt;pulito dei ragazzi francesi", aggiungeva un altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due importanti giornalisti americani, Thomas Friedman del New York Times e&lt;br /&gt;Joe Klein del New Yorker, di ritorno da lunghi giri di presentazione dei&lt;br /&gt;propri libri negli Stati Uniti, mi hanno detto separatamente di essersi&lt;br /&gt;imbattuti ovunque in un palpabile antifrancesismo: una frecciata ai francesi&lt;br /&gt;e puoi contare su una risata sicura. Grazie al direttore della National&lt;br /&gt;Review Online nonché dichiarato "castigafranciosi", il conservatore Jonah&lt;br /&gt;Goldberg, visibile anche sugli schermi televisivi, il succitato epiteto di&lt;br /&gt;"scimmie pappamolla mangiaformaggio", originariamente apparso in un episodio&lt;br /&gt;dei Simpsons, è ora moneta corrente. Goldberg mi ha detto che, quando nel&lt;br /&gt;1998 iniziò a scrivere pezzi antifrancesi per la National Review, scoprì che&lt;br /&gt;"avevano un mercato". Bacchiolare i transalpini, ha detto, è diventato "un&lt;br /&gt;tormentone".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma mettere insieme le polemiche neoconservatrici, i pregiudizi dei liceali&lt;br /&gt;di Kansas City sull'uso del bagno in terra d'oltralpe, le osservazioni di un&lt;br /&gt;funzionario del Dipartimento di Stato e di altri funzionari governativi per&lt;br /&gt;poi etichettare il tutto come "antieuropeismo" è chiaramente fuor di luogo.&lt;br /&gt;Come scrittore europeo, mi guardo bene dal riservare all'"antieuropeismo"&lt;br /&gt;americano il medesimo trattamento spesso riservato dagli scrittori americani&lt;br /&gt;all'"antiamericanismo" europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come occorre distinguere una legittima e informata critica dell'UE e&lt;br /&gt;dell'attuale indirizzo europeo da un'ostilità più radicata e profonda verso&lt;br /&gt;l'Europa e gli europei in quanto tali, allo stesso modo gli scrittori&lt;br /&gt;americani farebbero bene a separare più spesso di quanto non facciano&lt;br /&gt;un'argomentata critica europea all'amministrazione Bush dal puro e semplice&lt;br /&gt;antiamericanismo, come una sua critica argomentata al governo Sharon&lt;br /&gt;dall'antisemitismo. Ciò su cui anche persone bene informate possono non&lt;br /&gt;trovarsi d'accordo è dove passi la linea di demarcazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non bisogna perdere poi il senso dell'umorismo. Tra le ragioni che suscitano&lt;br /&gt;l'ilarità degli europei nei confronti di George W. Bush vi è la comicità&lt;br /&gt;involontaria di certe sue uscite, vere o presunte. A esempio: "Il problema&lt;br /&gt;dei francesi è di non avere una parola per dire entrepreneur". A suscitare&lt;br /&gt;l'ilarità degli americani nei riguardi dei francesi vi è, tra l'altro,&lt;br /&gt;un'antica tradizione anglosassone - risalente quanto meno a Shakespeare - di&lt;br /&gt;derisione dei cugini d'oltremanica. Ma c'è anche l'inghippo. Dei rilievi&lt;br /&gt;oltraggiosi di penne conservatrici come Jonah Goldberg e Mark Steyn alcuni&lt;br /&gt;sono palesemente scherzosi, altri semiseri, altri ancora serissimi. A&lt;br /&gt;risentirsi contro uno di questi ultimi, possono sempre dirti: "ma stavamo&lt;br /&gt;solo scherzando, è ovvio!". L'umorismo vive di esagerazione e gioca con gli&lt;br /&gt;stereotipi. Ma si prenderebbe sul ridere uno scrittore europeo che definisse&lt;br /&gt;gli ebrei "scimmie pappamolla mangiapaneazimo"? Il contesto, certo, è molto&lt;br /&gt;diverso: non c'è stato alcun genocidio di francesi negli Stati Uniti. Pure,&lt;br /&gt;formulare l'ipotesi potrebbe magari dar da pensare ai nostri umoristi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antieuropeismo e antiamericanismo non sono fenomeni simmetrici. Il secondo&lt;br /&gt;ha il proprio basso continuo emotivo in una miscela di risentimento e di&lt;br /&gt;invidia; il primo in un mix di irritazione e disprezzo. L'antiamericanismo&lt;br /&gt;costituisce un'autentica ossessione per certi paesi - per la Francia in&lt;br /&gt;particolare, come ha di recente rilevato Jean-François Revel.&lt;br /&gt;L'antieuropeismo, viceversa, è ben lungi dall'essere un'ossessione&lt;br /&gt;americana. Negli USA, in realtà, l'atteggiamento verso l'Europa prevalente&lt;br /&gt;tra la popolazione è forse quello di un'indifferenza blandamente benevola,&lt;br /&gt;mista a un'ignoranza impressionante. Ho girato due giorni per il Kansas&lt;br /&gt;chiedendo alla gente che incontravo: "A che cosa pensa se dico "Europa"?".&lt;br /&gt;Molti rispondevano con un lungo, meravigliato silenzio, talora accompagnato&lt;br /&gt;da una risatina nervosa. Dopodiché rispondevano cose del tipo: "Be', credo&lt;br /&gt;che non vadano molto a caccia da quelle parti" (Vernon Masqua, falegname a&lt;br /&gt;McLouth); "Che è un sacco lontano" (Richard Souza, figlio di emigrati&lt;br /&gt;francesi e portoghesi); o, dopo una lunga pausa di riflessione, "Be', che è&lt;br /&gt;un bel viaggio dall'altra parte dello stagno" (Jack Weishaar, un vecchio&lt;br /&gt;contadino di origine tedesca). Si può star certi che sull'America un&lt;br /&gt;falegname o un contadino anche del più sperduto villaggio dell'Andalusia o&lt;br /&gt;della Rutenia avrebbe molte più cose da dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Boston, New York e Washington - il "corridoio Bos-Wash" - mi è stato detto&lt;br /&gt;ripetutamente che dalla fine della guerra fredda l'indifferenza verso&lt;br /&gt;l'Europa è andata assestandosi anche tra quanti conoscono bene il&lt;br /&gt;Continente. L'Europa non è considerata né un alleato potente né un possibile&lt;br /&gt;serio rivale come la Cina. "Un posto di vecchi!", mi diceva un amico&lt;br /&gt;americano che ha fatto scuola e università in Inghilterra. Come ha osservato&lt;br /&gt;un tuttologo conservatore, Tucker Carlson, nella trasmissione della CNN&lt;br /&gt;Crossfire: "A chi importa cosa pensano gli europei? L'UE passa il tempo ad&lt;br /&gt;accertarsi che la mortadella inglese venga venduta a chili e non a libbre.&lt;br /&gt;L'intero continente sta diventando sempre più estraneo agli interessi&lt;br /&gt;americani".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ho chiesto a un alto funzionario del governo che cosa accadrebbe se&lt;br /&gt;gli europei continuassero a criticare gli USA da una posizione di debolezza&lt;br /&gt;militare, la sostanza della sua risposta è stata: "Perché, ha importanza?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pure, mi è sembrato che una tale ostentazione di indifferenza avesse un che&lt;br /&gt;di forzato. Certo è che i miei interlocutori ci mettevano non poco tempo e&lt;br /&gt;passione per dirmi quanto poco gliene importava. Riguardo poi agli americani&lt;br /&gt;che criticano apertamente l'Europa, il meno che si possa dire è che sono&lt;br /&gt;tutt'altro che ignari o indifferenti al vecchio continente: gente che&lt;br /&gt;conosce l'Europa - una buona metà, a quel che pare, ha studiato a Parigi o a&lt;br /&gt;Oxford - ed è ben lieta di nominare alla prima occasione i rispettivi amici&lt;br /&gt;europei. Allo stesso modo in cui i critici europei degli Stati Uniti tendono&lt;br /&gt;a negare sdegnati l'etichetta di antiamericanismo ("intendiamoci, ho il&lt;br /&gt;massimo rispetto per il paese e per il suo popolo"), essi rivendicano&lt;br /&gt;invariabilmente di non essere affatto antieuropei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antiamericanismo e antieuropeismo si trovano alle due estremità opposte&lt;br /&gt;dello spettro politico. L'antiamericanismo europeo si situa prevalentemente&lt;br /&gt;a sinistra, l'antieuropeismo americano a destra. I più ferventi&lt;br /&gt;eurocastigatori USA sono neoconservatori che fanno ricorso a quella stessa&lt;br /&gt;retorica battagliera abitualmente impiegata contro i progressisti americani.&lt;br /&gt;E di fatto, come ha riconosciuto lo stesso Jonah Goldberg, "gli europei"&lt;br /&gt;sono anche la maschera dei progressisti. Allora, gli ho chiesto, Bill&lt;br /&gt;Clinton era un europeo? "Sì", ha risposto Goldberg, "o, quanto meno, pensa&lt;br /&gt;come un europeo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quel che risulta, questo spartiacque destra/sinistra vale anche per la&lt;br /&gt;gente comune. Ai primi di dicembre dell'anno scorso, l'istituto di sondaggi&lt;br /&gt;Ipsos-Reid ha inserito nei propri regolari rilevamenti sull'opinione&lt;br /&gt;pubblica americana alcune domande agli effetti del presente articolo. Di&lt;br /&gt;quattro affermazioni relative al diverso approccio americano ed europeo alla&lt;br /&gt;via diplomatica e alla guerra, solo il 6% degli elettori repubblicani,&lt;br /&gt;contro il 30% dei democratici, ha scelto: "Gli europei tendono a preferire&lt;br /&gt;la soluzione diplomatica, valore positivo a cui gli americani farebbero bene&lt;br /&gt;a ispirarsi". Viceversa, solo il 13% dei democratici, contro il 35% dei&lt;br /&gt;repubblicani (il più consistente tra i singoli raggruppamenti), ha indicato:&lt;br /&gt;"Gli europei sono troppo inclini al compromesso e poco propensi a difendere&lt;br /&gt;la libertà se necessario anche fino alla guerra, e questo è male".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La linea di demarcazione si profilava ancora più netta, poi, riguardo "al&lt;br /&gt;modo più auspicabile di muovere guerra all'Iraq". Il 59% dei repubblicani di&lt;br /&gt;contro al 33% dei democratici ha scelto: "Gli Stati Uniti devono mantenere&lt;br /&gt;il controllo di tutte le operazioni e impedire che gli alleati europei&lt;br /&gt;possano limitarne in qualche misura i margini di manovra". Viceversa, per il&lt;br /&gt;55% dei democratici e solo per il 34% dei repubblicani, "è fondamentale che&lt;br /&gt;gli Stati Uniti agiscano in collaborazione coi paesi europei, anche qualora&lt;br /&gt;ciò dovesse implicare una restrizione dell'autonomia decisionale americana".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pare ipotesi meritevole di attenzione che siano in realtà i repubblicani a&lt;br /&gt;venire da Marte e i democratici da Venere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni conservatori, poi, vedono un avamposto venusiano anche nel&lt;br /&gt;Dipartimento di Stato. William Kristol, uno dei neoconservatori americani,&lt;br /&gt;parla di "un asse pacifista che congiunge Rijadh, Bruxelles e il Foggy&lt;br /&gt;Bottom [quartiere di Washington dove si trova appunto il Dipartimento di&lt;br /&gt;Stato]". Lungo il corridoio Bos-Wash, ho sentito parlare a più riprese&lt;br /&gt;dell'esistenza di due gruppi antagonisti in lotta per avere l'attenzione del&lt;br /&gt;presidente Bush riguardo all'Iraq: il gruppo "Cheney-Rumsfeld" e quello&lt;br /&gt;"Powell-Blair". È abbastanza curioso, per un cittadino britannico, scoprire&lt;br /&gt;che il primo ministro inglese è diventato membro del Dipartimento di Stato&lt;br /&gt;americano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli europei "atlanticisti" non hanno di che confortarsi troppo, se si pensa&lt;br /&gt;che anche tra gli europeisti di un organismo di tradizione progressista come&lt;br /&gt;il Dipartimento di Stato il disinganno verso l'Europa ha toccato punte&lt;br /&gt;preoccupanti. Ruolo cruciale ha giocato a riguardo la sconcertante&lt;br /&gt;incapacità europea di impedire il genocidio di duecentocinquantamila&lt;br /&gt;musulmani bosniaci proprio sotto casa. Da allora, l'Europa si è dimostrata&lt;br /&gt;regolarmente incapace di "trovare una linea comune" in politica estera e&lt;br /&gt;nell'indirizzo di sicurezza internazionale, al punto che perfino una&lt;br /&gt;controversia tra Spagna e Marocco riguardo a un isolotto disabitato al largo&lt;br /&gt;della costa marocchina ha dovuto essere risolto da Colin Powell.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non sono gente seria": questo il lapidario verdetto datomi da George F.&lt;br /&gt;Will sugli europei durante una colazione ufficiale in un albergo di&lt;br /&gt;Washington. E se anche Mr. Will è ben lungi dal potersi definire un&lt;br /&gt;progressista del Dipartimento di Stato, molti al suo interno sarebbero&lt;br /&gt;d'accordo con lui. Storicamente, i tavoli si sono invertiti. Charles de&lt;br /&gt;Gaulle non aveva forse pronunciato la medesima sentenza sugli americani?&lt;br /&gt;"Ils ne sont pas sérieux."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ampi settori della società americana, allignano disinganno e irritazione&lt;br /&gt;nei riguardi dell'Europa, un crescente disprezzo e finanche ostilità verso&lt;br /&gt;"gli europei", che, nelle sue ipostasi estreme, si merita il marchio di&lt;br /&gt;"antieuropeismo". Come si è giunti a questo punto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di alcune possibili spiegazioni si è già fatto cenno. Esplorarle tutte&lt;br /&gt;richiederebbe un libro: qui posso solo indicare qualche ipotesi. Per&lt;br /&gt;cominciare, negli Stati Uniti c'è sempre stata una forte tensione&lt;br /&gt;antieuropeista. "L'America è nata come antidoto all'Europa", faceva notare&lt;br /&gt;Michael Kelly, ex direttore dell'Atlantic Monthly. "Perché mai", chiedeva&lt;br /&gt;George Washington nel suo Discorso d'Addio, "intrecciando il nostro destino&lt;br /&gt;con quello di qualsivoglia parte d'Europa, aggrovigliare la nostra pace e la&lt;br /&gt;nostra prosperità nei lacci dell'ambizione, della rivalità, degli interessi,&lt;br /&gt;degli umori o del capriccio europei?". Per milioni di americani, nel XIX e&lt;br /&gt;XX secolo, l'Europa era il posto da cui si fuggiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tuttavia il vecchio continente esercitava anche un persistente fascino, di&lt;br /&gt;cui fu celebre ipostasi Henry James; un desiderio per molti aspetti di&lt;br /&gt;emulare, e quindi sopravanzare soprattutto due paesi europei, l'Inghilterra&lt;br /&gt;e la Francia. Arthur Schlesinger Jr. mi ricordava il vecchio adagio "quando&lt;br /&gt;gli americani muoiono, vanno a Parigi". "Ogni uomo ha due patrie", diceva&lt;br /&gt;Thomas Jefferson, "la propria e la Francia". A quando far risalire&lt;br /&gt;l'inversione di rotta? Forse al 1940, l'anno della "strana disfatta"&lt;br /&gt;francese e dell'"ora più bella" dell'Inghilterra? Dopodiché, de Gaulle&lt;br /&gt;ristabilì l'amor proprio della Francia di contro agli americani, mentre&lt;br /&gt;Churchill creò un "rapporto speciale" tra le due nazioni dei genitori. (Per&lt;br /&gt;comprendere l'attuale approccio di Chirac e Blair agli USA, i nomi di&lt;br /&gt;riferimento sono ancora quelli di de Gaulle e di Churchill.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per cinquant'anni, dal 1941 al 1991, gli Stati Uniti e una sempre più&lt;br /&gt;nutrita schiera di europei hanno mosso guerra contro un nemico comune: il&lt;br /&gt;nazismo prima, il comunismo sovietico poi. L'"Occidente" geopolitico toccava&lt;br /&gt;allora il suo apogeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutta la guerra fredda, ovviamente, tra le due sponde dell'Atlantico non&lt;br /&gt;mancarono le tensioni. Alcuni degli odierni stereotipi erano già&lt;br /&gt;perfettamente ravvisabili nelle controversie dei primi anni Ottanta&lt;br /&gt;sull'impiego dei missili cruise e Pershing, e riguardo all'indirizzo&lt;br /&gt;americano di politica estera con il Centramerica e con Israele; e formati&lt;br /&gt;nelle menti di alcune delle stesse persone, come Richard Perle, all'epoca&lt;br /&gt;rinomato "principe delle tenebre" per la sua linea dura. Simili polemiche&lt;br /&gt;intercontinentali vertevano in molti casi sulla maniera di porsi nei&lt;br /&gt;riguardi dell'Unione Sovietica, ma erano altresì arginate, in ultima&lt;br /&gt;analisi, dall'evidente nemico comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi non più. E così, stiamo forse assistendo a ciò che lo scrittore&lt;br /&gt;australiano Owen Harries aveva preannunciato dieci anni fa in un articolo&lt;br /&gt;apparso su Foreign Affairs: il declino dell'"Occidente" come solido asse&lt;br /&gt;geopolitico a causa della scomparsa di quell'evidente nemico comune.&lt;br /&gt;L'Europa, che fu il principale teatro della seconda guerra mondiale e della&lt;br /&gt;guerra fredda, non è il centro della "guerra al terrorismo". Il divario di&lt;br /&gt;potenza si è allargato. Gli Stati Uniti non sono soltanto l'unica&lt;br /&gt;superpotenza del mondo, ma un'iperpotenza la cui spesa militare uguaglierà&lt;br /&gt;in breve quella delle successive quindici massime potenze del mondo messe&lt;br /&gt;insieme. L'UE non ha tradotto la sua comparabile forza economica - che si&lt;br /&gt;sta dirigendo a grandi passi vero i 10 trilioni di dollari dell'economia&lt;br /&gt;americana - in un livello equivalente di potenza militare e di ascendente&lt;br /&gt;diplomatico. Ma le differenze vertono altresì sull'impiego di questa&lt;br /&gt;potenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Robert Kagan, l'Europa si è evoluta in un mondo kantiano&lt;br /&gt;"all'insegna di leggi, di regole, e di negoziati e cooperazione&lt;br /&gt;transnazionali", mentre gli Stati Uniti sono fermi a una dimensione&lt;br /&gt;hobbesiana, in cui la potenza militare costituisce ancora la chiave di volta&lt;br /&gt;per conseguire obiettivi in campo internazionale (compresi quelli di stampo&lt;br /&gt;progressista). Per prima cosa viene da chiedersi: ma è proprio vero? A mio&lt;br /&gt;parere, Kagan - che per altro riconosce la natura "caricaturale" di questa&lt;br /&gt;distinzione - è troppo buono con l'Europa, nel senso che fa assurgere a&lt;br /&gt;indirizzo deliberato e coerente ciò che, in realtà, è solo una storia di&lt;br /&gt;girovagamenti alla cieca e di differenze tra una nazione e l'altra. Ma in&lt;br /&gt;seconda battuta, sorge anche un altro interrogativo: europei e americani&lt;br /&gt;gradirebbero che così fosse? Sì, verrebbe da dire. A un bel po' di politici&lt;br /&gt;americani piace molto l'idea di venire da Marte - inteso che ciò li renda&lt;br /&gt;marziali più che marziani - mentre i corrispettivi europei si riconoscono&lt;br /&gt;davvero, su un piano programmatico, in creature venusiane. Così, la&lt;br /&gt;ricezione della tesi di Kagan è parte della sua storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel quadro della ricerca d'identità di un'Unione Europea in corso di&lt;br /&gt;allargamento, va crescendo la tentazione dell'Europa di definire se stessa&lt;br /&gt;in opposizione agli Stati Uniti. L'Europa tende a costruire un'immagine di&lt;br /&gt;sé attraverso l'elenco delle proprie differenze rispetto all'America.&lt;br /&gt;Nell'augusto gergo degli studi d'identità, l'America diventa l'Altro. E agli&lt;br /&gt;americani non piace per nulla essere alterizzati (a chi piace, del resto?).&lt;br /&gt;Gli attacchi terroristici dell'11 settembre li hanno resi ancor più inclini&lt;br /&gt;a suffragare un'immagine marziale e missionaria del ruolo dell'America nel&lt;br /&gt;mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stanley Hoffmann ha osservato che tanto la Francia che gli Stati Uniti si&lt;br /&gt;considerano depositari di una missione universale e civilizzatrice. Oggi di&lt;br /&gt;quella missione, già prerogativa della Francia, esiste una versione europea,&lt;br /&gt;una "EU-topia" di integrazione transnazionale e giuridica in aperto&lt;br /&gt;contrasto con l'ultima ipostasi conservatrice della missione americana. Di&lt;br /&gt;qui l'irritazione di Jonah Goldberg nel ricordare quanto rivendicava il&lt;br /&gt;tedesco Karl Kaiser, veterano fautore della collaborazione USA-Europa: "gli&lt;br /&gt;europei sono riusciti in un'impresa mai realizzata prima: creare una zona di&lt;br /&gt;pace da cui la guerra è assolutamente esclusa. Gli europei sono convinti che&lt;br /&gt;questo modello sia valido anche per le altre parti del mondo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti sono convinti di avere il sistema migliore. Il che vale non solo per&lt;br /&gt;la condotta internazionale degli avversari, ma anche per i vari modelli di&lt;br /&gt;capitalismo democratico: la variabile miscela di libero mercato e stato&lt;br /&gt;assistenziale, di libertà individuale e di solidarietà sociale, e via&lt;br /&gt;dicendo. A dire di Charles A. Kupchan, politologo autore del recente The End&lt;br /&gt;of the American Era, ciò lascia presagire un imminente "scontro di civiltà"&lt;br /&gt;tra Europa e America. Se Kagan vede nella debolezza il persistente tratto&lt;br /&gt;distintivo dell'Europa, per Kupchan il prossimo grande rivale degli USA sarà&lt;br /&gt;proprio il vecchio continente e non la Cina. Molti europei sarebbero lieti&lt;br /&gt;di crederci, ma da quel che ho potuto vedere, negli Stati Uniti Kupchan è&lt;br /&gt;una voce pressoché isolata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A mio parere, tuttavia, gli USA presentano anche un'altra tendenza, più&lt;br /&gt;riposta. Già si è detto che negli ultimi due secoli la diffidenza americana&lt;br /&gt;per le cose europee era commista di ammirazione e di fascino. L'America&lt;br /&gt;soffriva, in parole povere, di un complesso d'inferiorità culturale. Che&lt;br /&gt;piano piano si è dissolto. La sua scomparsa è stata accelerata, con modalità&lt;br /&gt;che sarebbe arduo definire, dalla fine della guerra fredda e dalla&lt;br /&gt;conseguente ascesa degli Stati Uniti a superpotenza unica. La nuova Roma si&lt;br /&gt;è liberata dal senso di reverenza verso l'antica Grecia. "Al tempo del mio&lt;br /&gt;primo soggiorno in Europa, negli anni Quaranta e Cinquanta, l'Europa ci era&lt;br /&gt;superiore", mi ha scritto di recente un ex diplomatico americano con una&lt;br /&gt;lunga esperienza europea alle spalle. "Questa superiorità non era&lt;br /&gt;individuale - non mi sono mai sentito svilito dalla condiscendenza altrui -&lt;br /&gt;ma di civiltà." Le cose sono cambiate. L'America, concludeva, "non si sente&lt;br /&gt;più in imbarazzo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la fine della guerra fredda, tutte queste tendenze sono state per certi&lt;br /&gt;versi offuscate dalla presenza alla Casa Bianca di un europeo onorario, Bill&lt;br /&gt;Clinton. Nel 2001, George W. Bush, manna ambulante per ogni caricaturista&lt;br /&gt;europeo proclive all'antiamericanismo, ha fatto il suo ingresso alla Casa&lt;br /&gt;Bianca con un'agenda unilaterale, pronto a disfarsi di svariati accordi&lt;br /&gt;internazionali. Dopo l'11 settembre, la sua presidenza ha assunto i contorni&lt;br /&gt;di una presidenza di guerra. Il senso di un'America in stato di&lt;br /&gt;belligeranza, ho scoperto, persiste assai più ostinato a Washington che in&lt;br /&gt;ogni altra parte del paese, compresa New York. E persiste, soprattutto, nel&lt;br /&gt;cuore dell'amministrazione Bush. La "guerra al terrorismo" ha rafforzato una&lt;br /&gt;preesistente tendenza nell'élite repubblicana a credere in quella che Robert&lt;br /&gt;Kaplan ha definito "politica guerriera", condita da una generosa spruzzata&lt;br /&gt;di fondamentalismo cristiano - aspetto vistosamente assente nella&lt;br /&gt;secolarizzatissima Europa. Come ha rilevato Walter Russell Mead del Council&lt;br /&gt;on Foreign Relations nel suo libro Il serpente e la colomba, essa ha&lt;br /&gt;riportato in auge nella politica estera USA la tendenza "jacksoniana". I&lt;br /&gt;terroristi di Al-Qaeda come i nuovi indiani Creek.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domanda americana agli europei è diventata allora quella che mi ha&lt;br /&gt;rivolto di recente l'editorialista conservatore Charles Krauthammer: "Siete&lt;br /&gt;in trincea con noi o no?". In un primo tempo, la risposta è stata un sonoro&lt;br /&gt;sì. Tutti ricordano una prima pagina di Le Monde dal titolo: Nous sommes&lt;br /&gt;tous des Américains. Ma un anno e mezzo dopo, l'unico leader europeo visto&lt;br /&gt;dagli americani come compagno di trincea è Tony Blair. A Washington sono in&lt;br /&gt;molti a pensare che i francesi abbiano fatto ritorno al loro tradizionale&lt;br /&gt;antiamericanismo, e che il cancelliere tedesco Gerhard Schröder abbia&lt;br /&gt;ottenuto il suo secondo mandato, alle elezioni dello scorso settembre,&lt;br /&gt;sfruttando cinicamente i sentimenti anti-USA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando e dove gli atteggiamenti di Europa e America hanno ripreso a&lt;br /&gt;divergere? All'inizio del 2002, con l'escalation del conflitto&lt;br /&gt;arabo-israeliano. Il Medio Oriente è fonte e al tempo stesso catalizzatore&lt;br /&gt;di quella che rischia di diventare una vertiginosa spirale di fiorente&lt;br /&gt;antiamericanismo europeo e di nascente antieuropeismo americano, destinati a&lt;br /&gt;rafforzarsi reciprocamente. L'antisemitismo europeo, e i suoi presunti&lt;br /&gt;legami con le critiche che dal vecchio continente si muovono al governo&lt;br /&gt;Sharon, sono stati oggetto dei più aspri commenti antieuropei di&lt;br /&gt;editorialisti e politici americani di parte conservatrice. Alcuni di essi,&lt;br /&gt;mi ha spiegato un commentatore progressista ebreo, non sono solo&lt;br /&gt;profondamente filoisraeliani ma anche "likuditi naturali. Costoro, ha&lt;br /&gt;scritto Stanley Hoffmann in un recente articolo, sembrano credere in&lt;br /&gt;"un'identità di interessi tra lo stato ebraico e gli USA"". Gli europei&lt;br /&gt;propalestinesi, furibondi all'idea di vedersi affibbiare l'etichetta di&lt;br /&gt;antisemiti per il fatto di criticare il governo Sharon, parlano della&lt;br /&gt;potenza della "lobby ebraica" negli Stati Uniti, andando a confermare i&lt;br /&gt;peggiori sospetti dei likuditi americani sull'antisemitismo europeo, e via&lt;br /&gt;incrudelendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto a questo disperante groviglio di pregiudizi che si rafforzano&lt;br /&gt;reciprocamente - e di cui uno scrittore europeo di religione non ebraica&lt;br /&gt;difficilmente può parlare senza contribuire a sua volta al malessere che&lt;br /&gt;cerca di analizzare - America ed Europa presentano naturalmente autentiche&lt;br /&gt;differenze d'approccio al problema mediorientale. I politici europei, a&lt;br /&gt;esempio, sono inclini a ritenere che una soluzione negoziale del conflitto&lt;br /&gt;arabo-israeliano contribuirebbe al successo finale nella "guerra al&lt;br /&gt;terrorismo" in misura ben più incisiva di una guerra contro l'Iraq. La&lt;br /&gt;considerazione più generale, ai nostri fini, è che se la guerra fredda&lt;br /&gt;contro il comunismo centreuropeo aveva visto America ed Europa schierate&lt;br /&gt;sullo stesso fronte, la "guerra al terrorismo" li sta allontanando. Se&lt;br /&gt;l'Unione Sovietica aveva unito l'Occidente, il Medio Oriente lo separa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A esaminarla freddamente, questa divisione è estremamente stupida. L'Europa,&lt;br /&gt;geograficamente vicina e con una sempre più massiccia presenza islamica, ha&lt;br /&gt;un enorme e, rispetto agli Stati Uniti, ancor più diretto interesse ad avere&lt;br /&gt;un Medio Oriente pacificato, fiorente e democratico. Mi sono inoltre&lt;br /&gt;imbattuto in due alti funzionari governativi di Washington alquanto&lt;br /&gt;ricettivi all'idea - che alcuni commentatori americani stanno cominciando a&lt;br /&gt;ventilare - di una democratizzazione del Medio Oriente allargato come grande&lt;br /&gt;nuovo progetto transatlantico per un rivitalizzato Occidente. Ma oggi le&lt;br /&gt;cose non si presentano affatto così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al momento, ci sono buoni motivi per credere che una seconda guerra del&lt;br /&gt;Golfo servirebbe solo ad allargare ulteriormente il divario tra Europa e&lt;br /&gt;America. Ma anche in assenza di un conflitto con l'Iraq, il Medio Oriente è&lt;br /&gt;sempre in grado di ammannire il turbine in cui il vero o presunto&lt;br /&gt;antiamericanismo europeo alimenti un vero o presunto antieuropeismo USA,&lt;br /&gt;buono a sua volta a incrementare il risentimento antiamericano, il tutto&lt;br /&gt;aggravato da impetuose accuse di antisemitismo contro l'Europa. Solo un&lt;br /&gt;grande sforzo consapevole su entrambe le sponde dell'Atlantico, o un cambio&lt;br /&gt;al vertice a Washington nel 2005 o nel 2009, potranno cambiare le cose. Ma&lt;br /&gt;nel frattempo gran danno può essere fatto, e l'attuale discordia&lt;br /&gt;transatlantica è anch'essa espressione di quelle più profonde tendenze&lt;br /&gt;storiche ricordate in precedenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si dirà forse che dare risalto all'"antieuropeismo americano" come ho appena&lt;br /&gt;fatto può solo contribuire a questa vertiginosa spirale di reciproca&lt;br /&gt;sfiducia. Ma gli scrittori non sono diplomatici. L'antieuropeismo americano&lt;br /&gt;è una realtà, e i suoi corrieri rischiano di essere le prime rondini di una&lt;br /&gt;brutta estate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 gennaio 2003&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;----------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;----&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TIMOTHY GARTON ASH è direttore dello European Studies Center del St.&lt;br /&gt;Antony's College di Oxford ed è noto al lettore italiano come autore di: Le&lt;br /&gt;rovine dell'impero (1992); In nome dell'Europa (1994); e Storia del presente&lt;br /&gt;(2001), tutti editi da Mondadori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106642902957295340?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106642902957295340'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106642902957295340'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106642902957295340' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617283308096286</id><published>2003-10-15T01:07:00.000+02:00</published><updated>2003-10-15T01:07:13.166+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Siria e Iran: Sharon stia attento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Damasco e Teheran alzano la voce all'unisono contro Tel Aviv: «Risponderemo agli attacchi israeliani se ce ne saranno»&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo la Siria ma anche l'Iran respingono al mittente le brutali minacce&lt;br /&gt;di Sharon secondo cui Israele «colpirà i suoi nemici dovunque e in qualunque&lt;br /&gt;momento». Damasco e Teheran sanno benissimo che il premier di Tel Aviv parla&lt;br /&gt;pro domo sua ma si collega in modo più o meno esplicito al disegno americano&lt;br /&gt;della cosiddetta «guerra al terrorismo», dove per "terrorista" bisogna&lt;br /&gt;intendere chiunque si opponga o comunque sia di ostacolo agli interessi e ai&lt;br /&gt;progetti strategici dell'asse Usa-Israele. Sharon dunque minaccia nuovi&lt;br /&gt;attacchi fuori dell'area palestinese e i diretti interessati gli rispondono&lt;br /&gt;per le rime. Il presidente Khatami, parlando a Teheran con i giornalisti, ha&lt;br /&gt;detto che l'Iran è «assolutamente pronto a difendersi» ed ha espresso piena&lt;br /&gt;solidarietà alla Siria per il raid di domenica scorsa contro il suo&lt;br /&gt;territorio; e non ha mancato di accennare anche in tono ironico al bilancio&lt;br /&gt;fallimentare della politica di Sharon sia sul terreno della sicurezza che su&lt;br /&gt;quello economico, osservando che Israele ha già così tanti problemi sul&lt;br /&gt;piano interno che non gli conviene crearne di nuovi all'esterno.&lt;br /&gt;Anche Damasco insiste nel mantenere una posizione ferma di fronte&lt;br /&gt;all'arroganza di Sharon, ma anche di fronte alle insinuazioni del capo della&lt;br /&gt;Casa Bianca che ha accusato i siriani di stare «dalla parte sbagliata» nella&lt;br /&gt;lotta al terrorismo. E' appena il caso di ricordare che tanto la Siria&lt;br /&gt;quanto l'Iran sono in testa alla ignobile lista dei cosiddetti «stati&lt;br /&gt;canaglia», stilata proprio da chi ha più di ogni altro tutti i titoli per&lt;br /&gt;meritare quella definizione. Il governo di Bashar el Assad mantiene comunque&lt;br /&gt;un atteggiamento assai equilibrato muovendosi per così dire su due diversi&lt;br /&gt;livelli. Ieri l'ambasciatore siriano in Spagna Mohsen Bilal ha detto chiaro&lt;br /&gt;e tondo che se Israele continuerà ad attaccare la Siria reagirà: «Se ci&lt;br /&gt;attaccheranno ancora una o due o tre volte il popolo, il governo e le forze&lt;br /&gt;armate sapranno reagire per difendersi», con evidente allusione a una&lt;br /&gt;risposta anche militare; e ciò malgrado che la Siria - ha aggiunto - «si&lt;br /&gt;stia battendo per la pace e sia pronta a riprendere subito la conferenza di&lt;br /&gt;Madrid». Qualche ora dopo una anonima fonte di Damasco citata dall'agenzia&lt;br /&gt;Reuters ha preso le distanze da questa dichiarazione, soprattutto per quel&lt;br /&gt;che riguarda una possibile risposta militare, affermando che le parole&lt;br /&gt;dell'ambasciatore sono «una sua personale interpretazione» della posizione&lt;br /&gt;ufficiale del governo che resta quella espressa nella lettera al consiglio&lt;br /&gt;di sicurezza dell'Onu con cui si chiede la condanna di Israele (peraltro&lt;br /&gt;invano, data la pronta disponibilità degli Usa a ricorrere al veto in&lt;br /&gt;sostegno di Sharon). Ma la contraddizione è forse solo apparente, Bilal non&lt;br /&gt;è l'ultimo arrivato ed ha avuto incarichi di rilievo al tempo di Assad&lt;br /&gt;padre; l'impressione è piuttosto che Damasco voglia muoversi formalmente sul&lt;br /&gt;piano politico e diplomatico, lanciando però anche qualche avvertimento&lt;br /&gt;indiretto. E che questa sia una linea vincente lo dimostra la dichiarazione&lt;br /&gt;rilasciata a Beirut, prima di proseguire per Damasco, dall'inviato dell'Onu&lt;br /&gt;in Medioriente Larsen che ha esplicitamente elogiato la Siria proprio per&lt;br /&gt;aver scelto di rispondere alla provocazione israeliana sul terreno della&lt;br /&gt;diplomazia e non su quello militare. Sharon insomma ha sollevato un bel&lt;br /&gt;vespaio, e ora cerca maldestramente di rimediare facendo dire ai suoi&lt;br /&gt;portavoce che il suo governo «non cerca un confronto con la Siria»: come&lt;br /&gt;chi, insomma, prima tira il sasso e poi nasconde la mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giancarlo Lannutti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.liberazione.it"&gt;www.liberazione.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617283308096286?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617283308096286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617283308096286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617283308096286' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617274885613119</id><published>2003-10-15T01:05:00.000+02:00</published><updated>2003-10-15T01:05:48.950+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Un decimo delle forze Usa nel Golfo costituito da soldati "in appalto"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tempo venivano chiamati soldati di ventura, più prosaicamente sono&lt;br /&gt;conosciuti come mercenari. Gente che se va in guerra né per seguire ideali,&lt;br /&gt;né per obbedire alla ragion di Stato della coscrizione. Giusto per far&lt;br /&gt;soldi. Figure poco simpatiche, ma apparentemente ancora di moda. Impiegate&lt;br /&gt;non solo in remoti ed esotici conflitti, ma anche nel palcoscenico della&lt;br /&gt;guerra infinita. Selezionati con cura da chi quella guerra l'ha dichiarata e&lt;br /&gt;poi scatenata con sinistra puntualità.&lt;br /&gt;Un totale di 20mila americani, un decimo dell'intera forza Usa dislocata in&lt;br /&gt;Iraq e Kuwait, dipende infatti dalle decine di aziende private a cui&lt;br /&gt;l'Amministrazione Bush ha dato in appalto le attività più diverse. Dallo&lt;br /&gt;svolgimento di inchieste sui "crimini contro l'umanità" (sic) alla&lt;br /&gt;ristrutturazione delle forze di polizia interna passando per la costruzione&lt;br /&gt;di nuovi carceri, fino a compiti di mero ordine pubblico. I soldati "in&lt;br /&gt;appalto", come suggerisce il nome, "succhiano" un terzo dei quattro miliardi&lt;br /&gt;di dollari al mese spesi dallo scorso maggio dagli Stati Uniti per&lt;br /&gt;l'impossibile opera di ricostruzione civile del Paese arabo. Sono stati&lt;br /&gt;assegnati alle aziende private, ai "contractors" dei diversi dipartimenti.&lt;br /&gt;Proprio mentre il Congresso sta discutendo l'autorizzazione per il&lt;br /&gt;finanziamento aggiuntivo di 87 miliardi di dollari per da destinare al buco&lt;br /&gt;nero dell'occupazione irachena, Deborah Avant, analista alla "George&lt;br /&gt;Washington University" specializzata proprio nelle nuove compagnie della&lt;br /&gt;difesa private negli Stati Uniti, in una lunga intervista rilasciata al&lt;br /&gt;quotidiano statunitense "Washington Post", entra nei dettagli di quella che&lt;br /&gt;non esita a definire «una nuova corsa all'oro», ma anche «la radicale&lt;br /&gt;privatizzazione della politica estera» che sta avvenendo negli Stati Uniti.&lt;br /&gt;Una politica capace di trasformare il sangue in profitti stellari, roba da&lt;br /&gt;mercenari, per l'appunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.liberazione.it"&gt;www.liberazione.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617274885613119?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617274885613119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617274885613119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617274885613119' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617263322908142</id><published>2003-10-15T01:03:00.001+02:00</published><updated>2003-10-15T01:03:53.326+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Afghanistan, scontri a Mazar: 70 le vittime.&lt;br /&gt;E ora la tregua?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pesanti scontri, i peggiori degli ultimi mesi, a Mazar-i-Sharif tra i due&lt;br /&gt;signori della guerra rivali, Abdul Rashid Dostum e Ustad Atta, hanno&lt;br /&gt;provocato 70 vittime, tra morti e feriti, tutti miliziani. Paradossalmente&lt;br /&gt;entrambi i contendenti, che comandano rispettivamente il settimo e l'ottavo&lt;br /&gt;corpo d'armata dell'esercito afghano che dovrebbe garantire il controllo&lt;br /&gt;della regione, godono dell'appoggio del presidente Karzai rendendo evidente&lt;br /&gt;la sua estrema debolezza. Da mesi i leader della Jamiat-i-Islami (Società&lt;br /&gt;islamica), il tagiko Ustad Atta, e del Junbish-i-Millie islami (Movimento&lt;br /&gt;islamico), l'uzbeko Abdul Rashid Dostum, si contendono il controllo della&lt;br /&gt;città, prima dominio incontrastato del leader uzbeko, costretto negli ultimi&lt;br /&gt;mesi a ritirarsi nella nuova roccaforte di Shebargan. Dopo la feroce&lt;br /&gt;battaglia di mercoledì i due signori della guerra avrebbero accettato un&lt;br /&gt;accordo per il cessate il fuoco, secondo quanto riferito dall'ambasciatore&lt;br /&gt;britannico, funzionari dell'Onu e il ministro degli interni afghano Ali&lt;br /&gt;Ahmad Jalali, recatisi sul posto. Jalali ha riferito di aver incontrato i&lt;br /&gt;due signori della guerra che avrebbero «minimizzato» l'accaduto e si&lt;br /&gt;sarebbero impegnati non solo a ristabilire la calma, ma anche ad attuare il&lt;br /&gt;piano che, sotto la supervisione dell'Onu, dovrebbe portare al disarmo delle&lt;br /&gt;varie fazioni e che dovrebbe scattare a Mazar-i-Sharif il prossimo novembre.&lt;br /&gt;Secondo Jalali, il governo di Kabul dovrebbe inviare sul posto 300&lt;br /&gt;poliziotti per controllare l'area contesa. Resta da vedere se la Nato, che&lt;br /&gt;ha assunto il controllo dell'Isaf (il contingente internazionale di stanza a&lt;br /&gt;Kabul) e ha deciso di estendere la propria presenza al di fuori della&lt;br /&gt;capitale, si impegnerà anche nel tentare di «pacificare» le zone contese dai&lt;br /&gt;vari signori della guerra. Perché gli osservatori nutrono forti dubbi che il&lt;br /&gt;nuovo esercito nazionale afghano e le forze della polizia siano in grado di&lt;br /&gt;imporre il disarmo. Se al nord del paese sono Atta e Dostum a scontrarsi, al&lt;br /&gt;sud i problemi sono causati soprattutto dalla ripresa massiccia di attacchi&lt;br /&gt;da parte dei taleban, appoggiati dai servizi e dai militari pakistani. E&lt;br /&gt;questo mentre gli americani starebbero trattando il rientro dei taleban&lt;br /&gt;«moderati» a Kabul.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it"&gt;www.ilmanifesto.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617263322908142?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617263322908142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617263322908142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617263322908142' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617260444273388</id><published>2003-10-15T01:03:00.000+02:00</published><updated>2003-10-15T01:03:24.560+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Sanzioni alla Siria, gli Usa all'attacco&lt;br /&gt;La commissione esteri della Camera dei rappresentati vota il Syria&lt;br /&gt;Accountability Act, che prevede misure contro Damasco «per il suo sostegno&lt;br /&gt;al terrorismo». Il raid israeliano di domenica scorsa in Siria assume così&lt;br /&gt;un altro significato. Non gesto isolato di Sharon, ma segno di una campagna&lt;br /&gt;concertata a Washignton contro il regime di Bashar&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;STEFANO LIBERTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre alle Nazioni unite la Siria vorrebbe presentare una risoluzione di&lt;br /&gt;condanna del raid aereo condotto domenica scorsa da Israele nel suo&lt;br /&gt;territorio, biasimato tanto dal presidente Bashar al Assad che dall'Europa,&lt;br /&gt;gli Stati uniti sembrano muoversi ancora una volta in direzione opposta. Non&lt;br /&gt;solo Washington ha già annunciato che porrà il veto a ogni eventuale&lt;br /&gt;risoluzione in questo senso, ma ha deciso di imprimere un'accelerazione alla&lt;br /&gt;sua politica di pressione sulla Siria. La commissione esteri della Camera&lt;br /&gt;dei rappresentanti ha dato martedì il via libera al Syria Accountability&lt;br /&gt;Act, un progetto di legge che prevede diversi livelli di sanzioni economiche&lt;br /&gt;contro Damasco, «se continua ad appoggiare gruppi terroristici, non ritira&lt;br /&gt;le proprie truppe dal Libano e non dimostra di non star sviluppando armi&lt;br /&gt;chimiche e batteriologiche». Approvata quasi all'unanimità (33 voti contro&lt;br /&gt;2), la proposta passerà nelle prossime settimane alle due camere, dove gode&lt;br /&gt;di un forte sostegno bipartisan, e verrà infine portata al presidente Bush,&lt;br /&gt;che ha già fatto intendere che apporrà la sua firma. La tempistica del&lt;br /&gt;provvedimento ha una sua logica intrinseca e mostra indubbiamente un&lt;br /&gt;mutamento di strategia da parte della Casa bianca. Il Syria Accountability&lt;br /&gt;Act languiva indiscusso al Congresso dall'aprile 2002, cioè da molti mesi&lt;br /&gt;prima dell'inizio della guerra contro l'Iraq. All'epoca, la politica di&lt;br /&gt;Washington nei confronti di Damasco prevedeva una tiepida cooperazione e&lt;br /&gt;colloqui informali dietro le quinte. Oggi il contesto sembra cambiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giunta a pochi giorni dall'imprevisto raid israeliano (lo stato ebraico non&lt;br /&gt;colpiva in Siria dal 1982), la decisione della Commissione esteri della&lt;br /&gt;camera provvede in parte a spiegare quello che inizialmente sembrava un&lt;br /&gt;gesto inconsulto di Sharon: il raid di domenica e l'approvazione del Syria&lt;br /&gt;Act appaiono infatti strettamente correlati tra loro e sembrano far parte di&lt;br /&gt;una strategia concertata tra i settori più bellicosi del Likud, oggi al&lt;br /&gt;potere in Israele, e parte dell'establishment americano, che non da oggi fa&lt;br /&gt;pressioni sulla Siria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo proposito è interessante leggere un rapporto scritto più di tre&lt;br /&gt;anni fa da un gruppo di strateghi che nel frattempo hanno assunto posizioni&lt;br /&gt;di rilievo all'interno dell'amministrazione Bush. Intitolato Ending Syria's&lt;br /&gt;Occupation of Lebanon: the Us Role, lo studio è redatto a quattro mani da&lt;br /&gt;Daniel Pipes e Ziad Abdelnour. Il primo è noto al grande pubblico per il suo&lt;br /&gt;sostegno incondizionato a Israele e per la sua sguaiata islamofobia (il suo&lt;br /&gt;ultimo libro si intitola «Militant Islam Reaches America»), oltre che per&lt;br /&gt;essere stato recentemente nominato da George Bush nel consiglio di&lt;br /&gt;amministrazione dello Us Institute for Peace, una fondazione finanziata dal&lt;br /&gt;Congresso allo scopo di «operare per la prevenzione, la gestione e la&lt;br /&gt;risoluzione pacifica dei conflitti internazionali ». Il secondo, meno&lt;br /&gt;conosciuto, è una sorta di Ahmed Chalabi libanese: nato nel paese dei cedri&lt;br /&gt;42 anni fa, figlio di influenti politici cristiani e parente per via&lt;br /&gt;matrimoniale degli Gemayel, fondatori delle milizie falangiste, Abdelnour è&lt;br /&gt;poi emigrato negli Stati uniti, dove ha fatto fortuna a Wall Street. Da&lt;br /&gt;allora, cerca di fare lobbying per ottenere un impegno americano contro la&lt;br /&gt;Siria e ridisegnarsi un ruolo in un nuovo Libano liberato dalle truppe di&lt;br /&gt;Damasco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i firmatari in calce del testo figurano diversi membri influenti&lt;br /&gt;dell'Amministrazione: tra gli altri, Elliot Abrams, assistente della Casa&lt;br /&gt;bianca «per i diritti umani e la democrazia»; Douglas Feith, sottosegretario&lt;br /&gt;alla difesa; Paula Dobriansky, sottosegretaria per gli affari e globali; e&lt;br /&gt;il falco nero Richard Perle, ex chairman dell'influente Defence Policy Board&lt;br /&gt;del Pentagono. Tutti o quasi questi personaggi erano attivi durante&lt;br /&gt;l'amministrazione Reagan quando, nel 1984, i marines portarono a termine&lt;br /&gt;un'umiliante ritirata da Beirut dopo una serie di attentati compiuti contro&lt;br /&gt;di loro da Hezbollah. Da allora, il senso di rivalsa cova sotto la cenere e&lt;br /&gt;ha provveduto a cementare un'allenza che, a quanto pare, ha ripreso il&lt;br /&gt;sopravvento rispetto all'atteggiamento più distensivo propugnato in passato&lt;br /&gt;dalla Casa bianca e dal Dipartimento di stato. Quest'alleanza, che unisce&lt;br /&gt;vari cristiani libanesi di simpatia falangista, alcuni sionisti integralisti&lt;br /&gt;del Jewish Institute for National Security Affairs (Jinsa) e i falchi&lt;br /&gt;neo-conservatori dell'American Enterprise Institute (Aei) è simile a quella&lt;br /&gt;che si è andata disegnando prima dell'invasione dell'Iraq, salvo che in quel&lt;br /&gt;caso sono intervenuti attivamente gli affaristi legati al segretario alla&lt;br /&gt;difesa Donald Rumsfeld e al vice-presidente Dick Cheney, i quali oggi si&lt;br /&gt;tengono in disparte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettura del rapporto appare comunque istruttiva, dal momento che&lt;br /&gt;l'approvazione del Syria Accountability Act non è altro che l'attuazione&lt;br /&gt;pratica del primo step che proprio tale rapporto prevedeva per una&lt;br /&gt;ridefinizione del ruolo degli Stati uniti in Libano. Dopo aver sottolineato&lt;br /&gt;che «i cristiani sono stati i primi e i più rapidi a sviluppare i costumi&lt;br /&gt;occidentali in Libano», il testo fa riferimento a una serie di misure&lt;br /&gt;graduali il cui risultato finale deve essere il ritiro dei siriani e la&lt;br /&gt;ridefinizione degli equilibri interni in favore dei cristiani. Tra queste&lt;br /&gt;misure, il primo passo è l'imposizione di sanzioni economiche progressive a&lt;br /&gt;Damasco, fino alla minaccia di un intervento militare diretto. «La guerra&lt;br /&gt;del Golfo del 1991 e quella del Kosovo del 1999 hanno dimostrato che gli&lt;br /&gt;Stati uniti possono difendere i propri interessi e principi senza subire&lt;br /&gt;grosse perdite. Ma questa opportunità non deve aspettare, perché tanto più&lt;br /&gt;velocemente si diffondono le armi di distruzione di massa, tanto più&lt;br /&gt;aumentano i rischi», concludono i due estensori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'epoca in cui è stato scritto, nel maggio 2000, le torri gemelle di New&lt;br /&gt;York erano ancora in piedi e la dottrina della guerra preventiva era un'idea&lt;br /&gt;minoritaria di estremisti neo-conservatori non ancora assurti agli onori&lt;br /&gt;delle cronache. Oggi il mondo è cambiato e qualcosa lascia presagire che nei&lt;br /&gt;prossimi mesi sentiremo parlare delle armi di distruzione di Damasco e dei&lt;br /&gt;suoi legami con al Qaeda, secondo un modello ormai ben collaudato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it"&gt;www.ilmanifesto.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617260444273388?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617260444273388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617260444273388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617260444273388' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617255238141063</id><published>2003-10-15T01:02:00.000+02:00</published><updated>2003-10-15T01:02:32.500+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;I perché della drammatica crisi dei palestinesi.&lt;br /&gt;Perché Yasser Arafat non si fa da parte? Perché hanno fallito «l'uomo nuovo»&lt;br /&gt;Abu Mazen e Abu Ala? E ora?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;MICHELE GIORGIO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GERUSALEMME&lt;br /&gt;E' sul controllo dei servizi di sicurezza che si gioca la vera partita del&lt;br /&gt;potere nell'Anp. Due premier, Abu Mazen e Abu Ala, sono caduti su questo&lt;br /&gt;punto, dopo aver ingaggiato, soprattutto il primo, una lotta contro Yasser&lt;br /&gt;Arafat deciso a non rinunciare alla sua autorità sugli apparati più&lt;br /&gt;importanti dell'Anp. Il ruolo di Arafat - Da circa tre anni il presidente&lt;br /&gt;palestinese si oppone al tentativo di Israele e Stati uniti di emarginarlo&lt;br /&gt;ed escluderlo dalla scena politica mediorientale. Il primo ad accusarlo di&lt;br /&gt;essere un «ostacolo per la pace» era stato l'ex premier israeliano Ehud&lt;br /&gt;Barak, laburista, e la costante ripetizione di questa accusa da parte di Tel&lt;br /&gt;Aviv e Washington (e di una buona fetta dei media internazionali) alla fine&lt;br /&gt;ha prodotto il risultato sperato. Oggi anche in alcune capitali europee si&lt;br /&gt;afferma che Arafat «deve farsi da parte». Il leader palestinese si è difeso&lt;br /&gt;ricordando di essere il presidente eletto liberamente dal suo popolo e che&lt;br /&gt;pertanto è l'unico ad avere la legittimità per controllare e indirizzare il&lt;br /&gt;lavoro dei servizi di sicurezza. Arafat non approva gli attentati contro i&lt;br /&gt;civili israeliani, come invece sostiene Israele, ma più semplicemente&lt;br /&gt;afferma che l' Intifada potrà finire soltanto quando Israele accetterà di&lt;br /&gt;tornare al tavolo delle trattative senza porre condizioni, a cominciare&lt;br /&gt;dalla sua «rimozione». Di fronte ai tentativi di coloro che, in buona fede&lt;br /&gt;(Abu Ala) o su mandato di Israele e Stati uniti (Abu Mazen) hanno cercato di&lt;br /&gt;limitare la sua autorità, Arafat ha reagito il maniera scomposta. Il suo&lt;br /&gt;confronto acceso con il ministro dell'interno, generale Nasser Yusef, che&lt;br /&gt;pure è sempre stato un suo sostenitore, appare paradossale, incomprensibile&lt;br /&gt;alla maggioranza dei palestinesi. In questo modo ha accresciuto il suo&lt;br /&gt;isolamento e fornito ai suoi nemici una occasione d'oro per accusarlo di&lt;br /&gt;«ostruzionismo ad oltranza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso tempo il presidente palestinese è stato, durante questi ultimi&lt;br /&gt;tre anni, un esempio di fermezza che ha contribuito a tenere uniti i&lt;br /&gt;palestinesi. Ha commesso il grave errore, all'inizio dell'Intifada, di non&lt;br /&gt;comprendere che lasciare troppo spazio ai movimenti islamici avrebbe giocato&lt;br /&gt;contro la sua autorità, ma non ha fatto marcia indietro svendendo i diritti&lt;br /&gt;dei palestinesi come avrebbero voluto Usa e Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uomo «nuovo», Abu Mazen -E' stato uno dei fallimenti più gravi della&lt;br /&gt;politica palestinese. Abu Mazen ha portato la minaccia più grave&lt;br /&gt;all'autorità di Yasser Arafat nel momento più difficile, negli ultimi trenta&lt;br /&gt;anni, per la storia del suo popolo. Ha accettato di lavorare per emarginare&lt;br /&gt;Arafat e mettere fine all'Intifada nella fase in cui si era fatta più&lt;br /&gt;aggressiva l'occupazione. Il suo conflitto con Arafat non è stato di natura&lt;br /&gt;personale come hanno scritto e affermato molti, ma di natura politica.&lt;br /&gt;Soggetto a fortissime pressioni statunitensi e israeliane, ha puntato tutta&lt;br /&gt;la sua azione a ridurre il potere di Arafat mentre gli israeliani&lt;br /&gt;costruivano il muro in Cisgiordania e occupavano nuove terre palestinesi. Il&lt;br /&gt;suo fallimento era scritto sin dal giorno del vertice di Aqaba (4 giugno)&lt;br /&gt;quando, accettando il piano di pace Road map, ha dimenticato di ricordare i&lt;br /&gt;principi che da sempre uniscono della sua gente e si è espresso unicamente&lt;br /&gt;contro l'Intifada. Si è servito su un piatto d'argento ad Arafat che, grazie&lt;br /&gt;al pieno sostegno di Al-Fatah, lo ha lentamente soffocato fino a&lt;br /&gt;costringerlo alle dimissioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uomo della riconcialiazione, Abu Ala -Il ritorno sulle scena politica di&lt;br /&gt;Abu Ala (Ahmed Qrea), rimasto in disparte per quasi due anni dopo la&lt;br /&gt;notorietà ricevuta grazie al ruolo che aveva svolto durante gli accordi di&lt;br /&gt;Oslo, aveva fatto sperare in una fase di ritrovata unità ai vertici&lt;br /&gt;dell'Anp. Abu Ala non ha mai nascosto di essere fedele ad Arafat e di&lt;br /&gt;condividere, sebbene non pienamente, la sua linea. Ha commesso tuttavia&lt;br /&gt;l'ingenuità di arrivare allo scontro con il presidente palestinese ancora&lt;br /&gt;una volta sul controllo effettivo dei servizi di sicurezza. Abu Ala si è&lt;br /&gt;infilato da solo in un vicolo cieco. Da un lato riconsoce il diritto di&lt;br /&gt;Arafat di dire l'ultima parola sulle questioni di sicurezza e dall'altro ha&lt;br /&gt;scelto di difendere fino alla fine il ministro dell'interno, Nasser Yusef,&lt;br /&gt;che, dopo aver condotto una vita militare e politica grigia, si è&lt;br /&gt;improvvisamente scoperto cuor di leone mettendo in dubbio il potere di&lt;br /&gt;Arafat. Quello di Abu Ala è stato un vero suicidio politico, segnato da&lt;br /&gt;decisioni contraddittorie come il governo di emergenza che non piaceva a&lt;br /&gt;nessuno, tranne ad Arafat. Avrebbe dovuto dire no all'inizio e invece lo ha&lt;br /&gt;detto alla fine quando era troppo tardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora? - Molti si interrogano sulle conseguenze di questa crisi poltiica&lt;br /&gt;senza precedenti ai vertici dell'Anp. E' chiaro che anche il prestigio e&lt;br /&gt;l'autorità di Arafat escono compromessi dalle ultime vicende. Per molti&lt;br /&gt;palestinesi l'atteggiamento di Arafat appare incomprensibile. Passato anche&lt;br /&gt;Abu Ala, all'orizzonte non si vede alcun esponente palestinese in grado di&lt;br /&gt;poter svolgere un ruolo internazionale alla guida del governo dell'Anp,&lt;br /&gt;senza mettere in dubbio il ruolo di Arafat che continua a godere del&lt;br /&gt;sostegno della popolazione. Applaudono alla situazione i leader dei&lt;br /&gt;movimenti islamici (e gli israeliani). L'accaduto, dal loro punto di vista,&lt;br /&gt;prova che l'Anp e l'Olp non possono più svolgere un ruolo di guida e che la&lt;br /&gt;«soluzione islamica» è l'unica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it"&gt;www.ilmanifesto.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617255238141063?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617255238141063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617255238141063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617255238141063' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617245995836282</id><published>2003-10-15T01:00:00.001+02:00</published><updated>2003-10-15T01:01:00.110+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Sull'orlo di una catastrofe umanitaria.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Territori Occupati da Israele si trovano sull'orlo di una catastrofe&lt;br /&gt;umanitaria, a causa delle misure militari estremamente severe imposte&lt;br /&gt;dall'esercito di occupazione israeliano fin dallo scoppio della seconda&lt;br /&gt;intifada nel settembre 2000. Il tasso di malnutrizione tra i palestinesi è&lt;br /&gt;peggiorato rapidamente dall'imposizione di queste nuove misure. I casi di&lt;br /&gt;malnutrizione grave riportati a Gaza sono ormai equivalenti a quelli&lt;br /&gt;riscontrati nei paesi dell'Africa sub-sahariana, una situazione che ha&lt;br /&gt;dell'assurdo se si pensa che la Palestina, in precedenza, aveva un'economia&lt;br /&gt;caratterizzata da reddito medio. Oltre il 22% dei bambini al di sotto dei 5&lt;br /&gt;anni soffre attualmente di malnutrizione (il 9,3% è affetto da malnutrizione&lt;br /&gt;acuta e il 13,2% da malnutrizione cronica), contro il 7,6% del 2000 (quando&lt;br /&gt;l'1,4% soffriva di malnutrizione acuta e il 6,2% di malnutrizione cronica),&lt;br /&gt;secondo dati del Centro di ricerche statistiche palestinese. Circa il 15,6%&lt;br /&gt;dei bambini al di sotto dei 5 anni è affetto da un'anemia acuta che in molti&lt;br /&gt;casi produrrà ripercussioni permanenti sul futuro sviluppo fisico e mentale.&lt;br /&gt;Il consumo di generi alimentari è sceso di oltre il 30% pro capite. Si&lt;br /&gt;lamenta una diffusa scarsità di generi alimentari, specialmente proteici.&lt;br /&gt;Oltre la metà delle famiglie palestinesi mangia ormai solo una volta al&lt;br /&gt;giorno. L'economia è quasi al collasso e il numero delle persone che vivono&lt;br /&gt;in condizioni di povertà estrema è triplicato. Circa il 60% dei palestinesi&lt;br /&gt;vive in condizioni di povertà acuta (75% a Gaza e 50% in Cisgiordania). Il&lt;br /&gt;Pnl pro capite si è quasi dimezzato rispetto a due anni fa. Anche quando i&lt;br /&gt;generi alimentari sono effettivamente disponibili, molti palestinesi non&lt;br /&gt;possono permettersi di acquistarli per le loro famiglie. Oltre il 50% dei&lt;br /&gt;palestinesi è stato costretto ad indebitarsi per acquistare generi&lt;br /&gt;alimentari, e molti, presi dalla disperazione, vendono tutte le proprietà di&lt;br /&gt;cui dispongono. Oltre il 50% dei palestinesi dipende ormai completamente&lt;br /&gt;dagli aiuti alimentari: ciononostante, come segnalano molte organizzazioni&lt;br /&gt;umanitarie incontrate dalla missione, l'ingresso e la circolazione&lt;br /&gt;all'interno dei Territori Occupati per scopi di assistenza alimentare&lt;br /&gt;vengono spesso negati e i camion vengono mandati indietro. Nel maggio 2003,&lt;br /&gt;ad esempio, una delegazione UNSCO è stata bloccata a Gaza per 5 giorni: le&lt;br /&gt;forze di occupazione non le permettevano infatti di muoversi.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617245995836282?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617245995836282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617245995836282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617245995836282' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617240976155532</id><published>2003-10-15T01:00:00.000+02:00</published><updated>2003-10-15T01:00:09.906+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Esteri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Oct 11:52   Medioriente: Conferenza islamica, "Israele sta premendo&lt;br /&gt;sugli Stati Uniti per invadere la Siria"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PUTRAJAYA (Malaysia) - "Israele sta premendo sugli Stati Uniti per&lt;br /&gt;invadere la Siria, e gli americani sembrano riluttanti, cosi', per&lt;br /&gt;forzargli la mano, Israele invade la Siria". Lo ha detto il primo&lt;br /&gt;ministro malese, Mahathir Mohamad, che presiede il vertice della&lt;br /&gt;Organizzazione della Conferenza islamica (Oci), apertosi oggi in&lt;br /&gt;Malaysia. "A quel punto - ha aggiunto Mohamad - gli Stati Uniti&lt;br /&gt;dovranno sostenere lo Stato ebraico, altrimenti i candidati per la&lt;br /&gt;presidenza negli Usa perderanno il consenso della comunita' ebraica".&lt;br /&gt;(Agr)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617240976155532?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617240976155532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617240976155532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617240976155532' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617233945926468</id><published>2003-10-15T00:58:00.000+02:00</published><updated>2003-10-15T00:58:59.610+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ho ricevuto questo SOS da parte di un autore di Report che segnala i&lt;br /&gt;violenti attacchi per la puntata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quote&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  From: "dizzigotheca libero" &lt;gamba.alessio@tiscali.it&gt;&lt;br /&gt;To: &lt;Undisclosed-Recipient:;&gt;&lt;br /&gt;Sent: Thursday, October 09, 2003 1:00 PM&lt;br /&gt;Subject: Fw: REPORT - martedì sera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&gt; per comune riflessione e divulgazione.&lt;br /&gt;&gt; Alessio&lt;br /&gt;&gt; (PS: non ci sono virus)&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; &gt; &gt; Oggetto: I: REPORT - martedì sera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&gt; &gt; &gt; Leggete questa risposta inviata ad un amico da Report, e, se vi ci&lt;br /&gt;&gt; &gt; &gt; ritrovate, fatela circolare tra i vostri amici e conoscenti. Credo&lt;br /&gt;che&lt;br /&gt;&gt; &gt; &gt; meritiamo la dignità che la maggior parte delle programmazioni&lt;br /&gt;&gt; &gt; &gt; televisive ci hanno del tutto tolto, Roberta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&gt; &gt; Io non spedisco quasi mai niente a nessuno, ma questa volta faccio una&lt;br /&gt;&gt; eccezione.&lt;br /&gt;&gt; Abbiamo spedito una mail a REPORT, la trasmissione di rai tre, guardate&lt;br /&gt;cosa&lt;br /&gt;&gt; ci hanno risposto!!!!.&lt;br /&gt;&gt; Leggete attentamente anche se e' un po lungo:&lt;br /&gt;&gt; Cari Amici,&lt;br /&gt;&gt; sono Paolo Barnard, coautore della puntata di Report "L'Altro&lt;br /&gt;&gt; Terrorismo" del 23/09/03. Avrei veramente voluto rispondere a tutti&lt;br /&gt;&gt; individualmente, e ci ho povato, ma la mole incredibile di email&lt;br /&gt;&gt; ricevute mi obbligano a desistere. Perdonatemi dunque se vi rispondo&lt;br /&gt;&gt; in gruppo. Cercherò di dare indicazioni per ciascuno dei temi che&lt;br /&gt;&gt; più frequentemente mi avete posto.&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; Innanzi tutto grazie per i complimenti, che ci hanno persino&lt;br /&gt;&gt; commosso. Essi sono graditissimi perchè contrariamente a quanto si&lt;br /&gt;&gt; crede, noi lavoriamo nel silenzio e quasi mai abbiamo riscontri di&lt;br /&gt;&gt; quello che facciamo. Grazie ancora.&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; Perchè ci fanno ancora parlare nell'Italia di oggi? Perchè siamo&lt;br /&gt;&gt; stati in grado di proporre sempre fatti documentati e non opinioni, e&lt;br /&gt;&gt; dunque non diamo appigli a nessuno per poterci stroncare. Poi credo&lt;br /&gt;&gt; che la RAI abbia bisogno di mantenere una facciata di libertà di&lt;br /&gt;&gt; qualche tipo, ed ecco che Report si presta bene a ciò. Terzo, è vero&lt;br /&gt;&gt; che viviamo sempre con i bagagli fatti.. perchè mai sappiamo se ci&lt;br /&gt;&gt; sarà una prossima serie.&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; Noi non siamo coraggiosi, cari amici, la realtà è che non abbiamo&lt;br /&gt;&gt; nulla da perdere. Siamo il sottoscale della RAI, mal pagati, nessuno&lt;br /&gt;&gt; assunto, senza uno straccio di possibilità di far carriera e allora&lt;br /&gt;&gt; che almeno ci sia lasciata la possibilità di essere liberi. Non vi&lt;br /&gt;&gt; immaginate con quali mezzi di fortuna dobbiamo lavorare, varrebbe al&lt;br /&gt;&gt; pena scriverci un libro. Forse se un coraggio c'è stato fu iniziale,&lt;br /&gt;&gt; quando col nostro modo di intendere l'informazione ci precludemmo&lt;br /&gt;&gt; ogni chance di far carriera ("..lei è bravo Barnard, ma non sa fare&lt;br /&gt;&gt; corridoio.." mi disse anni fa un direttore di rete). Però la gente di&lt;br /&gt;&gt; Report ha passione per quella che ritiene sia la decenza umana,&lt;br /&gt;&gt; questo sì. Per quelli che ci hanno scritto che siamo dei "venduti&lt;br /&gt;&gt; comunisti prezzolati ecc.." sottolineo che se lo fossimo non saremmo&lt;br /&gt;&gt; ridotti con le pezze al sedere.&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; In merito alla mia inchiesta. I documenti riservati sono oggi&lt;br /&gt;&gt; depositati presso il National Security Archive di Washington,&lt;br /&gt;&gt; all'interno della George Washington University e credo li abbiano&lt;br /&gt;&gt; anche messi sul loro sito. Altri documenti si trovano presso il&lt;br /&gt;&gt; Public Record Office di Londra, altri ancora li ho avuti da fonti&lt;br /&gt;&gt; riservate, sorry. Il testo integrale della puntata si trova sul sito&lt;br /&gt;&gt; www.report.rai.it, e per ottenre una cassetta andate sul sito e&lt;br /&gt;&gt; cliccate su Info a sinistra. Costa parecchio e sappiate che sono&lt;br /&gt;&gt; soldi che NON vengono a noi, a scanso di equivoci.&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; Per tutti quelli che hanno sollevato dubbi sull'inchiesta. Pochissimo&lt;br /&gt;&gt; hanno scritto insulti e quelli possono solo vergognarsi. Per gli&lt;br /&gt;&gt; altri: il motivo per cui non abbiamo incluso nella puntata il&lt;br /&gt;&gt; terrorismo di Cina, Urss, Birmania, Cuba ecc.. è semplice: primo,&lt;br /&gt;&gt; esso è arcinoto, da mezzo secolo tutto l'occidente ne ha straparlato&lt;br /&gt;&gt; con dovizia di particolari (l'Impero del Male..) e noi di Report&lt;br /&gt;&gt; avevamo poco da aggiungere. Siamo totalmente d'accordo, quegli stati&lt;br /&gt;&gt; furono e sono terroristi. Ciò che invece fu detto troppo poco è che&lt;br /&gt;&gt; noi fummo e siamo come o peggio di loro. Questo andava e andrà detto.&lt;br /&gt;&gt; Secondo, Cina, Urss, Birmania, Cuba ecc.. non si sono mai eretti a&lt;br /&gt;&gt; gendarmi globali vestiti del manto immacolato dei giusti, e non hanno&lt;br /&gt;&gt; mai dichiarato una Guerra al Terrore a nome di tutta la civiltà, in&lt;br /&gt;&gt; altre parole sono stati meno ipocriti di quanto non lo siamo noi&lt;br /&gt;&gt; oggi. Terzo, crediamo che il dovere principale dei giornalisti&lt;br /&gt;&gt; occidentali sia quello di controllare le fonti del proprio potere&lt;br /&gt;&gt; politico, innanzi tutto. Quarto, le vittime dei gulag, delle carceri&lt;br /&gt;&gt; di Castro o dei terroristi islamici hanno goduto almeno di vari gradi&lt;br /&gt;&gt; di riconoscimento. I bambini di Rufina Amaya o le donne curde&lt;br /&gt;&gt; torturate a morte non sono neppure memoria, non contano. A New York&lt;br /&gt;&gt; una placca recita "Agli eroi dell'11 di settembre". Dove sono le&lt;br /&gt;&gt; lapidi agli "eroi" del Salvador, Cile, Paraguay, Colombia, Laos,&lt;br /&gt;&gt; Sudafrica, Bangladesh, Indonesia? E non sono 3.000, sono decine di&lt;br /&gt;&gt; milioni.&lt;br /&gt;&gt; Report è a favore della guerra al terrorismo, nessuno di noi vuole&lt;br /&gt;&gt; trovarsi incenerito da un aereo che ti entra in ufficio. Ma nessuno&lt;br /&gt;&gt; di noi vuole dormire sul sangue di milioni di poveracci che pagano&lt;br /&gt;&gt; per il nostro confort. Report è dunque a favore di una lotta contro&lt;br /&gt;&gt; TUTTI i terrorismi e contro TUTTI i terroristi, questo era il senso&lt;br /&gt;&gt; della puntata.&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; In generale. Noi non molleremo, ma è importante che non molliate voi.&lt;br /&gt;&gt; I potenti temono una cosa sola, e non è il giornalismo. Essi temono&lt;br /&gt;&gt; l'opinione pubblica, ne hanno il terrore. E allora fatevi sentire,&lt;br /&gt;&gt; basta poco. Una telefonata ai media, una lettera ai politici, oppure&lt;br /&gt;&gt; divulgare, anche a voce, nelle scuole, negli ipermercati, ai giardini&lt;br /&gt;&gt; con chi si incontra, sui treni, ovunque. Siete voi che contate. Se&lt;br /&gt;&gt; Report avesse l'audience di Striscia la Notizia sarebbe in prima&lt;br /&gt;&gt; serata tutto l'anno. E chi ha in mano il telecomando? A chi ci ha&lt;br /&gt;&gt; scritto "Report è la nostra voce" io rispondo "E allora alzate la&lt;br /&gt;&gt; voce, e Report si alzerà con lei".&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; Spero solo che "L'Altro Terrorismo" sia servito ad aggiungere quel&lt;br /&gt;&gt; granello di speranza per un mondo migliore. Che sia servito a&lt;br /&gt;&gt; ricordare per una volta gli sconfitti e i perdenti, gli eroi&lt;br /&gt;&gt; dimenticati che nessuno celebra.&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; Paolo Barnard&lt;br /&gt;&gt; P.S: non sono mai stato comunista..&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; --------------------------------------------------&lt;br /&gt;&gt;&lt;br /&gt;&gt; PS. questa e' una catena , mi raccomando fatela girare , cosi' facciamo&lt;br /&gt;&gt; andare report in prima serata, invece di sorbirci "I RACCOMANDATI" che e'&lt;br /&gt;&gt; una trasmissione che fa schifo e mi offende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Saluti &amp; Salute&lt;br /&gt;    Pomero&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617233945926468?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617233945926468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617233945926468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617233945926468' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617219185178976</id><published>2003-10-15T00:56:00.000+02:00</published><updated>2003-10-15T00:56:32.036+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Cut/Paste - Fermiamoli, fermiamo in nuovo nazismo imperialista.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi pazzi assassini devono essere fermati...Altro che Saddam e Bin&lt;br /&gt;Laden...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Israel deploys nuclear arms in submarines&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peter Beaumont in London and Conal Urquhart in Jerusalem&lt;br /&gt;Sunday October 12, 2003&lt;br /&gt;The Observer&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Israeli and American officials have admitted collaborating to deploy&lt;br /&gt;US-supplied Harpoon cruise missiles armed with nuclear warheads in&lt;br /&gt;Israel's fleet of Dolphin-class submarines, giving the Middle East's&lt;br /&gt;only nuclear power the ability to strike at any of its Arab&lt;br /&gt;neighbours.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The unprecedented disclosure came as Israel announced that states&lt;br /&gt;'harbouring terrorists' are legitimate targets, responding to Syria's&lt;br /&gt;declaration of its right to self-defence should Israel bomb its&lt;br /&gt;territory again.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;According to Israeli and Bush administration officials interviewed by&lt;br /&gt;the Los Angeles Times, the sea-launch capability gives Israel the&lt;br /&gt;ability to target Iran more easily should the Iranians develop their&lt;br /&gt;own nuclear weapons.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Although it has been long suspected that Israel bought three German&lt;br /&gt;diesel-electric submarines with the specific aim of arming them with&lt;br /&gt;nuclear cruise missiles, the admission that the two countries had&lt;br /&gt;collaborated in arming the fleet with a nuclear-capable weapons system&lt;br /&gt;is significant at a time of growing crisis between Israel and its&lt;br /&gt;neighbours.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'We tolerate nuclear weapons in Israel for the same reason we tolerate&lt;br /&gt;them in Britain and France,' one of the LA Times' sources told the&lt;br /&gt;paper. 'We don't regard Israel as a threat.'&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Despite the anonymity of the source, the sentiment is almost identical&lt;br /&gt;to that of the US Under Secretary of State for Arms Control, John&lt;br /&gt;Bolton, who told British journalists last week that America was not&lt;br /&gt;interested in taking Israel to task for its continuing development of&lt;br /&gt;nuclear weapons because it was not a 'threat' to the United States.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Even if Bolton was not one of the sources for the story, his comments,&lt;br /&gt;coming on top of that of the two other sources, suggest the degree to&lt;br /&gt;which senior members of the Bush administration can now not even be&lt;br /&gt;bothered to hide America's assistance and encouragement for Israel's&lt;br /&gt;nuclear programme.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617219185178976?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617219185178976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617219185178976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617219185178976' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106617189776035654</id><published>2003-10-15T00:51:00.000+02:00</published><updated>2003-10-15T00:51:37.993+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ricevo, e volentieri trasmetto. Shalom.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Namib&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&gt; &lt;strong&gt;COMUNICATO DI RESISTENZA CIVILE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&gt; Nei prossimi giorni le famiglie italiane riceveranno&lt;br /&gt;&gt; la lettera firmata dal&lt;br /&gt;&gt; Presidente del Consiglio Berlusconi in cui il&lt;br /&gt;&gt; premier spiegherà le ragioni,&lt;br /&gt;&gt; i particolari e tutto ciò che riguarda la&lt;br /&gt;&gt; finanziaria appena varata e la&lt;br /&gt;&gt; riforma delle pensioni. Oltre 18 milioni di capi&lt;br /&gt;&gt; famiglia riceveranno la&lt;br /&gt;&gt; lettera per una spesa che supererà i 7 milioni di&lt;br /&gt;&gt; euro, a carico del&lt;br /&gt;&gt; ministero del Tesoro e quindi di tutti i&lt;br /&gt;&gt; contribuenti. Chiaramente le&lt;br /&gt;&gt; ragioni della spedizione di questa lettera sono ben&lt;br /&gt;&gt; altre di quelle&lt;br /&gt;&gt; ufficiali. In vista delle mobilitazioni dei&lt;br /&gt;&gt; lavoratoti del 24 ottobre e&lt;br /&gt;&gt; delle elezioni europee&lt;br /&gt;&gt; e amministrative delle prossima primavera e visti i&lt;br /&gt;&gt; sondaggi che indicano&lt;br /&gt;&gt; un calo notevole delle preferenze accordate a questo&lt;br /&gt;&gt; governo, il premier&lt;br /&gt;&gt; intende continuare nella sua operazione tutta&lt;br /&gt;&gt; politica e mediatica iniziata&lt;br /&gt;&gt; con il vergognoso comunicato a reti unificate delle&lt;br /&gt;&gt; scorse settimana.&lt;br /&gt;&gt; Insomma è l'ennesimo scempio che questo governo si&lt;br /&gt;&gt; accinge a compiere.&lt;br /&gt;&gt; Quello che invitiamo a fare e respingere al mittente&lt;br /&gt;&gt; la lettera che&lt;br /&gt;&gt; riceverete, nel momento in cui il postino ve la&lt;br /&gt;&gt; consegna o portandola&lt;br /&gt;&gt; successivamente all'ufficio postale. E' sufficiente&lt;br /&gt;&gt; barrare con due righe&lt;br /&gt;&gt; in diagonale l'indirizzo del destinatario e scrivere&lt;br /&gt;&gt; RESPINTO AL MITTENTE.&lt;br /&gt;&gt; Un'iniziativa civile per esprimere il nostro&lt;br /&gt;&gt; dissenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&gt; Inoltra la mail a più gente possibile, se la ritieni&lt;br /&gt;&gt; un'iniziativa&lt;br /&gt;&gt; condivisibile!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&gt; ciao&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106617189776035654?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617189776035654'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106617189776035654'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106617189776035654' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106605184764393194</id><published>2003-10-13T15:30:00.000+02:00</published><updated>2003-10-13T15:30:47.513+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Dura posizione dell'opposizione sull'ipotesi annunciata dal ministro della Difesa Martino&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Missione italiana in Iraq, l'Ulivo: "No a prolungamento senza l'Onu"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Martino: "Se i nostri dovranno restare più a lungo informeremo il parlamento". Castagnetti: "Siamo forza di occupazione, devono intervenire le Nazioni Unite". D'Alema: "Martino non dispone delle forze armate"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Se i nostri dovranno restare piu' a lungo, e' chiaro che il governo ne informera' prima il Parlamento". Il ministro della Difesa Antonio Martino lo afferma al 'Corriere della sera', commentando l'ondata di polemiche alle sue dichiarazioni di due giorni fa. "Come al solito -dice- quelli dell'opposizione fanno chiasso per niente". "Non ho detto -ribadisce- che abbiamo deciso di far restare i soldati italiani oltre il tempo stabilito. Ho detto che verosimilmente gli americani ce lo chiederanno. In quel caso non potremo dire di no". E alla domanda sulle richieste degli americani, Martino spiega che "ne abbiamo gia' cominciato a parlare". Con John Bolton, Vicesegretario alla difesa Usa, che era a Roma una settimana fa, dice il ministro, "abbiamo esaminato varie questioni. Per quanto riguarda l'Iraq ci siamo soffermati soprattutto sulla possibilita' che si riesca a far approvare una risoluzione da parte dell'Onu". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervistato dalla 'Stampa', il ministro della Difesa afferma poi che ora in iraq "non bisogna cedere, perche' e' quello che vogliono i terroristi. Dopo il nuovo attentato a Baghdad, Martino dice che i leader della coalizione impegnata in Iraq "devono fare appello a tutte le loro capacita' di auto-controllo, messe a dura prova da simili eventi". "Non bisogna perdere la testa -considera Martino- perche' e' esattamente lo scopo dei violenti: terrorizzare e indurre la coalizione ad arretrare". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l'Ulivo ancora non ci sta. "Se il governo non leghera' le sue decisioni a un intervento dell'Onu, a un passaggio delle consegne nella gestione del dopoguerra dagli Usa alle Nazioni Unite, non ci sara' alcuna disponibilita' dell'opposizione a un confronto" dice il capogruppo della Margherita alla Camera, Pierluigi Castagnetti, in un'intervista a Repubblica, togliendo ogni dubbio su quale sara' la posizione dell'opposizione. "(...) Del resto - afferma Castagnetti - e' cambiato il carattere della nostra presenza in Iraq: e' un'operazione militare a tutti gli effetti, non piu' un'azione umanitaria. Ormai anche l'Italia puo' essere considerata una forza di occupazione. E l'occupazione dell'Iraq non e' la strada giusta per riportare la pace". Castagnetti chiede quindi che il Ministro della Difesa "porti subito in Parlamento la proposta di prolungare di altri sei mesi la missione". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"Immagino che il ministro Martino abbia annunciato una proposta, non dispone lui dell'uso delle forze armate", sottolinea Massimo D'Alema "il governo, anziche' accodarsi in modo acritico agli americani -osserva il presidente ds- si dovrebbe impegnare perche' l'Europa abbia una sola voce. Il governo ha messo le nostre forze armate sotto il comando Usa anziche' adoperarsi per trovare una soluzione nella sede delle Nazioni Unite che consente il passaggio della responsabilita' all'Onu". &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;(Pubblicato il 13 ottobre 2003 11:09 )&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106605184764393194?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106605184764393194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106605184764393194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106605184764393194' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106605137101393266</id><published>2003-10-13T15:22:00.000+02:00</published><updated>2003-10-13T15:28:18.440+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Soldati in Iraq, Polo in ordine sparso ( &lt;strong&gt;Forza "Pagliacci" &lt;/strong&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tensione nella maggioranza sul prolungamento della missione in Iraq. L'Udc smentisce Bondi: "Serve l'ok del Parlamento". L'Ulivo insiste: "No a una proroga senza il mandato Onu". Martino: "Ce lo chiedono gli Usa"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;	&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA - Anche la missione militare italiana in Iraq rischia di dividere una maggioranza già lacerata in più punti. A contraddire infatti nettamente il portavoce di Forza Italia Sandro Bondi ci pensa oggi il capogruppo dell’Udc alla Camera Luca Volontè. Se infatti il primo aveva escluso ieri che ci fosse bisogno di un passaggio parlamentare per prolungare l’impegno delle nostre truppe nell’ex regno di Saddam Hussein, il secondo oggi chiarisce che per il suo partito le cose stanno invece in maniera diametralmente opposta. Ma il paradosso è che per confermare la posizione del Biancofiore Volontè si serve delle argomentazioni dello stesso ministro della Difesa Antonio Martino . &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evidenziando quindi in modo implicito una incoerenza latente dentro la stessa Forza Italia. “Per prolungare la missione dei soldati italiani in Iraq - afferma dunque il presidente dei deputati dell’Udc - è necessario il passaggio parlamentare. E lo stesso Martino dice bene perché per ogni missione all'estero dei nostri militari questa procedura rispettosa del Parlamento è doverosa''.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già perché nel frattempo proprio il ministro della Difesa ha corretto il tiro delle sue dichiarazioni di due giorni fa. E ha spiegato che lui sta ponendo solo il problema di una proroga altamente probabile, e non certo teorizzando lo scavalcamento delle Camere. ''Come al solito - dice infatti oggi Martino - quelli dell'opposizione fanno chiasso per niente. Non ho detto che abbiamo deciso di far restare i soldati italiani oltre il tempo stabilito. Ho detto che verosimilmente gli americani ce lo chiederanno. In quel caso non potremo dire di no. Ma è chiaro che se i nostri dovranno restare più a lungo, il governo ne informerà prima il Parlamento''.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l’altro sempre Martino fa capire che il progetto di spostare sotto l’egida dell’Onu un’occupazione dell’Iraq oggi gestita dagli Usa viene ormai caldeggiato a tutti i livelli. “Con John Bolton, vicesegretario alla Difesa Usa, che era a Roma una settimana fa - dice il ministro - abbiamo esaminato varie questioni. Per quanto riguarda l'Iraq ci siamo soffermati soprattutto sulla possibilità che si riesca a far approvare una risoluzione da parte dell'Onu''. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella risoluzione che l’Udc vedrebbe con estremo favore e che sarebbe tra l’altro condizione indispensabile per ottenere su questa questione il voto dell’opposizione in Parlamento. “Se la missione in Iraq sarà autorizzata dalle Nazioni Unite, e avrà quindi la copertura dell' Onu,  - afferma infatti il capogruppo dei Ds alla Camera Luciano Violante - non c'è problema. Altrimenti a nostro avviso gli italiani non possono restare in Iraq''. Il presidente dei deputati diessini è comunque deciso nel censurare la sortita di Bondi. “Il coordinatore di Forza Italia ha sbagliato.- aggiunge - Ci vuole un passaggio per autorizzare l' intervento militare fuori dai nostri confini, così come prescrive la nostra Costituzione. Poi c'è un problema di spesa ulteriore che può essere autorizzata solo dal Parlamento''.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(13 OTTOBRE 2003, ORE 13:00)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Soldati in Iraq, Polo in ordine sparso&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commenti Cut/Paste di Italiani, manca quello di un certo fabio, che è talmente ignorante da non saper nemmeno scrivere il suo nome con l'iniziale "Maiuscola".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E Berlusconi dov'è?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni volta che c'è un casino e nella Cdl si scannano, Berlusconi sparisce... per non rovinare la sua immagine personale? Che pena!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lunedi 13 Ottobre 2003 - 14:14      Franco&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;	&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fabio e la confusione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro sig. Fabio, che l'invio di militari all'estero lo decida il Parlamento è scritto nella Costituzione. Se lei ritiene che la Costituzione sia comunista sbaglia perchè è 'solo' una Costituzione democratica che chiaramente a Lei e a molti elettori di destra non piace. Mi meraviglia poi che l'Italia decida di dire di SI prima ancora che gli americani ci chiedano. Servilismo va bene, ma almeno salviamo le forme. E questa sarebbe la nuova Italia berlusconiana ? &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lunedi 13 Ottobre 2003 - 14:10      enzo Raspolli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;	&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;ELEZIONI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è qualcosa su cui il Polo è unito, a parte tenersi strette le poltrone????????? AL VOTO!!!!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lunedi 13 Ottobre 2003 - 14:02      pilù&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;	&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;troppa carne al fuoco!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prolungamento missione italiana in Soldati in Iraq, Finanziaria, legge Gasparri sulle telecomunicazioni, riforma delle pensioni, voto agli immigrati...troppa carne al fuoco! Resisterà la maggioranza?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lunedi 13 Ottobre 2003 - 13:36      Il feroce Saladino&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106605137101393266?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106605137101393266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106605137101393266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_12_archive.html#106605137101393266' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106576573215652853</id><published>2003-10-10T08:02:00.000+02:00</published><updated>2003-10-10T08:02:12.293+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>- Il nostro "Bel Paese" è sempre quello delle Banane -&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come diventare leader&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Un commento di Jovan Teokarevic, docente di scienze politiche all'Università di Belgrado, sulla Presidenza italiana dell'Unione europea. L'articolo, piuttosto critico, è uscito sull'ultimo numero di "Evropski Forum", e ha suscitato forti reazioni &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(30/09/2003) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrive Jovan Teokarevic &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione di Luka Zanoni &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensando alle passate e future presidenze dell'Unione europea, si potrebbe dire che agli italiani stia andando particolarmente bene. Il semestre in corso sotto la guida italiana dell'Unione dovrebbe trascorrere senza alcun problema soprattutto poiché alcuni politici italiani rivestono ruoli chiave all'interno dell'UE. Oltre al premier Silvio Berlusconi, che ha il compito di presiedere il Consiglio europeo dal 1 luglio al 31 dicembre di quest'anno, altri due ex premier italiani occupano funzioni piuttosto rilevanti nella politica dell'UE: Romano Prodi è presidente della Commissione europea, e Giuliano Amato è vice presidente della Convenzione sul futuro dell'Europa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La realtà, però, è un po' diversa, a tal punto che proprio i rapporti tra i tre qui sopra nominati caratterizzano in modo profondo l'attuale presidenza dell'Unione, l'undicesima per ordine. Le relazioni tra i tre politici non sono per nulla buone. Lasciando per il momento da parte Berlusconi, anche i rapporti tra i due politici espressione del centro sinistra, Prodi e Amato, non sono certo positive. Di "sinergico" (uno dei termini favoriti dall'autore del programma della presidenza italiana) non c'è, quindi, nulla. Invece di imprimere insieme il timbro dell'Italia alla politica dell'UE e di promuovere sei mesi di presidenza visibili e con risultati durevoli a causa di conflitti interni i tre rischiano di ridurre tale influenza al di sotto delle reali possibilità di efficacia del proprio paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo può essere in parte interpretato come conseguenza di quella specificità tutta italiana (perlomeno in relazione ai paesi dell'Europa Occidentale), di non avere alcun partito politico di rilievo che si dichiari anti-europeo. Il sostegno all'Unione Europea giunge, secondo molte interpretazioni, non da qualche profonda e radicata posizione pro-europeista, bensì da una seria sfiducia nei confronti del proprio stato e del proprio sistema politico, e un tale contesto impone all'Unione il ruolo di un ben accetto correttore e di 'salvatore'. Sia i cittadini che i partiti politici in Italia sostengono una propria e peculiare idea d'Europa, con valori ben definiti spesso contrari a quelli degli altri, in particolare dei diretti rivali politici. Ecco perché molti conflitti politici in Italia, più che in altri paesi, si svolgono in nome dell'Europa. Quell'Europa, sotto forma dell'UE, che è stata più volte garante della stabilità e del consolidarsi dell'Italia, da quando essa, insieme con altri cinque paesi (Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo) fondò, nel 1957, la Comunità Economica Europea. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attuale presidenza giunge nel momento in cui l'Italia, rispetto ai suoi più importanti partner nella UE, ha maggiori difficoltà economiche e politiche (potremmo dire come negli anni '70 del XX secolo). Né il sistema economico né quello politico sono stati riformati in accordo con le nuove sfide e bisogni dello sviluppo, ma nemmeno in accordo con tutti gli standard dell'Unione europea. Secondo parecchie valutazioni l'inizio e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali in Italia incontra più ostacoli che altrove. Ecco perché fra il 1997 e il 2001 essa è riuscita ad attrarre a sé in media solo 8,4 miliardi di dollari annui di investimenti stranieri, quando la media dei membri dell'UE era di 28 miliardi di dollari. Certo, anche in Francia non fioriscono rose, però 40 imprese di questo paese si trovano tra le 500 più importanti del mondo, mentre solo 9 dell'Italia sono sulla stessa lista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'influenza delle circostanze interne &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È ancora in corso anche il consolidamento della democrazia nella cosiddetta seconda repubblica, dopo che la prima, con un lungo governo democristiano, circa un decennio fa è stata consegnata alla storia. Nel frattempo la coalizione di Berlusconi è diventata il simbolo degli scandali e della malversazione del governo, dei conflitti di interesse pubblici e privati, della sfida alle garanzie istituzionali … cose che Bruxelles certo non tollererebbe ai paesi candidati all'ingresso nell'UE. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il "fattore Berlusconi" è divenuto cruciale anche per la presidenza italiana dell'Unione. Innumerevoli e inopportune dichiarazioni pubbliche del premier italiano creano una forte resistenza nell'UE e insidiano l'autorità del suo paese, così come delle sue politiche e del suo attuale ruolo guida. La defunta ministra svedese degli affari esteri, Ana Lindt, solo poco tempo fa aveva acutamente espresso un'opinione che ha unito forze molte differenti nello spettro politico europeo. Dubitando che l'Italia riuscisse a realizzare alcuni dei più importanti obiettivi nel corso del suo semestre, dichiarò che l'attuale governo di questo paese "non è profondamente radicato nel contesto europeo". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi ha cercato di sostituire le resistenze incontrate all'interno dell'Unione europea sostenendo gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iraq. In qualità di alleato di Washington, insieme con la Gran Bretagna e la Spagna, si è opposto anche alla maggioranza dell'UE, la quale era contro l'opzione bellica e a favore di una collaborazione con l'ONU. Oggi, quando Washington cerca l'appoggio della "vecchia Europa", forse l'Italia, essendo al timone dell'UE, potrebbe avere l'occasione per cercare di riparare le gravemente compromesse relazioni transatlantiche, ma per riuscire a farlo, dovrebbe cercare d'apparire un po' più rappresentante dell'Europa presso gli Stati Uniti ed un po' meno inviato di Washington a Bruxelles. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le riforme istituzionali della UE &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le rimanenti priorità della presidenza italiana sono difficili da realizzare, almeno nei termini previsti. La più importante tra queste è senza dubbio la nuova costituzione dell'Unione, che dovrebbe basarsi sulla proposta che Giscard d'Estaing ed il suo gruppo di lavoro hanno presentato quest'estate, nell'ambito della Convenzione sul futuro dell'Europa. La irta strada del raggiungimento di un consenso tra tutti i membri, attuali e nuovi, conduce attraverso le conferenze intergovernative, per le quali l'Italia ha ottimisticamente previsto un lavoro di soli tre mesi (ottobre-dicembre 2003) di modo che la Costituzione possa essere pronta nel maggio 2004, subito dopo l'accoglienza dei nuovi dieci membri, e immediatamente prima delle elezioni per il Parlamento europeo. I membri dell'Unione sostengono l'Italia nell'accentuazione simbolica e concordano che il nuovo accordo di Roma sull'UE del 2004, venga firmato nella capitale italiana, dove nel 1957 venne firmato un analogo accordo sulla fondazione della Comunità Economica Europea (benché sarà l'Irlanda alla guida dell'Unione). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema principale dell'Italia e della Convenzione è che oltre ai sei fondatori dell'Unione, tutti i rimanenti dei 25 tra vecchi e nuovi membri dell'UE non accettano la proposta metodologica secondo la quale l'attuale progetto di Costituzione non dovrebbe essere posto in questione, nelle sue caratteristiche principali, durante le conferenze intergovernative. Con questo approccio, e con l'appoggio del presidente della Convenzione, Giscard d'Estaing, Berlusconi e il suo ministro degli esteri Frattini sperano che il loro metodo del "disaccordo costruttivo" rispetto agli eventuali emendamenti (non c'è discussione senza una completa e argomentata controproposta) renda possibile che l'UE superi efficacemente le profonde divisioni sulla Costituzione. I piccoli paesi membri, con alleati Prodi e la Commissione europea, si oppongono invece alla diminuzione della propria influenza, garantita in più modi dagli Accordi di Nizza di soli due anni fa. Chiedono che venga mantenuto il diritto degli stati nazionali ad essere interpellati su di un ampio spettro di questioni e sottolineano la necessità di un equiparazione di tutti i membri dell'UE, compromessa tra l'altro a loro avviso se si arrivasse a riformare la Commissione creando commissari e vice-commissari (di serie A e di serie B). Per motivi simili viene anche attaccata la proposta della creazione di un Presidente del Consiglio europeo e l'interruzione della presidenza semestrale dell'Unione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia tenta di utilizzare la presidenza di questa metà dell'anno per attivarsi anche su altre questioni e per dimostrare, contrariamente ai dubbi emersi da più parti, di essere in grado di rappresentare e guidare in modo competente questo 'club'. Oltre alle questioni economiche (che in ogni caso dovranno essere portate avanti anche dalle future presidenze), molta attenzione viene data alla questione dell'immigrazione illegale e del diritto d'asilo. Per la presidenza italiana è di vitale importanza affrontare quest'argomento. L'Italia è un paese sui confini dell'Unione, con tratti di costa molto lunghi che si controllano a fatica. Più degli altri membri è esposta alle migrazioni clandestine. A differenza degli altri ambiti, il supporto ad una più severa politica (con la determinazione delle quote di immigrazione e di efficaci deportazioni) giunge anche da molte altre capitali europee, benché queste non abbraccino le proposte italiane più radicali. L'Italia, come del resto tutta l'Unione, nell'ultimo periodo ha dovuto inoltre affrontare i problemi della criminalità organizzata e del terrorismo, ed ha scelto di dare avvio ad aiuti e ad una stretta collaborazione con le regioni dalle quali provengono le maggiori minacce. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La collaborazione nella regione &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte il Medio e Vicino Oriente, tra le regioni alle quali viene data priorità vi sono anche i Balcani Occidentali. Al governo di Roma bisogna riconoscere che insieme alla Grecia, come precedente presidente, è riuscito - nell'ambito di un lavoro annuale - a porre la questione dell'integrazione europea della nostra regione al primo posto dell'attenzione e dell'attività concreta dell'Unione europea. Allo stesso tempo, nella prima metà del mandato italiano, non si è andati di un solo passo più avanti dell'ambiziosa conclusione del Summit di Salonicco. Considerando le molte tentazioni e i lavori che entro la fine dell'anno attendono l'attuale presidenza, è difficile credere che venga realizzato un avanzamento significativo. La Grecia, bisogna ricordarlo, è riuscita con successo a mettere questo tema al centro del dibattito in seno all'Unione europea nonostante la guerra in Iraq. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I governi della regione sembra che debbano provare da soli e in contatti diretti con l'Italia, a fare in modo che questo tema non venga marginalizzato. Oltre ai tradizionali contatti bilaterali la Presidenza italiana ha promosso una riunione dei Ministri degli interni e degli esteri e della giustizia UE, coi colleghi dei Balcani occidentali, nell'ambito della nuova iniziativa nata a Salonicco, del "Forum UE-Balcani Occidentali". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parecchio lavoro, quindi, per l'attuale presidenza, nel bel mezzo delle controversie e delle contestazioni. E una grande lezione sia per i futuri leader dell'Unione che per i futuri membri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedi anche: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- A Belgrado nasce 'Forum Europeo' &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106576573215652853?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106576573215652853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106576573215652853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106576573215652853' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106565282000740934</id><published>2003-10-09T00:40:00.000+02:00</published><updated>2003-10-09T00:40:19.576+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;"Io israeliano, scudo umano per il raìs"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La voce va e viene dal cellulare. Le sue parole vengono spesso sovrastate&lt;br /&gt;dai rumori di fondo. «Ramallah si sta preparando ad una nuova invasione, ma&lt;br /&gt;la gente è determinata a resistere. Nessuno ha intenzione di arrendersi,il&lt;br /&gt;bagno di sangue più che un rischio è una certezza». Parola di «scudo umano»,&lt;br /&gt;di un indomito scrittore israeliano simbolo dell'Israele pacifista: Uri&lt;br /&gt;Avnery, fondatore del movimento «Gush Shalom» (il Blocco della Pace). Avnery&lt;br /&gt;è a Ramallah assieme ad un gruppo di pacifisti israeliani e stranieri per&lt;br /&gt;realizzare una «barriera umana» attorno ad Arafat. «Ho avuto modo di parlare&lt;br /&gt;con lui più volte in queste ore - racconta Avnery - e mi ha ripetuto che non&lt;br /&gt;accetterà mai di essere deportato, piuttosto morirà combattendo». La&lt;br /&gt;decisione di formare una «barriera umana» attorno all'anziano raìs&lt;br /&gt;palestinese è stata presa subito dopo la strage di Haifa: «Quel terribile&lt;br /&gt;attentato - spiega lo scrittore pacifista - ha offerto il pretesto ideale ad&lt;br /&gt;Ariel Sharon di mettere in pratica un disegno coltivato da lungo tempo:&lt;br /&gt;uccidere Arafat».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quale è la situazione che ha trovato a Ramallah?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La gente si sta preparando a un nuovo attacco dell'esercito israeliano. La&lt;br /&gt;preoccupazione è forte ma lo è ancora di più la determinazione a resistere».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Resistere in difesa di Arafat?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Resistere in difesa del presidente che hanno scelto liberamente, di un&lt;br /&gt;leader che Ariel Sharon con la sua ottusa politica muscolare ha innalzato a&lt;br /&gt;simbolo di un intero popolo in lotta per la propria autodeterminazione&lt;br /&gt;nazionale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cosa vi ha spinti a decidere di voler fare da scudi umani ad Arafat in caso&lt;br /&gt;di attacco israeliano?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La convinzione che uccidere Arafat sarebbe un disastro per Israele, per l'&lt;br /&gt;intera regione, per il mondo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Molti in Israele vi accusano di connivenza con il nemico.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«I peggiori nemici della sicurezza d'Israele sono quei politici e quei&lt;br /&gt;generali che hanno pensato di poter sconfiggere il terrorismo prendendo in&lt;br /&gt;ostaggio tre milioni di palestinesi, sottoponendoli alle punizioni&lt;br /&gt;collettive, umiliandoli ai check-point, confiscando le loro terre, negando&lt;br /&gt;loro dignità e identità,. Il governo Sharon-Mofaz si è rivelato il miglior&lt;br /&gt;alleato di Hamas e della Jihad islamica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Insisto: i sostenitori della eliminazione di Arafat sostengono che il&lt;br /&gt;presidente dell'Anp è il «grande orchestratore» del terrorismo palestinese.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Storie. Sharon ha sempre considerato Arafat un nemico da uccidere, anche&lt;br /&gt;quando Arafat sottoscriveva gli accordi di Oslo e riconosceva pubblicamente&lt;br /&gt;il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele. L'obiettivo di Sharon è un&lt;br /&gt;altro: uccidere Arafat per distruggere definitivamente ogni autorità&lt;br /&gt;politica palestinese. Un disegno scellerato che causerà nuovi bagni di&lt;br /&gt;sangue».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un discorso impopolare in un Paese che piange ancora le vittime innocenti&lt;br /&gt;della strage di Haifa.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Il dolore dei familiari delle vittime di quell'atroce attentato è il mio&lt;br /&gt;dolore, ma la risposta a quel dolore non può essere la vendetta. Non sarà&lt;br /&gt;eliminando Arafat o realizzando il Muro che imprigionerà 3 milioni di&lt;br /&gt;palestinesi che riusciremo a scongiurare altri attentati».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma allora qual è la strada da imboccare?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Riconoscere che alla base di questa tragedia c'è l'oppressione esercitata&lt;br /&gt;da uno Stato, Israele, contro un popolo, quello palestinese. Porre fine all'&lt;br /&gt;occupazione non è solo un atto di giustizia ma è l'unica via per raggiungere&lt;br /&gt;la pace e per tornare ad essere un Paese normale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cosa rappresenta Ariel Sharon per Uri Avnery?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Un pericolo per Israele, una minaccia per la pace e la stabilità in Medio&lt;br /&gt;Oriente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Così non la pensano la maggioranza dei suoi connazionali?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Anche all'inizio dell'invasione del Libano, la maggioranza degli israeliani&lt;br /&gt;credeva nelle giustificazioni avanzate allora da Sharon, salvo poi aprire&lt;br /&gt;gli occhi dopo il massacro di Sabra e Chatila. Mi auguro che non ci sia&lt;br /&gt;bisogno di una nuova, devastante guerra per scoprire che Ariel Sharon non è&lt;br /&gt;cambiato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.unita.it"&gt;www.unita.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106565282000740934?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565282000740934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565282000740934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106565282000740934' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106565254096177816</id><published>2003-10-09T00:35:00.000+02:00</published><updated>2003-10-09T00:35:40.613+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Non cercano la "road map" ma la guerra.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attacco dell'aviazione israeliana in Siria è avvenuto alla vigilia&lt;br /&gt;dell'anniversario della guerra del Kippur, che iniziò il 6 ottobre&lt;br /&gt;1973. L'attacco in territorio siriano, il primo da vent'anni, può&lt;br /&gt;essere visto come un passo ulteriore verso l'espulsione o&lt;br /&gt;l'assassinio del leader palestinese Yasser Arafat e un preludio ad&lt;br /&gt;una possibile incursione aerea sugli impianti nucleari iraniani.&lt;br /&gt;Una fonte d'intelligence israeliana afferma che l'iniziativa di Ariel&lt;br /&gt;Sharon sarebbe chiaramente sostenuta dal raggruppamento dei suoi&lt;br /&gt;sostenitori a Washington, che fa capo a Dick Cheney e a Paul&lt;br /&gt;Wolfowitz. "Il piano che sostengono resta lo stesso: distruggere Iran&lt;br /&gt;e Siria per fare di Israele la potenza dominante nella regione e&lt;br /&gt;relegare i palestinesi oltre il Giordano". "Dovrebbe essere ovvio che&lt;br /&gt;Washington ha promesso di non fare niente", ha aggiunto l'esperto&lt;br /&gt;israeliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito per&lt;br /&gt;discutere le incursioni israeliane in Siria, l'ambasciatore USA John&lt;br /&gt;Negroponte si è rifiutato di criticare Israele ed ha piuttosto&lt;br /&gt;criticato la Siria per essere "dalla parte sbagliata nella guerra al&lt;br /&gt;terrorismo". Questa presa di posizione è avvenuta nonostante&lt;br /&gt;Inghilterra, Francia e Germania abbiano denunciato come&lt;br /&gt;"inaccettabile" l'operazione israeliana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terribile attentato suicida verificatosi il 3 ottobre in un bar di&lt;br /&gt;Haifa, rivendicato dalla Jihad islamica, era prevedibile. La kamikaze&lt;br /&gt;ha voluto vendicare con il suo gesto il fratello e il cugino,&lt;br /&gt;esponenti della Jihad recentemente assassinati. Nelle quattro&lt;br /&gt;settimane che hanno preceduto l'attacco, i generali di Sharon hanno&lt;br /&gt;fatto eseguire diversi assassinii mirati in cui sono caduti almeno 10&lt;br /&gt;militanti palestinesi, compreso il leader della Jihan di Jenin, in&lt;br /&gt;Cisgiordania, da dove proveniva l'attentatrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo di Sharon era inoltre impegnato in una serie di&lt;br /&gt;provocazioni esplicite contro la Road Map per la pace in Medio&lt;br /&gt;Oriente, ma da parte del governo statunitense non c'è stata nessuna&lt;br /&gt;censura. Il governo israeliano ha approvato il percorso del "recinto&lt;br /&gt;di sicurezza" -- il "Muro di Berlino del Medio Oriente" -- che&lt;br /&gt;ingloba 60 mila palestinesi e migliaia di ettari di terreni agricoli,&lt;br /&gt;sempre palestinesi, nel territorio di Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno prima dell'incursione in Siria, il governo di Sharon&lt;br /&gt;ha approvato nuovi finanziamenti per la costruzione di altre 550&lt;br /&gt;unità abitative nei territori occupati della Cisgiordania. Il&lt;br /&gt;segretario di Stato USA Colin Powell si è limitato a notare che&lt;br /&gt;"siamo anche preoccupati per la continua politica degli insediamenti&lt;br /&gt;da parte degli israeliani", esprimendo "preoccupazione" anche per il&lt;br /&gt;Muro. Si capisce però che la preoccupazione non è così tanta da&lt;br /&gt;consigliare all'amministrazione Bush di sospendere le garanzie&lt;br /&gt;creditizie, anche se è stipulato per legge che farà così se Israele&lt;br /&gt;continua a spendere quel denaro per erigere il muro e finanziare gli&lt;br /&gt;insediamenti nei territori occupati. C'è da notare che Dan Kurtzer,&lt;br /&gt;ambasciatore USA in Israele, se n'è andato in vacanza e anche&lt;br /&gt;l'Emissario speciale USA per la Road Map, John Wolf, ha anch'egli&lt;br /&gt;lasciato Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si capisce che Sharon se ne infischia delle "preoccupazioni" di&lt;br /&gt;Washington, mentre sarebbe molto più attento ai fatti se questi vi&lt;br /&gt;fossero. Come già riferito nel numero 39 dello Strategic Alert,&lt;br /&gt;Lyndon LaRouche ha lanciato un appello all'amministrazione Bush&lt;br /&gt;affinché sospenda tutti gli aiuti economici ad Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cheney si prepara a fare le vagie?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Una anno fa circa Lyndon LaRouche chiese le dimissioni del vice&lt;br /&gt;presidente Dick Cheney perché, per giustificare una guerra illecita&lt;br /&gt;contro l'Iraq, aveva mentito alla popolazione e al Congresso degli&lt;br /&gt;Stati Uniti. Lo scorso giugno LaRouche disse che Cheney dovrebbe&lt;br /&gt;essere sottoposto ad impeachment in quanto sapeva bene che la storia&lt;br /&gt;sui presunti acquisti iracheni di minerale di uranio dal Niger era&lt;br /&gt;falsa, ma ha continuato a spacciarla per vera allo scopo di avere un&lt;br /&gt;pretesto per la guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo si è poi aggiunto un altro fatto: con tutta probabilità è&lt;br /&gt;stato l'ufficio del vice presidente a far trapelare alla stampa&lt;br /&gt;rivelazioni sul conto della moglie di Joe Wilson, il diplomatico che&lt;br /&gt;accertò l'inconsistenza della storia dell'uranio nigeriano con una&lt;br /&gt;sua missione sul luogo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il rapporto di Wilson era stato inoltrato ai vertici del governo &lt;br /&gt;ed in particolare all'ufficio di Cheney.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante tale rapporto, il vice presidente ha continuato&lt;br /&gt;imperterrito a sostenere quella menzogna fino allo scorso 14&lt;br /&gt;settembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dopo aver presentato quel rapporto, Wilson è diventato il bersaglio&lt;br /&gt;di "operazioni punitive". Il giornalista Robert Novak scrisse il 16&lt;br /&gt;luglio che Valerie Plame, moglie di Wilson, era un agente segreto&lt;br /&gt;della CIA e di aver ottenuto quest'informazione privilegiata dalla&lt;br /&gt;Casa Bianca! Successivamente si è anche saputo che la stessa&lt;br /&gt;informazione era stata fatta avere a diversi altri giornalisti.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente, rivelare l'identità degli agenti segreti è crimine grave&lt;br /&gt;e negli USA c'è una legge apposita, la Intelligence Identities&lt;br /&gt;Protection Act, che fu approvata nel  1982 dopo che l'identità di una&lt;br /&gt;serie di agenti fu rivelata da Philip Agee nel 1975. Persino l'ex&lt;br /&gt;direttore della CIA James Woolsey, chiaramente inquadrato nel partito&lt;br /&gt;della guerra, ha dovuto ammettere la pericolosità di rivelazioni del&lt;br /&gt;genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un'inchiesta preliminare, il ministero della Giustizia ha&lt;br /&gt;notificato al legale della Casa Bianca un'indagine completa sul caso,&lt;br /&gt;ed il 2 ottobre ha chiesto alla Casa Bianca di presentare tutto il&lt;br /&gt;materiale sul traffico delle informazioni, telefoniche e d'altro tipo.&lt;br /&gt;Contemporaneamente, al Congresso è stata proposta la costituzione di&lt;br /&gt;una commissione d'inchiesta indipendente, in quanto l'attorney&lt;br /&gt;general John Ashcroft, al vertice del Dipartimento della Giustizia,&lt;br /&gt;va considerato "di parte". Diversi esponenti democratici delle due&lt;br /&gt;camere, tra cui Nancy Pelosi, capogruppo alla Camera dei&lt;br /&gt;rappresentanti, e John Conyores, della Commissione Giustizia, hanno&lt;br /&gt;chiesto al Dipartimento della Giustizia di nominare un inquirente&lt;br /&gt;speciale, indipendente dall'amministrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una lettera ad Ashcroft, i sen. Tom Daschle, Joe Biden, Carl Levin&lt;br /&gt;e John D. Rockefeller sostengono: "Dai rapporti si desume che alti&lt;br /&gt;funzionari dell'amministrazione avevano motivi per assumere un&lt;br /&gt;comportamento potenzialmente criminale, che comporta rischi per la&lt;br /&gt;sicurezza nazionale e per la vita di agenti segreti, allo scopo di&lt;br /&gt;punire qualcuno che ha messo in dubbio la giustificazione con cui&lt;br /&gt;l'amministrazione è andata in guerra". Nella lettera chiedono ad&lt;br /&gt;Ashcroft di ricusarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi ha spifferato l'identità della moglie di Wilson? All'inizio si&lt;br /&gt;parlava di Karl Rove, il principale consigliere di Bush, ma poi è&lt;br /&gt;stato spiegato che lui non ha l'autorizzazione per accedere a quel&lt;br /&gt;tipo di informazioni segrete. Ambienti molto qualificati hanno&lt;br /&gt;spiegato all'EIR che "nella comunità d'intelligence si dice" che i&lt;br /&gt;responsabili sarebbero Elliot Abrams, personaggio diventato famoso&lt;br /&gt;con lo scandalo iran-contra, e Lewis Libby, detto Scooter, capo dello&lt;br /&gt;staff di Cheney. Due fonti diverse sostengono che Abrams avrebbe&lt;br /&gt;informato Robert Novak e che Libby avrebbe fatto lo stesso con una&lt;br /&gt;serie di giornalisti di Washington. Secondo le stesse fonti, Rove&lt;br /&gt;sarebbe entrato in scena dopo che Libby e Abrams avevano fatto le&lt;br /&gt;loro telefonate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I responsabili più diretti probabilmente Libby e il suo superiore,&lt;br /&gt;Cheney. Il vice presidente, infatti, e il suo ufficio, hanno accesso&lt;br /&gt;alle informazioni riservate e hanno motivi per cercare di intimidire&lt;br /&gt;o rovinare Wilson, giacché Cheney ha dovuto incassare tutto il&lt;br /&gt;discredito derivante dagli accertamenti compiuti dal diplomatico.&lt;br /&gt;Prima che l'indagine fosse ufficializzata, ad una conferenza stampa&lt;br /&gt;alla Casa Bianca del 29 settembre le ben tre domande su Cheney e il&lt;br /&gt;suo ufficio sono state dribblate dal portavoce Scott McClellan, il&lt;br /&gt;quale, però, non è riuscito a zittire la stampa internazionale. In un&lt;br /&gt;articolo del Los Angeles Times del 1 ottobre si affermava che sebbene&lt;br /&gt;non sia ancora stabilita l'identità del delatore, "i sospetti della&lt;br /&gt;Washington ufficiale si appuntano sullo staff della Casa Bianca e&lt;br /&gt;sugli aiutanti del vice presidente Dick Cheney". L'ex alto&lt;br /&gt;funzionario della CIA Vincent Cannistraro ha detto al giornale: "le&lt;br /&gt;circostanze della fuga di notizie suggeriscono che potrebbe essere&lt;br /&gt;originata da qualcuno nel campo di Cheney".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'articolo riferisce del braccio di ferro che si svolse per la frase&lt;br /&gt;di 16 parole sul composto di uranio apparsa nel discorso dello Stato&lt;br /&gt;dell'Unione di Bush, in cui Cheney e il NSC la spuntarono sulla CIA,&lt;br /&gt;e riporta la conclusione di  Cannistraro: "Cheney e Libby fecero in&lt;br /&gt;modo che [quella frase] stesse lì. Poi c'è stato il rapporto della&lt;br /&gt;CIA che mette in dubbio la veridicità" dell'asserzione -- che è il&lt;br /&gt;rapporto commissionato all'ambasciatore Wilson. "La fuga di notizie&lt;br /&gt;doveva punire Wilson".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 2 ottobre il nome di Cheney e di Libby è apparso sui mezzi&lt;br /&gt;d'informazione internazionali. Il Times ha riferito che i funzionari&lt;br /&gt;della Casa Bianca "dovrebbero sottoporsi al test della verità " per&lt;br /&gt;l'inchiesta della FBI. Ha inoltre aggiunto che McLellan, portavoce&lt;br /&gt;della Casa Bianca, "si è rifiutato di dire se Lewis 'Scooter' Libby,&lt;br /&gt;capo dello staff del vice presidente Dick Cheney, sia implicato nella&lt;br /&gt;vicenda. All'inizio della settimana McClellan ha assolto Karl Rove,&lt;br /&gt;il principale consigliere politico di Bush, ma, quando gli è stata&lt;br /&gt;posta la stessa domanda sul conto di Libby, McClellan si è rifiutato&lt;br /&gt;di rispondere". Il giornale londinese ha aggiunto: "Mr. Libby è stato&lt;br /&gt;al centro della disputa sull'intensità delle tinte che la Casa Bianca&lt;br /&gt;doveva conferire alle minacce delle armi di distruzione di massa&lt;br /&gt;irachene, prima della guerra". Libby è menzionato anche dalla rivista&lt;br /&gt;Time, in un articolo che dice che 'alcuni funzionari governativi'&lt;br /&gt;hanno fatto il nome di Valerie Plame come agente della CIA".&lt;br /&gt;La rivista online Salon.com citava un funzionario della CIA che fu&lt;br /&gt;attivo sotto Bush senior, secondo il quale "Libby senz'altro è il&lt;br /&gt;sospetto N. 1".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando è stata annunciata l'inchiesta della FBI la geometria&lt;br /&gt;politica di Washington è radicalmente cambiata. Cheney, che fin ora&lt;br /&gt;poteva contare su ampie coperture, adesso è braccato in campo aperto.&lt;br /&gt;"Vice presidente di basso profilo diventa bersaglio di alto profilo"&lt;br /&gt;ha titolato il Baltimore Sun del 1 ottobre. Gli attacchi provengono&lt;br /&gt;anche dal campo repubblicano: il sen. Chuck Hagel ha detto che il&lt;br /&gt;Presidente "ha la grande responsabilità di fare definitivamente&lt;br /&gt;chiarezza, e di farlo al più presto. Se io fossi il presidente,&lt;br /&gt;incontrerei il vice presidente per chiedergli che cosa lui sappia&lt;br /&gt;della vicenda".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aspetto "bipartisan" delle iniziative pone in risalto come la&lt;br /&gt;decisione di rimuovere le coperture di cui fin ora il vice presidente&lt;br /&gt;è riuscito a godere è di ordine "istituzionale". Si tratta degli ampi&lt;br /&gt;strati composti da politici, militari, intelligence, diplomatici, in&lt;br /&gt;servizio o meno, che costituiscono le cosiddette "istituzioni della&lt;br /&gt;presidenza" che si stanno muovendo per scaricare Cheney. E'&lt;br /&gt;significativo che proprio il direttore della CIA Tenet abbia firmato&lt;br /&gt;l'ordine di indagare sulle rivelazioni sul conto della moglie di&lt;br /&gt;Wilson, e che un ex direttore della CIA, Woolsey, abbia denunciato&lt;br /&gt;pubblicamente la fuga di notizie, su un mezzo d'informazione&lt;br /&gt;arci-conservatore come lo è il Washington Times.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La caduta di Cheney potrebbe portare allo smantellamento generale&lt;br /&gt;della "giunta" che ha preso il controllo sulla politica di Washington&lt;br /&gt;dopo l'11 settembre 2001, ed ha instaurato la dottrina della guerra&lt;br /&gt;preventiva.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Movimento internazionale&lt;br /&gt;per i diritti civili - Solidarietà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.movisol.org"&gt;http://www.movisol.org&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106565254096177816?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565254096177816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565254096177816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106565254096177816' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106565218353599207</id><published>2003-10-09T00:29:00.000+02:00</published><updated>2003-10-09T00:29:43.260+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>     &lt;strong&gt; (ANSA) - NEW YORK, 8 OTT&lt;/strong&gt; - Attrezzature dei laboratori del Pentagono&lt;br /&gt;che possono servire per fabbricare armi chimiche o biologiche sono&lt;br /&gt;disponibili a basso prezzo su Internet e acquistarle e' assai semplice. Lo&lt;br /&gt;ha svelato un'inchiesta del General Accounting Office (Gao), una struttura&lt;br /&gt;investigativa del Congresso degli Usa, che ha portato alla luce pericolose&lt;br /&gt;falle nelle modalita' con cui i militari gestiscono materiale pericoloso.&lt;br /&gt;(ANSA).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106565218353599207?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565218353599207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565218353599207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106565218353599207' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106565192938785006</id><published>2003-10-09T00:25:00.000+02:00</published><updated>2003-10-09T00:25:29.183+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Nasce il governo di Abu Ala. Ed è subito scontro..&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Una parte di Al Fatah critica lo stato d'emergenza di Arafat. Oggi la fiducia del Consiglio legislativo.&lt;br /&gt;Non ha giurato il ministro dell'interno Nasser Yusef: è l'incarico più delicato, vuole la fiducia del parlamento e la legittimazione agli occhi dei palestinesi.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;MICHELE GIORGIO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;GERUSALEMME&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Comincia con il piede sbagliato il premier palestinese Abu Ala. Il suo&lt;br /&gt;governo appena insediato deve fare i conti con la fronda di Al-Fatah che&lt;br /&gt;contesta lo stato di emergenza proclamato dal presidente palestinese Yasser&lt;br /&gt;Arafat. Per questo motivo Abu Ala domani porterà il suo esecutivo di&lt;br /&gt;emergenza davanti al Consiglio legislativo (Clp) per il voto di fiducia,&lt;br /&gt;nonostante lo Statuto dell'Anp non lo preveda (un governo palestinese nato&lt;br /&gt;in una situazione di crisi può operare per un mese anche senza la fiducia&lt;br /&gt;del Clp). Le prime crepe nelle fondamenta del nuovo esecutivo sono apparse&lt;br /&gt;evidenti ieri mattina quando alla cerimonia del giuramento non ha&lt;br /&gt;partecipato il ministro dell'interno Nasser Yusef, ovvero il ministro con&lt;br /&gt;l'incarico al momento più delicato. L'assenza è stata un segnale&lt;br /&gt;inequivocabile dell'incertezza che segna questa fase della politica interna&lt;br /&gt;palestinese. Abu Ala si è affrettato a spiegare che Yusef, per motivi&lt;br /&gt;«tecnici», non aveva potuto giurare e che si unirà agli altri ministri&lt;br /&gt;domani. Nei giorni passati Yusef è stato tra i più accaniti sostenitori&lt;br /&gt;della necessità che il nuovo esecutivo ottenga la fiducia del Clp in modo da&lt;br /&gt;apparire legittimato agli occhi dell'opinione pubblica palestinese. Arafat,&lt;br /&gt;apparso negli ultimi giorni pallido e stanco, non ha espresso pubblicamente&lt;br /&gt;il suo parere ma, con ogni probabilità, è favorevole a portare il nuovo&lt;br /&gt;esecutivo di fronte al Clp. Ieri per tutta la mattinata sono circolate voci&lt;br /&gt;di dissensi significativi esplosi nel Comitato centrale di Al-Fatah. Ad un&lt;br /&gt;certo punto è stato reso pubblico anche un volontino di protesta contro il&lt;br /&gt;governo di emergenza e di sostegno all'Intifada preparato - secondo i bene&lt;br /&gt;informati - da due leader locali dell'organizzazione, Hussein Sheikh e Ahmad&lt;br /&gt;Gheneim. Una coppia politica inedita visto che il primo sostiene apertamente&lt;br /&gt;di essere un rivale del Segretario di Al-Fatah in Cisgiordania Marwan&lt;br /&gt;Barghuti (sotto processo in Israele) mentre il secondo si proclama un suo&lt;br /&gt;fedelissimo. Dietro le quinte manovra nel frattempo Mohammed Dahlan, l'ex&lt;br /&gt;ministro della sicurezza del governo di Abu Mazen ed aperto oppositore di&lt;br /&gt;Arafat, deciso a rendere la vita difficile ad Abu Ala e a Nasser Yusef.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il premier deve fare i conti anche con l'opposizione marxista del Fronte&lt;br /&gt;popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) e islamica di Hamas che&lt;br /&gt;hanno criticato il nuovo governo d'emergenza. «Il nuovo governo non risponde&lt;br /&gt;alle necessità dell'attuale situazione palestinese in termini di resistenza&lt;br /&gt;all'occupazione e di rapporti interni ed è negativo poiché si spinge verso&lt;br /&gt;lo scontro con il suo stesso popolo a causa delle pressioni di Stati Uniti e&lt;br /&gt;Israele che ne hanno determinato la formazione», ha dichiarato uno dei&lt;br /&gt;dirigenti dell'Fplp, Jamil Al-Mijdalawi. Secondo il Fplp, il nuovo governo&lt;br /&gt;«nutre l'illusione di poter rinnovare i rapporti tra il presidente Yasser&lt;br /&gt;Arafat da una parte e gli americani e gli israeliani dall'altra, ma sta&lt;br /&gt;commettendo un grande errore». Ismail Hanyeh di Hamas ha dal canto suo&lt;br /&gt;affermato che il nuovo governo palestinese «deve essere basato e fondato&lt;br /&gt;sugli interessi palestinesi e non sulle pressioni americane e sioniste».&lt;br /&gt;Intanto proprio Hamas si è ritrovato ieri al centro di una vicenda resa&lt;br /&gt;pubblica dall'agenzia statunitense Associated Press. Tra il 1998 e 99 mentre&lt;br /&gt;l'allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton stava cercando di mediare&lt;br /&gt;un accordo tra israeliani e palestinesi - ha riferito la Ap - l'Fbi «mise&lt;br /&gt;alla prova» Hamas, con il consenso di Israele. Grazie alla collaborazione di&lt;br /&gt;un uomo d'affari e operatore umanitario, Harry Ellen, L'Fbi fornì in segreto&lt;br /&gt;fondi a elementi di Hamas per verificare se il gruppo li avrebbe usati per&lt;br /&gt;organizzare attacchi armati. Ellen, un americano convertito all'Islam, mise&lt;br /&gt;a disposizione la sua abitazione, il suo ufficio, i conti correnti bancari&lt;br /&gt;della sua associazione umanitaria durante i quattro anni di collaborazione&lt;br /&gt;con l' Fbi per tenere sotto osservazione le attività di Hamas. Nell'estate&lt;br /&gt;del 1998, Ellen su richiesta del suo riferimento all'Fbi, Kenneth Williams,&lt;br /&gt;consegnò tra i 3 e i 5mila dollari ad Ismail Abu Shanab, il dirigente di&lt;br /&gt;Hamas assassinato da Israele lo scorso agosto, che tuttavia li donò ad&lt;br /&gt;organizzazioni umanitarie smentendo così le teorie dei servizi segreti&lt;br /&gt;americani. Secondo Ellen, in quello stesso periodo un altro musulmano&lt;br /&gt;americano al servizio dell'Fbi, avrebbe versato ad Hamas fondi Usa molto più&lt;br /&gt;consistenti. Hamas non ha commentato le rivelazioni fatte dalla Ap.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it"&gt;www.ilmanifesto.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106565192938785006?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565192938785006'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565192938785006'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106565192938785006' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106565176699579708</id><published>2003-10-09T00:22:00.000+02:00</published><updated>2003-10-09T00:22:46.826+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>-&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Interventismo armato senza fine&lt;br /&gt;Bush in scacco, ma la voragine della guerra preventiva s'allarga alla Siria e all'Iran.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;MANLIO DINUCCI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«E' arrivato il momento di fare una breve pausa di riflessione»: così ha&lt;br /&gt;dichiarato ieri il rappresentante statunitense alle Nazioni Unite, John&lt;br /&gt;Negroponte, dopo il fallimento dell'ennesimo tentativo di far passare al&lt;br /&gt;Consiglio di sicurezza la risoluzione che autorizzerebbe l'invio in Iraq di&lt;br /&gt;una vasta forza multinazionale sotto l'egida formale dell'Onu. La&lt;br /&gt;risoluzione è ferma, non solo per le riserve espresse da Francia, Germania e&lt;br /&gt;Russia, ma soprattutto perché il segretario generale delle Nazioni unite,&lt;br /&gt;Kofi Annan, ha rifiutato di svolgere un ruolo politico in Iraq alle&lt;br /&gt;condizioni previste nella risoluzione, ossia sotto il controllo&lt;br /&gt;statunitense. Ciò che chiede Annan è sostanzialmente quello che propongono&lt;br /&gt;Francia e Germania: trasferire nel giro di qualche mese effettivi poteri a&lt;br /&gt;un governo iracheno ad interim per arrivare entro due anni, una volta&lt;br /&gt;riscritta la costituzione, a libere elezioni. Ma da questo orecchio&lt;br /&gt;Negroponte non ci sente: egli ha ribadito che il controllo statunitense&lt;br /&gt;dell'Iraq non può essere messo in discussione, rifiutando di stabilire&lt;br /&gt;qualsiasi data per libere elezioni e la creazione di un governo sovrano. Ciò&lt;br /&gt;che cercano di ottenere gli Stati uniti con questa risoluzione, scrive la&lt;br /&gt;corrispondente della Reuters al Palazzo di vetro, sono «più soldati e più&lt;br /&gt;soldi», che dovrebbero essere forniti da altri paesi per permettere agli&lt;br /&gt;Stati uniti di tenere sotto controllo un Iraq sempre più difficilmente&lt;br /&gt;governabile. «Le nazioni libere - ha dichiarato con toni messianici il&lt;br /&gt;presidente Bush - non possono essere neutrali nella lotta tra civiltà e&lt;br /&gt;caos» (The Washington Post, 12 settembre). Il caos, in effetti, esiste, ma è&lt;br /&gt;quello creato dalla stessa amministrazione Bush che, in nome della difesa di&lt;br /&gt;una presunta «civiltà», ha messo in pratica la strategia della «guerra&lt;br /&gt;preventiva» per la «guerra globale al terrorismo», smantellando i pilastri&lt;br /&gt;del diritto internazionale, affossando l'autorità delle Nazioni unite,&lt;br /&gt;occupando prima l'Afghanistan e quindi l'Iraq. Data la superiorità&lt;br /&gt;tecnologica delle forze armate statunitensi, la blitzkrieg è stata in&lt;br /&gt;ambedue i casi travolgente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gruppo di potere insediato a Washington è riuscito così a realizzare gli&lt;br /&gt;obiettivi che si prefiggeva: conquistare posizioni geostrategiche chiave&lt;br /&gt;nell'Asia centrale e in Medio Oriente, impadronendosi allo stesso tempo&lt;br /&gt;delle riserve petrolifere irachene. Poi, però, sono venuti i nodi al&lt;br /&gt;pettine. «In Iraq un altro pantano vietnamita?», si chiede The Washington&lt;br /&gt;Post (5 ottobre), concludendo che, anche se alcune condizioni differiscono,&lt;br /&gt;«man mano che aumentano la durata e il costo dell'occupazione statunitense&lt;br /&gt;dell'Iraq, emerge sempre più nel dibattito pubblico il parallelo con la&lt;br /&gt;guerra del Vietnam» e, di conseguenza, l'incubo di una analoga catastrofica&lt;br /&gt;conclusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I facili ottimismi sono così crollati uno dopo l'altro. Appena pochi mesi&lt;br /&gt;fa, il 27 marzo, il vicesegretario alla Difesa Paul Wolfowitz assicurava il&lt;br /&gt;Congresso che la ricostruzione dell'Iraq non avrebbe gravato sul bilancio&lt;br /&gt;statunitense, dato che «i proventi petroliferi di quel paese porteranno dai&lt;br /&gt;50 ai 100 miliardi di dollari nei prossimi due o tre anni». Finora però&lt;br /&gt;l'«investimento Iraq» si è rivelato fruttuoso solo per alcune grosse&lt;br /&gt;multinazionali (la Halliburton, di cui è stato direttore il vicepresidente&lt;br /&gt;Cheney, si è assicurata contratti per 1,4 miliardi di dollari), ma&lt;br /&gt;fallimentare per le casse dello Stato: dalla scorsa primavera sono stati&lt;br /&gt;spesi per la guerra in Iraq 79 miliardi di dollari, quindi ne sono stati&lt;br /&gt;stanziati altri 87, ma non bastano per sostenere una spesa che, solo per le&lt;br /&gt;operazioni militari, ammonta a 4 miliardi di dollari al mese, cui si&lt;br /&gt;aggiunge almeno un altro miliardo speso per le operazioni militari in&lt;br /&gt;Afghanistan. E, come risultato, si intensifica la resistenza in ambedue i&lt;br /&gt;paesi, con un crescente costo in vite umane anche per le forze statunitensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte alla bancarotta della strategia della «guerra preventiva», che&lt;br /&gt;cosa fa l'amministrazione Bush? Dà luce verde a Sharon per un'altra «guerra&lt;br /&gt;preventiva». Dopo il bombardamento israeliano della Siria, il presidente&lt;br /&gt;Bush ha infatti dichiarato che «Israele non deve sentirsi limitato nel&lt;br /&gt;diritto all'autodifesa» (The New York Times, 6 ottobre). Ma Sharon non mira&lt;br /&gt;solo alla Siria: egli ha infatti dichiarato che «Iran, Libia e Siria,&lt;br /&gt;essendo Stati irresponsabili, devono essere privati delle armi di&lt;br /&gt;distruzione di massa». Ha quindi sottolineato che «la riuscita della mossa&lt;br /&gt;americana in Iraq costituisce il modello che rende ciò più facile a&lt;br /&gt;conseguire» (Haaretz, 6 ottobre). Si preannunciano così altre «guerre&lt;br /&gt;preventive» che, sul «modello» dell'ultima, creeranno altre voragini che&lt;br /&gt;sempre più somiglieranno a quello in cui sprofondarono gli Stati uniti in&lt;br /&gt;Vietnam.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it"&gt;www.ilmanifesto.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106565176699579708?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565176699579708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565176699579708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106565176699579708' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106565169978892238</id><published>2003-10-09T00:21:00.000+02:00</published><updated>2003-10-09T00:21:39.623+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il pantano infinito del dopoguerra in Afghanistan&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il congresso del Labour Party, che si è appena concluso confermando ancora&lt;br /&gt;una volta quanto poco vigano al suo interno meccanismi democratici, ha avuto&lt;br /&gt;un ospite d'onore, accolto da grandi applausi, il presidente afghano Kamid&lt;br /&gt;Karzai. Peccato che nessuno abbia suggerito di fare un sia pur sintetico&lt;br /&gt;bilancio della penultima guerra "democratica", condotta con la intemerata&lt;br /&gt;partecipazione di Blair. Eppure il compito sarebbe stato facilitato da&lt;br /&gt;informazioni e commenti apparsi in agosto e in settembre su The Economist e&lt;br /&gt;sul Financial Times, oltre che sul New York Times.&lt;br /&gt;La situazione non ha conosciuto nessun mutamento degno di rilievo:&lt;br /&gt;l'autorità di Karzai - che di recente ha aperto le porte del paese alle&lt;br /&gt;banche straniere - si impone, e a mala pena, solo nella capitale, mentre&lt;br /&gt;nelle provincie la presenza dello Stato si riduce alla fotografia del&lt;br /&gt;presidente (per fortuna che ha fama di fotogenico elegantone). Il capo della&lt;br /&gt;polizia di un distretto regionale ha dichiarato a un corrispondente del New&lt;br /&gt;York Times: «Siamo i rappresentanti del governo, ma non abbiamo niente, Loro&lt;br /&gt;hanno tutto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Loro, sono i signori della guerra che di fatto continuano a essere i&lt;br /&gt;detentori effettivi del potere nelle loro regioni o zone rispettive. Nello&lt;br /&gt;stesso governo centrale Karzai è "preso a sandwich" dagli esponenti&lt;br /&gt;dell'Alleanza del nord, la formazione politico-militare fondato da Ahmed&lt;br /&gt;Masud, assassinato due anni or sono. L'espressione è del Financial Times, la&lt;br /&gt;cui valutazione complessiva è così riassunta: «Karzai è gradito e gode di un&lt;br /&gt;ampio appoggio negli Usa e in Europa, ma ha deluso gli afghani perché la&lt;br /&gt;ricostruzione non ha progredito». Effettivamente, gravi problemi restano&lt;br /&gt;aperti, come quello dell'acqua e quello della risistemazione dei circa due&lt;br /&gt;milioni di profughi rientrati nel paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stando a notizie ufficiali, nonostante tutto, il prodotto interno loro&lt;br /&gt;sarebbe aumentato in un anno di circa il 30%. Lo stesso Economist fa notare&lt;br /&gt;che è facile registrare una crescita quando si parte da zero e che, comunque&lt;br /&gt;sia, non si è raggiunta che la metà del prodotto del 1978. Ma, soprattutto,&lt;br /&gt;non va perso di vista un "dettaglio": attualmente, un terzo dell'economa è&lt;br /&gt;costituito dalla produzione di oppio, il cui commercio è in via di&lt;br /&gt;istituzionalizzazione (tra l'altro, con la trasformazione sul posto in&lt;br /&gt;morfina ed eroina).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Last but not least, quarantacinque donne coraggiose hanno intrapreso un&lt;br /&gt;rischiosissimo viaggio a Kandahar come presentatrici di una Carta dei&lt;br /&gt;diritti delle donne afghane. In realtà, i diritti più elementari delle donne&lt;br /&gt;continuano a essere calpestati e, stando al New York Times, «dalla fine&lt;br /&gt;della guerra la violenza contro le donne è drammaticamente aumentata». In&lt;br /&gt;alcune zone tra le più miserabili i padri continuano a vendere le loro&lt;br /&gt;figlie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma forse i gravosi impegni bellici non consentono a Blair di leggere neppure&lt;br /&gt;i principali giornali del suo paese e degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Livio Maitan&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.liberazione.it"&gt;www.liberazione.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106565169978892238?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565169978892238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565169978892238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106565169978892238' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106565165244088582</id><published>2003-10-09T00:20:00.000+02:00</published><updated>2003-10-09T00:20:52.296+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>- &lt;strong&gt;Dall'America del Grottesco George Dabbliu BBush &lt;/strong&gt;-&lt;br /&gt;-&lt;br /&gt;Almeno dieci traduttori arabi avrebbero falsificato le risposte&lt;br /&gt;durante gli interrogatori con i detenuti, ora è tutto da rifare&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;GUANTANAMO, SCOPERTO UN "COMPLOTTO DEGLI INTERPRETI"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Farkas, "Corriere della Sera" dell'8 Ottobre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NEW YORK - Arroganza linguistica, miopia o semplice ingenuità? La domanda&lt;br /&gt;viene posta con crescente ansia negli Stati Uniti dopo le rivelazioni emerse&lt;br /&gt;ieri sulla prima pagina del "New York Times" circa le traduzioni volutamente&lt;br /&gt;truccate eseguite a Guantanamo dagli interpreti arabi dell'amministrazione&lt;br /&gt;Bush durante gli interrogatori con i prigionieri della base militare Usa.&lt;br /&gt;Nel mirino sono una decina dei circa settanta interpreti islamici del centro&lt;br /&gt;detentivo di Cuba, già sotto sorveglianza per sospetto spionaggio. Tra&lt;br /&gt;questi figura il ventiquattrenne Ahmad I al-Halabi, accusato di aver tentato&lt;br /&gt;di vendere alla Siria informazioni riservate, tra cui centottanta messaggi&lt;br /&gt;dei prigionieri. E Ahmed Fathy Mehalba, cappellano militare musulmano&lt;br /&gt;arrestato con addosso un CD contenente documenti governativi top secret.&lt;br /&gt;Secondo fonti ben informate dell'amministrazione questi ed altri interpreti&lt;br /&gt;potrebbero aver anche sabotato gli interrogatori dei detenuti, traducendo in&lt;br /&gt;maniera inesatta sia le domande che le risposte dei prigionieri. «Non vi è&lt;br /&gt;alcuna certezza sul numero dei presunti casi di sabotaggio - precisa il&lt;br /&gt;"Times" - ma gli inquirenti militari stanno prendendo la questione&lt;br /&gt;abbastanza sul serio da ricontrollare tutte le cassette registrate con gli&lt;br /&gt;interrogatori tradotti dall'arabo».&lt;br /&gt;Se i timori verranno confermati, le autorità americane saranno costrette a&lt;br /&gt;buttare via mesi e mesi di lavoro e a procedere a nuovi interrogatori della&lt;br /&gt;maggior parte dei seicentottanta talebani e presunti membri di Al Qaeda&lt;br /&gt;detenuti a Guantanamo dopo l'11 di settembre.&lt;br /&gt;«Abbiamo sufficienti elementi in mano per essere indotti a confrontare le&lt;br /&gt;audiocassette con le relative traduzioni», spiega un alto funzionario&lt;br /&gt;coinvolto nell'inchiesta che dovrà stabilire se si tratta di casi isolati&lt;br /&gt;o di una cospirazione su larga scala diretta da uno o più Paesi «nemici&lt;br /&gt;degli Usa».&lt;br /&gt;Fino a oggi la Casa Bianca non ha fatto trapelare nulla sul corso delle&lt;br /&gt;indagini condotte dalle agenzie militari e dai servizi segreti e quindi&lt;br /&gt;segrete. Ma il ministro della Difesa, Donald Rumsfeld, ha cercato di&lt;br /&gt;rassicurare gli americani che il Pentagono ha in mano la situazione. «La&lt;br /&gt;storia insegna che quando sei in guerra e hai nemici, questi fanno di tutto&lt;br /&gt;per guadagnare terreno e metterti in svantaggio», ha detto.&lt;br /&gt;Intanto la stampa Usa si chiede se Al Qaeda - e i suoi "amici" - non abbiano&lt;br /&gt;usato le trascrizioni degli interrogatori contrabbandati dagli interpreti&lt;br /&gt;per decidere il corso presente e futuro delle proprie operazioni su scala&lt;br /&gt;mondiale. «Ovviamente l'11 di settembre non ci ha insegnato niente»,&lt;br /&gt;polemizza in un editoriale il "Boston Globe". «Non abbiamo trovato Osama&lt;br /&gt;né Saddam Hussein e neppure le armi di distruzione di massa - gli fa&lt;br /&gt;eco il "Daily News" - però abbiamo scoperto il marciume in seno&lt;br /&gt;al nostro stesso esercito».&lt;br /&gt;Resta poi il mistero su ciò che il Pentagono sapeva e non sapeva riguardo ad&lt;br /&gt;alcuni interpreti sospettati di tradimento. «Documenti ufficiali depositati&lt;br /&gt;in tribunale con l'arresto di al-Halabi dimostrano che l'Aeronautica Usa&lt;br /&gt;stava monitorando il pilota di origine siriana già da molto tempo - scrive&lt;br /&gt;il "New York Times" - ma nel dossier non viene spiegato perché l'uomo&lt;br /&gt;fosse sotto inchiesta, né i motivi per cui gli fu consentito di lavorare a&lt;br /&gt;Guantanamo dal novembre 2002».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trascritto da Andrea&lt;br /&gt;salomone@mediacomm.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106565165244088582?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565165244088582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565165244088582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106565165244088582' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106565007726627048</id><published>2003-10-08T23:54:00.000+02:00</published><updated>2003-10-08T23:54:36.643+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Sharon, guerra senza quartiere&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il premier israeliano ai "terroristi": «Vi colpiremo ovunque e comunque»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; «Colpiremo i nostri nemici ovunque e comunque». Sembra un estratto del&lt;br /&gt;discorso pronunciato da George. W. Bush dopo l'11 settembre, un intervento&lt;br /&gt;passato alla storia inaugurando l'era della "guerra infinita". Invece si&lt;br /&gt;tratta del "gemello diverso" Ariel Sharon che parlava ieri in diretta&lt;br /&gt;radiofonica sul Monte Herzl, a Gerusalemme, in una cerimonia di ricordo dei&lt;br /&gt;militari israeliani caduti nella guerra dello Yom Kippur (quest'anno cade il&lt;br /&gt;trentesimo anniversario): «Israele non esiterà a difendere i propri&lt;br /&gt;cittadini dalla costante minaccia del terrorismo, solo la lotta senza&lt;br /&gt;quartiere porrà fine alla guerra».&lt;br /&gt;Il bombardamento sferrato domenica scorsa contro la Siria, accusata di&lt;br /&gt;ospitare sul suo territorio i militanti palestinesi della nuova intifada,&lt;br /&gt;viene giustificato così, dalla superiore ragion di Stato. Un altro visibile&lt;br /&gt;punto di contatto con l'amministrazione Usa, per la quale è noto che «non vi&lt;br /&gt;è alcuna differenza tra i terroristi e chi li accoglie». a dire il vero&lt;br /&gt;basta il sospetto, anche in assenza di prove: gli interventi in Iraq e&lt;br /&gt;Afghanistan sono la dimostrazione fisica di questa dottrina preventiva. La&lt;br /&gt;Casa Bianca, che nel gioco delle parti prova a intervalli a temperare il&lt;br /&gt;"diritto" di rappresaglia israeliano, in questa occasione appoggia senza&lt;br /&gt;condizioni lo storico amico: il portavoce presidenziale Scott McClellan ha&lt;br /&gt;affermato ieri che lo Stato ebraico ha «il pieno diritto di difendersi»,&lt;br /&gt;altro che condanna del raid aereo di domenica. Anche in sede diplomatica&lt;br /&gt;Washington erige muri in difesa di Sharon, facendo intendere che la&lt;br /&gt;convocazione del Consiglio di sicurezza da parte di Damasco non darà esiti:&lt;br /&gt;se la comunità internazionale stigmatizza quasi all'unanimità l'offensiva di&lt;br /&gt;Israele, stavolta sono gli Usa a brandire il veto all'Onu, cioè ad impugnare&lt;br /&gt;il coltello diplomatico dalla parte del manico. «Per quanto ne sappiamo, è&lt;br /&gt;in corso una valutazione dei cambiamenti proposti», hanno spiegato ieri&lt;br /&gt;fonti diplomatiche, aggiungendo che «non vi sono ancora indicazioni chiare&lt;br /&gt;su quale sarà la conclusione». Non ci vuole una sfera di cristallo per&lt;br /&gt;comprendere che una risoluzione che imponga al governo israeliano una&lt;br /&gt;qualche disciplina in Medioriente è destinata a naufragare miseramente. Lo&lt;br /&gt;scontro si inasprisce dunque, il nuovo governo palestinese guidato da Abu&lt;br /&gt;Ala, al di là dei problemi interni, subisce l'inestirpabile pregiudizio dei&lt;br /&gt;vicini: «Essendo un esecutivo vicino ad Arafat, è chiaro che non farà nulla&lt;br /&gt;per combattere il terrore», ha tuonato Raanan Gissin, consigliere di Sharon.&lt;br /&gt;Con premesse del genere sarà difficile raggiungere anche brandelli d'intesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne è cosciente anche presidente siriano Assad che ieri ha rotto il silenzio&lt;br /&gt;in cui si era trincerato dopo il raid, e lo ha fatto con toni preoccupati&lt;br /&gt;come non mai dalle colonne del quotidiano arabo Al Hayat: «La "road map" è&lt;br /&gt;nata morta. Il governo Sharon vive per la guerra, in guerra vuole&lt;br /&gt;trascinarci e non vi è una sola persona al mondo che creda che la pace sia&lt;br /&gt;possibile con un tale governo». Frasi pesanti anche nei confronti degli&lt;br /&gt;Stati Uniti, dove il Congresso discuterà nei prossimi giorni l'&lt;br /&gt;«Accountability act», il pacchetto di sanzioni da prendere contro Damasco e&lt;br /&gt;il suo presunto sostegno al terrorismo internazionale: «Vogliono obbligarci&lt;br /&gt;a cacciare i palestinesi che risiedono nel nostro Paese, ma non lo faremo&lt;br /&gt;perché non sono dei terroristi. Gli americani avranno tutto da perdere se ci&lt;br /&gt;boicotteranno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D. Z.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- &lt;br /&gt;Pomero da&lt;br /&gt;www.ilmanifesto.it&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106565007726627048?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565007726627048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106565007726627048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106565007726627048' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106552961045983159</id><published>2003-10-07T14:26:00.000+02:00</published><updated>2003-10-07T14:26:50.243+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il manager e il segretario.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Daniela Gaudenzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Enrico Berlinguer era uomo di grande onestà morale. Evidentemente non voleva unirsi ad un’altra forza politica perché per lui c’era un problema di moralità, c’era una questione che non poteva accettare”. Sta in sinteticamente in questa frase la replica di Cesare Romiti al “Fassino che critica Berlinguer perché non afferrò che c’era la possibilità di arrivare ad un rapporto con i socialisti”.(Maria Teresa Meli “Fassino-Romiti, a parti invertite su Berlinguer”, la Stampa, 1° ottobre.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualcosa di lievemente surreale che fotografa impietosamente il quadro di un paese capovolto, l’Italia del 2003 del Berlusconi-bis, in questo resoconto della presentazione romana a via Ripetta del libro “Per passione”, che l’autore ama definire in primo luogo autobiografico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fatica letteraria di Piero Fassino ha suscitato interesse (è ai primi posti nella saggistica), reazioni e polemiche che la recente presentazione non contribuisce a smorzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il manager e il segretario.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Daniela Gaudenzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Enrico Berlinguer era uomo di grande onestà morale. Evidentemente non voleva unirsi ad un’altra forza politica perché per lui c’era un problema di moralità, c’era una questione che non poteva accettare”. Sta in sinteticamente in questa frase la replica di Cesare Romiti al “Fassino che critica Berlinguer perché non afferrò che c’era la possibilità di arrivare ad un rapporto con i socialisti”.(Maria Teresa Meli “Fassino-Romiti, a parti invertite su Berlinguer”, la Stampa, 1° ottobre.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualcosa di lievemente surreale che fotografa impietosamente il quadro di un paese capovolto, l’Italia del 2003 del Berlusconi-bis, in questo resoconto della presentazione romana a via Ripetta del libro “Per passione”, che l’autore ama definire in primo luogo autobiografico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fatica letteraria di Piero Fassino ha suscitato interesse (è ai primi posti nella saggistica), reazioni e polemiche che la recente presentazione non contribuisce a smorzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pubblico si trova ad assistere ad una situazione un po’ paradossale. Il manager più importante della prima repubblica condannato con sentenza definitiva a Torino per falso in bilancio, l’uomo che nel ’93 con la sua collaborazione con il pool di Milano aveva creato il cosiddetto “effetto-Romiti” e che un po’ fuori tempo massimo,vista per la Fiat la mala parata, aveva incitato gli imprenditori italiani ad “aiutare i giudici”, si fa testimone della “questione morale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il segretario del maggiore partito del centro sinistra affannato a far decollare il partito “riformista”, cosa in astratto tutt’altro che censurabile, pensa che per riuscire nell’impresa, la strada obbligata sia scaricare in toto Berlinguer ed esaltare l’ “esule” di Hammamet ed il craxismo con gli annessi e connessi.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ansia di liberarsi del proprio passato e della propria identità per essere riconosciuti come “moderni”, “nati per governare” e soprattutto per non essere più apostrofati come ex-comunisti conduce ad esiti su cui varrebbe la pena di riflettere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“In platea qualcuno sorride e sussurra ‘il segretario si è fatto scavalcare a sinistra anche da Romiti”.(M.T.Meli ibidem). Forse, chissà, il rischio che “la traversata nel deserto” (il passaggio da PCI  a DS) come la chiama Fassino, con una espressione, ahinoi, molto gettonata anche dal Cavaliere, vada leggermente oltre, viene esorcizzato persino dal presidente D’Alema che avverte il bisogno di una sottolineatura importante. “Berlinguer seppe interpretare un bisogno di riscatto morale nel paese. Questo lo si deve dire di più e voglio ricordarlo ad un avversario come Romiti, anche se non seppe indicarne lo sbocco politico”. Qualche commentatore appropriatamente osserva che l’espressione “sbocco politico” nella “equazione dalemiana” deve essere esclusivamente intesa come “di governo”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “L’avversario” per parte sua dopo essersi fatto paladino della statura morale di Enrico Berlinguer “a sua volta ricostruisce la vicenda [il percorso del Pci dagli anni ’70 ad oggi] a modo suo con perfida acribia, come sanno fare i padroni quando qualcuno gli dà il dito e loro si prendono la mano:….traversata o no, di un partito che oggi si dichiara riformista ma viene dal Pci e dalla cultura del Pci, gli elettori ‘democratici’ fanno bene a non fidarsi”.(Ida Dominijanni “La traversata nel deserto di Fassino”il Manifesto, mercoledì 1° ottobre).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106552961045983159?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552961045983159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552961045983159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106552961045983159' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106552927748880432</id><published>2003-10-07T14:21:00.000+02:00</published><updated>2003-10-07T14:21:17.356+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Caso Calvi: la Procura di Roma&lt;br /&gt;chiude l'inchiesta, fu omicidio&lt;br /&gt;Il boss mafioso Giuseppe Calò sarebbe il mandante&lt;br /&gt;Ultimo aggiornamento 24 luglio 2003, 18:56 ora italiana (16:56 GMT) &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA (CNN) -- La Procura di Roma ha chiuso l'inchiesta sulla misteriosa fine del banchiere Roberto Calvi, a oltre 20 anni di distanza dalla morte. La conclusione cui sono giunti i magistrati romani è che l'ex presidente del vecchio Banco Ambrosiano, trovato impiccato sotto il Blackfriars Bridge di Londra, sia stato ucciso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo i pubblici ministeri Maria Monteleone e Luca Tescaroli l'uomo d'affari Flavio Carboni, il boss Giuseppe Calò, ritenuto dagli inquirenti il 'cassiere della mafia', Ernesto Diotallevi (esponente di spicco della Banda della Magliana) e Manuela Kleinszig, amica di Carboni, avrebbero concorso nell'omicidio volontario di Calvi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Calò, in base alla ricostruzione dei magistrati, sarebbe stato il mandante dell'omicidio di Calvi. Non sarebbe l'unico, tuttavia: i magistrati hanno chiuso, infatti, soltanto il primo filone d'indagine, mentre è già in corso un'altra inchiesta che conta ulteriori indagati, tra cui potrebbero essere individuati ulteriori mandanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flavio Carboni, l'amica Manuela Kleinszig ed Ernesto Diotallevi, viceversa, sarebbero gli esecutori materiali dell'assassinio, sempre secondo il teorema della Procura romana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I motivi? Le mani sui soldi della mafia e la possibilità di ricattare troppi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo i pm, Calvi sarebbe stato ucciso per "punirlo per essersi impadronito di notevoli quantitativi di denaro appartenenti alle organizzazioni criminali e, in particolare, all'associazione mafiosa denominata 'cosa nostra', recuperati prima del suo assassinio", ma anche per "impedirgli di esercitare il potere ricattatorio nei confronti dei referenti politico-istituzionali, della massoneria, della 'loggia P2' e dello Ior, con i quali aveva gestito investimenti e finanziamenti di cospicue somme di denaro, anche provenienti da 'cosa nostra' e da enti pubblici nazionali". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tali ragioni, e non solo, avrebbero dunque agito i quattro indagati, "in concorso tra loro e con altri non ancora tutti identificati, avvalendosi delle organizzazioni di tipo mafioso denominate 'cosa nostra' e 'camorra'". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soddisfatta la famiglia: "Confermata la nostra ricostruzione" &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soddisfatta la famiglia di Calvi, che parla per bocca degli avvocati che assistono Carlo, figlio del banchiere. "C'è stata sempre estrema fiducia nel lavoro della Procura - affermano i legali Alessandro Gamberini e Dario Piccioni - anche se la famiglia di Roberto Calvi ha dovuto aspettare molto tempo. Già l'esito della perizia, illustrata in sede di incidente probatorio, concordava con quella che era stata la tesi sostenuta dai familiari. La chiusura delle indagini conferma l'impianto accusatorio che coincide con la ricostruzione fatta dalla famiglia". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106552927748880432?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552927748880432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552927748880432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106552927748880432' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106552908559188354</id><published>2003-10-07T14:18:00.000+02:00</published><updated>2003-10-07T14:18:05.513+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>         OPPOSIZIONE CIVILE &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ha consegnato, il giorno prima del 'debutto' della presidenza italiana, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a tutti i deputati Europei, questo dossier ... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DOSSIER BERLUSCONI &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo ministro italiano Berlusconi illustra oggi al Parlamento europeo il programma del semestre italiano. Ci sembra doveroso nei confronti del Parlamento fornire un sintetico promemoria sulla situazione giudiziaria dell’uomo chiamato dalla sorte a rappresentare per turno l’Unione europea nel mondo nei prossimi sei mesi, e formulare un invito alle istituzioni europee a vigilare e a non assuefarsi all’arretramento dei minimi standard richiesti dall’etica pubblica e dalla decenza nella vita pubblica che l’attuale esecutivo italiano vorrebbe far accettare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i processi di Berlusconi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PRIMA PARTE  - DOCUMENTAZIONE &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bugie sulla loggia massonica deviata P2 (falsa testimonianza) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Corte d’appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2, ma il reato è coperto dall’amnistia del 1989. Interrogato sotto giuramento Berlusconi aveva detto: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo […]. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta». Berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e aveva pagato la sua quota. Così i giudici della Corte d’appello di Venezia scrivono: «Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell’imputato non rispondano a verità […], smentite dalle risultanze della commissione Anselmi e dalle stesse dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di Milano, e mai contestate […]. Ne consegue quindi che il Berlusconi ha dichiarato il falso», rilasciato «dichiarazioni menzognere» e «compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del delitto di falsa testimonianza». Ma «il reato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate (niente attenuanti generiche). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appello: prescrizione per tre tangenti (ottenuta solo grazie alle attenuanti generiche questa volta concesse), assoluzione con formula dubitativa (comma II art. 530 c.p.p.) per la quarta. Nelle motivazioni si legge: «Il giudizio di colpevolezza dell’imputato poggia su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e concordanti, per ciò dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere valenza probatoria». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cassazione: assoluzione. La motivazione contiene due riferimenti alla classica insufficienza di prove. La Cassazione non può entrare dichiaratamente nel merito, né dunque annullare la sentenza precedente con formula dubitativa: deve emettere un verdetto secco (conferma oppure annulla). Ma nella motivazione i giudici della VI sezione penale citano esplicitamente all’«articolo 530 cpv»: dove «cpv» significa «capoverso», cioè comma 2 («prova contraddittoria o insufficiente»). A 12 righe dalla fine, a scanso di equivoci, i supremi giudici hanno voluto essere ancora più chiari. Si legge infatti: «Tenuto conto di quanto già osservato sulla insufficienza probatoria, nei confronti di Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato dalla Corte d’appello...». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono stati invece definitivamente condannati per corruzione della Guardia di Finanza i coimputati di Berlusconi, alti dirigenti della Fininvest: la sentenza ha cioè in sostanza accertato che tali dirigenti, dipendenti di Berlusconi, con i soldi di Berlusconi e a vantaggio di Berlusconi, hanno corrotto la Guardia di Finanza. Sfidando il ridicolo, la sera stessa Berlusconi è andato in televisione a vantarsi di una tale assoluzione, che ha preteso lo avesse ripagato della “brutta figura” a suo dire ingiustamente patita al momento della notifica dell’avvio delle indagini sul suo conto, consegnatagli nel pieno dello svolgimento di una riunione del G7 in Italia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All Iberian 1 (finanziamento illecito ai partiti) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi di lire (circa 11 milioni di euro) versati estero su estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appello: il reato cade in prescrizione, ma c’è: «per nessuno degli imputati emerge dagli atti l’evidenza dell’innocenza». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cassazione: prescrizione confermata, con condanna al pagamento delle spese processuali. Nella sentenza definitiva tra l’altro si legge: «Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern Holding [Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente. […] Non emerge negli processuali l’estraneità dell’imputato». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All Iberian 2 (falso in bilancio) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Processo sospeso in attesa che sulla legittimità delle nuove norme in materia di reati societari approvate dal governo Berlusconi si pronuncino la Corte di giustizia europea e la Corte costituzionale italiana. Se le eccezioni sollevate da vari tribunali verranno respinte, il reato sarà dichiarato prescritto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Medusa Cinema (falso in bilancio) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore di Silvio Berlusconi). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530). Berlusconi, secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi (condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire (circa 5 milioni di euro) in nero. Scrivono i giudici: «La molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia Berlusconi e le notorie rilevanti dimensioni del patrimonio di Berlusconi postulano l’impossibilità di conoscenza sia dell’incremento sia soprattutto dell’origine dello stesso». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cassazione: sentenza d’appello confermata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I grado: assoluzione dall’appropriazione indebita e dalla frode fiscale (per 4.4 miliardi di lire, pari a circa 2.3 milioni di euro, pagati in nero all’ex proprietario dei terreni che circondano la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli di secondo letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali «indubbiamente ha concorso Berlusconi». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appello: confermata l’assoluzione dalle prime due accuse. Assoluzione anche dal primo dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane ma è coperto da amnistia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cassazione: in corso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caso Lentini (falso in bilancio) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I grado: il reato (10 miliardi di lire, pari a circa 5 milioni di euro, versati in nero al Torino Calcio in occasione dell’acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto grazie alla nuova legge sul falso in bilancio approvata dopo la vittoria elettorale di Berlusconi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appello: in corso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gip Fabio Paparella ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge sul falso in bilancio, i 1500 miliardi di lire (circa 770 milioni di euro) di presunti fondi neri accantonati dal gruppo Berlusconi su 64 società off-shore della galassia All Iberian («comparto B della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in Cassazione perché la mancata fissazione dell’udienza preliminare gli ha impedito di sollevare un’eccezione d’incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell’Ocse. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lodo Mondadori (corruzione giudiziaria). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato - che in primo grado ha portato alla condanna di Cesare Previti - è stato dichiarato prescritto dalla Corte d’Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione. Nelle motivazioni della Cassazione, tra l’altro, si legge: «il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è diventato presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo…». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sme-Ariosto (corruzione giudiziaria) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A causa dei continui «impedimenti istituzionali» sollevati da Berlusconi e dei conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del premier è stata stralciata dal processo principale. Ed è stato creato un processo parallelo, che però Berlusconi ha sospeso fino al termine del suo incarico (o sine die, in caso di rielezione o di nomina ad altra carica istituzionale) facendo approvare a tempo di record il “Lodo Maccanico” (una legge che sospende i processi a carico delle cinque più alte cariche dello Stato per l’intera durata del loro mandato, e anche in caso di mandati successivi), proprio alla vigilia della requisitoria, delle arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall’inizio del dibattimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sme-Ariosto (falso in bilancio) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito all’entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario approvate dopo la vittoria elettorale di Berlusconi, questo capo d’imputazione contestato a Berlusconi per il denaro versato - secondo l’accusa - ad alcuni giudici, è stato stralciato. Il processo è fermo in attesa che la Corte di giustizia europea si pronunci sulla conformità tra le nuove regole e le normative comunitarie. Ma, anche in caso di risposta positiva per i giudici, resterà bloccato per il “Lodo Maccanico”. Come tutti gli altri procedimenti ancora in corso a carico di Silvio Berlusconi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diritti televisivi (falso in bilancio e frode fiscale) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indagini preliminari in corso alla Procura di Milano (pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il titolare Silvio Berlusconi, il quale - secondo l’ipotesi accusatoria - avrebbe continuato anche dopo l’ingresso in politica nel ’94 ad esercitare di fatto il ruolo di dominus dell’azienda. Oggetto dell’indagine: una serie di operazioni finanziarie di acquisto di diritti cinematografici e televisivi da majors americane, con vorticosi passaggi fra una società estera e l’altra del gruppo Berlusconi, con il risultato di far lievitare artificiosamente il prezzo dei beni compravenduti e beneficiare di sconti fiscali previsti dalla legge Tremonti, approvata dal primo governo dello stesso Berlusconi per detassare gli utili reinvestiti dalle imprese. Un presunto falso in bilancio che i magistrati valutano in circa 180 milioni di euro, avvenuto nel 1994. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Telecinco (violazione delle leggi antitrust e frode fiscale in Spagna) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasár Garzón Real, dopo aver chiesto nel 2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di privarlo dell’immunità in modo di poterlo giudicare in Spagna, non ha ancora ricevuto risposta. Per questo il procuratore anticorruzione Carlo Castresana, nel maggio 2002, ha pregato Garzón di rivolgersi di nuovo alle autorità italiane. Berlusconi in Spagna è accusato - insieme a Marcello Dell’Utri e ad altri dirigenti del gruppo Fininvest - di aver posseduto, grazie a  una serie di prestanomi e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché totalitario dell’emittente Telecinco eccedenti rispetto ai limiti dell’antitrust spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25 per cento delle quote azionarie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mafia (concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indagini archiviate a Palermo su richiesta della Procura per scadenza dei termini massimi concessi per indagare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bombe del 1992 e del 1993 (concorso in strage) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta sui presunti «mandanti a volto coperto» delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (Milano, Firenze e Roma) sono state archiviate per scadenza dei termini d’indagine. A Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina ha però rilevato come Berlusconi e Dell’Utri abbiano «intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato». Cioè con il clan corleonese che da vent’anni guida Cosa Nostra, con centinaia di omicidi e una mezza dozzina di stragi. Aggiunge il giudice fiorentino che esiste «una obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione [Forza Italia]: articolo 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente trascurato dalla legislazione dei primi anni 90». Poi aggiunge che, nel corso delle indagini, addirittura «l’ipotesi iniziale [di un coinvolgimento di Berlusconi e dell’Utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità». Ma purtroppo è scaduto «il termine massimo delle indagini preliminari» prima di poter raccogliere ulteriori elementi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gip di Caltanissetta Giovanni Battista Tona ha scritto: «Gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell’Utri]. Ciò di per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell’organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori». Ma «la friabilità del quadro indiziario impone l’archiviazione». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è, infine, la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: nel capitolo intitolato esplicitamente «I contatti tra Salvatore Riina e gli on. Dell’Utri e Berlusconi», si legge che è provato che la mafia intrecciò con i due «un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico». Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, «il progetto politico di Cosa Nostra sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell’economia». Cioè a «indurre nella trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva beneficiato». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note esplicative tecnico-giuridiche e comportamento dell’imputato Berlusconi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo il diritto italiano, un imputato prosciolto per amnistia o per prescrizione del reato ha il diritto di rifiutare il proscioglimento e di pretendere il processo, per veder affermata la propria innocenza in giudizio. Naturalmente, in questo caso può essere condannato qualora il giudizio provi invece la sua colpevolezza. In nessuno dei casi in cui è stato prosciolto per amnistia o per prescrizione del reato Berlusconi ha chiesto di essere giudicato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario, tutte le tecniche giudiziarie sono state messe in atto per ottenere, attraverso il massimo prolungamento possibile dei processi, che i termini di prescrizione fossero raggiunti, in modo che i processi non avessero più luogo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi stesso ha dichiarato di avere speso, per il pagamento dei suoi avvocati nei suoi processi penali, una somma pari a circa 250 milioni di euro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni di questi avvocati sono stati anche eletti in Parlamento nelle file del partito di Berlusconi, dove si sono attivati per ottenere leggi (modifica delle disposizioni sul falso in bilancio, modifica della normativa sulle rogatorie internazionali, “lodo Maccanico”, legge “Cirami”, ecc.) che sono valse direttamente al loro cliente i proscioglimenti di cui si è detto. Il principale avvocato difensore di Berlusconi nei suoi processi penali è stato eletto addirittura presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SECONDA PARTE - CONSIDERAZIONI &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Controllo dei media e vicende giudiziarie di Berlusconi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si creda che la maggior parte degli italiani sia consapevole di quanto sopra illustrato. Come è noto, il capo del governo italiano controlla direttamente, essendone il proprietario, le tre televisioni private del gruppo Mediaset, e, tramite la sua maggioranza parlamentare, le tre reti pubbliche della Rai. L’informazione politica della quarta televisione privata (La 7, non di proprietà di Berlusconi) è affidata quotidianamente a Giuliano Ferrara, ex-ministro del Primo governo Berlusconi e direttore del “Foglio”, quotidiano di proprietà della moglie di Berlusconi. L’attuale maggioranza ha eluso una sentenza della Corte costituzionale italiana, che aveva stabilito che Berlusconi non potesse disporre di tre, ma al massimo di due reti televisive terrestri. Insieme, Mediaset e Rai coprono il 97% dell’informazione televisiva italiana ed entrambe, secondo l’Authority delle Comunicazioni, hanno superato i limiti stabiliti dalla legge sulla raccolta pubblicitaria (Rai, oltre il 30%, Mediaset, oltre il 56%).. Dopo che egli stesso ne aveva pubblicamente chiesto il licenziamento in una conferenza stampa tenuta in Bulgaria, la Rai (la televisione “pubblica”) ha cacciato i conduttori di tre importanti trasmissioni televisive. Berlusconi controlla inoltre (anche tramite i suoi stretti congiunti, per eludere la normativa antitrust) gran parte dell’informazione stampata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie al suo potere mediatico, a quello politico e al controllo diretto delle principali imprese pubblicitarie di cui è anche proprietario, egli esercita un’ampia capacità di intimidazione anche su gran parte dell’informazione che non controlla direttamente. Il risultato è che, salvo pochissime eccezioni, i media minimizzano sistematicamente tutte le vicende giudiziarie in cui il capo del governo è implicato. I media che non sono disposti a minimizzare sono accusati da tutta l’informazione berlusconiana di essere faziosi o “comunisti”. Influenzati dai “comunisti” sono definiti i più rispettati media internazionali quando riportano con il dovuto rilievo le vicende giudiziarie del capo del governo italiano. È certo che la grande maggioranza degli italiani ignora, per esempio, che il loro premier, chiamato a testimoniare, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere in un processo di mafia (poteva farlo in quanto, come detto, in precedenza vi era stato coinvolto come indagato). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è che quasi metà del paese è davvero convinta che i guai giudiziari di Berlusconi siano causati da una persecuzione ad opera di magistrati tutti “comunisti”. La tesi è risibile, e tale non può che apparire all’estero, tanto più che i fatti di cui Berlusconi è accusato risalgono quasi tutti a un periodo precedente all’inizio della sua attività politica; ma, ripetuta come una tesi seria e rispettabile per un decennio e più volte al giorno da televisioni e giornali e ribattuta quotidianamente da tutti gli esponenti dell’attuale maggioranza parlamentare, è inevitabile che essa finisca per sembrare plausibile a buona parte dell’opinione pubblica, e non solo a quella più svantaggiata. Del resto è ben difficile, per la maggior parte dell’opinione pubblica, posta di fronte alle contrapposte dichiarazioni degli avvocati espresse per lo più in gergo legale, raramente tradotte come dovrebbero esserlo da giornalisti intimiditi, comprendere, per esempio, la differenza che intercorre fra un imputato “assolto” e uno “prosciolto”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è che gli argini sono abbattuti, e sono in corso manovre tendenti a cambiare la legge sull’ordinamento giudiziario, per portare la magistratura italiana sotto il controllo del potere esecutivo (direttamente i magistrati della pubblica accusa, indirettamente, attraverso un controllo ministeriale sulla formazione e sulle carriere, i magistrati giudicanti). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un invito ai parlamentari europei &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi crediamo che Berlusconi sia un pericolo per la democrazia liberale in Italia e che possa essere all’origine, come purtroppo è già accaduto, in forme molto diverse, ottant’anni fa, di un’infezione populista capace di coinvolgere l’intera Europa. Come si vede, non si tratta tanto di posizioni politiche (Berlusconi, di posizioni politiche sue, praticamente non ne ha neppure, essendosi risolto a entrare in politica soprattutto per difendere se stesso e le sue aziende dalla giustizia penale), quanto di uno spaventoso arretramento dei livelli minimi di decenza e di etica pubblica richiesti per il governo di società avanzate e democratiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per mettere insieme una maggioranza politica, Berlusconi si è però alleato con due partiti di estrema destra (ciononostante, la sua maggioranza viene sempre definita dai media italiani “di centrodestra”). Si tratta di Alleanza nazionale, che è l’erede diretta dei neofascisti del Movimento Sociale Italiano: questo partito traeva il suo nome dalla Repubblica Sociale Italiana, sorta nell’Italia settentrionale dopo il 1943 per iniziativa della Germania nazista, e il suo personale politico è quasi interamente composto da persone che hanno trascorso l’intera loro vita adulta come espliciti nostalgici del fascismo di quel periodo, tanto che il simbolo del vecchio Msi (identico a quello del Front National di Le Pen) è ancora ricompreso in quello di An: il risultato è una strisciante rivalutazione dell’esperienza storica del regime fascista, ben evidente nelle iniziative di molte amministrazioni locali della destra in Italia e anche attraverso molte trasmissioni televisive. E si tratta della Lega Nord, che, dopo aver rinunciato al progetto di secessione dell’Italia del Nord, si è riciclata come partito populista dedito a campagne razziste contro immigrati e omosessuali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi riteniamo che la destra italiana sia un pericolo ben maggiore di quello a suo tempo rappresentato dal partito di Haider in Austria, cui dopo tutto non potevano essere imputate che dichiarazioni politiche irresponsabilmente ambigue. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Almeno per questa legislatura, l’Unione europea non troverà nell’Italia, come sempre era stato fin dai tempi dei trattati di Roma, uno dei principali stimoli a proseguire sulla via dell’integrazione, dato che la politica europea dell’Italia è profondamente mutata senza che se ne sia discusso né in campagna elettorale né in Parlamento: ogni vincolo internazionale è vissuto da Berlusconi come un ostacolo alla sua libertà di manovra; ma questo sarebbe perfino il meno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che chiediamo alle istituzioni europee è di non lasciarsi assuefare, di non considerare questa destra italiana come una normale e rispettabile destra liberale europea, di vigilare attentamente sui comportamenti e sugli sviluppi della democrazia in Italia, di non venir meno al ruolo di estrema garanzia della democrazia liberale che le istituzioni europee devono esercitare, anche a norma dei trattati, rispetto a tutti gli Stati membri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 luglio 2003 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(con la collaborazione di “Gli Stati uniti d’Europa”, “Fondazione Critica liberale” e Marco Travaglio) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Opposizione civile &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fondata da Paolo Sylos Labini, Enzo Marzo, Elio Veltri &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Via dei Coronari 61 00186 Roma  tel. 0039. 06. 6879350 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Email info@opposizionecivile.it &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per aderire alla campagna referendaria scrivi a adesioni@opposizionecivile.it &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106552908559188354?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552908559188354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552908559188354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106552908559188354' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106552861836147388</id><published>2003-10-07T14:10:00.000+02:00</published><updated>2003-10-07T14:10:18.380+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Testo integrale lettera di Silvio Berlusconi a Giuliano Ferrara&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Caro direttore,&lt;br /&gt; scrivo a lei perché il suo giornale è stato l'unico a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile del 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al loro 'partito giudiziario', Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagare su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica. Nella libertà della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava sottratto a un'azione giudiziaria non onesta né imparziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con procedura straordinaria ed emergenziale, per responsabilità politiche e istituzionali che sono ancor oggi sotto gli occhi di tutti coloro che non dimenticano le offese alle istituzioni democratiche, il voto segreto, da sempre l'ultimo scudo della libertà parlamentare nei voti su casi personali e di coscienza, fu abolito in pochi giorni. E fu incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò di lì a qualche mese all'abolizione dell'immunità parlamentare varata con la Costituzione repubblicana dai padri fondatori dell'Italia moderna. Il 30 aprile, esattamente dieci anni prima del giorno in cui le scrivo, fu aizzata dalla sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, una piazza urlante che, a colpi di insulti e monetine, rinverdì con altri mezzi il cupo ricordo di altri linciaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eugenio Scalfari, sul giornale dell'ingegner Carlo De Benedetti, scrisse il 30 aprile un articolo ispirato alla più devastante demagogia reazionaria, associandosi alla marmaglia e alle sue grida e lanciando la sua monetina: i parlamentari avrebbero dovuto secondo lui vergognarsi di quel voto libero e segreto, e un'opinione pubblica montata sugli scudi del gruppo editoriale debenedettiano e dei suoi amici avrebbe dovuto rovesciare quel voto per aprire a colpi d'ariete la porta alla reazione giustizialista, per distruggere la sovranità del Parlamento e instaurare la Repubblica delle procure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei mesi successivi questo e non altro accadde in Italia, e solo la reazione democratica messa in campo dalla nascita di Forza Italia impedì provvisoriamente il trionfo della barbarie giustizialista, restituendo nell'anno del nostro primo governo di resistenza liberale la parola al popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le stesse forze procedettero poi al ribaltone, cacciando dal governo gli eletti del popolo, impedendo con alte complicità istituzionali che si tenessero nuove, libere elezioni, e instaurando per sei anni governi di minoranza, salvati da mille espedienti e inganni, contro i quali esercitammo come fu possibile la più ferma e leale delle opposizioni. E' da notare che il grilletto giudiziario del ribaltone fu un'inchiesta per tangenti dalla quale chi le scrive fu assolto per non aver commesso il fatto anni dopo. Ma fu uno scippo di sovranità senza riparazione, tanto è vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era stato rubato: una vera democrazia dell'alternanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub judice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obiettivo non è fare giustizia, come dimostra tutto l'andamento del dibattimento e la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l'Italia secondo principi di democrazia liberale corrosi in quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo nostro paese. Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confermo, caro direttore. In una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori. E gli eletti devono essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del '48, di discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, e quelle frutto di prevenzione, parzialità ideologico-politica e sospette di spirito persecutorio. Questo è il nostro caso, e se il caso è questo suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni. Bisogna alzare il tono della nostra democrazia, bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto di sovranità. Ripristinando subito le immunità violate, battendosi per la libertà e la decenza. Cordialmente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvio Berlusconi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A cura dello staff tecnico democrazialegalita.it&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106552861836147388?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552861836147388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552861836147388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106552861836147388' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106552850124812394</id><published>2003-10-07T14:08:00.000+02:00</published><updated>2003-10-07T14:08:21.303+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>(il documento contiene anche la proposta di legge “Veltri”  sui tempi dei processi) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Durata dei Processi e Certezza della Pena &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le cause dei veri mali della giustizia italiana &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proposte concrete per intervenire &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Documento di Elio Veltri &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La eccessiva durata dei processi e l’incertezza della pena costituiscono i problemi più gravi e irrisolti della giustizia dei cittadini. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Corte europea dei diritti dell’uomo ha già comminato all’Italia 276 condanne, per una somma di 17 milioni di euro, a causa della lentezza dei processi e dei danni che la giustizia provoca ai cittadini. Dopo l’entrata in vigore della legge Pinto (24-3 2001) che trasferisce alle Corti di Appello il giudizio sui ricorsi dei cittadini, dalla Corte Europea ne sono stati trasferiti 12 mila e sono state già comminate 700 condanne al Presidente del Consiglio e al Ministro della giustizia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha lamentato che la legge Pinto: “non prevede misure acceleratorie delle procedure e che la sua applicazione presenta il rischio di aggravare il sovraccarico delle Corti di Appello”. In effetti, i dati forniti  in seguito, dimostrano che la preoccupazione era giustificata. In questo lavoro mi occupo del processo penale, la cui durata è un po’ inferiore al processo civile e a quello tributario, per le seguenti ragioni: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-colpisce la pubblica opinione e influenza il livello di fiducia dei cittadini nella giustizia; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-c’è di mezzo la carcerazione preventiva e la carcerazione che dà esecuzione alla pena; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-quando riguarda persone eccellenti diventa un metro di valutazione dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e della qualità della democrazia; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-riguarda la criminalità organizzata e mafiosa; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-interessa una serie di reati odiosi  che provocano allarme sociale; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-riguarda reati che incidono sul sistema finanziario dei gruppi e delle singole aziende, e determinano lo spostamento del confine dall’economia legale verso l’economia criminale: per questa ragione una recente legge fatta approvare da Bush punisce il falso in bilancio e il conflitto di interesse con pene severe e con la confisca dei beni dell’imputato e dei familiari; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per capire come vanno le cose riporto alcuni dati contenuti nella relazione del Procuratore Generale della Cassazione Favara letta all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2002: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I procedimenti penali definiti nel periodo 1 luglio 2000 - 30 giugno 2001 sono diminuiti da 7 a 6 milioni; le pendenze sono rimaste invariate con 5’5 milioni di processi; la durata media dei processi è aumentata da 1451 giorni del 2000 a 1491 giorni del 2001, dei quali, un terzo, sono impegnati per l’Appello. Ma questa è la durata teorica perché non tiene conto dei tempi dei passaggi da un giudice a un altro, delle impugnazioni al tribunale del riesame, dei rinvii della Cassazione, delle motivazioni delle sentenze. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà un processo penale dura mediamente10 anni e se sono previsti più capi di imputazione e molti imputati anche di più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il che significa che il processo perde ogni carattere di garanzia e la giustizia, diventa ingiusta e persecutorio. Infatti, se l’imputato è innocente la sua vita diventa un inferno. Se è colpevole, ma ha già scontato la carcerazione preventiva, si è inserito nella società, al momento della condanna definitiva, dopo molti anni dalla data del delitto, può essere un’altra persona  e gli crolla il mondo addosso. I processi lunghi sono utili solo agli imputati ricchi e colpevoli, in grado di pagare bravi avvocati i quali li difendono dal processo perché non si arrivi a sentenza e intervenga la prescrizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cause di questa situazione che tutti denunciano, ma che nessuno vuole risolvere - dal momento che proposte serie per ridurre drasticamente i tempi dei processi non ce ne sono, anzi, quelle approvate nella scorsa legislatura e quelle che si stanno approvando, allungano i tempi- sono insite nella struttura del processo attuale previsto dal codice di procedura penale e sono aggravate dalle leggi approvate. Per capire ricordiamo entrambe: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le procedure   previste dal codice sono le seguenti: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indagini preliminari, esame e decisione del Gip, udienza preliminare, primo grado di giudizio, appello, cassazione, tribunale di sorveglianza per l’esecuzione  della pena. Questo è l’iter per i processi nei quali fila tutto liscio e l’imputato viene giudicato da 14 giudici, ma in genere, soprattutto per i processi che vedono imputati grandi criminali e persone importanti, i tempi si allungano e i giudici possono essere anche molti di più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’allungamento dei tempi è anche determinato dalla legislazione falsamente garantista approvata, perché i proponenti non si sono mai posto il problema di coniugare garanzie ed efficienza, né di salvaguardare le vittime e la società. Ricordo che nella scorsa legislatura sono state approvate a larga maggioranza, con il voto dell’Ulivo e del Polo, molte leggi che hanno favorito la difesa “ dal processo” anziché la difesa “ nel processo” e che vanno sottoposte a verifica attenta se si vuole mettere mano a nuove riforme. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esse riguardano: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abuso di ufficio, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Patteggiamento in Cassazione (detta anche legge Dell’Utri), &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Modifica delle Intercettazioni telefoniche, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riforma dell’articolo 513 del codice di procedura penale; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Valutazione della prova; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Modifica della custodia cautelare o legge Simeone, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riforma della legge riguardante i reati contro la pubblica amministrazione, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incompatibilità tra Gip e Gup, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Competenze penali al giudice di pace, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Legge sui testimoni e sui pentiti di mafia e sulla confisca dei beni, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giusto processo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo di averne dimenticata qualcuna perché la produzione legislativa è stata enorme. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La difesa dal processo, la dilatazione dei tempi e la prescrizione dei reati, utilizzando alcune di queste leggi, come nei processi di Milano, viene conseguita attraverso una serie di strumenti previsti dal codice: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concessione delle Attenuanti Generiche che oramai non si negano a nessuno, a cominciare dal Presidente del consiglio, il quale, utilizzandole, è uscito dal processo sul Lodo Mondadori con una motivazione assurda, dal momento che gli sono state concesse proprio perché ricopre la carica di Presidente del consiglio. Il che significa che un reato come la corruzione, che per un uomo pubblico dovrebbe costituire un’aggravante, per Berlusconi ha costituito un’attenuante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le attenuanti, diminuiscono la pena, accorciano i tempi di prescrizione del reato e la favoriscono. Per esempio: in presenza di un reato di corruzione, con le attenuanti il termine di prescrizione diventa di 5 anni e con la proroga si può arrivare a 7 anni e mezzo. Se l’azione penale era stata avviata nel 1991 il reato era già prescritto prima di iniziare le indagini. In un caso come questo si buttano via anni di lavoro e con essi il denaro dello Stato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;          Noi proponiamo che le attenuanti generiche per i reati contro la pubblica                                     amministrazione e per i reati finanziari vengano abolite. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      Le leggi approvate inoltre, sono sbagliate perché con il vecchio processo a rito inquisitorio le istruttorie erano lunghe e i dibattimenti brevi, per cui i termini di prescrizione erano lunghi all’inizio e la proroga non poteva superare la metà. Con il rito accusatorio le indagini preliminari sono brevi e i dibattimenti molto lunghi, come dimostrano i processi Berlusconi-Previti a Milano. Per cui la prescrizione, sottolinea Davigo, incide sul dibattimento o sulle impugnazioni e quindi sull’esito del processo che magari si avvia alla conclusione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nullità e inutilizzabilità: la nullità di un atto determina la nullità degli atti che dipendono da esso. Pertanto, per fare un esempio, se è nullo un interrogatorio perché non è stato avvertito per tempo il difensore, è nullo il rinvio a giudizio. Le nullità non obbligano gli imputati e i difensori a segnalarle: anzi, magari le segnalano nella fase avanzata del processo cosi ottengono la prescrizione del reato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rinvio per legittimo impedimento dell’imputato e del difensore: poiché i giudici sono pochi a causa delle incompatibilità introdotte, le aule scarseggiano, i calendari dei dibattimenti prevedono tempi lunghi per cui, in genere, un processo non si rinvia al giorno dopo ma di un anno e cosi il tempo della prescrizione corre. Il caso più clamoroso è quello dell’onorevole Previti, il quale grazie alle leggi approvate e che spesso ha suggerito lui stesso e al conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale, voluto dalla presidenza della Camera, è riuscito ad allungare di due anni i tempi dei processi che lo riguardano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sciopero degli avvocati: in alcune regioni gli avvocati hanno paralizzato per mesi un pubblico servizio come la giustizia, con iniziative che di fatto hanno sabotato la celebrazione dei processi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incompatibilità previste riguardanti la composizione dei collegi: cambiando un solo componente del collegio giudicante è necessario ripetere tutti gli atti istruttori già fatti. Se gli imputati sono in carcere e decorrono i termini, escono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incompatibilità del Gip: il Gip deve avere fatto per due anni il giudice del dibattimento penale e può svolgere le sue funzioni per 6 anni. Soprattutto nei piccoli tribunali sostituirlo per fare andare avanti le indagini è davvero difficile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incompetenza del pubblico ministero: può essere chiesta dall’imputato e dal difensore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come Si vede, tutte le modifiche legislative favoriscono i cavilli procedurali, la difesa dal processo e la prescrizione. Inoltre va tenuto presente che nel processo gli unici tempi rispettati sono quelli delle indagini preliminari nelle mani dei pubblici ministeri. Tutti gli altri tempi sono aleatori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prescrizioni e Impugnazioni &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non può esservi né certezza, né effettività della pena, se non vi è prima ancora, certezza ed effettività del processo penale (Vittorio Grevi). Sempre secondo Grevi, dal momento che in Costituzione non esiste alcuna “copertura” dell’Istituto della prescrizione, non può seriamente parlarsi di un diritto costituzionale dell’imputato alla prescrizione. Per cui si può giungere a dubitare della stessa legittimità dell’attuale disciplina della prescrizione del reato in quanto oggettivamente in contrasto con il principio di obbligatorietà dell’azione penale sancito dall’articolo 112 della Costituzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso autore invita a distinguere tra la prescrizione del reato e la prescrizione del procedimento “disciplinando in modo differenziato i due diversi fenomeni oggi sovrapposti e confusi nell’unica disciplina dell’istituto della prescrizione del reato” e ricorda che la disciplina è rimasta inalterata a partire dal codice Rocco mentre il processo è cambiato. Infatti,  la prescrizione del reato ha senso perché se è passato molto tempo dalla notizia di reato o addirittura non è stata registrata nessuna notizia di reato e nessuna indagine giudiziaria è stata avviata, significa che sono cadute le ragioni della punizione. Per quanto riguarda il procedimento, far decorrere i tempi della prescrizione dopo che l’azione penale è stata avviata e magari si è di fronte a una condanna in Appello, la prescrizione diventa vero e proprio sabotaggio della giustizia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pertanto noi proponiamo che dal momento del rinvio a giudizio devono essere interrotti i termini di prescrizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giusto processo e ragionevole durata &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I capisaldi del giusto processo previsto dall’articolo 111 della Costituzione sono: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il contraddittorio tra le parti; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la ragionevole durata del processo; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l’oralità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di esaminarli ricordo  la contraddizione che il giusto processo, ispirato al sistema accusatorio anglosassone, non ha risolto, per cui nel nostro sistema accusatorio rimane il diritto al silenzio, mentre nel processo anglosassone chi parla prima diventa testimone, deve parlare in dibattimento e deve dire la verità. Da noi, Il diritto al silenzio riguarda imputati che prima hanno parlato di fronte al pubblico ministero, hanno accusato altre persone e poi si sfilano dal processo o perché hanno patteggiato la pena o perché ritengono più conveniente non ripetere le accuse e tacere. Inoltre riguarda gli imputati di reato connesso i quali possono avvalersi, come ha fatto recentemente il Presidente del consiglio, della facoltà di non rispondere. In questo modo chi tace diventa di fatto arbitro del processo rispetto alla difesa e all’accusa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soffermiamoci ora sulla “ Ragionevole durata del processo”. Essa diventa una petizione di principio se le garanzie da funzioni essenziali del processo diventano garanzie contro il processo (Antonio Favara). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La logica del rito accusatorio previsto dall’articolo 111 della Costituzione sarebbe produttiva se il 90% dei processi si risolvesse con riti alternativi. Per facilitarne l’estensione Marcello Maddalena ha proposto di estendere e rendere pubblico il rito abbreviato e Gherardo Colombo di estendere il patteggiamento con dichiarazione di colpevolezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se non vogliamo aspettare la riforma dei codici, che al punto in cui siamo, con tutte le modifiche che hanno subito, è senz’altro necessaria, la strada obbligata per ottenere una “ ragionevole durata” dei processi è quella di mettere mano ai tre gradi di giudizio e al sistema delle impugnazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per queste ragioni noi proponiamo la riforma dell’Appello che è in palese contraddizione con l’articolo 111 della Costituzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’Appello, infatti, non esiste né oralità né contraddittorio delle parti. Come dice il procuratore generale Favara,  “l’Appello è cartaceo”, perché il processo si fa sulle carte come nel vecchio rito inquisitorio. Infatti, nei paesi europei a rito accusatorio e negli Stati Uniti, l’Appello di fatto non esiste e il primo grado conclude il processo perché scatta l’esecuzione della pena. Nel nostro ordinamento l’imputato condannato anche in Appello rimane in attesa di giudizio della Cassazione, il cui ruolo è stato stravolto perché è diventato il terzo grado di merito. Inoltre, l’Italia, in Europa, è l’unico paese nel quale sono possibili tutte le impugnazioni senza filtri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo  non prevede l’Appello. In Inghilterra solo il 3% dei processi va in Appello e il giudice avverte l’imputato che la richiesta la fa a suo rischio e pericolo nel senso che se si dimostra che non esistono le condizioni somma la pena precedente a quella dell’Appello. In tutti i paesi di Common Law le cose si svolgono allo stesso modo. In Belgio e in Francia per i reati puniti con la pena superiore a 5 anni non c’è l’Appello, ma solo il ricorso in Cassazione. In Germania con una pena superiore a 1 anno il tribunale, su richiesta del pubblico ministero, può chiedere che il condannato sconti la pena immediatamente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riforma che noi proponiamo può prevedere due possibilità: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La eliminazione dell’Appello; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La limitazione a pochi casi ben definiti come previsto dalla proposta di legge Veltri e altri (Atto camera n.5583: modifiche al titolo II del libro nono del codice di procedura penale, in materia di Appello), unica presentata nelle ultime legislature, della quale linkiamo il testo che contiene due condizioni essenziali: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l’Appello è ammissibile se si dimostra a) che c’è stata una mancata assunzione di prove oppure b) se sono sopravvenute nuove prove. Inoltre nella proposta sono previste alcune condizioni che l’appellante deve rispettare: l’assenza non motivata al processo determina l’inammissibilità dell’Appello. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nei paesi con rito accusatorio, d’altronde, l’istituto della contumacia non è previsto. La proposta poi prevede che in Cassazione  non si procede se l’appellante non si presenta alla polizia del luogo nelle 48 ore precedenti. Infine, il giudice di Appello, se conferma la sentenza e la pena non è inferiore a 5 anni, dispone una misura cautelare se ritiene che esista pericolo di fuga. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inammissibilità dell’Appello naturalmente riguarda anche la richiesta del PM. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle obiezioni secondo le quali è rischioso modificare i tre gradi di giudizio perchè  in Appello vengono modificate molte sentenze la risposta è la seguente: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il più delle volte si tratta di  modifiche della pena che può risolvere il processo di primo grado condotto in maniera più accorta e responsabile, come sarebbe, se si eliminasse l’Appello; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l’Appello spesso serve per la concessione di attenuanti; manca la garanzia fondamentale del contraddittorio tra accusa e difesa e il dibattimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altronde, prevedendo l’articolo 111 al comma 7 sempre l’ammissione del ricorso in cassazione, messo in discussione dalla stessa Bicamerale che rinviava alla legge ordinaria, è necessario bloccare prima la decorrenza dei termini di prescrizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione: le garanzie non possono essere usate contro il processo sabotandolo. Oggi gli avvocati che lo fanno se ne vantano. I vecchi penalisti, ricordava Cordero, erano insofferenti ai cavilli procedurali e volevano entrare subito nel merito del  processo. Oggi un processo può entrare nel merito dopo 3-4 anni e se la proposta Pittelli in discussione in Parlamento, che prevede l’impugnazione immediata di fronte alla Cassazione, dovesse essere approvata, stabilendo una forte sinergia con la legge Cirami, i processi che vedono imputati eccellenti non iniziano più, oppure fanno il giro d’Italia e si fermano dove l’imputato trova il giudice di suo gradimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esecuzione della pena e garanzie per le vittime e per la società. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cesare Beccarla ha scritto che :” Quanto la pena sarà più pronta e più vicina al delitto commesso ella sarà tanto più giusta e tanto più utile. Uno dei più gran premi dei delitti è la crudeltà della pena e l’infallibilità di essa”. Beccaria aggiungeva che le pene devono essere “ certe e miti”. Il Procuratore generale Favara, invece dice che nel nostro paese manca l’effettività della pena soprattutto nella fase di esecuzione. Almerighi ( Micromega) ricorda che  essendo il provvedimento cautelare impugnabile presso lo stesso giudice che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare e/o presso il tribunale del riesame e, a sua volta, quest’ultimo presso la Cassazione, se il meccanismo delle impugnazioni viene rinnovato ogni 15 giorni, in sei mesi si saranno pronunciati 120 magistrati se il provvedimento è del GIP e 136 se il provvedimento è stato emesso da un giudice collegiale.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre Almerighi ricorda,che in una anno sono stati scarcerati per decorrenza dei termini 20997 imputati, tra i quali, a Milano, Antonio Schettino, mafia del nord, condannato per 59 omicidi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, vengono condannate più persone che in Inghilterra, ma vanno in galera il 30%, mentre nel Regno Unito va in carcere l’85%. Inoltre il 93% dei condannati dei tribunali italiani non va in carcere. I cittadini italiani vanno   in carcere durante il processo ed escono dopo una sentenza di condanna.Il numero dei detenuti è inferiore a quello degli USA, Nuova Zelanda, Canada,  Spagna, Portogallo, Regno Unito, Francia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto significativa è la composizione della popolazione carceraria: i detenuti stranieri sono oltre 17 mila e i tossicodipendenti circa 16 mila. Il 31% dei condannati sconta pene entro tre anni, il che significa che per difficoltà economiche, mancanza di buoni avvocati, difficoltà burocratiche, questi cittadini vanno in carcere perché non utilizzano la legge Simeone che prevede misure alternative in presenza di condanne fino a tre anni di carcere. Inoltre, l’età della maggioranza dei detenuti è inferiore a 40 anni. Insomma, il carcere è diventato il luogo di espiazione della pena dei poveretti e degli emarginati, mentre coloro che pur commettendo reati gravi, possono prendere buoni avvocati, lo evitano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’ultima questione riguarda la sospensione condizione della pena concessa in base alla mera mancanza di precedenti penali dell’imputato per cui, da strumento di recupero del condannato diventa atto di rinuncia alla punizione.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione, l’avere messo sotto accusa e processato parte significativa della classe dirigente per corruzione e per altri reati gravissimi, ha fatto passare il nostro paese come uno Stato di polizia. Invece i fatti e i numeri dicono che il nostro sistema penale è uno dei meno severi dell’occidente per numero di denunce, arresti, mitezza delle pene e numero di detenuti. Nel contempo illegalità, corruzione e criminalità mafiosa non hanno riscontro in nessun altro paese dell’Unione. Il nostro sistema si accompagna al perdonismo e non esiste mai, come dice Galante Garrone, un rapporto certo tra delitto e castigo. Il nostro sistema favorisce la cultura e la pratica della illegalità, viola il principio della legge uguale per tutti, mette in crisi i rapporti tra i cittadini e la giustizia e quindi tra i cittadini, le istituzioni e la democrazia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5752080-106552850124812394?l=gigiostars.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552850124812394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5752080/posts/default/106552850124812394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gigiostars.blogspot.com/2003_10_05_archive.html#106552850124812394' title=''/><author><name>Stars</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17231932386931802521</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5752080.post-106552836271702448</id><published>2003-10-07T14:06:00.000+02:00</published><updated>2003-10-07T14:06:02.820+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Giustizia e politica una cronaca in tempo reale :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Previti, Andreotti, l’Italia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal 29 Aprile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Segue dalla home page&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;21 maggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ex senatore D.C Vincenzo Inzerillo, già condannato ad otto anni di carcere per associazione mafiosa, è indagato per concorso in strage dai magistrati di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sui mandanti occulti delle stragi mafiose del '93.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;20 Maggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che è ammirevole della trasmissione Ballarò del 20 maggio sera è che Pezzotta,leader csil, Urso, membro del governo, Rutelli supercapo dell’opposizione e Ilvo Diamante, politologo editorialista di repubblica, commentando una analisi socio-economica pre-elettorale della Sicilia, sono riusciti a parlare per 1 ora senza mai tenere in conto nè nominare la mafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unico momento in cui è stata pronunciata la parola mafia è stato durante il “siparietto giustizia” quando si è esecrato il comportamento del giudice che ha “arbitrariamente” concesso gli arresti domiciliari al pentito e collaboratore di giustizia E. Brusca. il quale, invero, sciolse il piccolo De Matteo nell'acido. Il silenzio sui mali della Sicilia è unanime, la condanna della magistratura è bipartisan&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;17, 18, 19 Maggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ispezioni fiscali al tribunale di Milano, impegni improrogabili del “premier”, rinvii di udienze… scorre implacabile il fiume di aggressioni verbali alla magistratura, ma la magistratura, evidentemente, fa paura. Scattano, con una mancanza di tempismo unica al mondo, le rogatorie per il Conte Igor detenuto in Svizzera. Il Lodo Maccanico piace a molti, a moltissimi, anche al senatore DS Passigli, e la “Boato” va avanti tranquilla…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;16,15,14 Maggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima sezione del tribunale penale di Milano, stralcia le posizione dell’imputato Berlusconi dal processo Sme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Adesso Previti è solo. Almeno in quell’aula.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi promette, all’Italia del prime time, rivelazioni pesantissime sulla vicenda Sme. Vedremo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Qualcuno parla di elezioni anticipate, non si sa chi non si sa perché, per qualche ora il dibattito si sposta su questa eventualità e il centro sinistra si dice prontissimo alla consultazione avendo un leader naturale in Prodi, il quale da Bruxelles informa la mano sinistra che è “per adesso impegnato in Europa”, un caso di dislessia.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono tornati i girotondi. A Roma in piazza Navona, luogo simbolo del girotondismo dove l’irrituale urlo di Moretti ha lasciato il posto a quello del contestatore al tribunale di Milano, ottima spalla per un capocomico che imposta tutto il suo spettacolo sullo scontro vuoto, buono soprattutto per la fascia di prime time.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’opposizione istituzionale in prime time (Ballarò del 14 maggio), riesce a mostrare , con assidua pervicacia, la propria confusa identità, il vuoto pneumatico che si legge nelle risposte altezzosamente indulgenti che un Fassino – la faccia glabra di D’Alema - contrappone alle grossolanità storiche e alle accuse spavalde di Giovannardi, che invece, con tutta la sapienza del vecchio politicante, mente e mistifica accusa e invia soprattutto messaggi trasversali di stampo democristiano, alludendo a antiche protezioni, antichi scambi di guarentigie, negli anni d’oro in cui il “primato della politica” era il primato del consociativismo mutualistico. (R.A.red.)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;13, 12, 11 Maggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non possiamo nascondere un chiaro imbarazzo. Per fare una cronistoria pedissequa dei fatti di questi ultimi due giorni dovremmo raccontare delle pieces del presidente Berlusconi a Udine, dove tra una barzelletta e una bugia ha voluto rassicurare gli amministratori eletti nelle proprie file che lui resta comunque se stesso e che la non-politica resta comunque la sua arma principale assieme alle vecchie trovate da politicante istruito sul bignami: i soliti nemici interni  quali:  i comunisti che cantano minacciosi avanti  popolo,  i giornalisti asserviti al bolscevismo e i magistrati combattenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eppoi la folla minacciosa , quella delle piazze, che grida e con  forconi roncole e minacciose torce va ad’ assaltare il  castello del feudatario della democrazia, del Signore di tutte le libertà.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bugie, ma soprattutto una pochezza di argomenti , pochi e forti, che probabilmente continua a suscitare invidie negli arzigogolati rappresentati del centro-sinistra che ,ammutoliti, da tanta capacità di ‘comunication’ si limitano a sciorinare le solite repliche modeste-modeste, contrattando Lodi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Li vedi, i Fassino e gli altri,  indignarsi, assumere l’espressione indignata, l’agitazione psicomotoria dello sdegno, ma  poi  rassicurare e ripetere  che tanta indignazione mai porterà a toni troppo alti, mai sfocerà nella demonizzazione (sempre esecrata!), mai nella documentata argomentazione che potrebbe servire a distruggere le spericolate bugie e le mistificazioni che il polo va in giro gigioneggiando. Forse tutto questo rassicurare è lecito, perché da uno che minaccia di agire contro tutti coloro che oseranno contestarlo ci si può aspettare di tutto, anche una denuncia penale… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Berlusconi  arringa le folle a Udine per l’apertura della campagna elettorale:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“… moralmente sento la responsabilità di impedire che chi è ed è stato comunista possa prendere il governo, salire al potere…” (impedire con quali mezzi, signor Berlusconi? con gli “accresciuti poteri del premier” o con qualche altro strumento poco ortodosso?)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;che cominci a sfoltire le fila dei suoi cortigiani: Giuliano Ferrara, cresciuto sulle ginocchia di Togliatti, ad esempio. E per noia vogliamo omettere tutte le mezze calzette, adesso di chiara fede arcoriana, passate dalle sezioni del p.c.i, nel migliore dei casi, e da Lotta Continua, nei peggiori, alle azzurre conventions. Con quale segreto rito, questi, sono stati purificati? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;10 Maggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Milano ore 16.02 arriva al corriere della sera una telefonata dei :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; “Combattenti per la Giustizia Libera” (cgl) che annuncia la presenza di un ordigno al palazzo di giustizia dove si svolge il processo Sme.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il procedimento viene rinviato al 16 maggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il collegio giudicante è stato interrotto mentre era ancora in camera di consiglio per decidere se accogliere la richiesta della difesa di Silvio Berlusconi di rinviare l'udienza del processo per legittimo impedimento del premier ad essere presente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dopo le veline del sid su D’Ambrosio sventolate da Pecorella, l’invettiva sui comunisti di ieri sera a Excalibur, l’allarme bomba.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sentiamo tutti più giovani!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9 Maggio &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sera: La spada nella roccia.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Socci è apparso Berlusconi. Meglio di Fatima…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Regimi…&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Barbara Fois&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Se la prendono sempre con me… io che sono sotto la cappa del regime…” così ha detto il cavaliere, che utilizza ormai tutte le reti televisive, le sue e quelle che una volta erano pubbliche, per uso personale (vedi Excalibur). Viviamo, ormai, come in una deprimente, imprevedibile e sgangheratamente improvvisata telenovela &lt;a href="http://www.democrazialegalita.it/barbara11maggio.htm"&gt;sudamericana…&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Pomeriggio:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La richiesta è stata respinta. La voglia di Berlusconi di andare o non andare in aula, nel processo sme che lo vede indagato di reati gravissimi, è stata frustrata dalla ineccepibile ma severa decisione del collegio, che considererà “legittimo impedimento” solo quanto derivi dal ruolo istituzionale ex &lt;a href="http://www.parlamento.it/funz/cost/art95.htm"&gt;articolo 95 Cost.&lt;/a&gt; del Presidente del Consiglio. Quindi, non riterrà accettabili impegni personali, di partito o generalmente “politici”. Una lezione di responsabilità ad un uomo che, nei suoi intenti, non ha più [solo] il desiderio di allungare il processo indefinitivamente, ma quello decisamente più devastante di disconoscere la magistratura, in toto, come elemento degno di giudicarlo. Allo stesso modo sprezzante di ragionare è da attribuirsi il gesto clamoroso che Berlusconi compì nel costringere il collegio giudicante nel processo dell’Utri ad una trasferta da Palermo a Roma per poi rifiutarsi di rispondere, sfruttando il suo diritto di co-imputato. Solo i “suoi pari”, ormai è chiaro, potranno avere il privilegio di giudicarlo; o addirittura solo il Popolo; o forse, secondo le sue ormai non più contenibili ambizioni, solo il Fato, la Storia, gli Dei. Che l’Europa ci aiuti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mattino:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tu che ci discacci con una vil menzogna/Repubblica borghese un dì ne avrai vergogna/Noi oggi t'accusiamo in faccia all'avvenir (dal canto Addio Lugano Bella, o Dolce Terra Mia)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lugano, Svizzera: Igor Marini, accusatore de Er Mortadella, Er Ranocchio e di Er Cicogna è stato arrestato per essersi chiamato in correo, con la sua testimonianza davanti alla commissione Telekom Serbia, nel reato di riciclaggio di denaro sporco; i due onorevoli italiani che lo accompagnavano, sono stati fermati con l’accusa di spionaggio (che bella figura!!!).&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Impossibile non farsi la seguente domanda: visto che Marini ha confessato le sue responsabilità a Roma, perché non è stato arrestato in Italia? Perché è stato accompagnato in una “gita in Svizzera”, invece che davanti al magistrato? E, soprattutto, chi ha portato alla ribalta questo oscuro personaggio e le sue 40 scatolone di carte affidate ad un notaio –ovviamente- deceduto? Ne sanno nulla er Serpe, er Canotta e er Filosofo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.democrazialegalita.it/lugano.htm"&gt;leggi le reazioni elvetiche alla “Mission Impossible” a Lugano&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Saxa Rubra: Ispezioni, verifiche, accertamenti o interrogatori? In attesa della prossima ispezione ministeriale al tribunale di Milano tante volte annunciata da Castelli, ecco a voi i pattugliamenti al TG3, ovvero TeleKabul, TeleBagdad, TelePuffonia. Tempi duri, tempi duri…&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali “tempi da lupi”, signor Presidente?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.democrazialegalita.it/daniela9maggio.htm"&gt;di Daniela Gaudenzi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non contento del coup de theatre delle "dichiarazioni spontanee" al processo Sme che gli ha suscitato pure applausi nella sede giudiziaria viziata, a suo dire, dal più pervicace accanimento persecutorio, il presidente - imputato è ritornato all'attacco delle istituzioni democratiche dal servizio pubblico radiofonico (Radio anch'io) e dalla prima pagina del Corriere della Sera. Nella prima sede è stato più didattico e divulgativo per persuadere anche qualche recalcitrante, fissato con il conflitto di interessi, che lui non si sta battendo per sé e per le sue beghe giudiziarie cioè la "persecuzione", ma per i diritti di tutti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;8 Maggio&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esce su l’Economist l’articolo “Silvio Berlusconi non è adatto a guidare l’Europa”(&lt;a href="http://www.opposizionecivile.it/"&gt;leggi la traduzione integrale&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piero Fassino, intervenendo nella trasmissione radiofonica Radio Anch'io (logica dell’alternanza…): "Si può discutere del lodo Maccanico ad una condizione precisa: non può valere per i processi in corso” la proposta Meccanico, continua "fu fatta ai tempi della legge Cirami. Allora il centrodestra non la voleva perché pensava di fermare i processi con quella legge. Visto che non ci sono riusciti, ora sono favorevoli al lodo Maccanico, ma  non si può introdurre in processi già avviati. Si può discutere ma non può essere approvata una legge che riguarda il processo Sme che è alla vigilia della sentenza".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dio ci salvi … &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Igor Marini, promotore finanziario, già indagato per riciclaggio, ha accusato davanti alla Commissione parlamentare su Telekom Serbia,  Piero Fassino, Lamberto Dini e Romano Prodi per aver incassato tangenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Marini  racconta che l’avvocato Paoletti  gli avrebbe parlato di tre politici coinvolti chiamandoli con i soprannomi di "Ranocchio", "Cicogna" e "Mortadella", con il classico sense of humor del faccendiere nostrano. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la signora Donatella Dini, moglie di ranocchio, avrebbe partecipato alla spartizione della tangente da 55 milioni di dollari relativa all’affare Telekom Serbia. Le prove di questo giro –sempre secondo Marini-  sarebbero depositate negli archivi della corte dei notai a Lugano, ove si trovano “copie di passaporti e di conti correnti bancari".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; Dopo queste ‘rivelazioni’ la seduta della commissione è stata sospesa, il Marini ha chiesto una scorta raccontando di aver subito minacce; Prodi, Dini e Fassino hanno annunciato querele.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre i membri illustri della Casa delle libertà, garantisti ma determinati, promettono: "Occorre verificare se ha detto cose vere o false anche a garanzia dei nomi che ha chiamato in causa"(Carlo Taormina),"Comunque abbiamo il dovere morale e giuridico di indagare senza sconti a nessuno" (Giuseppe Consolo di An), l’opposizione con  Violante e Angius riferendosi a Berlusconi stigmatizza: "E' un frutto avvelenato del clima di scontro civile creato per coprire la crisi della sua politica".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sono giornate intense…&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;7 Maggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvio Berlusconi stamattina nel corso della trasmissione Radio Anch'io (Rai) ci ha riproposto tutto l’armamentario classico, eppure ha trovato anche il modo di “condividere le preoccupazioni di Ciampi”,  pur ribadendo  di non poter rinunciare alla sua ‘autodifesa’ poiché “Chi è stato scelto dai cittadini per governare deve poterlo fare senza che ci siano interventi esterni, come ad esempio quelli dell'ordine giudiziario” visto che  "persecuzione giudiziaria" che “si è accanita contro la sua persona e il gruppo Fininvest" da parte di “una certa parte della magistratura” che “usa i poteri conferiti dalla legge non per fare giustizia ma per attaccare ed eliminare quelli che considerano avversari politici"e questo sarebbe avvallato da "alcune dichiarazioni di esponenti di Magistratura Democratica".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; L’imputato Berlusconi agisce dunque a nome e per conto della  “stragrande maggioranza degli italiani” che secondo un sondaggio di cui non si conoscono le fonti e le modalità “non ha fiducia nella magistratura” in barba di quei legalisti giacobini che sono “solo l'8%” e si ostinano a professare “fiducia nei magistrati".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essendo lui uomo di “media” e non ha potuto  rinunciare al momento comico asserendo, serio come tutti i bravi battutisti, che "non c'è nessun conflitto ( di interessi)”, anzi, da quando "è sceso in campo" il suo gruppo ha subito "solo danni enormi" anche e soprattutto perché  il governo non ha "mai assunto nessuna decisione a favore" del suo gruppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Niente di nuovo, un Rio Bo dei giorni nostri, una noia insomma, un discorsetto anche prevedibile e ormai logoro, se si esclude la notizia del sondaggio fatto in casa, stanotte probabilmente, telefonando a 92 amici e fidi vassalli , al contestatore di Milano (quello identificato dai carabinieri su ordine diretto) e a 7 esagitati pescati sull’Unità. (R.A.red.)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La commissione Giustizia della Camera ha detto sì al carcere fino a tre anni per i giornalisti condannati per diffamazione votando un emendamento di Forza Italia.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Gianfranco Anedda (An), relatore del provvedimento si è dimesso: "Poiché gli emendamenti accolti hanno letteralmente stravolto il testo presentato dalla maggioranza aumentando notevolmente le pene a carico dei giornalisti, ho ritenuto di non poter più essere relatore di un testo del genere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le reazioni:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nota firmata da: Enzo Carra, Anna Finocchiaro, Giuseppe Fanfani, Francesco Bonito e Giuseppe Giulietti :“Siamo entrati in commissione per riformare la diffamazione a mezzo stampa prevedendo un istituto di garanzia per i diffamati e considerando antiquati e inutili gli strumenti giuridici fin qui adottati, dal carcere all'obbligo di rettifica minimale. Siamo invece tornati indietro con previsioni di condanna penale e carcere fino a tre anni per i diffamatori e scarsa o nulla soddisfazione per i diffamati. Dare al giudice ogni potere rende poi del tutto inutile l'Ordine dei giornalisti di cui andranno poi rivisti funzione e motivi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;l'Ordine dei giornalisti : "situazione gravissima, che mostra la volontà di una parte della maggioranza che governa il paese di colpire duramente i giornalisti, il dovere di cronaca e il diritto dei cittadini di essere informati".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Serventi Longhi, sindacato dei giornalisti: "Un episodio di gravità inaudita così giudico l'approvazione dell'emendamento di Forza Italia alla Camera. Proprio stamane il presidente del Consiglio aveva pronunciato frasi intimidatorie nei confronti di giornali e televisioni. Non vorrei che il colpo di mano in commissione Giustizia sia stato determinato dalla volontà di impartire una immediata e sonora lezione alla libera informazione. Se non sarà ritirato immediatamente l'emendamento si aprirà uno scontro senza precedenti tra la maggioranza e, mi auguro, tutto il giornalismo italiano".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I cortigiani hanno esagerato?:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ore 19.30 Silvio Berlusconi  si dice in totale disaccordo con l’emendamento approvato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“dare tre anni a un giornalista è del tutto impensabile, questo non rientra nelle politiche della Casa delle Libertà.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Chiedere miliardi di risarcimento invece va benissimo…ne sanno qualcosa Veltri e Travaglio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6 Maggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pecorella Gaetano, presidente della commissione giustizia oggi difensore di Silvio Berlusconi, è stato avvocato di Delfo Zorzi (neofascista scappato o, come forse preferirebbe dire Pecorella, esiliato in Giappone ) in questa veste ha partecipato al processo per Piazza Fontana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A Ballarò ( rai tre ) per dimostrare la politicizzazione dei magistrati argomenta:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sappiamo bene tutti che a Milano c’era un gruppo di magistrati che era guidato da una persona come D’ambrosio , perché c’è negli atti del sisd di Catanzaro, che D’ambrosio era uomo del partito comunista”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questi atti del sid , continua pecorella, si viene a conoscenza di “un colloquio tra d’Ambrosio e un giornalista dell’Unità che per altro era più che un giornalista era il segretario cittadino dove – questo -  diceva a D’Ambrosio come regolarsi in relazione al processo che stava istruendo in quel momento”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;D’ambrosio, al telefono nella stessa trasmissione, precisa: “ho sentito le gravissime affermazioni di Pecorella , il quale, dovrebbe sapere che quelle veline dei servizi erano fatte apposta per delegittimare i magistrati che si occupavano di quell’inchiesta che riguardava anche i servizi stessi.”&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi e i suoi non sono spuntati dal niente, loro lo sanno talamente bene che aprono gli armadi e sventolano scheletri come se fossero mazzi di rose, alla faccia di chi continua a sostenere che esorcizzato  Berlusconi si torna a essere liberi e belli, perché in fondo in fondo prima di lui non era poi malaccio. (R.A.red.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                           &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5 Maggio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dichiarazione spontanea di Berlusconi al processo Sme di Milano:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(vicenda Sme, leggi la scheda)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Esordisce il Premier: "Dimostrerò la paradossalità delle accuse..." segue dichiarazione..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo giunge notizia che, a Palermo, Paolo Berlusconi ( fratello)  non si è presentato al processo per concorso esterno in associazione mafiosa per il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dichiarazione :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi Inizia sostenendo che lui impedì un evento contrario allo stato in quanto evitò la vendita dello Sme secondo il progetto originale.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu  Craxi, allora presidente del consiglio a dirgli: "Mai si era visto un'operazione di questo genere cresciuta nel segreto, e inaccettabile" pregandolo dunque di intervenire nella vendita dello Sme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quindi  "Non c'era nessun mio interesse diretto, Craxi mi pregò di intervenire perché considerava quell'operazione un danno per lo Stato, un'operazione inaccettabile".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, precisa Berlusconi di aver accettato la sollecitazione di Craxi perché:"Con De Benedetti avevo un conto aperto" e che per questo " continuavo a ricevere accuse".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Circa la vendita dello Sme "Giuliano Amato parlò di tangenti a una corrente del partito di maggioranza"… "Amato disse che aveva non indizi ma prove" la corruzione "era l'unica spiegazione per un'operazione che comportò un danno così rilevante"…&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; "Credo che il Tribunale debba sentire alcune persone come ad esempio Cirino Pomicino, Altissimo, Darida e il Cda dell'Iri ( ovvero Prodi) che dovranno confermare i fatti, vale a dire che l'intervento organizzato da me non portò a me vantaggio alcuno anzi costi da parte dello Iar per le parcelle degli avvocati".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"In un incontro Craxi mi disse che c'erano voci di tangenti al partito di maggioranza ( democrazia cristiana). Il sottosegretario Amato ebbe poi una telefonata molto dura con l'allora presidente della commissione Bilancio dicendo che c'erano le prove di tangenti e che questa era l'unica spiegazione del regalo che veniva fatto alla Cir di De Benedetti". Giuliano Amato "è stato più importante di quanto si è detto finora". &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Belrusconi, per questo, sollecita la corte a risentire Amato ( oggi vicepresidente della Convenzione europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"Craxi mi disse che un affare di questo genere non poteva essere stato concluso in sole due sedute"…. "Venni a sapere che due dirigenti dell'Iri si indignarono quando seppero dell'offerta di De Benedetti all'atto della firma".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; "Seppi che De Benedetti disse: non sono qui per fare offerte ma per firmare. I due dirigenti abbandonarono la seduta e rimasero soli De Benedetti e il presidente dell'Iri  ( Prodi non è mai stato nominato , solo evocato…n.d.r) a concludere l'affare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Si conclude la dichiarazione, il pubblico ( numeroso) applaude, un uomo invece affronta Berlusconi gridando: "Fatti giudicare come un cittadino normale, rispetta la costituzione, farai la fine di Ceausescu". &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Su ordine di Presidente un po’ isterico a dire il vero, viene identificato dai carabinieri.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le prime reazioni: La Russa, a.n. “ Ha fatto bene Berlusconi a presentarsi , questo conferma il grande rispetto che ha per la magistratura”  digiamo…e giù risate…&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le accuse mirate del premier&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Elio Veltri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dichiarazione spontanea di Berlusconi di fronte al tribunale di Milano può essere divisa in due parti che sembrano in contrasto tra loro, ma in realtà rispondono a una unica strategia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel pomeriggio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bobo Craxi ricorda: “Così ne ho sempre sentito parlare da mio padre, Bettino Craxi” dunque “Silvio Berlusconi ha riferito del suo impegno nella vicenda Sme, nel quale venne coinvolto in qualità di imprenditore, raccontando esattamente le cose come stavano”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giravano tangenti e si favorivano cordate su mandato politico, parola di Craxi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dichiarazioni di Castelli (ministro della Giustizia) :” Credo che sul Lodo Maccanico ci possa essere un'unanimità nella Casa della libertà e una non opposizione in alcuni strati della sinistra.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si attendono smentite da alcuni ‘strati’ della sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ancora pago il  presidente del Consiglio ri-parla, stavolta  della necessità di tornare alla Costituzione per ripristinare "le barriere di garanzia capaci di affermare una vera divisione dei poteri" per avere il "ristabilimento della pienezza costituzionale non abbiamo e non avremo incertezze". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si dice poi d’accordo con Casini quando dice che “la costituzione non è un campo di battaglia” che per
